Insegnanti e studenti

Mi è capitato qualche volta che mi venisse chiesto di far lezione. Finora mi è capitato in ambito scrittura, e confesso che ho sempre declinato in preda al panico. Ok, tra una cosa e l’altra alla fine sono dieci anni che faccio questo lavoro, e si suppone che qualcosa l’abbia imparato. In ogni caso, non mi ci vedo proprio a spiegare ad altri come io scrivo: innanzitutto perché è il mio metodo, appunto, e non va bene per tutti, e poi perché non mi sento per niente consapevole di tutti i beceri trucchetti del mestiere che occorre mettere in gioco per avvincere il lettore. Li pratico, ovvio, ma per lo più a livello inconscio. E comunque sento di avere ancora un sacco di cose da imparare. L’idea di insegnare ad altri mi terrorizza.
Le cose vanno in modo un po’ diverso con l’astrofisica. Anche in questo campo, sono una rookie, è ovvio. Per altro sono ancora una studentessa, visto che sono dottoranda. Inoltre, questo è un mestiere in cui non ci finisce mai d’imparare. Però il lavoro dell’astrofisico ha delle caratteristiche un po’ meno evanescenti di quello dello scrittore: mentre è un compito quasi improbo cercare di spiegare perché ho chiuso un capitolo su una certa frase piuttosto che su un’altra, è più facile spiegare come funziona un programma di analisi dati, perché una fotometria si fa in un certo modo o che linguaggio usare per scrivere una tesi. Per questo, quando mi è stato chiesto di farlo, ho accettato di seguire due studentesse di laurea.
Non è una cosa facile, ovviamente. È necessario mettere a fuoco cose cui non avevi mai pensato a fondo per spiegarle ad un’altra persona, e certi problemi cui ti trovi davanti non solo devi saperli risolvere, ma anche spiegarli. Senza contare che non sai mai quanto lavoro devi fare tu e quanto farne fare allo studente, che non sai se certe cose devi dirgliele o aspettare che ci arrivi da solo, e via così.
Devo però confessare che mi sta piacendo. Mi diverto a cercare di spiegare cose che ho imparato sette anni fa, e che da allora faccio quasi ogni giorno. Mi piace raccogliere i frutti di quel che spiego, procedere insieme lungo questa strada.
Certo, mi fa anche uno strano effetto. Come quando vado a fare una presentazione nel mio ex liceo. Passare dall’altra parte della barricata è destabilizzante. Ok, non sono un’insegnante, certo, sono una tutor, se vogliamo, ma di sicuro nel momento in cui parlo non vengo percepita più solo come una studentessa. È che queste cose ti fanno capire quanto tempo è passato. Ti sembra ieri che andavi tu dal senpai a farti spiegare come funzionava una certa routine, e adesso sei tu che devi spiegarlo ad altri.
Arriva un momento della vita in cui si salta una specie di siepe. Prima sei tra quelli che hanno bisogno di aiuto: per un concetto che non capisci o un esercizio che non riesci a fare, perché hai fatto un incubo e vuoi essere consolato dalla mamma e dal papà. Poi improvvisamente sono gli altri ad aver bisogno di te: hai una figlia che vuole starti in braccio quando sta male, perché così si sente più sicura, e una studentessa che conta su di te per capire la fisica stellare. Certo, gli esami non finiscono mai, e ci sarò sempre qualcuno che ne saprà più di te; il ruolo dello studente in realtà non lo si abbandona mai. Ma inizi anche ad essere insegnante. È lì che capisci che le cose sono davvero cambiate.
Mi rendo conto che io con questo nuovo aspetto della mia vita ancora non ci ho fatto i conti. Il passaggio all’età adulta si sta rivelando più traumatico del previsto. Riaffiorano vecchi vizi e paure, mi rintano di nuovo nella mia pelle di adolescente. È allora che penso a queste ore trascorse assieme a queste ragazze. È bello anche crescere.

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44 risposte a Insegnanti e studenti

  1. Cecilia scrive:

    Rekla, fidati di me e visita questo sito: http://zweilawyer.com/2011/03/25/la-waterloo-del-fantasy-unika-la-fiamma-della-vita-parte-i/

    Ti chiarirà le idee. Già lo definisci una scemata, per cui il modo in cui lo analizzano non dovrebbe disturbarti. Non c’è niente che si salva in quel libro, né trama né stile.

    @Marta
    “Il Libro del Destino di Elisa Rosso, per esempio, o La Profezia di Arsalon.”

