Rabbia

Confesso che all’inizio, di quel che è successo a Roma sabato, non avevo capito niente. Ho detto la mia senza avere elementi a sufficienza. Purtroppo non è neppure la prima volta che mi capita. Comunque. Sull’argomento è stato detto tutto, quel che posso aggiungere io è solo chiosa, o riassunto del pensiero d’altri. Al di là di ogni altra cosa – del movimento che sceglie le sue forme di lotta, della violenza che non si può condividere, dell’immagine della madonnina spaccata sparata a piena pagina da tutti i giornali per farti salire la lacrimuccia e inveire contro i manifestanti cattivi, e di conseguenza dell’argomento che la violenza dei pochi ha oscurato nei media le ragioni dei molti – però a me, dopo una giornata passata a leggere i racconti di chi c’era, le riflessioni di chi conosce i movimenti e via così, restano le parole di un mio amico, qualche sera fa a casa mia: “io quelli che spaccano tutti li capisco, e se potessi farei come loro”.
Ecco. Quanti la pensano come il mio amico? Voi vi riconoscete in quel che dice? E considerate che non è un anarchico, non è un “antagonista”, non frequenta i centri sociali, non è insomma il tipo che vi immaginereste svellere un sampietrino alla strada per tirarlo in testa ad un celerino. Non è neppure uno che fa politica attiva.
Perché la questione è tutta qua. La rabbia di sabato è la rabbia di molta altra gente? È condivisa, diffusa, permea la società a questo livello? Perché anch’io sono arrabbiata, anch’io sono frustrata, anch’io ho la nausea. Ma, lo confesso, non scenderei in strada a frantumare la filiale di una banca. E voi? La risposta cambia ogni cosa. Fa la differenza, profonda, tra l’atto di vandalismo che nasce e muore in un pomeriggio, e qualcosa di più profondo, una rabbia di classe vera, che non coinvolge solo chi allo scontro è abituato, ma tutti, anche gli insospettabili. Gente che ritiene che la misura sia colma, e che non ci sia nessun’altra via per il cambiamento che la violenza. La rivoluzione, insomma, per un usare un termine un po’ romantico.
Io non lo so se alla prova dei fatti il mio amico lo prenderebbe in mano, quel sampietrino. Ma se fosse pronto a farlo, mi augurerei che ci fosse qualcuno che gli fornisse una valida alternativa per indirizzare la sua sacrosanta rabbia, per veicolare in forme diverse il suo giustissimo dissenso. Perché non nego che ci siano dei momenti storici in cui non c’è altra via che la violenza – che so, la guerra civile del ’43 -’45 – ma non mi sembra questo il momento. Né mi pare che dare fuoco ad una camionetta dei carabinieri scalfisca di una virgola il sistema economico e politico che ci ha portato dove siamo. E una rabbia che si sfoga sui bersagli sbagliati è una rabbia sterile, gettata inutilmente al vento.

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38 risposte a Rabbia

  1. Gladius scrive:

    Secondo me non v’è alcun dubbio sul fatto che siano una minoranza, coloro i quali trovano nella violenza la via, la soluzione a una situazione di disagio qual è questa.
    C’è troppa retorica, troppo perbenismo nel mondo per far sì che le cose siano diverse da come sono (per fortuna eh, non voglio portare nessuno a vedere nei facinorosi di sabato un modello); però la realtà è questa, che abbiamo poco, ma abbiamo tutti qualcosa da perdere. E le rivoluzioni, sia politiche che sociali, scaturiscono in ben altri contesti.
    Il fatto è che con la tacita manifestazione del dì tal dei tali si risolve tanto quanto con la violenza a bersaglio randomico: nulla.
    Dovremmo riuscire a capire che, al contrario di ciò che dicono i più, loro non sono noi e noi non siamo loro. Loro hanno smesso di essere ciò che ci rappresenta nel momento in cui la maggior parte di noi non si è più sentita rappresentata.
    Bisogna subentrare loro, c’è poco da fare. Non c’è una guerra perchè non c’è un nemico. C’è solo il grande problema di ritrovarci col nostro destino in mano d’altri. E al di là del fatto che, oggi o domani, questi signori facciano qualcosa di buono, qualcosa di anche soltanto vagamente sensato, dobbiamo tornare a decidere per noi stessi. Sennò potremmo persino ritrovarci nella paradossale situazioni d’avere ‘tutto’, e al contempo avere comunque nulla, perchè ci mancherà quella libertà totale e totalizzante che rende un essere umano realmente tale.

