In attesa di domenica

Aderisco e diffondo

NOI VOGLIAMO TUTTO
Ombrelli rossi per i diritti di tutte le donne

Siamo donne, uomini, femministe, sex workers, disertori del patriarcato.
Viviamo sulla nostra pelle l’assenza di diritti, la precarietà, la mancanza di prospettive.
Vogliamo futuro. Vogliamo respirare. Vogliamo poter scegliere.

Siamo tutt* egualmente consapevoli dell’esistenza di regole economiche che favoriscono i ricchi e massacrano chiunque altr@.

Siamo in vendita.
Sono in vendita le nostre braccia, le nostre vite, la nostra testa, i nostri corpi.
Chi prova ad autodeterminare la propria vita diventa oggetto di repressione. Perché a pochi piace un mondo di soggetti liberi.

Si preferisce invece una società di operai, badanti, schiave, precarie, disoccupati, lavoratrici del sesso, alla mercé del primo manager pronto a cancellare diritti, reddito, casa, lavoro.

Nelle società decadenti, quelle in cui nessuno sa proporre una alternativa, chi ha poca fantasia ottiene potere attraverso iniziative autoritarie.

Perseguitare gli stranieri per fare finta di difendere la sicurezza economica degli italiani.
Perseguitare i gay e le lesbiche per fare finta di difendere il sacro valore della famiglia.
Perseguitare le donne per fare finta di difendere la continuità della specie, per fare finta di difenderne la dignità, il corpo, la vita.
Perseguitare chiunque esprima un libero pensiero per fare finta di difendere i potenti che governano.

Le vittime vengono descritte come carnefici. I carnefici si autodescrivono in quanto vittime.

Le donne lo sanno. Accade ogni giorno. In ogni luogo in cui un uomo uccide una donna mentre i media sono attenti a definirne la nazionalità o a giustificarlo affinché non si sappia che la violenza in famiglia è la prima ragione di morte violenta per tutte le donne.

Accade negli angoli bui in cui sono costrette le sex workers. Relegate nelle periferie fredde e insicure, da ordinanze di sindaci sceriffi armati a salvaguardia del decoro e della moralità. Ed è in quegli angoli che spesso le sex workers perdono la vita, mentre i media ignorano queste morti e nei titoli pronunciano chiara la parola “prostituta” e omettono di specificare che l’assassino è un cliente.

Accade alle straniere, lavoratrici del sesso, badanti, costrette ad obbedire ad un padrone, un uomo o lo Stato, per evitare di essere rinchiuse in un C.I.E.

Noi non ci riconosciamo nelle omissioni, nei moralismi, nelle bugie di chi consegna i nostri corpi autodeterminati allo Stato, alla nazione, in nome di una dignità che nessuno ci riconosce mai quando diciamo che non abbiamo patria, nazione, perché non abbiamo certezze economiche, prospettive di studio, libertà di scelta.

Noi non ci riconosciamo nella chiamata alle armi per una caccia alle streghe animata da misoginia e omertà a protezione dei veri responsabili del disastro italiano.

Non riuscirete a metterci le une contro le altre perché chi usa la guerra tra poveri in qualunque battaglia crea separazione sociale per dare credito a chi su quella separazione specula.

Vale per quelli che istigano la guerra tra stranieri e italiani.
Vale per quelle che istigano la separazione tra donne perbene e donne permale.

Scendiamo in piazza anche per dirvi questo.

Perché noi non vogliamo essere usat*.
Perché noi vogliamo di più.
Perché noi vogliamo tutto.

Femminismo a Sud
Comitato per i diritti delle prostitute

Per adesioni: femminismoasud@inventati.org oppure ombrellirossi@grrlz.net

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17 risposte a In attesa di domenica

  1. sirius scrive:

    @Valberici
    Il “divide et impera” viene usato anche sulle donne: donne per bene e donne per male.

  2. Sara scrive:

    Questo è uno dei post, o forse, il più bel post che da quando ho scoperto il tuo sito ho letto.