    Del primo ho letto le recensioni da Knight e Princess e il duello con l’autrice. Mi sono bastati. Stendiamo un velo pietoso, ti va?
    Per il resto “Da quello che hai scritto, non credo proprio che abbiamo pareri tanto discordanti riguardo alla scrittura, e non solo”: lo penso anch’io. A presto

    • Licia scrive:

      Questo è un blog, non una chat né un forum, per cui vi chiedo per favore di smetterla di disquisire di cose che sono off topic. Fuori è pieno di forum in cui si può parlare più generalmente di libri. Grazie

  2. Rekla scrive:

    a Marta:è scritto in modo carino… xò nex egualia Licia 0.0

  3. Marta scrive:

    Unika il punto più basso? Naaa, ho letto anche di peggio. Il Libro del Destino di Elisa Rosso, per esempio, o La Profezia di Arsalon.
    In ogni caso, anch’io sto cercando di mettere in pratica il più possibile queste regole, in particolare leggendo libri e imparare da loro come NON scrivere… e anch’io sono lieta di conoscerti! ^^ Da quello che hai scritto, non credo proprio che abbiamo pareri tanto discordanti riguardo alla scrittura, e non solo ;)

    PS: Unika è scritto bene? O.o Caspita! Allora chissà come sarebbe un libro scritto MALE!

  4. Rekla scrive:

    a cecilia 6 troppo cattiva su unika… è 1scemata ma è scritta bene x gli altrisono d accordo

  5. Cecilia scrive:

    Dimentichi Unika… il punto più basso della narrativa. Lieta di aver fatto la tua conoscenza e lieta, lietissima, di essere riconoscibile. Chissà che a furia di mettere in pratica queste regole io riesca a produrre qualcosa di tecnicamente decente e bello come trama, almeno un pochino.

  6. Marta scrive:

    Hehe, quando uno parla di infodump e PoV, riferendosi peraltro a libri (?) come Amon e Twilight, è inconfondibile ^^

  7. Cecilia scrive:

    Mi sono scappati dei refusi, perdona.

  8. Cecilia scrive:

    @Marta

    è così evidente? ^.^
    Ebbene lo confesso. sì, sono salita sulla Barca qualche mese fa e ora non scendo più.
    Ma anche posticini come Zweilawyer e Baionette. Il primo dei sue in particolare.

  9. Marta scrive:

    Ah, dimenticavo: non posso che essere d’accordo al 101% con quanto scritto da Cecilia! Frequenti per caso posticini come Fantasy Gamberi, cara? ;)

  10. Marta scrive:

    Con questo mio messaggio vorrei rispondere a Kikka, ma anche cercare di sbrogliare definitivamente il groviglio che la frase “Scrittori si nasce o si diventa?” continua a creare.
    Cominciamo, dunque.

    “La scrittura è una cosa che ti devi sentire dentro,e che non si può insegnare, perché è una cosa istintiva.Io lo so bene perchè,anche se ho solo 9 anni e mezzo,sono una promessa scrittrice.Anche la mia maestra lo dice.E se riesco a mettere insieme i miei pensieri e a imprimerli sulla carta non è certamente perchè qualcuno me l’ha insegnato.”

