Archivi del giorno: 26 aprile 2011

Un grazie mancato

Vado sempre a mangiare a mezzogiorno. Mi viene fame presto, e siccome per motivi dietetici vado in un ristorante al centro commerciale, in genere indulgo all’appetito, e vado a mangiare presto, da sola.
Mangiare da sola è un misto di piacere e sottile sofferenza. Un po’ rimpiangi i pranzi coi colleghi, quando lavoravi da un’altra parte, un po’ ti piace star lì a navigare con l’iPhone mentre mangi polpette e melanzane. Semplicemente ti lasci scomparire nel rumore di fondo; quando mangio da sola, insieme ad altri quattro disperati soli anche loro, ad almeno due tavoli di distanza da me, mi sento invisibile, ed è una bella sensazione.
Qualcuno dei mie compagni di pranzo lo conosco. Tipo il professore che mi faceva esercitazioni di analisi I, la bellezza di dieci anni fa. Quando seguivo le sue lezioni ancora non avevo iniziato a scrivere le Cronache, tenevo i capelli ancora lunghi fino alle orecchie e non stavo con Giuliano. Una vita fa, insomma. Solo lo vedo andare e tornare dalla mensa, solo lo vedo mangiare. Ci scambiamo al massimo un sorriso impacciato. Mi domando se si ricorda davvero di me. Io lui me lo ricordo bene, benissimo.
Appena arrivata all’università mi portavo dietro il mio bagaglio di insicurezze e soprattutto una conoscenza scarsissima della matematica. Non per colpa mia: al classico si fanno due ore a settimana, e il mio professore aveva qualche problema a mantenere la disciplina della classe.
Annegai quasi subito alle prime lezioni: non avevo neppure idea che la matematica potesse essere una cosa del genere. Teoremi ne avevo visti pochissimi in vita mia, non sapevo neppure cosa fossero derivate ed integrali, e mi ritrovavo catapultata in un mondo di limiti, sommatorie, insiemi, dimostrazioni. Ero sicura di non farcela.
Eravamo in sessanta, al primo anno, ma saremmo usciti in dieci a novembre. Molti iniziarono a mollare già durante il corso. Per questo al ricevimento professori c’era sempre qualcuno che potesse darti retta, che potesse aiutarti a capire il teorema complicato, la dimostrazione ostica. E quel qualcuno era lui. Timidissimo, ma con un cervello finissimo e una capacità empatica che non avresti mai sospettato. Finii per andarci praticamente una volta a settimana, assieme a Giuliano – col quale avevo iniziato a flirtare – e ad un nostro compagno di corso. Non solo mi aiutava a capire le cose che a lezione mi sfuggivano, ma mi insegnava anche quel che avrei dovuto sapere dal liceo.
C’ho messo un anno a fare l’esame, e alla fine presi 26, che per la difficoltà dello scritto e l’esigenza del professore per me valeva quanto un 30. Ma so che senza i pomeriggi di ricevimento non ce l’avrei mai fatta. E se non avessi superato analisi I non sarei qui, e non ci sarebbero un sacco di cose.
Forse lui non si ricorda poi proprio bene di me, ma io mi ricordo benissimo di lui. E penso che non gli ho mai detto grazie, eppure gli devo davvero tanto.

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