Archivi del mese: novembre 2011

Non ricordo se fosse estate o inverno. Probabilmente febbraio, la prima sessione di esami, all’epoca, era in quel periodo lì. Lo scritto era andato molto bene, del resto avevo studiato e capito la materia. Metodi matematici della fisica, si chiamava. L’orale, insomma, era tranquillo. Sapevo tutto, davvero.
Mi svegliai già agitata. In teoria l’esame doveva esserci la mattina, ma quando arrivai, non ricordo per quale ragione, me lo spostarono al pomeriggio. Si trattava solo di rimandare per qualche ora, ma per me fu una tragedia. L’ansia iniziò a salire incontrollata. Avevo paura, non so neppure io di cosa, ma ne avevo a pacchi.
Quando mi sedetti davanti al professore, ero uno straccio. Due ore di ansia mi avevano distrutto i nervi. Avevo difficoltà a scrivere perché mi tremava la mano. Mi ricordo il pennino sottile, storto, che graffiava incerto la carta. Iniziai a impappinarmi da subito, mi confusi, le idee mi scappavano dalla testa. Il professore iniziò ad innervosirsi, e più lui si innervosiva più io andavo nel pallone. Speravo solo in una fine rapida e indolore, che sembrava invece non arrivare mai. Prima della fine scoppiai in lacrime.
Il professore mi mise 28, ma attaccò una paternale infinita sul fatto che era incredibile che non avessi studiato, che se solo mi fossi impegnata avrei potuto prendere 30, che non avevo voglia di fare niente. Io inghiottivo amaro i a capo chino, mentre pensavo a quanto avevo studiato – tanto, come sempre – per quel maledetto esame, e quanto nulla di tutta quella fatica fosse trapelato. Dannata ansia. Quando uscii dallo studio giurai che non sarebbe mai più successo, non avrei mai più permesso alle mie maledette paturnie di interferire a tal punto con la mia vita.
Era quasi dieci anni fa.
Adesso, mi separano quattro ore ore circa dalla prima difesa della mia tesi di dottorato. Non posso dire di essere tranquilla. Ma non posso neppure affermare di essere davvero in ansia. E non è perché sono convinta di avere la preparazione perfetta, quella non ce l’ha mai nessuno, o sono certa che andrà tutto bene. È solo che, non lo so, dopo dieci anni ho probabilmente imparato a farci i conti. Non è la prima volta che presento il mio lavoro davanti ad una platea. L’ho fatto per la mia tesi, l’ho fatto nei vari congressi cui ho partecipato. Conosco ormai quel vuoto allo stomaco, quella sensazione di lingua felpata, la paura, che al momento del dunque, quando il pubblico è schierato e le luci sono abbassate, diventa semplicemente energia. Ecco. Ho imparato come fare.
Da quel giorno di febbraio, non mi è mai più capitato di rimanere congelata per l’ansia. Alcuni esami sono andati alla grande, altri meno, qualche volta sono stata brillante, altre ho sparato qualche cazzotta di troppo. Ma non mi è mai più capitato di balbettare come allora.
Forse è vero che poi uno alla fine cresce…