    Se fosse come tu dici, ovvero che l’arte della scrittura è puro istinto e non tecnica o regole, allora tu sapresti in modo spontaneo che dopo punti, virgole, due punti, ecc. bisogna inserire uno spazio, che i nomi propri vanno con la maiuscola (“licia”) e che non si scrive “perchè” ma “perché” (con l’accento acuto anziché grave). Comprendo benissimo che ci troviamo nel mondo di Internet, dove la correttezza grammaticale sembra essere un optional, ma personalmente sono convinta che la padronanza linguistica di una persona, che sia una ragazzina di dieci come una donna di cinquanta, venga fuori sempre. Il fatto che tu non conosca queste semplici nozioni di scrittura, e lo stesso vale se si tratta di pure sviste (anche se certi errori sono ripetuti così tante volte nel tuo post da farmi pensare di no), non significa affatto che tu sia una caprona ignorante che non sa scrivere, anzi: indica solamente che la scrittura non è una cosa puramente istintiva, ma, come per tutte le cose, ha bisogno di regole per essere espressa nel migliore dei modi.
    Non sto mettendo in dubbio che il tuo talento per la scrittura sia autentico – anche perché il tuo messaggio, in generale, riflette una buona maturità, direi ottima per avere solo nove-dieci anni – e che la tua maestra sia davvero sincera con te, spero sia chiaro: dico semplicemente che le capacità innate contano, ma non bastano per diventare Scrittori.
    Prova, per esempio, a pensare a Mozart, visto che l’hanno già tirato in ballo: credo che nessuno possa negare che un bambino di soli tre anni seduto alla tastiera abbia talento per la musica… eppure, sei sicura che i brani che ha composto da bambino siano venuti bene quanto quelli composti da adulto? Se anche non fosti un’esperta di musica classica, ti assicuro che non c’è nemmeno paragone tra le prime composizioni e le ultime. E perché succede questo, secondo te? Semplice: un musicista di tre anni, così come uno scrittore di dieci, non può avere per forza di cose la stessa conoscenza di uno di venti. Continuando a suonare, o a scrivere, per anni, sia seguendo regole che facendo tutto da soli, si acquisiscono abilità che prima non si possedevano, si diventa più maturi, si acquista – ed ecco qui la prima parolina magica – ESPERIENZA.
    Tu credi che non ci sia alcuna differenza tra uno scrittore con talento e uno scrittore con talento affinato dall’esperienza? Ti garantisco che ce n’è tanta ;)

    “Non si possono seguire delle regole. Se uno è convinto che seguendo regole e regole sarà capace di riuscire a diventare un bravo scrittore, si sbaglia.”

    Anche qui, purtroppo, devo dissentire: le regole non trasformano uno scrittore mediocre in un Grande Scrittore, questo è verissimo, ma le regole, la tecnica, i cosiddetti “trucchi del mestiere” esistono, e non è certo il talento che li fa scoprire in modo spontaneo.
    Mi ricollego al discorso che ha aperto Cecilia: tu, cara Kikka, sai pianificare i cambi di punto di vista dei tuoi personaggi senza che risultino fastidiosi? Sai che il “mostrare” ciò che accade in una storia è sempre meglio che limitarsi a “raccontarlo”? Sai che l’infodump (ovvero l’inserimento indiscriminato di informazioni non inerenti con la storia – che, in ogni caso, è sbagliato anche se ti chiamassi Emilio Salgari) è da evitare come la peste? Sai che una trama, per funzionare alla grande, dovrebbe essere logica al 100%, priva dei frequenti “buchi”?
    Quelle che ti ho elencato sono tra le regole fondamentali di ogni scrittore, e nemmeno tutto il talento del mondo potrà spiegarti come fare a evitare certi errori grossolani. Nemmeno leggere, in ogni caso, serve a qualcosa, se non si ha mai sentito parlare dei suddetti errori (che bene o male capitano quasi sempre): è leggendo che si impara a scrivere, hai ragione, ma solo se il nostro occhio è abbastanza critico da capire cosa dei libri che leggiamo va bene e cosa, viceversa, sarebbe da evitare. Come sempre, il talento non rende immuni dagli errori: puoi essere brava a trasmettere emozioni, a descrivere persone o paesaggi, ma questo non basta per scrivere un Buon Libro. Come dice Licia, non è vero che un libro totalmente privo di infodump o di cambi improvvisi di PoV sia automaticamente bello, ma non è neppure vero che si possa transigere su una storia piena zeppa di questi errori.
    Veniamo dunque al punto: scrittori si nasce o si diventa?
    Da come sembrerebbe, Kikka, scrittori si nasce. Tu di talento ne hai tanto, si percepisce anche dalla profondità delle tue parole; ma come ho già detto, nonostante il tuo talento commetti ancora degli errori, se vuoi da poco, ma che uno Scrittore con esperienza alle spalle avrebbe imparato a evitare già da tempo.
    Secondo me, dunque, nessuno nasce con la penna nella culla: si può nascere con più o meno talento, è vero, ma il talento non è condizione sufficiente a essere Scrittori (e mi riferisco a scrittori VERI, non certo scrittoruncoli come Moccia!): per diventare Scrittori serve tecnica, esperienza.
    Se sei nata con un talento così precoce, non ti resta che ringraziare i tuoi genitori per averti creato così; ma non lasciare che il tuo evidente talento ti offuschi lo sguardo per ciò che è veramente importante: imparare a scrivere BENE, al di là della tua bravura istintiva. E se le mie parole ti sembrano le insensate stramberie di una ragazza più vecchia di te di ben sei anni, lascia perdere questo messaggio e ritornaci su fra qualche anno: vedrai che, col tempo, riuscirai a capire =)

