Archivi del giorno: 8 aprile 2011

Insegnanti e studenti

Mi è capitato qualche volta che mi venisse chiesto di far lezione. Finora mi è capitato in ambito scrittura, e confesso che ho sempre declinato in preda al panico. Ok, tra una cosa e l’altra alla fine sono dieci anni che faccio questo lavoro, e si suppone che qualcosa l’abbia imparato. In ogni caso, non mi ci vedo proprio a spiegare ad altri come io scrivo: innanzitutto perché è il mio metodo, appunto, e non va bene per tutti, e poi perché non mi sento per niente consapevole di tutti i beceri trucchetti del mestiere che occorre mettere in gioco per avvincere il lettore. Li pratico, ovvio, ma per lo più a livello inconscio. E comunque sento di avere ancora un sacco di cose da imparare. L’idea di insegnare ad altri mi terrorizza.
Le cose vanno in modo un po’ diverso con l’astrofisica. Anche in questo campo, sono una rookie, è ovvio. Per altro sono ancora una studentessa, visto che sono dottoranda. Inoltre, questo è un mestiere in cui non ci finisce mai d’imparare. Però il lavoro dell’astrofisico ha delle caratteristiche un po’ meno evanescenti di quello dello scrittore: mentre è un compito quasi improbo cercare di spiegare perché ho chiuso un capitolo su una certa frase piuttosto che su un’altra, è più facile spiegare come funziona un programma di analisi dati, perché una fotometria si fa in un certo modo o che linguaggio usare per scrivere una tesi. Per questo, quando mi è stato chiesto di farlo, ho accettato di seguire due studentesse di laurea.
Non è una cosa facile, ovviamente. È necessario mettere a fuoco cose cui non avevi mai pensato a fondo per spiegarle ad un’altra persona, e certi problemi cui ti trovi davanti non solo devi saperli risolvere, ma anche spiegarli. Senza contare che non sai mai quanto lavoro devi fare tu e quanto farne fare allo studente, che non sai se certe cose devi dirgliele o aspettare che ci arrivi da solo, e via così.
Devo però confessare che mi sta piacendo. Mi diverto a cercare di spiegare cose che ho imparato sette anni fa, e che da allora faccio quasi ogni giorno. Mi piace raccogliere i frutti di quel che spiego, procedere insieme lungo questa strada.
Certo, mi fa anche uno strano effetto. Come quando vado a fare una presentazione nel mio ex liceo. Passare dall’altra parte della barricata è destabilizzante. Ok, non sono un’insegnante, certo, sono una tutor, se vogliamo, ma di sicuro nel momento in cui parlo non vengo percepita più solo come una studentessa. È che queste cose ti fanno capire quanto tempo è passato. Ti sembra ieri che andavi tu dal senpai a farti spiegare come funzionava una certa routine, e adesso sei tu che devi spiegarlo ad altri.
Arriva un momento della vita in cui si salta una specie di siepe. Prima sei tra quelli che hanno bisogno di aiuto: per un concetto che non capisci o un esercizio che non riesci a fare, perché hai fatto un incubo e vuoi essere consolato dalla mamma e dal papà. Poi improvvisamente sono gli altri ad aver bisogno di te: hai una figlia che vuole starti in braccio quando sta male, perché così si sente più sicura, e una studentessa che conta su di te per capire la fisica stellare. Certo, gli esami non finiscono mai, e ci sarò sempre qualcuno che ne saprà più di te; il ruolo dello studente in realtà non lo si abbandona mai. Ma inizi anche ad essere insegnante. È lì che capisci che le cose sono davvero cambiate.
Mi rendo conto che io con questo nuovo aspetto della mia vita ancora non ci ho fatto i conti. Il passaggio all’età adulta si sta rivelando più traumatico del previsto. Riaffiorano vecchi vizi e paure, mi rintano di nuovo nella mia pelle di adolescente. È allora che penso a queste ore trascorse assieme a queste ragazze. È bello anche crescere.

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