Gli altri siamo noi

Quando ero bambina, nel palazzo di fianco a casa mia c’era una specie di fabbrica. In verità era uno stanzone chiuso da una saracinesca, in cui stavano stipati una decina di cinesi. Non li vedevi uscire mai. Con ogni probabilità lì dentro lavoravano e vivevano, e l’unico segno della loro presenza erano i pesci che mettevano a seccare di fuori, sugli alberi, per l’ira dei miei vicini di casa.
Per anni, la faccia dello sfruttamento del lavoro è stata questa; era un problema che riguardava sempre gli altri, mai noi. Altri gli sfruttatori, altri gli sfruttati. Ci vivevamo gomito a gomito, ma non ci interessavamo a loro: erano diversi, con noi non avevano niente a che spartire.
Poi, un giorno di ottobre, muoiono cinque donne, quattro operaie e una ragazza, la figlia dei proprietari della piccolissima fabbrica. Erano italiane, lavoravano per 4 euro l’ora, e lo facevano in una stanza del tutto identica a quella nella quale, quando avevo dieci anni, i miei vicini di casa cinesi consumavano vite completamente dedicate al lavoro. D’improvviso, non sono più gli altri. D’improvviso, siamo noi.
Con gli anni, le tutele sul posto di lavoro, quelle tutele per ottenere le quali persone, nei due secoli scorsi, hanno dato la vita, si sono assottigliate sempre di più. Non solo il lavoro in nero, ma anche forme di sfruttamento legale: per una persona della mia età è all’ordine del giorno avere contratti senza ferie pagate, senza malattia e con un versamento di contributi a dir poco irrisorio. Per tacere poi della mancata tutela della maternità, delle paghe da fame, del precariato perenne. A guardar bene, esiste una consistente fetta della popolazione, italiana e non (ha importanza?), che lavora in condizioni non dissimili da quelle di una fabbrica dell’800. Com’è potuto succedere? Un pezzo alla volta, come sempre, un’erosione costante e che non accenna a fermarsi.
Davanti al dolore del proprietario dell’opificio che ha perso la figlia, e che si ripeteva “è colpa mia”, uno dei mariti delle vittime ha risposto: “No, non è colpa tua, tu almeno gli avevi dato un lavoro”.
Vorrei riflettere a fondo su questa frase. Sulla mentalità che sottende, sulla disperazione che implica. Stare chiuse per 14 ore in una stanza priva dei requisiti minimi di sicurezza a confezionare maglioni per 4 euro l’ora, 4 euro l’ora, ripeto – per fare un paragone, per il mio primo lavoro part time mi pagavano un rimborso spese di 8 euro l’ora, e lavoravo non più di cinque, sei ore a settimana – viene considerato un privilegio, e chi te lo elargisce, un benefattore.
Ecco, io vorrei che il sacrificio di quelle donne ci portasse due consapevolezza: la prima è che non dobbiamo smettere di indignarci per cose come questa, che non dobbiamo pensare “va così, del resto anch’io ho un co.co.pro., anche io ho gli straordinari non pagati, anche io ho dovuto firmare una lettera in cui dichiaravo di non fare figli per i prossimi due anni”. Non è normale. Non deve esserlo. E se questo è il prezzo per il nostro benessere, allora il gioco non vale la candela. Niente vale un prezzo del genere. Secondo, che si parte dal singolo: siamo noi che avalliamo certi comportamenti. Siamo noi che ci adagiamo sul detto” così fanno tutti”. No. Così fanno gli altri. Noi dobbiamo cercare di essere diversi. Noi dobbiamo rispettare le leggi e la comunità in cui viviamo, dobbiamo batterci per anche gli altri le rispettino. La legalità è la risposta, l’onestà è la risposta.

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32 risposte a Gli altri siamo noi

  1. D scrive:

    Fulvio scusa, sono anch’io del Sud, ma il mal costume è una cosa comune anche al Nord. I contratti a tempo determinato, i Call center, il precariato, l’apprendistato, il praticantato non pagato e il tirocinio, non mi sembrano enormi passi avanti nel mondo del lavoro.
    La differenza fra queste forme di lavoro e il lavoro nero e che le prime sono legali e il secondo no.