    Per concludere, carissima Kikka, nulla ti impedisce di continuare a inseguire il tuo sogno: se il tuo destino è quello di diventare scrittrice, non devi far altro che assecondarlo. Attenta, però, all’ipocrisia contro cui è impossibile non imbattersi volendo imboccare questa strada: molti cercheranno di infilarti i bastoni tra le ruote, più per invidia che per altro; molti, invece, ti riempiranno di elogi, sapendo che sei così giovane e che scrivi così bene, e questo, se possibile, è ancora peggiore, dato che un “Bellissimo!”, che non ti farà mai capire i punti deboli dei tuoi scritti e, forse, tenderà a montarti la testa, è il nemico numero uno degli scrittori. Ma tu fregatene: scrivi sempre e solo per te stessa, affina la tua tecnica, impara a scrivere veramente e, soprattutto, punta sempre alla perfezione. Nessun grande scrittore è diventato tale accontentandosi di scrivere robetta da poco.
    Non mi resta che augurarti buona fortuna!

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  12. Rekla scrive:

    come dice Sennar è un circolo… da studentessa a insegnante o.0

  13. Cecilia scrive:

    @Marcello
    Bene, adesso ci siamo capiti. Io per dire il vero ho delle riserve sugli editor italiani…

  14. Marcello scrive:

    @Cecilia: evidentemente avevo capito male… certo è vero che delle ‘regole’ ci sono, e per questo esistono gli editor, ma credo che gran parte del lavoro ognuno lo debba fare da solo, cercando una propria ‘strada’…

  15. Cecilia scrive:

    @Valberici
    Invece è esattamente per quello.

    @Marcello
    Non mi spiego. Non ho mai nominato le scuole di scrittura,ho fatto presente che esistono delle regole e che seguirle male non fa. Avere un insegnate in carne e ossa fa bene, ma nessuno toglie che si possa imparare ciascuno a casa propria.

  16. Marcello scrive:

    Mah. Io credo che una volta che si ha la propensione alla scrittura, che si è letto è che si è scritto tanto, si possa tranquillamente tentare la strada senza passare per una ‘scuola’: nell’eventualità, credo che per ‘sgrezzare’ basti un buon editor. Peraltro mi dico che la narrativa per secoli si è sviluppata senza che ci fossero ‘scuole’ che insegnassero ‘come si scrive’. Quello delle ‘scuole di scrittura’ è un fenomeno molto, ma molto recentem – diciamo degli ultimi 20 -30 anni – e nulla mi toglie dalla testa che abbia dei risvolti, per così dire, molto ‘affaristici e commerciali’: detto in due parole, credo che ‘ste scuole servano più al portafoglio di chi le apre e ci insegna che a raffinare effettivamente le doti di chi le frequenta… poi vabbè, posso sbagliarmi, ma non mi pare che in giro esistato tutti ‘sti fenomeni usciti dalle scuole di scrittura…

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  18. Shila scrive:

    @estelin : c’ è qualcosa che non quadra,stanne certa :)

  19. LeLeLe scrive:

    Licia mi stupisci! Anch’io sono terrorizzata dal fatto che qualcosa non torni più e a volta vado totalmente in ansia. Ma come riprendermi me lo hai insegnato tu…”non è in questo eterno ciclo che risiede il senso della nostra vita?” Questa frase è capace di darmi forza…Non dimenticarla!

  20. Estelin scrive:

    O__O oddio. o c’è qualcosa che non quadra oppure ci troviamo di fronte alla Mozart della letteratura!
    Scherzi a parte, come si può scrivere in modo così complesso e articolato a 10 anni? Sono basita.

  21. Valberici scrive:

    @Cecilia: tristezza? Perchè? Spero non a causa del commento precedente al tuo. ;)