  2. M.T. scrive:

    Si è raggiunto il limite ed era inevitabile. E’stato costruito un sistema che ha portato la gente all’esasperazione perché è stata sfruttata. La rabbia esplosa ha colpito chi non c’entrava: una rabbia cieca che mai colpisce i veri responsabili, ma danneggia le persone comuni, persone sulla stessa barca di chi protestava con tanta violenza.

  3. Valberici scrive:

    “e caccia alle streghe…su FB” e questo dimostra, per l’ennesima volta, che la rete soggiace al pensiero dominante, pensiero che è sempre creato dalla classe dominante.
    Nessuna seria azione politica di classe, ne tantomeno rivoluzionaria, può trarre vantaggio dal web. :(

  4. KikkoHiro scrive:

    Si sono gettati indignatamente contro i poliziotti che da normali stipendiati,prendono 1300 euro al mese,non 15000 come i parlamentari.
    Hanno incendiato e distrutto macchine,che venivano pagate a rete da povera gente come loro.Questo movimento è servito solo a distogliere l’attenzione dalla vera rivolta pacifica che poteva risultare scomoda ai potenti.Da ciò ne deduco che tutto ciò abbia avuto un solo ente generatrice:i politici, che sapendo a cosa potesse andare incontro lo stato hanno deciso di mandare sul campo uomini bersaglio per distogliere l’attenzione dell’attività principale di quella gironata.

  5. Fransis scrive:

    La protesta di Roma per me è stata vergognosa. Le proteste fatte pacificamente vanno bene, perchè comunque è un’espressione di molte persone, ma alle sfuriate di sabato, no mi dispiace. Perchè le persone che lo hanno fatto sono anarchiche e con tutta la voglia che ho non riesco a condividere la loro azione. “la mia libertà finisce dove inizia la tua” disse Martin Luter King; vi sembra che abbiano rispettato questa citazione? Hanno distrutto a molta gente la libertà di avere una banca, di possedere un auto. E per cosa? Solo perchè volevano manifestare tutta la propria rabbia nei confronti di questa crisi. No, mi dispiace, non riesco proprio a capirli.

  6. Valberici scrive:

    Simone: ma te sei nichilista-pessimista, altro che hobbesiano :P
    Comunque, tornando serio, non mi metto a spiegare cos’è il comunismo, altrimenti trasformo il blog di Licia in una scuola di partito e non è il caso. ;)
    Piuttosto discutiamo della tua ultima affermazione: se sostituissimo “il mezzo” con “l’uso del mezzo” mi troveresti d’accordo. :)

    • Licia scrive:

      Comunque, tirando le somme abbiamo i seguenti fatti:
      1. il movimento italiano è bello che diviso, con tanto di improperi da una parte e dall’altra e caccia alle streghe (le segnalazioni su FB di chiunque abbia il volto coperto o tenga in mano un sampietrino)
      2. tutti invocano leggi speciali et similia, anche quelli che molti (ma, lo confesso, decisamente non io) ritenevano “gente che lotta con noi”.
      Da buon fisico sperimentale non posso che concludere che ‘sto pomeriggio di guerriglia non solo è moralmente difficile da digerire, è stato pure deleterio ai fini della “lotta”.

  7. Fabio scrive:

    Evidentemente il tuo amico Licia non era alla manifestazione di sabato, i manifestanti erano tutti incazzati ma con quelli che il tuo amico dice di capire, criminali, animali che cercano di sbranare tutto e tutti, (ricordo i manifestanti picchiati perché tentavano di fermarli) che cercano la morte del prossimo senza nessun motivo, perché non si può dire di capire i motivi degli animali se loro stessi non ne hanno, quindi il tuo amico non c’ha capito un cacchio perché probabilmente ha fatto lo sborone come facciamo tutti, un conto è dire e un conto è fare…. e che senso ha dire “se potessi farei come loro”, ma lui può in realtà, la domanda è: perché non lo fa? perché non vuole…. e si ritorna alla sboronaggine…..