  2. Fulvio scrive:

    Purtroppo nel sud funziona cosi, se vuoi dare del cibo ai tuoi figli devi accettare le condizioni che ti pone il datore di lavoro.
    Ma questo non è nemmeno il caso perchè una delle operaie che si è salvata, ha raccontato che erano le operaie stesse a non chiedere il contratto, e il datore di lavoro si è sempre reso disponibile a fare regolare contratto.
    E nonostante tutto anche lui è stato inserito nel registro degli indagati, insieme a persone che guadagnano cifre spropositate senza fare veramente il loro lavoro.
    Io nn colpevolizzo ne il datore di lavoro e ne le operaie, perchè lo stato ci mangia soldi che noi ci guadagniamo con il sudore.

    • Licia scrive:

      Fulvio: ripeto, è ovvio che ci siano responsabilità di governo, ma non possiamo sempre delegare ai politici, pensando che le nostre condotte personali non c’entrino mai niente. E continuo a stentare a chiamare benefattore uno che paga 4 euro l’ora, e questo anche al di là del voler o meno essere messi a regola (che poi bisognerebbe capire perché; a me vengono in mente due motivi, non voler perdere il sussidio di disoccupazione oppure il fatto che il padrone ti abbassa il salario netto se ti mette a regola così da poter mantenere fisse le spese nonostante le tasse in più da pagare). La conosco anch’io gente che dopo quarant’anni continua ad essere grata a persone che hanno dato loro il lavoro nonostante abbiano chiesto in pagamento per questo “favore” prezzi altissimi.

  3. Licia scrive:

    D: non volevo assolutamente demonizzare la figura dell’imprenditore tout court, e so benissimo che l’imprenditore onesto fa molta meno notizia di quello disonesto, ma esiste. Volevo censurare un comportamento illegale. Per la questione della maternità, la sua tutela secondo me rimane una conquista non negoziabile, però, su come questa vada tutelata, c’è ampio margine di discussione. Per esempio hai ragione, non mi sembra giusto che il peso della tutela debba ricadere tutto sull’impresa, ed è giustissimo che sia anche lo stato a farsene carico.

    Fulvio: e certo che è colpa di quelli che non hanno controllato, di quelli che hanno fatto i lavori di ristrutturazione e via così, ma non per questo si può assolvere chi fa lavorare la gente senza contratto e con paghe da fame.

  4. M.T. scrive:

    @kuroro86: l’intervento di Val non sta a suggerire che bisogna usare la violenza, sta semplicemente mostrando la reazione portata alle azioni del sistema creato. Un sistema che ha sopravanzato, schiacciato, prevaricato senza rispetto sulle persone. Cosa succede quando il proprio mondo va in pezzi, quando sogni, speranze, aspettative vengono distrutte da un mondo impietoso che va avanti per mero accumulo? Si reagisce, perché si può stringere i denti, ma non si può venire sempre calpestati, non si può arrivare a perdere tutto, venendo considerati niente: studiando la storia si vede il ripetersi di questi fatti, come nella rivoluzione francese.
    Studiare la storia aiuta la comprensione, le materie danno conoscenze e teorie, ma le teorie debbono poi scontrarsi con i sentimenti delle persone, con i loro valori: un ragionamento freddo e teorico deve poi avere a che fare in concreto con la realtà. E si sa che spesso piani e ragionamenti saltano quando si scontrano con il volere della gente, che non ci sta più a essere solo un numero da usare, ma vuole essere riconosciuta come individui con diritti.

    “La fame esiste solo in posti non toccati dal sistema economico moderno.”
    La realtà mostra altro. Nel cosidetto mondo civile e sviluppato c’è molta più fame e povertà di quel che si vuol far credere; molta di più di quella presente in tribù considerate primitive che non hanno tecnologie, solamente perché vivono con molto meno, ma che hanno una qualità della vita superiore a quella dei popoli “civili”, sottoposte a meno tensioni che il sistema crea, tutto teso nell’accumulo e nello sfruttamento, che porta a dover lavorare sempre di più, più che per avere il necessario per vivere, per mantenere il superfluo.