    La stupidità umana è incredibile. Ma non soltanto noi italiani; l’Italia è solo un micro pezzetto della Terra e, se anche solo questo sarà reso migliore, il resto non cambierà ugualmente. Sto dicendo che non si sta parlando solo dell’Italia.
    Il razzismo, e tutto ciò che lo segue, ormai è una malattia che difficilmente potrà essere eliminata perchè si è infettata e ha lasciato il segno.
    E il modo di vedere la donna: a volte un pezzo di carne, a volte solo un libero svago…
    Ho appena finito di leggere un giallo bellissimo (e che consiglio ;) ) “Uomini che odiano le donne” e ora sono al secondo “La ragazza che giocava con il fuoco” che trattano proprio dell famoso argomento prostituzione, sfruttamento e stupro. All’inizio, sì, ne sentivo parlare di questi problemi al Tg ma questi due libri mi stanno aprendo gli occhi. Ho scoperto che le ragazze sono quasi tutte straniere in un paese straniero senza niente e nessuna possibilità di scelta e…bè, pochi fanno qualcosa per fermare questo traffico di schiavi.
    L’odio verso i gay e le lesbiche lo trovo solo una grande cretinata per accusare chi ha fatto scelte diverse dal famoso stereotipo.
    Dannazione, sono affari loro! Perchè la parola “diverso” dev’essere così fraintesa? Perchè si usa dire che sono “venuti fuori male”?
    Un uomo un giorno disse:” Ci sono due cose infinite: l’universo e la stupidità umana…ma sull’universo ho ancora i miei dubbi.” :)
    BYE BYE

  3. nihal4ever scrive:

    dobbiamo unirci …tutte noi ,tutte quelle che si sono stufate di essere trattate come oggetti.essere libere o liberi è un diritto di tutti … non dobbiamo fare nulla …solo far capire a tutti che l’unico nostro desiderio e di essere libere,libere di uscire di casa senza essere aggredite ,libere di dire la nostra parola,libere di poter essere considerate persone di poter esser trattate come tali!!!…libere di… ci sono altre millemiliardi di cose che vogliamo raggiungere che cominciano con queste due parole cose che bisogna conquistare con la forza poichè niente si raggiunge come si raggiunge la mela sull’albero.
    e io non parlo solo delle donne …parlo dei gay delle lesbiche e di tutte quelle persone che non riescono a imporre la loro presenza e a dire “SONO QUì”Che non riescono a farsi sentire .
    ma ora è arrivato il momento di alsare il megafono e gridare in una sola voce che donne ,ragazze come me , e tutti gli altri esistono e che la nostra voce DEVE essere ascoltata.
    cara licia mi ha fatto molto piacere leggere quello che hai scritto , ho 13 anni ma la so leggere la verità e anche io mi sono stufata di non essere ascoltata.
    è ora di accendere il karaoke.
    grazie di tutto licia sei sempre la migliore per me ,una lanterna in questo triste mondo buio.tivogliobene un abbraccio a te irene e giuliano :)

  4. Ice Phoenix scrive:

    Il male e la paura sono ormai radicati a fondo nella società e in ogni campo. Che si parli di razzismo, omicidi, la situazione odierna della donna o politici che si celano dietro sporche faccende e poi si mostrano in pubblico con l’aria innocente di un bambino, la questione di fondo è sempre la stessa. Il problema siamo noi. Non ce niente da fare; se non cambia la mentalità delle persone, queste sono solo proteste come piccolo focolai, fastidiosi certo, ma sostanzialmente innocui, che non cambieranno la situazione se tali rimarranno. Unire le forze e soprattutto le menti.

    Dopo l’Unità d’Italia, Massimo D’Azzeglio pronunciò queste parole: “Fatta l’Italia, ora bisogna fare gli italiani”. A distanza di tanto tempo è strano sentire questo tema così attuale e bruciante, perché è vero. Sono gli Italiani a rovinare questo paese e dopo quasi 150 anni non lo abbiamo ancora capito… :(
    Un abbraccio a tutti

  5. Nihal95 scrive:

    Ci sarò anch’io. Grazie mille Licia per averlo detto: mi hai permesso di saperlo!!

  6. Gaia** dell'Intervista scrive:

    Post bello e anche giusto!!

  7. Alexandra scrive:

    mi spiace solo di non poterci essere..
    anche se con il pensiero sono già lì!
    Bel post, grazie Licia!

  8. f scrive:

    Marcuse sosteneva che un giorno sarebbero stati gli emarginati a cambiare il mondo. Io ci credo. Basta mettersi insieme e combattere l’idea che il diverso sia dalla parte del torto. Il diverso è invece un’opportunità di miglioramento della società.

