Un grazie mancato

Vado sempre a mangiare a mezzogiorno. Mi viene fame presto, e siccome per motivi dietetici vado in un ristorante al centro commerciale, in genere indulgo all’appetito, e vado a mangiare presto, da sola.
Mangiare da sola è un misto di piacere e sottile sofferenza. Un po’ rimpiangi i pranzi coi colleghi, quando lavoravi da un’altra parte, un po’ ti piace star lì a navigare con l’iPhone mentre mangi polpette e melanzane. Semplicemente ti lasci scomparire nel rumore di fondo; quando mangio da sola, insieme ad altri quattro disperati soli anche loro, ad almeno due tavoli di distanza da me, mi sento invisibile, ed è una bella sensazione.
Qualcuno dei mie compagni di pranzo lo conosco. Tipo il professore che mi faceva esercitazioni di analisi I, la bellezza di dieci anni fa. Quando seguivo le sue lezioni ancora non avevo iniziato a scrivere le Cronache, tenevo i capelli ancora lunghi fino alle orecchie e non stavo con Giuliano. Una vita fa, insomma. Solo lo vedo andare e tornare dalla mensa, solo lo vedo mangiare. Ci scambiamo al massimo un sorriso impacciato. Mi domando se si ricorda davvero di me. Io lui me lo ricordo bene, benissimo.
Appena arrivata all’università mi portavo dietro il mio bagaglio di insicurezze e soprattutto una conoscenza scarsissima della matematica. Non per colpa mia: al classico si fanno due ore a settimana, e il mio professore aveva qualche problema a mantenere la disciplina della classe.
Annegai quasi subito alle prime lezioni: non avevo neppure idea che la matematica potesse essere una cosa del genere. Teoremi ne avevo visti pochissimi in vita mia, non sapevo neppure cosa fossero derivate ed integrali, e mi ritrovavo catapultata in un mondo di limiti, sommatorie, insiemi, dimostrazioni. Ero sicura di non farcela.
Eravamo in sessanta, al primo anno, ma saremmo usciti in dieci a novembre. Molti iniziarono a mollare già durante il corso. Per questo al ricevimento professori c’era sempre qualcuno che potesse darti retta, che potesse aiutarti a capire il teorema complicato, la dimostrazione ostica. E quel qualcuno era lui. Timidissimo, ma con un cervello finissimo e una capacità empatica che non avresti mai sospettato. Finii per andarci praticamente una volta a settimana, assieme a Giuliano – col quale avevo iniziato a flirtare – e ad un nostro compagno di corso. Non solo mi aiutava a capire le cose che a lezione mi sfuggivano, ma mi insegnava anche quel che avrei dovuto sapere dal liceo.
C’ho messo un anno a fare l’esame, e alla fine presi 26, che per la difficoltà dello scritto e l’esigenza del professore per me valeva quanto un 30. Ma so che senza i pomeriggi di ricevimento non ce l’avrei mai fatta. E se non avessi superato analisi I non sarei qui, e non ci sarebbero un sacco di cose.
Forse lui non si ricorda poi proprio bene di me, ma io mi ricordo benissimo di lui. E penso che non gli ho mai detto grazie, eppure gli devo davvero tanto.

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24 risposte a Un grazie mancato

  1. Antonella scrive:

    :) bello bello! da un sacco con Sara avevamo voglia di chiederti se ti ricordavi di quella vacanza, ma non sapevamo come fare, navigando ho trovato questo blog ed eccomi qui! ora torno nel mio ruolo di lettrice, ma mi piace sapere di esser stata un puntino nella vita dello scrittore! (fantastico il tuo post sul tuo desiderio di voler “conoscere” i lettori, credo sarei come te, se mai mi dovessi trovare dall’altra parte)!

  2. Antonella scrive:

    quando leggo un tuo libro o trovo sul web o sui giornali il tuo nome anch’io mi domando se ti ricordi di me! Spiaggia di Palinuro di tantissimi anni fa (fine anni ottanta credo)… io ero in vacanza con i miei genitori e mia sorella Sara! Per tanto tempo ci siamo scambiate lettere poi l’oblio del tempo che passa.
    Congratulazioni e in bocca al lupo

  3. Kame scrive:

    mi sono commosso sinceramente, nel leggere questo resoconto, e contemporaneamente un pò dispiaciuto nel scoprire che possa mancare il coraggio di salutare e ringraziare un professore che ha condiviso una breve parte della tua vita.
    io addirittura ho incontrato la mia maestra delle elementari,circa 15 anni dopo, e lei felicissima di incontrare un alievo, anche se dubito che ricordasse veramente chi fossi.
    Comunque non prendere il mio commento come un attacco, dopotutto il mondo è bello perchè vario, e tutti possono scegliere come agire.