    “Nel 2020 è possibile che la Cina diventi la nuova super-potenza”
    Oppure è possibile che abbia saturato il mercato e si trovi nella stessa situazione di Europa e America e s’appresti al crollo.

  5. Nihal984ever scrive:

    Mi sono commossa anche io =(

  6. Nihal984ever scrive:

    Mi sono commossa anche io=(

  7. D scrive:

    Io sono un imprenditore ho una di quelle piccole imprese che fanno andare avanti questo paese e che spesso passo x essere i cattivi della storia.

    Mi ha molto impresionato la disgrazia dove hanno trovato la morte 4 donne e una ragazza, ma come spesso succede da noi restiamo indignati o sconvolti fino alla prossima notizia, e non si fa niente x sistemare le cose.

    Oltre ad esserci un problema sul lavoro da noi c’è un serio problema sulla sicurezza del posto di lavoro, è assurdo che ancora ci sia gente che lavori in situazioni di pericolo o in posti non a norma.
    Per quanto riguarda i lavori, io per primo vorrei che gli stipendi fossero + adeguati, anche perchè avrei + clienti se la situazione economica di molti fosse migliore. Secondo me, è una scusa il fatto che le aziende devo essere competitive con la Cina o i Paesi del est, questo accade, ma credo che molti usino questa per giustificare un modo di far lavorare le persone che sfiori la schiavitù e che nega diritti per cui la gente è morta ed a combattuto 2 secoli fa.
    Ciò non toglie se posso essere d’accordo su il diritto alle ferie pagate, alla malattia ecc, mi spiace ma non posso essere d’accordo sulla maternità, x il semplice fatto, scusa Licia, che se una donna che gestisce una attività in proprio ha un bambino non si può permette di non lavorare perchè la sua attività resterebbe chiusa per troppo tempo, e lo stato non paga le maternità alle libere professioniste.

    Molte aziende hanno spesso un solo dipendente spesso donna, se questa va in maternità seconda la legge non solo gli viene garantito il posto, ma viene pagata dall’impresa che poi solo in seguito avrà sotto forma di sgravo fiscale i soldi indietro cioè dopo anche 6 o 8 mesi.
    Spesso poi il lavoro si ferma senza di lei e questo può portare alla chiusura della società e lei si ritrova senza lavoro.

    Come ho detto spesso noi imprenditori siamo giudicati i cattivi della storia, è vero che ci sono impreditori “str***i” come è vero che ci sono lavoratori scansafatiche.

    Ora non cerco giustificazioni, spesso siamo quelli che schiavizzano i lavoratori, che non pagano le tasse che fanno lavorare in nero, ma ci sono anche molti che fanno le cose legalmente, ma delle volte pagando tutte le spesse speso non arriviamo noi a fine mese, perchè le uscite di una piccola e media impresa a conduzione famigliare posso essere maggiori delle entrate e gli imprenditori seri spesso si privano del loro guadagno x pagare gli stipendi dei dipendenti.

  8. Fulvio scrive:

    *queste 5 donne.

  9. Fulvio scrive:

    Cara Licia,
    io sono un ragazzo di Barletta, la città in cui hanno perso la vita queste 5 domande. Volevo farti una domanda: anche se avessero avuto un regolare contratto (che cmq nn è mai stato chiesto dalle ragazze), sarebbero ancora vive?
    Nn parliamo dei 4 euro all’ora, parliamo di mamme che nn potranno più tornare dai loro figli, figlie che nn potranno abbracciare più i propri genitori.
    L’unica colpa è di persone che guadagnano più di 4 euro all’ora, cioè le persone che hanno dato l’agibilità del palazzo, quando faceva paura solamente passarci davanti.
    Tutto questo è per dire nn parliamo dei contratti, parliamo delle vittime, anzi meglio ricordiamo le vittime senza mettere politica e soldi di mezzo.
    é già tanto triste cosi la situazione.

    P.S. ti allego il video di una nostra emittente locale, dove si evidenzia chi sono i veri colpevoli http://www.youtube.com/watch?v=611xB8q8KnA&feature=share.
    Scusa per il papiro ma avevo bisogno di scrivere il mio punto di vista.