  22. Cecilia scrive:

    Mi prende un’immensa tristezza…

  23. kikka scrive:

    licia,secondo me hai ragione tu.La scrittura è una cosa che ti devi sentire dentro,e che non si può insegnare, perchè
    è una cosa istintiva.Io lo so bene perchè,
    anche se ho solo 9 anni e mezzo,sono una promessa scrittrice.Anche la mia maestra lo dice.E se riesco a mettere insieme i miei pensieri e a imprimerli sulla carta non è certamente perchè qualcuno me l’ha insegnato.Certo,devo ringraziare molto la mia insegnante di italiano,non so cosa avrei fatto senza di lei.Ma se sono brava a scrivere è solo per merito mio.Non si possono seguire delle regole. Se uno è convinto che seguendo regole e regole sarà capace di riuscire a diventare un bravo scrittore, si sbaglia.Riguardo al fatto che leggere aiuta molto a scrivere,l’ho già sperimentato:fin da piccola avevo una grande passione per la lettura.
    Quando ancora non sapevo leggere facevo leggere a mamma migliaia di volte le fiabe,e quando lei si stancava prendevo i libri e facevo finta di
    leggere,recitando a memoria le storie che mi si erano impresse nella mente(a furia di sentirle). Ho imparato a leggere da sola,a 3 anni.E non ho smesso mai di farlo,neanche ora che sono più grande.Solo quando due anni fa cominciai a scrivere mi accorsi che quella mia passione poteva aiutarmi molto in quel campo,e me ne convinco ogni giorno di più, vedendo i miei amici,che avranno letto massimo tre libri in tutta la loro vita,non riuscire a collegare due parole fra loro.Anche se sono piuttosto piccola,credo di aver già scoperto la mia vocazione.

    Voglio solo dirti che sei un mito per me e che ti prendo sempre come esempio in tutte le cose che faccio, sia per i tuoi ideali e per la tua determinazione, sia per la tua bravura.
    Devo dirti però che ti ho scritto una piccola bugia:non ho 9 anni e mezzo, ma nove anni e tre quarti(faccio 10 a luglio)

  24. Nihal_25 scrive:

    Secondo me è bello insegnare, poi scommetto che te sei una bravissima insegnante…

  25. Estelin scrive:

    Diventare insegnante è il mio sogno, l’unico vero motivo per cui ho preso l’Università, altrimenti avrei fatto piuttosto una scuola di fumetto o di grafica. Invece amo alla follia l’insegnamento, primo perché è una cosa socialmente utilissima, anzi fondamentale, perché se fatto male può far molti danni, se fatto bene incide positivamente sulla formazione civile, umana, sociale di una persona, che al liceo è ancora da formare. E poi mi piace tanto il rapporto che si instaura tra docente e discente. è dai tempi di Platone che se ne parla: l’insegnamento è un rapporto speciale. Non dai soltanto, acquisisci più di quanto si potrebbe immaginare. E la bravura di un insegnante sta anche nel riuscire ad acquisire, perché è tutto lì il segreto alla base, è da lì che viene poi il rispetto e il buon funzionamento dell’insegnamento…..
    e poi sì, è un po’ doversi rimettere nei panni di qualche anno fa.

  26. Shila scrive:

    ……..

  27. Cecilia scrive:

    “pressoché incapaci di giudicare i propri”

    Parole sacrosante. Tant’è vero che mi faccio smontare quasi ogni pagina da un feroce commentatore. Oltre a rendermi conto delle dinamiche, ovvio.

    “D’altronde, non ricorrere all’infodump e saper gestire i punti di vista non significa aver scritto un buon libro. Salgari è pieno di infodump come piovesse, eppure generazioni di lettori l’hanno amato, e lo amano ancora oggi.”

    No, ma aiuta. Certo, se uno scrive boiate la tecnica non lo risolleverà. Lo renderà più leggibile, al massimo.
    Salgari: io, per esempio. Ma non ho mai sostenuto che le regole odierne siano Vangelo o debbano essere usate per giudicare libri antichi. Allora i parametri erano altri (oddio, lo “show, don’t tell” è del ’700 e anche Dante non scherza affatto).
    Il problema sono i romanzi di oggi, a quelli applico le regole di oggi.
    Comunque, se Salgari se li evitava, gli infodump, faceva una cortesia a tutti. Che siano di cent’anni fa o di oggi, spezzano la narrazione e ti distraggono e non è una grande idea. Non gliene faccio una colpa, può darsi che davvero non potesse fare più di così.
    Ma noi sì, diamine!

  28. Cecilia scrive:

    “Certo, le regole esistono: peccato che spesso chi le conosce bene non è necessariamente un bravo scrittore, e viceversa un bravo narratore non è necessariamente uno pienamente conscio dei “trucchi del mestiere”.”

    Questo è indubbio. Tuttavia, se esistono e sono riconosciute da tot scrittori bravi(King, appunto, che non è il primo che passa) perché non approfittarne? Male non possono fare.