  8. Simone scrive:

    Mah, io sono Hobbes-iano: homo homini lupus. Il comunismo è un modo per tenere buoni i lupi, ma non funziona se c’è in giro gente che non lo sposa con fiducia. Allora devi imporlo, e qui ricadi nell’URSS, a meno di isomorfismi. Possiamo illuderci che esista uno stato comunista Pacifico e democratico, ma la vedo dura. Come convinci quelli che difendono la proprietà privata e il sogno americano? Alla lunga li mandi nel gulag (o nel gulasch, come diceva Bossi), perché altrimenti l’ingranaggio si blocca. Per me, il modello concreto più simile al comunismo buono è il monastero francescano; un modello per pochi eletti, direi.
    Comunque io sono convinto che i buoni propositi diventano cattivi, se il mezzo è cattivo.

  9. Valberici scrive:

    Simone: nel 1989 è crollato il capitalismo di stato sovietico, cosa assai diversa dal comunismo.
    Riguardo alla violenza: chi ci dice che sia stata fine a se stessa?
    E’ possibile che la violenza sia uno strumento usato da chi ha un ben preciso progetto. Attila aveva un progetto, ma molti dei suoi guerrieri combattevano perchè erano felici nel farlo. ;)

  10. Simone scrive:

    Non ho capito se state attribuendo alla violenza fine a se stessa la dignità di un’idea politica. A me pare aberrante, comunque la pensiate. Perfino gli Unni avevano un progetto, oltre la devastazione.
    Non so se voglio abbattere il capitalismo, soprattutto perché non conosco alternative prive di rischi. Io sceglierei il comunismo, ma mi informano che è crollato nel 1989. E onestamente la mia idea di comunismo è un capitalismo alla rovescia, ben poco democratico verso chi lo rifiuta. E allora che si fa?

  11. Valberici scrive:

    le “ragioni del nemico”

    Io conosco il mio nemico…e siamo molto simili.
    Vogliamo abbattere la democrazia.
    Vogliamo abbattere il capitalismo.
    Siamo antiparlamentari.
    E potrei aggiungere moltre altre cose che abbiamo in comune.
    In una cosa siamo differenti: lui vuole che i molti siano schiavi dei pochi, io voglio che tutti siano liberi.
    Ma siamo, dobbiamo, anche essere diversi nella scelta dei mezzi per raggiungere il nostro fine?
    E quanto del mio nemico c’è in me?

    Poi dico una cosa riguardo alle minoranze: sono proprio loro, quando adeguatamente organizzate, che possono determinare un cambiamento. In realtà sono i pochi che devono essere temuti, perchè con le loro azioni possono condizionare il comportamento delle masse. Tutte le grandi rivoluzioni sono state scatenate da una piccolissima parte della popolazione, anche le dittature si sono costituite partendo da piccoli gruppi, magari davanti ad una birra, mentre uno strano tipo coi baffetti parlava con voce stridula. Poi è chiaro che la massa incazzata è qualcosa di spaventoso ed incontrollabile, ma passata l’onda inizia il reflusso. Pochi mesi addietro molti guardavano all’ Egitto come la terra in cui finalmente il popolo si sarebbe liberato dai padroni…e ora c’è una dittatura militare.

  12. Alberto scrive:

    Un’altra cosa che non concepisco e che mi da il nervoso è ACAB..ok..la polizia italiana non è il massimo dell’efficienza,però che bisogno c’è di mettersi contro di la polizia? Verrà il giorno in cui ne avranno bisogno e spero che quel giorno sia quella Mortuaria ù.ù
    Sono incazzato nero per chi non lo avesse capito ;)

    • Licia scrive:

      Allora, la questione nel mio post era semplice: sono una maggioranza o in qualche modo interpretano i sentimenti di una maggioranza? Se la risposta è no, amen, è gente che ha un concetto di lotta diverso dal mio e che non posso condividere, ma non c’è niente di politico dietro, né domande che dobbiamo farci in prima persona. Se la risposta è sì, non si può liquidare tutto dicendo “li sbattiamo in galera”, perché è evidente che per uno che ne sbatti in galera ce ne sono altri cento, mille, che faranno le stesse cose, e peggio. Se la risposta è sì, occorre trovare un’alternativa politica, dare voce a chi non ce l’ha, cercare di incanalare una rabbia che così non ha senso. imho, poi ognuno fa le sue valutazioni. Poi, figurati, io mi sento indubbiamente più vicina al manifestante menato e al precario con la macchina sfasciata, perché per il mio kodo di vedere è quello l’anello debole della catena, e se posso cerco di stare coi deboli, perché è nella mia natura e nel modo in cui mi hanno educata. Comunque, al solito: possiamo star qui a cantarci quanto siamo bravi e belli noi che non spacchiamo niente, o cercare di capire le “ragioni del nemico”.