  10. Valberici scrive:

    kuroro86: capisco, addio….

  11. kuroro86 scrive:

    @Val mi stai prendendo in giro o cosa? La decisione di usare la violenza è insensata e la userebbe solo un idiota che pensa che la prima soluzione che si para in testa sia la migliore. Se dopo aver letto i miei post ti è venuto in mente “Bava-Beccaris” ti consiglio di studiare meglio l’economia e la storia.

    1) Stai realmente supponendo che si possa creare la fame per la situazione economica moderna, Mettiti a studiare. La fame esiste solo in posti non toccati dal sistema economico moderno. Nei pesi dove esiste la fame ( Africa e sud America ) non vengono costruite fabbriche ne si svilluppa nulla e la loro situazione e cosi da molto tempo prima dello svilluppo della capitalizzazione.

    2) La morale non è un essenza assoluta , cambia e si modifica nel tempo e nelle diverse persone. MA se pensi che la puoi modificare come scusa significa solo che sei senza morale, qui consoglio lo studio della Psicologia e della Filosofia. Se usi il termine USARE per la morale chiaramente devi comprenderla meglio. Non è un oggetto non uno strumento. La morale è un idea , o più precisamente un insieme di idee, che gli uomimi possono più o meno condividere tra loro.

    Tu come tutti hai diritto a un pensiero , su pressoche tutto quanto, ma prima di insultare il pensiero di qualcun’ altro PENSA e studia se il pensiero a dei riscontri in questa realtà o vive in un mondo tutto suo

  12. Valberici scrive:

    kuroro86: c’è però il problema di “contenere” eventualmente il popolo affamato, nell’attesa di tempi migliori.
    Ma ci sarebbe la soluzione adottata da Bava-Beccaris, che credo tu approveresti, tanto basta utilizzare un’opportuna morale, giusto?

  13. kuroro86 scrive:

    @Damiano scusa ma il sistema non è un mostro è un sistema, c’è ne lamentiamo quando causa l’abbasamento dei salari, ma lo amiamo quando ci permette di risparmiare 1000-2000 sull’auto perché alcuni pezzi sono fatti in Romania o anche di più se fosse fatta completamente in Italia (senza il supporto dello stato. O quando ci permette di viaggiare a un paese UE per 100€ andata e ritorno.
    I sistemi si auto gestitcono con un gioco di equilibri, come molti lavori finiscono in mano ai Cinesi o est-europei non significa che loro accetterano lo stesso stipendio e posto di lavoro per sempre. L’operaio cinese che ora lavora per 1.50$/h sta studiando ingengeria o fara in modo che il figlio diventi medico. Nel 2020 èpossibile che laCina diventi la nuova super-potenza e nessuno potra vivere facendo l’operaio per 1.50$/h. Con buona probabilità quei lavori finiranno in mega-fabbriche completamente compiuterizate e i mestieri fisici ( come l’operaio di fabbrica) si estinguera com’è successo con i Dinosauri. Indiferentemente da come andra avanti , ognuno di noi deve fare in modo di vivere al meglio nel rispetto della propria soceta e delle sue regole, ma senza diventare un free rider e aspettarsi che qualcuno o qualcosa si occupi del suo Wellfare

  14. M.T. scrive:

    Che il problema dello sfruttamento sia a monte è vero: è dovuto al fatto che gli imprenditori hanno preteso di avere ogni anno un guadagno maggiore del precedente, così da guadagnare sempre di più. Ma una crescita continua è impossibile, arriva il punto in cui il mercato si satura, ma gli imprenditori vogliono guadagnare come prima, pertanto arrivano i tagli: si cerca di risparmiare su tutto, a partire dalla materia prima, facendo scadere il prodotto di qualità. Ergo si perdono fette di mercato e allora si passa ai tagli sul personale, a cercare di pagare sempre meno le persone che lavorano, a togliere tutele, sicurezze e controlli perché anche questi hanno un costo. Poi si vuole pagare meno tasse, si vuole più produttività, facendo lavorare gli operai sempre di più a costi sempre più bassi e si passa dalle società interinali (che non sono né una risorsa, né un’opportunità, ma hanno immesso solo perdita di professionlità e instabilità) al lavoro nero per non avere né responsabilità nè doveri.
    E’ tutta una questione di soldi basata sullo sfruttamento e sulla sopraffazione; magari questa è sopravvivenza, ma l’individuo vale molto più di tutto ciò: perché molti devono stare male perché pochi abbiano così tanto da accumulare?