    “non si impara a dipingere o a scrivere come si imparano la matematica e la fisica”

    No, ma poco ci manca. Di matematica e scienza m’intendo poco, di scrittura e soprattutto disegno già un pochino di più. Ebbene, per disegnare una modella non ti metti davanti al foglio bianco e cominci a pasticciare, nossignore. Hai almeno quattro anni di regole ed esperienza alle spalle. Tant’è che gente come Leonardo o Michelangelo s’è fatta un mazzo tanto a studiare l’anatomia umana.

    “ma per imparare a scrivere due sono le strade principali: leggere moltissimo e scrivere.”

    In linea generale posso essere d’accordo. Se però uno non sa che l’infodump o il cambio indiscriminato di POV (esempi) sono errori continuerà a inserirli nei suoi lavori.
    Io, con le conoscenze che ho aquisito, non posso che schierarmi dalla parte della tecnica anziché da quella dell’istinto. Ho provato e i romanzi che, bene o male, seguono queste regole sono qualche decina di spalle superiori a quelli che o le ignorano in buona fede (in quel caso ci si informa) o le conoscono e dicendo, ad esempio, “lo show, don’t tell deriva da Holliwood!” (ignoranza crassa, scusate il termine) se ne infischiano. E poi i risultati si leggono.

    Un esempio stupido: confronto tra Amon L’Evocatore e Twilight. Indipendentemente dai contenuti, Twilight scorre molto meglio. Perché?
    Perché la Meyer si ancora a un personaggio e rimane nella sua testa per tutta la narrazione. L’immedesimazione è più immediata.
    La Boni salta dalla zucca di un personaggio a quella di un altro nel giro di quattro righe! Per tre righe sei Daniel, dopo Baal (5 righe a esser buoni), dopo il bibliotecario (idem), dopo ancora Daniel. E’ alluncinante, ti fa venire mal di testa. Non riesci mai a immedesimarti in qualcuno perché non resti nella sua testa abbastanza a lungo.

    • Licia scrive:

      Cecilia: la mia esperienza è che si è molto lucidi e bravi nel giudicare i lavori altrui, e pressoché incapaci di giudicare i propri. So dirti perché Twilight funziona, pur non avendo apprezzato moltissimo il primo e avendo trovato noiosissimo il secondo, ma non so dirti se i miei libri funzionano o meno. Ora, questo può essere un problema mio, ma visto che esistono gli editor sono indotta a credere che no, non è solo un problema mio, è una questione generale.
      D’altronde, non ricorrere all’infodump e saper gestire i punti di vista non significa aver scritto un buon libro. Salgari è pieno di infodump come piovesse, eppure generazioni di lettori l’hanno amato, e lo amano ancora oggi. Secondo me la questione è molto più complessa di come sembri a prima vista. Poi, certo, ci sono cose dalle quali nessun libro, per dirsi minimamente decente, può prescindere: la grammatica e la sintassi, per dirne due. Però oltre alla tecnica contano anche le idee, il punto di vista, la capacità di avvincere e coinvolgere, e altre cose che è difficile spiegare e insegnare.

  29. Francesca scrive:

    Licia amo come scrivi, sai rendere interessante qualsiasi argomento e riesci a “portarmi dalla tua parte” ad ogni post. Complimenti ancora

  30. Cecilia scrive:

    “imparare per conto suo, semplicemente esercitandosi. Non ho mai capito questa storia secondo cui ci deve essere qualcuno che ti insegni:”

    Mi sembra alquanto assurdo. Per ogni cosa da imparare c’è bisogno di un insegnante (a meno che non sia qualcosa di intuitivo come scaricare casse e la scrittura non lo è). Per quale motivo per la scrittura no?
    Quella del “leggendo i grandi si impara” è fuffa allo stato puro. Se io leggo Tolstoj non imparo a scrivere come lui, a meno di sapere come si regolava.

    Anche l’esercizio senza un ordine è insensato. Potrai esercitarti mille volte in un problema, ma se prima non hai studiato come risolverlo continuerai a sbagliare.