    • Licia scrive:

      E, per inciso, io non lo so se quella gente lì sia una parte significativa del movimento o meno. Ho cercato di leggere i commenti in giro, e non si capisce, anche chi c’era dà racconti contraddittori, a seconda di dove si trovava nel corteo. Fatto sta che ho letto orgogliose rivendicazioni di quel che è successo, come se spaccare la vetrina di un minimarket sia uno sconvolgente gesto rivoluzionario, capace di cambiare i rapporti di potere. E va anche detto che è un copione collaudato: ci sono manifestazioni che ormai degenerano sistematicamente. Si può evitare? Non si può evitare? Soprattutto, lo vogliamo evitare? No, perché c’è anche chi dice che la radicalizzazione dello scontro, con conseguente esclusione di tutta una serie di fasce di popolazione che non sono disposte a scendere in piazza a menarsi, è una cosa positiva.

  13. Alberto scrive:

    Ho visto nei video gente piangere perchè la loro macchina era stata data alle fiamme,perchè la vetrina del loro negozio era stata frantumata e all’interno tutto era stato sfasciato..Ho visto gente soffrire inerme sotto i calci e i pugni dei manifestanti in nero,ho visto una donna colpita in pieno volto da un san pietrino…penso che sia una cosa inqualificabile e sbagliata a prescindere..non ci sono scuse per questi atti..Chi li appoggia è solo perchè se li è trovati a km di lontanaza.E se invece le macchine date alle fiamme,le vetrine frantumate,le ossa rotte fossero state le vostre? Vi lascio con questo quesito..

  14. Simone scrive:

    Licia, arrivo tardi ma vorrei fare un piccolo commento. Ammettiamo pure che i violenti non fossero una minoranza. Tu chiedi che cosa dovremmo fare di loro. Innanzitutto, “noi” e “loro” gia’ sottintende una presa di posizione. Perche’ “noi” dovremmo dare “loro” un’alternativa politica? Che sono, poppanti incapaci di intendere e di volere? Non possono costruire da se’ un’alternativa politica? O forse ce l’hanon gia’, ed e’ la violenza. Facciamo cosi’: il violento va in galera, e da li’ puo’ dedicarsi con tutta calma all’elaborazione di un progetto politico originale. Ammesso che non diventi lo schiavo di qualche serial killer bisognoso di affetto, ovviamente :-)

  15. Playrom scrive:

    sinceramente a quei signori che hanno devastato un città li prenderei per le palle, gliele taglierei, e li metterei in carcere a pane e acqua per una vita, oltre che a farli malmenare duramente dai manifestanti pacifici che c’erano quel giorno a roma

  16. Valberici scrive:

    Licia: diciamo che occorre fare due discorsi separati. Nel primo caso il “male” è facilmente individuabile e non sono i ragazzi che sfasciano tutto, loro sono solo uno strumento. Il “male” ha all’ incirca la mia età, passeggia in mezzo ai giovani vestiti di nero, conversa con la polizia, ma non è un infiltrato. Ha tante facce e parla indistintamente alla destra e alla sinistra.

    Nel secondo caso abbiamo cittadini e lavoratori ormai ai limiti della sopportazione, gente che non ha nemmeno più i soldi per arrivare al pullman che li porta a manifestare. Sono spaventati e arrabbiati, non vedono più un futuro per loro e per i propri figli. Non si sentono più rappresentati dalla politica e nemmeno dal sindacato. Sono una miscela esplosiva, e non passerà molto tempo prima che il “male” faccia la sua comparsa anche tra di loro. Mostrerà la sua faccia più comprensiva, sorridente, e darà loro quello che cercano, un qualcosa che gli faccia dimenticare la paura e che gli permetta di vedere il futuro. Il “male” gli mostrerà un nemico.

    E io, e noi? Cosa faremo? Sono queste domande che mi mettono i brividi e mi spaventano.