  15. Damiano scrive:

    il discorso di Kuroro86 è chiaro. Questo è il mercato del lavoro e il mercato in generale, questo è il mostro che “abbiamo” creato. Ora o ce lo teniamo o lo cambiamo radicalmente, non vedo altre soluzioni.

  16. kuroro86 scrive:

    la mia conclusione è semplice, non troverami mai nessuno che ti paghi 8€ all’ ora per un lavoro che ora ti viene pagato 4. Se mai ci fosse una legge o simili che costringerebbe un azienda a farlo. L’azienda chiudera o si spostera in un altro posto. Se hai un lavoro da 4€/h prendilo ma fai in modo di trovarne o farne un altro. Perché il cambiamento è un illusione dato che nessuno a tale potere da controllare il mondo del mercato. La conclusione è NON chiedere di più, vallo a cercare o procuratelo da te ( sempre e solo in limiti legali). L’apertura del mercato non è solo per i beni ma anche per i posti di lavoro, specialmente di tipo mentale o creativo. Per cui se l?Italia ti sta stretta c’è sempre la Germania gli USA e la Cina ^^

  17. antonio scrive:

    giustissimo, ma per chi vive l’esperienza del conto lavoro, specialmente nel settore abbigliamento ,è difficile rispondere con la legalità. C’è sempre qualcuno disposto a fare il tuo lavoro per un centesimo di meno. Se poi vogliamo parlare di qaunto “MADE IN ITALY” si fa in Vietnam …

    • Licia scrive:

      antonio: mi rendo conto di non fare testo, ma quando la mia principale fonte di reddito non erano i libri anch’io ho avuto i co.co.pro. di sei mesi in sei mesi a 800 euro al mese, e me li sono presi, e ho ringraziato il cielo che ci fossero almeno quelli, per ottenere i quali, per altro, il capo del gruppo di ricerca al quale afferivo si era dovuto fare in duecento. Quel che voglio dire è che tutto questo non deve diventare normale, non ci dobbiamo assuefare all’idea che è bello e giusto che non esistano più tutele sindacali, e un discorso del genere posso e devo farlo io, e come me tutti gli altri che hanno una (relativa) sicurezza economica. Non sto invitando la gente a morire di fame per un principio, sto invitando la gente a chiedere di più, dopo essersi preso quel che passa il convento, perché a qualcosa di più ha diritto.

  18. kuroro86 scrive:

    @Giuliano spiacente ma èillogico perché non tiene conto della situazione reale in cui ci troviamo. Già tu l’hai chiamata suerficiale , per me sono la stessa cosa.

    E sinceramente non comprendo cosa vuoi dire con morale valida. Che funziona? che a una logica? che cambia le cose? che piace? essendo una questione metafisica ognuno potrebbe avere la sua versione di morale e staremmo anni a definire quella migliore o quella da seguire coem popolo o nazione.

    • Licia scrive:

      kuroro86: scusa, mi sfugge proprio il senso di tutto il discorso. Tu quindi cosa concludi: che va bene tutto così com’è, che siccome la congiuntura economica blablabla è giusto che uno venga pagato 4 euro l’ora?

  19. Giuliano scrive:

    kuroro86: al che se ne deduce che abbiamo un sistema economico che non funziona e va profondamente rivisto, no ?

    Non mi sembra illogico quello che dice Licia, e la morale sarà anche superficiale, ma è una morale valida.