20 Tags: , , ,

Uomini e no

Qualche tempo fa scrissi questo brevissimo racconto. Non era del tutto una storia di finzione. Era ispirato alle ragazze che incrociavo durante il mio tragitto a lavoro, lungo le strade che circondano questo quartiere. Ragazze giovanissime, poco più che bambine, vestite come qualsiasi loro coetanea. Dopo un breve periodo di assenza, sono tornate. Ogni volta che le vedo, mi sale la rabbia. Mi domando perché loro sono sulla strada, e le loro coetanee italiane a scuola. Mi chiedo perché non si possa fare niente per aiutarle, perché il loro dramma debba consumarsi nell’indifferenza generalizzata. Tutto ciò cui hanno diritto è al massimo lo sdegno dei benpensanti, che si lamentano per il decoro delle strade. Mi viene allora da pensare che a questo mondo, nel mondo che ci siamo costruiti, ci sono le persone, e poi ci sono gli altri, poco più che oggetti, che non hanno diritto a niente, neppure alla nostra pietà. La stessa cosa che ho pensato leggendo questo.
Saidou Gadiaga è morto un anno fa. Sono successe molte cose quest’anno, certo, e ieri stava per cadere il governo per la milionesima volta, e l’alluvione, e tutte le altre notizie che hanno distratto l’opinione pubblica. Eppure non riesco a capacitarmi dell’indifferenza generalizzata che ha accolto il video della morte di Sadiou. Quando finiamo in carcere, lo stato diventa responsabile dell’integrità dei nostri corpi. In Italia non esiste né la pena di morte né la tortura, dunque lo stato deve curare l’integrità psichica e fisica dei detenuti, indipendentemente dal reato per il quale sono stati condannati, o semplicemente fermati, come Saidou. E invece non lo fa. Non l’ha fatto con Cucchi, non l’ha fatto con Aldrovandi, non l’ha fatto con Saidou. E la gente sembra avere difficoltà a empatizzare con queste vittime. Perché, diciamocelo, per noi esistono gli uomini, e poi tutti gli altri. Quando finisci in carcere varchi un confine, invisibile ma ben più solido delle sbarre che ti separano dal mondo. Per la gente smetti di essere una persona, e ingrossi le fila di quelli che possono anche morire, possono anche essere torturati. I detenuti, le prostitute, tutti quelli che per una ragione o per l’altra sono fuori dal sistema sono scorie, e come tali vanno trattati. Il corpo sociale deve espellerli per affermare se stesso, per marcare la distanza tra noi e loro. Senza capire che basta un niente per superare il confine, e diventare come loro.
Uno stato che permette quel che è successo a Saidou non può definirsi né libero né democratico. Uno stato che archivia e non fa luce su una morte del genere, insensata, inumana, assurda, dimostra per l’ennesima volta che i porci sono più uguali degli altri animali, è che l’unica sia pregare di non finire mai dall’altra parte dello steccato, tra i perdenti.
Io voglio un’Italia in cui cose del genere non si debbano più vedere, un’Italia in cui abusi del genere non siano mai tollerati, un’Italia a cui freghi qualcosa di Sadiou, di Federico, di Stefano, e di tutte quelle ragazze senza nome il cui sguardo incrocio un attimo soltanto, mentre sono presa dai miei affari di donna nata dal lato giusto del confine.

P.S.
Vi segnalo questa mia intervista. Mi spiace mescolare così sacro e profano, ma sentivo di dover scrivere quello che ho scritto sopra, e di doverlo fare oggi. Del resto, il titolo originario di questo blog era “Fra Cielo e Terra”.

8 Tags: , , , , ,

Parafrasando Lady Gaga…

…I am my shoes

20

Ansia