  17. francesco scrive:

    Secondo me non votando si lascia spazio a quelli che si danno da fare per mantenere in vitaquesto sitema, e che quindi non si astengono mai. Il non voto sarebbe utile solo se ci fosse un sistema che prevedesse il raggiungimento di un quorum per la validità delle elezioni (es. il 50% degli aventi ditritto); allora si che non votando in massa si bloccherebbe il sistema costringendo i politici a confrontarsi con le opinionio degli elettori e non solo con quelle degli iscritti. Purtroppo non è così per cui ritengo che andare a votare è comunquie il male minore.

  18. J.Ph scrive:

    Non so se è normale ma sono stato fermo su questa pagina per una buona mezzora cercando di capire come commentare e come rispondere. La verità è che probabilmente non so rispondere. Perchè in realtà io non saprei dare un motivo preciso a coloro che pensano che una “grande rivoluzione” (e con gran uso di violenza, ovviamente) sia l’unica soluzione alla situazione attuale delle cose. Perchè probabilmente non riesco a trovare altri modi possibili persino io. E parlo ovviamente sapendo di essere solo un ragazzo di 20anni, che magari è ignorante in molte cose e influenzato molto dalla frustazione, dal senso di incapacità di cambiare le cose, dalla rabbia per la situazione che viviamo. E non parlo ovviamente della “rabbia” dei violenti inflitrati nella manifestazione (che da quanto ho capito erano solo venuti per quello senza motivi). Ma la rabbia che c’e’ in gran parte degli italiani ultimamente. Dopotutto non è inspiegabile che molti tra i “manifestanti pacifici” fossero concordi con l’uso della violenza in quella situazione, e magari qualcuno di loro, preso dalla foga, abbia lanciato lui stesso qualche pietra capitata a caso. Non sto ovviamente giustificando gli atti di violenza. Anzi. In realtà, forse, mi sto allontanando un pò dal filo del discorso; nel caso mi scuso. Ma sta di fatto, e un pò parlo anche per quanto mi riguarda, ti senti un pò in trappola nella realtà italiana in cui viviamo. Mettici dapprima le cose che accadono attualmente e da un pò di tempo a questa parte: la scuola italiana che viene fatta letteralmente a pezzi, il tentativo continuo di … scusate la parola.. ma di rendere deficienti le persone tramite tutti i mass-media possibili privandoli della libertà di pensare, di avere una propria idea, ecc, l’ormai perso senso di giustizia in Italia dovuto sia a condanne per omicidio che sono persino minori a quelle di furto sia alla liberazione di mafiosi per semplice negligenza sia per le continue di vicende di Berlusconi, e cosi via. Ma pure per lo stesso Berlusconi, ma non tanto quanto persona ecc.. ecc. ma in quanto figura da colpevolizzare a livello politico. Ovviamente ha le sue colpe e tutto (e se ne èparlato tanto quindi evito sta volta), e ovviamente fa rabbia pensare che la faccia di fatto sempre franca e faccia sempre i comodi suoi magari cambiando questa legge o piuttosto che un’altra. Ma.. ultimamente non è che l’opposizione faccia altro se non dire, sostanzialmente, – Berlusconi cattivo. Basta. Si dimetta, ecc..ecc.- Non so se mi riesco bene a spiegare. Cioè sostanzialmente la politica italiana è solo questo allo stato attuale. Personalmente non do torto agli esponenti di destra quando affermano che, anche se salisse al potere la sinistra, la situazione non sarebbe migliore. Anzi. Ovviamente non è solo questo, ma ci sono molte altri fattori (tipo l’influenza mafiosa, l’approffittare del proprio potere, l’egoismo politico ecc.. ecc) ma tutto ciò ti porta inevitabilmente ad avere una sfiducia completa e totale nella politica. Non a caso, un paio di giorni fa (piu o meno il giorno in cui si ebbe l’ennesima falsa di fiducia al governo) mi ritrovai a pensare che sostanzialmente, allo stato attuale, io ci andrei pure a votare ma probabilmente annullerei il mio voto non sapendo proprio chi votare. Quindi questo è il punto. Da qui deriva un pò la rabbia e la frustazione comune. Quindi se uno non crede che a livello politico la cosa possa cambiare e, di conseguenza, coloro che possono effettivamente, cambino la situazione italiana, cosa ti rimane? Come fai a dire a coloro che pensano che solo con una gran azione di violenza sia la soluzione, che il loro pensiero è sbagliato? Che è sbagliato agire cosi quando, di fatti, hai perso la fiducia in tutto il resto? In realtà il discorso è cosi vasto che potremmo stare qui a parlarne per secoli (del tipo non ho incluso argomenti ancora più importanti quali l’economia, l’impossibilità della gioventù di oggi di imporsi ecc..). Ma meglio che termino qui. Probabilmente sono uscito un bel pò fuori argomento, nel qual caso mi scuso ancora. Ma fondamentalmente credo sia questo il punto della situazione.