  9. Pigliadraghi scrive:

    Contro tumori culturali di questo tip cìè solo una cura: opposizione e piazza. Di non comprovata efficacia, ma bisogna provare ad estirpare certa roba con ogni briciolo di volontà.
    O meglio, non ad estirpare: a cambiare la mentalità comune in modo che si autodistrugga.

  10. Valberici scrive:

    Licia: si, sul “divide et impera” sono d’accordo, è da sempre un arma molto potente per controllare le masse.
    Sulle donne il discorso è complesso e come al solito il web non è il posto adatto per esplicitare pensieri un po’ troppo articolati, almeno io la penso così.
    Comunque credo che un po’ si debba riflettere su una maggiore capacità del genere maschile di formare aggregazioni e consorterie che hanno come obbiettivo la conquista di un potere.
    Le donne invece solidarizzano per questioni pratiche di sviluppo e di sostegno ai membri di un gruppo.
    Naturalmente da un punto di vista “etico” voi siete “migliori”, ma in politica dovete “pagare dazio”.

  11. Damiano scrive:

    Credo che sia un problema culturale non strettamente legato all’ambito femminile.
    è come quando un dipendente che viene costretto ad un contratto ridicolo se la prende con me che sono un progettista ed ho un contratto ancor più ridicolo.
    Finisce che ognuno pensa al suo e si diventa tante micro minoranze.
    Alcune donne ritengo di avere dei vantaggi se tengono le altre donne a distanza di sicurezza.
    Ovviamente la spiegazione è quanto mai complessa e non ho ne i mezzi ne la preparazione per affrontarla, c’è probabilmente di fondo quest’idea personalistica di identità singola che non si sente parte di qualcosa di più grande.

  12. Valberici scrive:

    Damiano: però le donne sono una maggioranza, e dunque perchè cavolo non riescono a “unirsi” di più? :(

    • Licia scrive:

      Valberici: il problema del non riuscire a fare gruppo non è proprio solo delle donne, ma di tutti coloro che sono in una situazione di subordinazione. È che il potere ti fa credere che lo status quo sia l’unico modello possibile, e che sia anche il solo giusto. Sono molte le donne che ritengono che tutto sommato va bene così, che chi critica l’immagine della donna nei media è solo una che rosica perché non è bella, o peggio ancora che il femminismo in fin dei conti questo voleva: donne che usano il proprio corpo. Ma il problema non è l’uso che si fa del fisico: il problema è credere che non ci sia altra possibilità per emergere che usare il corpo. Il problema è che esiste un solo modello. E, ripeto, questo è il potere che lo vuole. Divide et impera, diceva chi la sapeva più lunga di no, o no?

  13. Damiano scrive:

    Uno dei problemi più grandi Licia è che molti degli stessi appartenenti alle minoranze non si rendono conto che la natura della discriminazione è una sola e lo dico perché da gay mi scontro giornalmente con altri gay che per ignoranza, frustrazione o non so cosa, cado nella trappola del razzismo o del maschilismo nei confronti di Rom, extracomunitari, donne e altri gay.
    Sembra assurdo ma è una realtà.
    Sono tristemente certo che succede anche in tutte le altre minoranze.

  14. Valberici scrive:

    “Non riuscirete a metterci le une contro le altre”, speriamo sia davvero così, anche se ultimamente vedo un proliferare di distinguo, diversità di intenti, posizioni contrastanti….e non ti nascondo che sono molto amareggiato :(

  15. Damiano scrive:

    Questo comunicato esprime con chiarezza esemplare che le battaglie di civiltà sono un unica battaglia che si vince solo se siamo uniti.
    Iniziano le Donne, devono unirsi tutti gli altri, precari, studenti, operai, sex workers, artisti, extracomunitari e immigrati in generale, gay, lesbiche, transessuali FtoM e MtoF, ci aggiungo anche le forze dell’ordine e chi più ne ha più ne metta.
    Pensare di guardare il proprio orticello non è più un alternativa possibile a meno di non essere lo sfruttatore.
    La guerra tra poveri deve finire.

    • Licia scrive:

      Damiano: d’altronde il maschilismo, il razzismo, l’omofobia, sono tutte figlie della stessa radice. Quando le persone sono assimilate a cose non si può che finire così

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