Archivi del giorno: 20 ottobre 2011

annegando

Roma allagata è uno dei miei ricordi più antichi. Non so nemmeno quanti anni avessi. Ho in testa quest’immagine di me assieme ai miei genitori, in macchina, mentre le vie sono un unico fiume in piena.
Da allora, a quel ricordo se ne sono sommate decine di altri. Ogni volta che piove, Roma si allaga. È matematico. E non stiamo parlando di semplici pozzanghere. Stiamo parlando di vie con dieci centimetri d’acqua che scorre, di guadi nei quali automaticamente le macchine affogano. Stiamo parlando di morti.
Stamattina mi sono svegliata con un tuono tremendo, per altro dopo una nottata in bianco perché Irene è stata male. Quando mia madre arriva a casa mia, è zuppa. Tempo dieci minuti, e mi chiama mio padre trafelato, dopo due ore e mezza di viaggio per fare venti chilometri, parlandomi di scene apocalittiche. Il risultato è che sono bloccata a casa. Dall’università non mi arrivano notizie: nessuno dei miei colleghi è online. Almeno qui, al quarto piano, l’acqua non arriva. Ma so di gente con la casa allagata e senza corrente.
Non è normale che in un paese che appartiene al lato fortunato succedano cose del genere. A Monaco andavo a lavorare con la bufera, treni, tram e autobus passavano senza problemi, una volta soltanto si sono congelati i binari e il tram è arrivato in ritardo. E intanto il bilancio è di un morto e un disperso. Un morto di pioggia. A Roma, in questo paese, si muore di pioggia.
Guardo fuori alla finestra, e penso che non solo questa città, ma quest’intero paese sta affogando. Dal grande al piccolo, niente funziona più, e mentre perdiamo un pezzo dopo l’altro, nei palazzi del potere chi dovrebbe cercare di salvarci porta a termine il sacco del paese, razziando tutto quanto è rimasto.
Non so se questa botta di pessimismo mi viene fuori dalle troppe immagini di violenza di questi giorni, o da questo cielo gonfio di pioggia. Il fatto è che sono stanca. Stanca delle cose che non funzionano, nessuna, stanca della mancanza di prospettive, stanca di ogni piccola cosa che diventa gigantesca.
E intanto aspetto. Di capire cosa fare oggi, se posso azzardarmi fuori da casa o è meglio che resti qui. Aspettiamo tutti, e forse lo facciamo da troppo tempo.

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