  20. kuroro86 scrive:

    Il ragionamento fatto è illogico e incompleto. Avete guardato a una questione economica senza guardare all’ economia e solo una morale generica senza notare della superficialità di essa. Il problema dello sfruttamento del lavoro e delle sue condizioni (per L’Italia e mi riferirò sempre e solo dell’ Italia non di altri paesi UE o extra UE)ha due cause a monte.
    Il primo è il fatto che il 75% dell’ economia italiana è formata da piccole aziende. Questo porta a una aumento dei rischi per l’azienda e di riflesso per L’Italia. Es se in un azienda di grandi dimensioni una donna va in maternità , puoi essere sostituita senza troppe difficoltà da un sostituto temporaneo e con l’aiuto dei colleghi si evita che il lavoro si fermi.Questo causa un costo-extra per l’azienda, ma dato che a grandi profitti con vari progetti può sopportare la mancanza della donna. Invece nelle piccole aziende (75%), come al piccola fabbrica causa lo stesso aumento di costi ma dato che l’azienda è piccola pagare un sostituto diventa un extra che diminuisce le entrate e nel caso di concorrenza con altre aziende ( che è sempre la condizione) c’è il riscio di fallimento.
    Ho usato l’esempio della donna perché hai portato avanti il fatto hai dovuto firmare un contratto in cui dichiaravi il fatto di non voler fare altri figli, ma l’esempio funziona con qualunque fatto che aumenti i costi variabili di un azienda.
    Le piccole aziende italiane sono sempre in competizione con altre aziende est-Europa e cinesi. Noi tutti siamo felici se i prezzi dei prodotti si abbassano e ci lamentiamo con il governo se i prezzi salgono. Dato che le condizioni di lavoro non sono scritte sul prodotto e non è detto se anche ci fossero scritte la gente preferirebbe comprare il prodotto più costoso.
    Il secondo fatto ( non voglio usare il termine problema perché a degli effetti positivi ) è proprio il crollo delle dogane e delle tasse di trasporto. Questo a permesso a prodotti dall’ altra parte del mondo di essere venduti nel supermeracto sotto casa a un prezzo molto basso. Il fatto che una percentuale tra 80-90% del prodotto dell’ abigliamento è prodotto in Cina è di dominio pubblico ma bisogna tenere conto anche che l’intera produzione mondiale di una larghissima vasta di prodotti non deperibili possono essere interamente prodotti in Cina. Va soprattuto tenuto conto che ciò non è dovuto in maggior parte , come molti pensano, dalle scarse condizioni di lavoro e dalle paghe. MA soprattuto dal cambio super-favorevole tra Yuan e Dollaro USA. Artificialmente mantenuto che permette a un operaio di contemporaneamente di comprare casa fissa, pagare un affitto e in certi casi anche studiare con uno stipendio minimo che farà aumentare il prezzo del prodotto finale di 0.50£.
    Per questo i manager di aziende italiane tendono a diminuire i prezzi a qualunque costo , orami e una mera questione di sopravivenza per il mercato.
    La è semplice , finché queste due variabili rimarranno cosi , le possibilità di un miglioramenteo della situazione lavorativa è inutile. Va tenuto conto che sto tenendo conto del mercato di lavoro solo dei posti lavoro di tipo manuale , dato che quelli di tipo mentale o creativo eseguono regole simili ma diverse. e nel spegnare tutto dovrei stare qua altre 4 ore.
    Per finire, la moralità del manager o del proprietari, è indiferente dato che , se manager, non porta un aumento o almeno mantiene quello del trimestre presente , verrà licenziato/a. Se propretario si potrebbe trovare nella situazione di dover chiudere o di avere sempre bisogno di finanziamenti statali per mantenersi a galla.

  21. M.T. scrive:

    @Simone: sì, occorre comprendere che il benessere non è materialismo e accumulo di ricchezze, ma un stare bene personale che non danneggi gli altri.

  22. Nihal_25 scrive:

    Ciao Licia! Penso che tu abbia ragione..approposito, i fumetti di Nihal quando escono in edicola?? E i Regni di Nashira??