    P.S. Alla faccia che non sapevo come rispondere XD XD

  19. Damiano scrive:

    Francesco in linea di principio concordo con te ma ultimamente mi chiedo, possibile che alla fine si possa dire lo stesso di me che vado a votare? cambio veramente qualcosa quando voto rispetto a quando mi astengo? non ne sono più tanto sicuro e qui sta uno dei problemi.

  20. francesco scrive:

    Ho visto il filmato. Ma quelli che hanno dichiarato che non hanno votato o annullato la scheda, come pensano di incidere positivamente sulla politica. Forse sono ancora così ingebnui da ritenete che i politici di fronte alle astensioni e alle schede nulle si sentano colpiti e cambino atteggiamento? se è così è una pia illusiobne, dopo il voto sono tutti pronti a sentirsi rappresentanti del popolo sovrano e continuare a fare ciò che gli pare. E’ vero che la scelta è difficile, ma sarebbe meglio partecipare al voto scegliendo il meno peggio e votarlo, mentenendo un controllo su quello che fa. In caso contrario alla fine o si va verso azioni controllate dai violenti o ci si stanca e si continua a tenersi questa classe politica. Il primo passo è quello di impegnarsi per il referendum elettorale in modo che torni la possibilità di scegliersi i rappresentanti togliendo ai partiti la possibilità di scegliere chi fare eleggere, ed inoltre orientarsi verso quei partiti che favoriscono la partecipazione alle scelte. So che non è facile ma l’astenersi finisce sempre per essere un’accettazioen della situazione esistente.

  21. Katerina scrive:

    Da quello che ho capito a devastare Roma non sono stati manifestanti furiosi, e non hanno nemmeno dato voce (in modo sbagliato) alla rabbia e all’esasperazione della gente. Erano andati lì per distruggere col fine di distruggere, e basta. Non rappresentano nessuno, se non loro stessi.

    Posso capire, anche se non condividere, una manifestazione in cui gli animi si scaldano, in cui l’indignazione e la rabbia dei manifestanti sfugge al controllo e scoppiano disordini. Non capisco e non sono certa di voler capire persone che si presentano ad una manifestazione pacifica col preciso intento di scatenare l’inferno, rischiando di ammazzare qualcuno.

  22. Damiano scrive:

    Il problema principale è che non c’è nessuno che si prenda la briga di proporre un alternativa credibile e che quindi sia in grado di orientare la rabbia trasformandola in forza rinnovatrice.
    troppo semplicistico?

  23. Valberici scrive:

    “Ho detto la mia senza avere elementi a sufficienza”. Beh, la questione è assai complessa e credo che non tutti gli elementi siano disponibili al pubblico . Però, andando un po’ OT, la scarsa conoscenza di strategie, tattiche, movimenti, politiche e quant’altro non deve, come dire, spaventarci quando dobbiamo dare un giudizio etico.

    La rabbia. Ecco, devo dire che da sempre l’ira è il mio peccato capitale “preferito”, se fossi stato a Roma avrei dovuto fare un grosso sforzo per controllarmi. Però non è la rabbia delle manifestazione o di chi sputa in faccia ad un vecchio che mi spaventa. E’ la rabbia che sta montando nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, che mi fa paura.

    Aggiungo una cosa: osservate bene le foto della manifestazione, con calma, ci sono cose “strane”.

    • Licia scrive:

      Val: ti aspettavo, perché oltre alle parole del mio amico mi sono venute in mente le tue di qualche giorno fa sugli operai. Prima di liquidare tutto con un “tanto non sono come noi” è il caso di capire quanto di loro sia in noi.

  24. Damiano scrive:

    vi propongo questo piccolo video con relativa analisi del realizzatore

    http://www.lucasappino.com/2011/10/per-chi-votano-gli-indigati.html

    • Licia scrive:

      Damiano: sto guardando, e lo trovo molto, molto interessante. La maggior parte non vota, chi vota se lo ricorda a malapena, molti non se lo ricordano. È questo che io trovo estremamente pericoloso: la gente non ritiene che la dialettica democratica, per come è strutturata in Italia, sia un modo per cambiare le cose, mentre lo è scendere in piazza. Questo fatto richiede una riflessione molto seria.

