Archivi del giorno: 31 maggio 2011

Mezzo bicchiere

Un tempo ero ottimista. Poi non lo so che è successo. Più o meno sulla soglia dei diciotto ho iniziato a pensare che per farsi meno male occorresse fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Credo abbia qualcosa a che fare con le delusioni amorose del periodo. In ogni caso, smisi di vedere il bicchiere mezzo pieno e a intravedere invece catastrofi a ogni pié sospinto.
Così ieri, mentre Sandrone esultava al primo exit pol, io rimanevo moderatamente fredda – anche perché non avevo idea delle idee politiche della persona in stanza con me e volevo evitare una sfibrante discussione “Berluska sì, Berluska no”. È che ricordo quell’anno tremendo che gli exit pol davano Prodi in vantaggio, e poi, come in un incubo, più sezioni venivano scrutinate e più Prodi sprofondava. Vincemmo di misura, roba che se mia nonna quel giorno aveva il raffreddore e non andava a votare vinceva Berlusconi.
Poi hanno iniziato gli scrutini, e Pisapia e De Magistris volavano. Ma io restavo a terra. A Roma succede sempre che quando scrutinano le ultime sezioni la situazione si capovolge. Infine, alle 18.00, mentre soffrivo dal fisioterapista, anch’io ho dovuto capitolare. Avevamo vinto. E pure alla grande.
E allora com’è che oggi mi sembra tutto uguale a prima? Perché a me piacerebbe davvero credere che tutto questo significhi che le cose stanno cambiando, che finalmente l’incantesimo s’è rotto e gli italiani vedono Berlusconi per quel che è: un vecchietto affetto da priapismo troppo preoccupato dai suoi guai giudiziari per riuscire davvero a governare. Vorrei davvero credere che a Milano, Trento, Napoli il popolo abbiamo voluto mandare un preciso segnale. Ma non ci credo. È più forte di me. Vorrei che tutto questo significasse qualcosa di più di un generico “l’amministrazione tot ci ha rotto le scatole”, ma non ce la faccio. Ok, a Milano ha vinto un comunista. Vabbeh, ok, quelli veri non esistono più, ma Pisapia non è esattamente un moderato. Ma per me questo non significa che l’Italia, per dirne una, è pronta ad un presidente del consiglio gay, ma che Moratti deve aver fatto davvero schifo in questi anni.
È che questa mi sembra la solita risacca. Gli italiani semplicemente odiano essere governati. Infatti, a parte lo strapotere della DC negli anni che furono, io non ricordo due politiche consecutive in cui abbia vinto lo stesso partito. Dopo due, tre, cinque anni di governo gli italiani semplicemente si stufano, e zompano dall’altro lato della barricata. Lo chiamano bipolarismo, a me sembra semplice qualunquismo. E io penso che non è questo quello di cui l’Italia ha bisogno ora. Noi abbiamo bisogno di una rivoluzione, dei costumi, del modo di intendere la cosa pubblica, dell’etica. Qui ci vuole una rinascita, altro che. Non l’ennesimo “voto contro”.
Ora. Probabilmente sono soltanto io che sono pessimista, e che non ho capito. Che dopo quasi vent’anni, se ho ben capito, a Milano torni la sinistra è indubbiamente un fatto epocale. Ma io mi domando: è una cosa solo locale? Come locale è stata tutto sommato l’elezione di Alemanno qui da noi. È stato un voto contro Rutelli e per la paura. Non ci fosse stato il caso Reggiani, forse sarebbe andata diversamente. Ma soprattutto: chi ha votato Pisapia l’ha fatto perché s’era stufato della Moratti, o perché sente come me che c’è bisogno di cambiare direzione in toto, rivedere le nostre politiche sociali, cambiare atteggiamento verso i migranti, verso le minoranze di qualsiasi genere, in una parola piantarla di aver paura e affrontare a testa alta il futuro?
Non lo so. La gente intorno a me mi sembra uguale a prima. E fino a quando non cambia la testa della gente, non c’è speranza.
Però ieri sera, se mi fossi ricordata di metterla in frigo, una bella birra ghiacciata me la sarei bevuta alla salute di Pisapia. Me la berrò stasera. Prosit, e speriamo che al prossimo giro tocchi a tutti gli italiani

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