    “Del resto, a ben vedere, la stragrande maggioranza degli scrittori migliori e / o di successo, non ha certo imparato a scrivere frequentando un corso…”

    è una mezza leggenda metropolitana. Harland Ellison ha seguito per anni la rivista Writers’ Digest e in una lettera scriveva:

    Caro Editor:
    Seguo i meravigliosi contenuti del W.D. ormai da anni, e non ho resistito alla tentazione di condividere con voi la bella notizia. Ho venduto la mia prima storia, e il merito è tutto del buon vecchio DIGEST. Naturalmente si tratta di soli sei dollari, ma sono sulla giusta strada. Ho solo sedici anni, perciò significa molto per me. Ogni cosa nel DIGEST è tremendamente utile per i giovani scrittori come me, continuate così.
    Harlan Ellison

    La differenza tra lui e altri per cui scrivere è come starnutire è lampante. Come in tutte le cose, vuoi farlo bene? Cerca e impara.

    • Licia scrive:

      Io invece sono d’accordo con Marcello, anche se non generalizzo. Ossia, le scuole possono aiutare, ma non sono una conditio sine qua non, e non è vero che tutti gli scrittori bravi non hanno seguito corsi di scrittura creativa.
      I mestieri creativi, però, non possono essere ridotti alla scienza: non si impara a dipingere o a scrivere come si imparano la matematica e la fisica. Per altro, anche sulla scienza e sul metodo ci sarebbero fior di filosofi che avrebbero da dire la loro…Certo, le regole esistono: peccato che spesso chi le conosce bene non è necessariamente un bravo scrittore, e viceversa un bravo narratore non è necessariamente uno pienamente conscio dei “trucchi del mestiere”. Ma anche questo non sono certo io la prima a dirlo.
      Insomma, ben vengano le scuole di scrittura, ma per imparare a scrivere due sono le strade principali: leggere moltissimo e scrivere.

  31. Shila scrive:

    Ma qualcosa sulla ragazza drago 4 no? :’(
    Non che ciò che scrivi non sia interessanre,ma sto soffrendo giuro !

  32. Sofiya scrive:

    Licia io ti adoro, non sai quanto vorrei che tu insegnassi anche a me!! Anche se tu non lo ametti, credo che sei una tutor fantastica. Credo che per i tuoi studenti si un’ emozione imparare da te e che siano fieri di avere la possibilità di conoscerti. :)

  33. Nihal 98 scrive:

    Cavolo, complimenti Licia, io non avrei il coraggio di insegnare davanti a qualcuno, ma io ammiro quel tuo coraggio.
    E anche se sono in 2a media, penso gia agli esami di 3a, sono terrorizzata. Ma per adesso cerco di svagarmi, prima di quel terrore indicibile… :(
    Comunque ti augoro tanta fortuna nell’insegnare ,prof , o tutor o come ti fai chiamare. ;)
    Ricordati, falli studiare sodo!!! ;)

  34. Marcello scrive:

    Non vuole essere una critica a te, ma credo che ognuno a scrivere debba imparare per conto suo, semplicemente esercitandosi. Non ho mai capito questa storia secondo cui ci deve essere qualcuno che ti insegni: personalmente le cosiddette ‘scuole di scrittura’ le ho sempre ritenute un’imbonitura, spesso (guarda caso…) organizzate dagli stessi scrittori (magari per arrotonadare). Poi se invece si tratta di raccontare la propria esperienza, è un altro paio di maniche, ma a scrivere si impara per conto proprio, trovando il proprio stile e la propria tecnica. Del resto, a ben vedere, la stragrande maggioranza degli scrittori migliori e / o di successo, non ha certo imparato a scrivere frequentando un corso…

  35. francesco scrive:

    “Certo, gli esami non finiscono mai, e ci sarò sempre qualcuno che ne saprà più di te; il ruolo dello studente in realtà non lo si abbandona mai” Fino a quando rimani in questo atteggiamento non sarai mai vecchia, a prescindere dall’età anagrafica; quando abbandoni questo atteggiamento, avessi anche solo 20 anni, sei ormai vecchia.

  36. Gio scrive:

    Io mi sono laureata la settimana scorsa e, finiti i festeggiamenti, mi è piombata improvvisamente addosso la sensazione sgradevolissima di aver superato una soglia da cui non si torna indietro…brutto, brutto

  37. Cecilia scrive:

    “i beceri trucchetti del mestiere che occorre mettere in gioco per avvincere il lettore”

    I beceri trucchetti sono ampiamente illustrati nei manuali di scrittura degli scrittori americani(o inglesi), da On Writing di King ai volumi di Scott Card su Plot, personaggi, POV ed errori vari come l’infodump.
    Libri di anni (Card del 1999) fa e mai tradotti in italiano, come se per scrivere si debba solo andare alla spera in Dio.

    Le regole per la narrativa esistono, basta trovarle e seguirle.