  25. Stefano Moretti scrive:

    Ma, Licia, il problema è proprio questo: SONO una minoranza. Che magari esprime un sentire comune (come si può non avere voglia di spaccare tutto, di questi tempi?), che però la maggioranza delle persone cerca di tradurre in politica piuttosto che in violenza. Ma se diamo loro più credito di quello che abbiano facciamo il loro gioco. In quella giornata infame ciò che mi ha riempito di speranza è che la stragrande maggioranza dei manifestanti hanno cercato di isolarli e di fermarli, chiamandoli per quello che sono (FASCISTI), e rifiutando a tal punto la loro presenza che persino Alemanno e Maroni hanno dovuto prendere atto che questa teppaglia non rappresentava nessuno se non la propria STUPIDITÀ.

    • Licia scrive:

      Stefano: eh, non sono del tutto d’accordo. Pensa a quanto seguito ha l’antipolitica, per dire. La gente non ritiene che il voto, ad esempio, possa più servire a qualcosa, e ci sono ampie fette di popolazione, alle quali, almeno in passato, appartenevo anch’io, che non sono in alcun modo rappresentate non dico in parlamento, ma manco da un qualsivoglia partito. Semplicemente, non hanno voce. Ma chi è, di questi tempi, che cerca di fare qualcosa per i precari? Neppure il sindacato, te lo posso dire per esperienza diretta.

    • Licia scrive:

      Mi chioso: non sto giustificando la violenza, ma la violenza c’è stata. Magari a questo punto si potrebbe cercare di capire perché, in modo da prevenire, da dare un senso a qualcosa che al momento un senso non ce l’ha. Ho visto la foto di due macchine incendiate: una panda e una punto del secolo scorso. Ammazza, hanno proprio colpito il capitale, eh?

  26. Damiano scrive:

    Sono arrabbiato senza ombra di dubbio, ma no non scenderei in strada a devastare la MIA città la MIA nazione. Piuttosto sarei pronto ad altro ad un dissenso vero che magari ci mette anche la faccia invece di nascondersi dietro ai caschi e alle sciarpe. Io circonderei le famose zone rosse con tutti i manifestanti e poi mi siderei. Volete le zone rosse? ottimo, noi vi ci chiudiamo dentro!
    Senza violenza e mettendoci la faccia rischiando anche di essere portati in questura ma senza mai alzare un dito. Probabilmente sono solo un povero sognatore romantico.

  27. Stefano Moretti scrive:

    Ero al corteo, anche se per fortuna mi hanno avvertito in tempo per andarmene; e anche andarsene non è stato facile, la Polizia aveva ordine di imbottigliare tutti a Via Cavour, ma per fortuna dopo una decina di minuti di trattative ha prevalso la ragione. Ho visto gente che manifestava pacificamente anche se estremamente incavolata, ma anche vetri di auto e vetrine sfasciati, e per la prima volta mi sono vergognato di partecipare a una manifestazione. La chiave di tutto è: “non è neppure uno che fa politica attiva”. Infatti, è gente incavolata e basta, magari convinta che farsi le canne in un centro sociale sia far politica (lo so, è uno stereotipo ma è anche drammaticamente vero). Ho letto il comunicato di Askatasuna (http://www.csoaskatasuna.org/movimento/15-oct-doveva-finire-con-qualche-comizio/), e certi commenti del Manifesto, il che mi conferma che non si trattava di infiltrati della Polizia (come qualcuno sbrigativamente ha pensato), ma di gente convinta che sfasciare tutto a prescindere sia una soluzione per qualche cosa (e che prima di essere toccata dalla crisi non si è mai interessata della politica). Purtroppo, oltre le caste, le cricche e le mafie, ora abbiamo un altro nemico.

    • Licia scrive:

      Sono perfettamente d’accordo con voi, ma il problema che pongo è un altro: se chi ha combinato il casino non è una minoranza, ma esprime invece un sentire comune, è evidente che siamo di fronte ad un problema. C’è gente che ritiene che non ci sia altra strada. Che facciamo con queste gente? Cerchiamo di dar loro un’alternativa politica o li lasciamo in mezzo alla strada a sfasciare tutto? E io non ho mai sfasciato niente in vita mia che non fosse mio, eh? E l’ultima volta che ho menato qualcuno avevo tredici anni e il qualcuno mi aveva messo una mano in fallo.