  4. Katia scrive:

    Ma Licia, tu vivi anche attraverso questo Blog no?^^ Scrivere è una soluzione per molti, e credo lo sia anche per te.
    Comunque non aspettare troppo, se senti di doverlo ringraziare non aspettare domani perché potrebbe non arrivare.(quanti grazie ho mancato nella mia breve vita, mamma mia …)

  5. Paola scrive:

    Un biglietto con qualche riga, una breve lettera. Un grazie scalda ilc uore di chi lo riceve, ma anche di chi lo dice.

  6. Valberici scrive:

    Licia: anch’io…anche se l’apparenza inganna, infatti quasi tutti mi scambiano per un estroverso :)

  7. Nihal_25 scrive:

    Secondo me dovresti veramente ringraziarlo!! ;)

  8. Valberici scrive:

    Licia: io sono “junghiano” e quindi per me l’introverso è colui che “abita dentro se stesso”. Per questo gli è difficile “portare fuori” i suoi sentimenti.
    Poi il termine ha preso tutta una serie di connotazioni negative, ma secondo me ha i suoi pro e contro, così come li ha l’essere estroverso.

    Naturalmente si “fa per discutere” cosa tu sia non lo so…e a dire il vero manco so cosa sono io ;)

  9. Nihal 98 scrive:

    Secondo me, faresti bene a parlargli, anche solo per una piccola chiacchierata. Secondo me lui si ricorda di te e vorrebeb farti delle domande su quello in cui ti ha aiutato. :D
    Non è vero, scherzo, ma faresti bene a parlargli, rispolverando tutto del tuo passato e, prima o poi, riuscirai a dirgli grazie. :)

  10. Simone scrive:

    Senti, fatti dire una cosa da qualcuno che ha fatto e fa esercitazioni e corsi di (analisi) matematica: presentati e fate due chiacchiere. Sara’ piacevole per entrambi. A me e’ capitato raramente che ex studenti fossero contenti di rivedermi, o che volessero ringraziarmi; quelle rare volte, ero quasi piu’ soddisfatto io di loro. Quindi fagli “ciao ciao” e raccontagli che sei quasi Ph.D. ecc. ecc.

  11. newNihal98 scrive:

    sicuramente è meglio parlargli… anche a me capita che vedo delle persone, magari dell’asilo XD, che saluto e loro mi salutano con una faccia di stupore in viso che sembra abbiano visto uno sconosciuto… magari è proprio così, ma poi alla fine ci parlo e mi dicono che si ricordano benissimo di me!!!!

  12. La Dragonessa color zaffiro scrive:

    vedrai, il tempo si troverà, prima o poi… ma l’importante è trovarlo!!!

  13. ezio scrive:

    Io credo che anche lui si ricordi di te. Di solito i timidi e gli introversi sono quelli con la memoria più lunga.

  14. Seth scrive:

    Io devo ancora dare Analisi 1…che ansia :(
    Ogni tuo post è ricco di sensazioni, complimenti!

    A quante persone dobbiamo dire Grazie, per ciò che ci hanno permesso di essere!

  15. Valberici scrive:

    Siccome siete entrambi “leggermente introversi” mi sa che sarà difficile ringraziarlo “di persona personalmente”.
    Però appena diventi dottore una mail di ringraziamento secondo me ci sta tutta…se non un invito all’ evento ;)

    • Licia scrive:

      Val: io non sono esattamente introversa: io sono incapace di esprimere i miei sentimenti per persone che non mi siano vicinissime. Certe volte mi ritrovo a scrivere lettere persino a mia madre per farle capire cosa sento…

  16. Damiano scrive:

    Licia se te la senti un giorno rinuncia al tuo momento introspettivo e ringrazialo, che lui si ricordi o no di te farà piacere ad entrambi.

  17. ***Sognatrice*** scrive:

    Dovresti assolutamente parlargli! Se non si ricorda di te cerca di dire qualcosa che gli puo` far tornare la memoria. Devi anche ringraziarlo e dirgli quello che tu hai scritto a noi in questo post. :)

  18. Ice Phoenix scrive:

    Wow, quindi è proprio una perona importante per te…Almeno qualche volta praza insieme a lui, così tanto per parlare dei vecchi tempi delle ripetizioni pomeridiane. Magari anche lui ti guarda di sottecchi perché ha letto le Cronache e non sa se sei proprio tu ad averle scritte o una tua omonima…magari un giorno si avvicina e ti chiede l’autografo… ;)

  19. antonio scrive:

    wow primo commento ora si che sono soddisfatto :)

  20. Pigliadraghi scrive:

    …penso che (il mangiar soli, magari con il prfessore dell’università a due tavoli) sia uno di quei momenti di sublime introspezione in cui un po’ di malinconico rimpianto riesce ad incontrare il genio creativo. Mai sottovalutare i pranzi da soli, sembrano quasi dirci: siamo morti, lunga vita a noi.

  21. antonio scrive:

    Secondo me gli farebbe piacere rivederti :)

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