  38. Adhara 000 scrive:

    io nn so ke dirti licia visto ke ho solo 10 anni e nn so ancora ke vuol dire essere adolescenti. Spero sia bello xk lo aspetto cn grande ansia. ma guardo cn timore il momento in cui dovrò lasciarla e essere grande. ora solo m ci hai fatto pensare anke se la domanda:- ke cosa farai da grande?- si ripete continuamente nella mia testa. Volevo dirti una cosa: vorrei diventare una scrittrice di successo e sto scrivendo un libro. Posso spedirtelo appena lo finisco? ti prego leggi questo commento.

  39. LambeAndoLambe scrive:

    Sì, è giusto non mischiare i ruoli. Però è anche vero che mi è capitata una realtà dove sono rimasto allibito. Ora, io sono iscritto nelle graduatorie di III fascia del precariato scolastico (Educazione Musicale alle scuole medie) e, dopo quasi due anni, è arrivata la PRIMA TELEFONATA… (la voce spaesata di una segretaria fa “È il comprensivo di xxx, ci sarebbe una supplenza per il giorno tale” al che io non avevo impegni per quel giorno e dico che ci sarò, anche se la supplenza di un giorno solo vale quasi nulla, infatti non mi sono stupito che arrivassero a chiamare ME che ero 41° nella graduatoria di quella scuola!).
    Insomma, inutile anche fare una pedante lezione per un solo giorno: mi invento di proporre un’attività di libero ragionamento su che musica ascoltano ‘sti benedetti ragazzi, quando la ascoltano, perchè precludono ad altra e così via. Superato il primo momento di incredulità di questi fanciulli (del tipo “ma come? dobbiamo dire quello che PENSIAMO NOI?” “ma è una specie di interrogazione?” “ma poi la Prof. ci chiede queste cose?”…) è venuto fuori un quadro (per me) allucinante. Insomma: una totale disaffezione della docente per i capolavori musicali che si trova a “propinare” agli studenti, una disaffezione al lavoro che fa e per i ragazzi che ha di fronte. Una persona che deve essere rimasta granitica nel suo stile da trent’anni a questa parte e che pensa di poterlo anche mantenere vitanaturaldurante per chissà quanto. E nel frattempo non si rende conto (o non vuole) che sta solo creando un muro invalicabile fra quello che a forza propina a lezione e gli stessi ragazzi che dovrebbero “abbeverarsi” di questa cultura. Mentre invece, lasciandoli esprimere a ruota, ho individuato che in realtà non precluderebbero niente, se solo si ponesse il tutto in un altro modo (e, questo è ovviamente il difficile, AD OGNUNO in modo un po’ diverso). Perciò dico: è verissimo e giustissimo lasciare ben distinti i ruoli, ma quando si arriva ad uno strappo relazionale come quello che ho visto mi interrogo seriamente su cosa sia peggio. E purtroppo in entrambi i casi la responsabilità primaria della società in cui ci troviamo immersi non fa altro che prolungarsi nella figura del docente. Che il cielo protegga i docenti…

  40. Ice Phoenix scrive:

    Dai Licia, sono sicura che riusciresti ad essere anche un’ottima insegnante di scrittura. Senza dimenticare ovviamente che ognuno è diverso. Naturalmente la tua testimonianza io la trovo fondamentale in quanto credo sia stimolante per gli studenti sapere che una che ha frequentato il loro stesso liceo abbia fatto tanta strada, ma quello che colpisce di più è che tu sia rimasta sempre te stessa senza montarti la testa ;)
    Lo stesso credo che sia per le studentesse; sia per te che per loro è un’esperienza nuova che non può che far bene a tutti :)
    E il tempo che passa è un qualcosa su cui ci dobbiamo passare tutti ma l’importante è rimanere sempre coerenti a se stessi sicuri delle proprie scelte :D
    Ciao

  41. Valberici scrive:

    Credo che ci sia una sola regola base da rispettare nell’insegnamento, e anche nel “mestiere” di genitore, ovvero: mai invertire i ruoli o mischiarli. Del resto alcuni “disastri” nell’ educazioni sono dovuti ai padri e alle madri che si sono inventati amici dei figli.
    Ma per non cadere in questo errore basta avere la consapevolezza che si è cresciuti e che le cose sono cambiate. Quindi direi che sei sulla buona strada, e all’inizio di ogni sentiero è normale avere un po’ di paura per il nuovo viaggio che ci attende. ;)

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