Archivi del giorno: 19 gennaio 2011

La sera a casa di Silvio

Le dimensioni dello scandalo Ruby sono tali che ormai un po’ tutti ne parlano. Dopo lo sconcerto, lo sdegno, l’incazzatura, siamo alla pietà. Un po’ tutti si sono resi conto di avere a che fare con uno malato, per cui sono partite le trenodie sulla fine dell’impero, sulla paura della morte, sull’imperatore che cerca di ingannarla circondandosi di carnazza fresca. Tutte cose vere, per carità.
Poi, ieri sera, leggo il commento del diretto interessato su tutto questo bailamme: “Mi sto divertendo”.
La prima reazione, di pancia, è un bel vaffanculo. Pensa quanto si sta divertendo l’Italia, costretta a fare il catalogo delle mignotte mentre si propongono roghi di libri, aumenta il numero di morti nella non guerra in Afghanistan e la Fiat smantella i sindacati. Ma poi ci ho ripensato, e ho capito che ha ragione lui. Berlusconi non può far altro che divertirsi di fronte a questo casino che come al solito vede lui unico motore immobile, il centro di gravità permanente. Perché le accuse cambiano, i nomi si succedono, ma lui sta sempre lì, saldamente in sella.
Pensateci. Noi ce lo immaginiamo povera vittima di queste ragazze che prima offrono le loro grazie – dietro lauto pagamento, ovviamente, che si tratti di soli, di una sedia in parlamento o di qualche altro corrispettivo – e poi alle spalle lo chiamano vecchio e si propongono di rubargli in casa, già lo vediamo, annegato tra chiappe e tette, che cerca di allontanare lo spettro della morte. Ci piace pensarlo così, abbandonato dopo l’ennesimo festino, che sente un vuoto salirgli dentro, mentre si fa l’ennesimo trapianto di capelli. Ma tralasciamo un attimo questa visione romantica, e riflettiamo.
È provato che a casa sua ospitava un ben noto mafioso, e ha un carissimo amico e socio in affari condannato in due gradi di giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. Qualcuno ha detto qualcosa? Qualcuno è riuscito a schiodarlo dalla poltrona? No. Gli italiano anzi hanno fatto vincere il suo partito alle elezioni per tre volte.
Almeno per il Lodo Mondadori è appurato che è un corruttore, ma il reato è caduto in prescrizione. Il processo Mills giunge sostanzialmente alle stesse conclusioni, e infatti Berlusconi sta cercando di bloccarlo con tutti i mezzi. C’è stata qualche rivolta di piazza? Qualcuno, ancora, è riuscito a schiodarlo dalla poltrona? Ma no! È ancora il più amato dagli italiani.
Ora scopriamo che la prostituzione, pubblicamente deprecata, gli piace parecchio, anche quando la professionista è una minorenne, e che per pararsi il deretano mette in campo tutto il suo potere, macchiandosi di concussione. È questo per gli italiani un problema? C’è gente armata di forconi e torce sotto palazzo Grazioli? Assolutamente no.
Ergo, Berlusconi non deve temere la vecchiaia, la morte. Ha già vinto. Lui è oltre. Ha già quella forma di immortalità che si chiama impunità, e non tanto davanti ai giudici, quanto davanti al popolo italiano, che continua a credere alle sue panzane, che continua a sorbirselo e se potesse lo rivoterebbe esattamente come ha fatto in questi ultimi sedici anni, perché “poi sennò ci sono i comunisti, o – dio non voglia – i culattoni al potere”.
Per altro, Berlusconi entrerà nei libri di storia, e a buon diritto. Ha veramente cambiato l’Italia – che poi sia in peggio che conta, pure Mussolini lo studiamo a scuola e ha distrutto il paese – ha stravolto la testa degli italiani. Ci ha insegnato che l’unica realtà è quella proposta dai reality delle sue tv, che una bugia ripetuta mille volte diventa la verità, ci ha imposto cosa amare, da cosa farci allupare e cosa odiare, sparandocelo 24/7 dalle sue tv. È inutile che stiamo qui a piangere il cadavere, perché lui è e sarà sempre vivo. Ha vinto, e noi abbiamo perso.
Per cui, vi dirò, io non sentirei tutta questa pietà per uno che, se pure tutto va come speriamo, uscirà di scena a 74 anni suonati, impunito, tutto sommato ancora amato, e circondato dalla sua amata corte dei miracoli. La classica dimostrazione che nella vita reale le favole raramente finiscono bene.

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