Questa è per me una settimana importante. Il 10, dalle 14.00 in giù, ci sarà la difesa delle tesi dei dottorandi del mio anno. Con le tesi di dottorato le cose sono un po’ diverse rispetto e quelle di laurea. Innanzitutto la discussione si chiama difesa, e si fa due volte: la prima con una commissione interna all’università, che stabilisce l’ammissione all’esame finale e il voto di partenza, poi con una commissione composta da professori provenienti da diverse università, eventualmente anche estere, che decide il voto finale. Ecco, giovedì dovrò sostenere la difesa interna. Sono in angoscia da giovedì scorso. Provo e riprovo, mi cronometro, ripasso tutto quel che mi serve di fisica stellare, ma non mi sento mai pronta a sufficienza. Forse è una buona cosa, forse no, non riesco più neppure a dirlo. Ormai, voglio solo che passi, possibilmente indolore.
Il giorno dopo, poi, per non farci mancare niente, esce Il Sogno di Talitha. Inutile dirmi che è il mio sedicesimo libro e dovrei averci fatto il callo. Stavolta è tutto diverso. Dopo dieci anni esco dal Mondo Emerso, la saga con la quale mi avete conosciuta e alcuni di voi amata (alcuni anche detestata, eh?). Adesso mondo nuovo, personaggi nuovi, filosofia di fondo persino nuova. Vi piacerà? Non vi piacerà? Sarà l’inizio della fine? Le persone come me vivono nel costante timore dell’arrivo della fase discendente della parabola. Che probabilmente è anche questa una cosa buona e giusta, mantiene quel giusto grado di tensione che serve a migliorarsi, ma a volte è semplicemente snervante. Ed è inutile anche dire che ce l’ho messa tutta, che è una storia che sento, che mi sono divertita. Inutile stare a menarsela, il successo è qualcosa di imponderabile, e non sempre mettercela tutta basta. Comunque, io spero che vi divertiate, di più non posso.
Per il resto, l’Italia affoga, letteralmente. Sono stata a Genova una volta sola in vita mia, ma è stato bello, e mi è rimasta nel cuore. E allora non posso non continuare a pensare che sei morti, senza contare quelli delle Cinque Terre, per altro, sia un prezzo inaccettabile, anche per eventi straordinari, che poi tanto eccezionali non sono, visto che era successa la stessa cosa una settimana prima.
Io non conosco la situazione di Genova, e quindi probabilmente non sono autorizzata a suggerire responsabilità. Mi chiedo solo se sia stato fatto tutto il possibile per evitarle, quelle morti, se il dissesto idrogeologico, i condoni edilizi, l’incuria, i soldi che non ci sono, non abbiano giocato un ruolo rilevante in questa storia assurda. E se colpe ci sono, vorrei ricordare che sicuramente la responsabilità ce l’ha chi ci governa, ma ce l’abbiamo pure noi, che condoniamo l’impossibile, che costruiamo dove non dovremmo convinti che non stiamo facendo niente di male. Non è così. I vincoli sull’urbanistica esistono per una ragione. Io prego sempre che questa casa in cui abito sia stata fatta con tutti i crismi, e quando piove sono ben lieta che l’urbanizzazione di questa zona sia non dico a regola d’arte, ma sufficiente a non farmi allagare casa. Perché io ho vissuto per 23 anni in un quartiere totalmente abusivo, e so cosa vuol dire, so cosa significa scoprire che quel lavoretto sulle fondazioni che ha fatto il tuo vicino di casa ti ha fatto incurvare il pavimento del salotto.
Le cose cambiano quando cambiamo noi.
Per il resto, un pensiero e un abbraccio a tutti coloro che stanno pagando un prezzo troppo alto per decenni di comportamenti scorretti e dissennati di vario genere.