  28. francesco scrive:

    La violenza non fa che favorire chi non vuole che si conoscano i motivi veri della protesta di chi manifesta pacificamente. La realtà è che i violenti fanno il gioco di chi ha paura che la gente capisca che il modello di sviluppo in voga è totalmente fallito. Che senso ha, infatti, continuare a parlare di sviluppo e aumento della produzuione se questa non serve a diminuire di un millesimo la povertà del terzo mondo ma da aumentarla, se non serve a migliorare, ma anzi solo apeggiorare, le condizioni di vita delle fasce più povere ma solo ad arricchire gli speculatori che si arricchjiscono sempre di più. Ma queste cose non si devono sapere per cui fanno molto comodo gli “utili cretini” che danno la possibilità di dire che questa gente è violenta e che bisogna colpire duro, prima solo i violenti e poi anche gli altri magari vietando le manifestazioni perchè danno orogine alla violenza. Una classe politica consapevole dovrebbe capire ed appoggiare le esigenze di chi protesta per ragioni valide, perché il rischio è che, come è già successo in altri tempi, a prevalere siano i violenti, e come conseguenza gli altri o passino anche loro alle azioni violente o si tirino in diaparte abbandonando la protesta pacifica. A questo punto i soliti “potenti” potranno cavalcare le circostanze chiedendo la solidarietà contro i violenti e nel frattempo continueranno a fare i propri interessi. Una classe politica seria, sia di maggioranza che di opposizione e non solo in Italia, dovrebbe cercare di capire le difficoltà di chi non ha un futuro e puntare ad uno sviluppo sostenibile e che torni a puntare su quella che oggi è vista come un’eresia contro la produzione la “redistribuzione del reddito” e una produzione che serva a soddisfare i bisogni della gente e non quelli di una produzione indifferenziata che serve solo ai bisogni di chi specula e si arricchisce sulle crisi. Ma la classe politica oggo è autoreferenziale e non è più capace, tranne poche eccezioni, di ascoltare le voci di protesta, presa com’è a gestire il potere e cercare di conservarlo ad ogni costo.
    Speriamo bene.

  29. Yama scrive:

    Quelli che si danno ad atti di violenza contro tutto quello che trovano sulla loro strada (oltre alle vetrine e alla camionetta hanno dato fuoco anche a cassonetti e auto degli stessi manifestanti – quelli pacifici) non sono arrabbiati, sono infami. E degni neanche di essere chiamati bestie. E buttano fango, per non dire altro, su chi e’ davvero arrabbiato per la situazione, che ha il buonsenso di non prendersela con chicchessia. Non si possono giustificare certe azioni con “sono arrabbiato”: voglio dire, se durante uno di questi attacchi venisse preso a sprangate un bambino potresti giustificarlo con “la gente e’ arrabbiata, io questi li capisco”? Ho visto scene in tv in cui dopo aver sfondato le vetrine di una banca veniva buttato dentro qualcosa di incendiario. Sopra la sede si vedevano delle finestre con le persiane. E se ci abitasse qualcuno lì? Li ammazziamo perché abitano sopra una banca? La verità e’ che sono solo dei bastardi criminali, e dovrebbero vergognarsi – io mi vergogno per vivere nell’unico paese del mondo in cui sono accadute queste cose durante questa manifestazione in particolare – e dovrebbero avere faccia e nome e cognome pubblicato su giornali, radio e tv, in modo che li si possa riconoscere a vista. E per loro si fotta la privacy, i criminali non hanno diritti per quanto mi riguarda, soprattutto certo genere di criminali. Tutti siamo arrabbiati perché le cose vanno di merda, io ho pensato più volte di andarmene di qui, in un paese dove le cose vadano meglio. Sono solo i miei affetti che mi tengono legata a questo paese che naviga in un mare di sterco per colpa di quattro(cento) vecchi troppo legati a soldi e potere. Anche io sono stanca. Ma non per questo tollero certi atti. Niente può giustificarli. E l’unica cosa che hanno ottenuto e’ stata togliere credibilità a tutti quelli che sono stanchi della nostra situazione economica, politica e sociale.

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