  23. Nilissumo scrive:

    Post bellissimo, pienamente d’accordo in tutto e con tutti

  24. Simone scrive:

    Non commento la questione del rispetto delle leggi, perché sarebbe un discorso lapalissiano. Non riesco invece a sorprendermi del progressivo ritorno ai tempi bui. È la dimostrazione pratica che i diritti sono assoluti sulla carta e relativi nella realtà. Ma dobbiamo anche fare attenzione: diritto non significa ricchezza materiale. C’è molta confusione, perché nessuno può pensare che tutti gli esseri umani della terra abbiano la stessa ricchezza materiale e lo stesso tenore di vita di un lussemburghese medio. La forza centrifuga dei poveri che vogliono stare meglio si scontra con la forza centripeta dei benestanti che non vogliono impoverire, nemmeno di un centesimo. Ecco che tornano le pulsioni all’uso della forza per tenere in silenzio le popolazioni povere: nuova schiavitù, nessun diritto, mutismo e rassegnazione.
    Come uscirne? Sono preoccupato: l’unica via sarebbe quella di capire finalmente che il benessere non è quello consumistico e dell’accumulo di ricchezze materiali fino all’eccesso. Così ci condanniamo, perché il nostro pianeta non ha risorse per alzare il tenore di vita di miliardi di individui fino a raggiungere quelli di uno statunitense. Dovremmo pensare a un benessere fatto di ecologia, di consumi sostenibili, magari di poco spreco e tanto riciclo. Ma non riusciamo nemmeno a mandare all’inferno i banchieri che speculano sulla nostra pelle.

  25. M.T. scrive:

    A mio avviso Val ha centrato la realtà: siamo arrivati al punto di rottura. Ed era inevitabile dato che un passo alla volta si sono calpestati sempre di più dignità e diritti umani.
    Gravi sono le parole del marito di una delle vittime, come sono state gravi quelle pronunciate dal sindaco di Barletta: rivelano quel tipo di mentalità che tanti danni ha fatto e continuerà a fare.
    Certo la colpa è della società e di fronte al dover dar da mangiare ai figli si accettano compromessi pesanti, ma davvero non si poteva fare altrimenti? Davvero non si poteva denunciare questo sfruttamento, portarlo alla luce? Se questo non è successo è a causa dell’egoismo, dove si pensa solo al proprio tornaconto e così facendo non ci si rende conto che non si fa il proprio interesse, ma, oltre a danneggiare gli altri, si danneggia anche se stessi.

  26. Valberici scrive:

    “La legalità è la risposta, l’onestà è la risposta”. Temo che ormai sia troppo tardi e sarà la rabbia la risposta.
    La scorsa settimana mi sono accorto che in molte fabbriche la situazione ormai è esplosiva e nemmeno il sindacato riesce a incanalare la protesta. Io temo non tanto per quelli che mi urlano contro ma per quelli silenziosi, che mi guardano con occhi disperati. Queste persone sono al limite, non vedono più nessun tipo di futuro.

    Quando a Sestri, nel pomeriggio, si seppe della chiusura dei cantieri navali la rabbia montò in maniera esponenziale, solo un miracolo evitò il peggio. E il primo che uscì e bloccò la strada con un cassonetto fu un impiegato modello, che da sempre era stato filoaziendale. Ma in quel momento era completamente stravolto, impazzito per l’angoscia di non poter provvedere ai suoi figli.

  27. Lòisa scrive:

    ciao licia, ti avevo risposto anche su facebook qualche giorno fa su questo argomento :)
    purtroppo ti ripeto che, per quanto potremmo essere indignati, purtroppo per lavorare a volte c’è solo questa possibilità! io per più di un anno ho cercato lavoro inutilmente, per evitare lavori in nero e sottopagati… ora sto lavorando ma sono ancora “in prova”, quindi se ci sarà contratto chissà quanto dovrò aspettare.
    sono fortunata perchè ho ancora i miei genitori che mi aiutano economicamente, ma si può andare avanti così?? si può sperare di avere una sicurezza economica almeno a 30 anni? in più passano gli anni, i prezzi aumentano, ma gli stipendi e le pensioni sono sempre gli stessi, cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro? io non lo so proprio, ormai si campa alla giornata!

    • Licia scrive:

      Lòisa: ma infatti la colpa non può essere di chi è costretto ad accettare condizioni di lavoro inaccettabili, scusate il pasticcio. La colpa è al contorno: di una società che accetta supinamente lo stato delle cose e non si batte per le fasce più deboli, dei datori di lavoro, delle politiche del governo…

  28. simona scrive:

    grazie, mi hai commosso con queste parole

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