37 Tags: , , , , ,

Fantasy al femminile

Brevissimo aggiornamento: su Donna Moderna di questa settimana trovate una mia intervista corredata da una delle tipo dieci mie foto che ritengo guardabili, se non addirittura carine, non mi azzardo a dir belle :P . Per colpa del soggetto, intendiamoci, non della capacità del fotografo. Sull’intervista, preciso solo una cosa: è il sunto di una piacevolissima conversazione di mezz’ora, per cui alcune cose sono finite compresse per ragioni di spazio. Il giro di parole per dirvi che no, non sono convinta di essermi inventata il fantasy al femminile, lo so perfettamente che c’era anche prima di me. Ma mi sono messa in scia sempre più scientemente man mano che procedevo con la stesura dei miei libri.
Bon, per il resto buona lettura.

29 Tags: , , ,

Lucca 2011, un bilancio

Figata. E qui potrei chiudere direttamente il post.
No, vabbeh da dire ce n’è ovviamente. E sia mai che io mi tiri indietro di fronte alla prospettiva di scrivere qualcosa :P
Dunque, per qualche ragione, è stata la più bella Lucca di sempre per molta gente. Me compresa. Probabilmente un ruolo l’ha giocato il fatto che per una volta ho avuto addirittura tre ore o giù di lì per girare la fiera. Ho visto e comprato delle cose, e in sette anni di Lucca è la seconda volta che mi capita, e la prima da quando la fiera si tiene nelle mura cittadine. Comincio quindi col dirvi gli acquisti. Sul fronte fumettistico, mi confermo una Lady Oscarista persa, visto che mi sono comprata i due volumi di Berubara Kid: trattasi di versione comica superdeformed di Lady Oscar. Ho iniziato a leggerlo ieri, e mi sembra davvero pregevole, anche grazie ai testi che collegano le strisce al fumetto e agli episodi storici. Poi, allo straordinario prezzo di 5 euro, ho preso l’art book di Rurouni Kenshin, un fumetto che adoro (almeno fino alla prima serie, dopo, ahimè, scade). Bellissimo. Colgo l’occasione per consigliarvi Meiji Kenkaku Romantan – Tsuioku Hen, in italiano Kenshin Samurai Vagabondo – Memorie dal Passato, una miniserie di quattro puntate molto, molto bella. Poi, ho preso l’immancabile Eriadan, tutto quel che non avevo, e una minierei a fumetti, Kagemusha, che Giuliano dice essere molto bella.
Sul fronte video, ho preso il film di Escaflowne e la versione italiana, che per altro non ho mai visto, di Una Tomba per le Lucciole. È un film che vi consiglio caldamente, il miglior film di animazione di sempre, ma guardatelo quando siete molto su di morale, o l’effetto depressione è garantito, è un film estremamente intenso.
Comunque, l’acquisto più ragguardevole è stato quello di un set pugnale, mantello e corsetto di cuoio, che ho poi sfoggiato alla presentazione di Paolo di domenica. Ebbene sì, per mezza giornata sono tornata al cosplay. È stato straordinariamente piacevole. Io non so spiegare chiaramente questo desiderio di travestimento che mi porto dietro da sempre: da bambina adoravo il carnevale, e ancora oggi, se posso, a carnevale e ad Halloween cerco almeno di truccarmi in modo buffo. Forse ci vorrebbe uno psicanalista, non so, ma andare in giro col mantello che sventolava dietro di me mi ha trasmesso una sensazione strana, piacevole. Ogni tanto ho bisogno di mettermi in contatto così col mio immaginario, di tornare ad essere fruitrice di storie, di confondermi con la folla cui appartengo da sempre.
Per il resto, le presentazioni mi sembra siano andate bene nonostante il mio evidente malessere. Tra l’altro, passato il mal di pancia, ora ho il mal di gola, ma tant’è. È sempre bello vedervi, sentire le vostre voci, vedere i cosplay. E poi ho l’impressione che la partecipazione generale all’evento Lucca Comics & Games, quindi non solo alle presentazioni cui ho partecipato, è stata superiore al solito. Vedere una città vissuta così intensamente, quasi trasfigurata da questa folla di gente strana, tra la quale, ça va sans dire, io mi trovo incredibilmente a mio agio, è qualcosa di straordinario, che però, purtroppo, solo noi nerd possiamo assaporare appieno. È la fantasia, la creatività, l’originalità che si prendono la loro rivincita, e per cinque giorni il mondo cambia in qualcosa di colorato e chiassoso. E in questo, Lucca è unica. Senza contare che la città è meravigliosa, se non ci siete mai stati, andateci.
Tutto qua. Si riparte con la valigia piena, e si è già pronti al nuovo conto alla rovescia. Arrivederci, Lucca.

30 Tags: , , , ,

Telegrafico

Avevo scritto un lungo post su Lucca. Siccome però, come avete avuto modo di vedere, il sito è stato modificato, non tutto funziona al meglio, e il post si è cancellato. Purtroppo al momento non ho tempo di riscriverlo, per cui vi faccio un rapidissimo riassunto delle informazioni principali.

Uscita del libro
La data ufficiale dell’uscita del libro è l’11 Novembre. In occasione della cosa, per quel giorno un centinaio di librerie in tutta Italia faranno un’apertura straordinaria dalle 22.00. Qui l’elenco delle librerie aderenti. Se volete organizzarvi per andare insieme o se volete scambiarvi informazioni sulla cosa, fatelo pure nei commenti qui sotto.

Promozione
Allora, il 12 e il 13 novembre farò due firme copie a Roma. I dettagli sono ancora da definire, ma sarà ovviamente nel pomeriggio, e una delle due librerie è la Mondadori di Via Cola di Rienzo.
Il week end successive, faccio un giro per le Fnac: venerdì a Roma, sabato a Torino, domenica mattina a Genova e domenica pomeriggio a Milano.

Brevi da Lucca
Nel pomeriggio, o al massimo domani, spero di poter mettere online un po’ di foto. Nel frattempo, potete ascoltare il mio intervento a Fantasy On Air qui, puntata del secondo giorno di Lucca Comics & Games.

Scuse
Innanzitutto, vado di fretta perché il 10 novembre difendo la tesi di dottorato davanti alla commissione interna. Questo spiega il post telegrafico e il tour delle Fnac in volata.
Mi scuso con chiunque abbia avuto a che fare con me domenica: non ero scocciata, semplicemente è quasi una settimana che ho una specie di influenza intestinale, e domenica stavo davvero molto male.
Uno scusa grande come una casa a Eugenia: ero davvero contentissima di rivederti dopo tutto questo tempo, ma purtroppo le interviste sono andate decisamente più per le lunghe rispetto a quanto prevedevo. Spero davvero che la prossima volta riusciremo a ritagliarci un po’ di tempo per noi.

Aggiornamento
Visto che sono in pausa pranzo, posso aggiungere una piccola galleria di foto da Lucca. Grazie a tutti quelli che hanno condiviso con me le loro immagini!

46 Tags: , ,