Il demone della perfezione

Quando diedi il mio ultimo esame di laurea, nel lontano 2003 – fisica stellare, per la cronaca – dopo che avevo risposto bene a tutto, il professore mi fece uscire, poi, dopo qualche minuto mi richiamò dentro.
«Le facciamo un’altra domanda» mi disse sorridente. «Lei sa perché, vero?».
Lo sapevo. Ero a tanto così dalla lode, che non avevo mai preso. Avevo preso 30, se non sbaglio a tutti gli esami di indirizzo, ma mai la lode. Tra me e quella parolina di quattro lettere, solo quell’unica domanda.
«Mi parli delle variabili RR Lyrae».
Non era una cosa difficile, era un argomento che conoscevo. Si dividevano in due gruppi.
«Dunque, le RR Lyrae si possono classificare in due gruppi: le ab, a periodo più corto, e…».
Il professore cambiò faccia.Perché le avevo invertite: le ab hanno periodo più lungo, le C più breve. Mi sorrise lo stesso, mi disse che non avrei avuto la lode, e mi mise 30. Così finiva la mia avventura in facoltà.
Questa scena, negli anni, si è ripetuta un’altra decina di volte. Dal prodotto tra vettori n dimensionali che secondo me aveva un corrispettivo fisico, alla domanda a piacere di Esperimentazioni di fisica 3, cui risposi parlando dell’unico argomento che non avevo capito del tutto. Probabilmente non reggo la tensione, oppure non lo so, sono ancor meno brava di quanto pensi, ma sempre, sempre mi capita, quando si tratta di mostrare di che pasta sono fatta, di sbagliare una piccola cosa, di non riuscire a dare il meglio. Passo poi i giorni successivi a rimproverarmi, a vergognarmi di quella cazzata che sarà uscita da chissà dove.
Il 10 novembre, quando ho discusso la tesi davanti alla commissione interna, per qualche minuto mi è sembrato di aver superato quella sindrome: è andato tutto bene, la commissione piacevolmente impressionata, nessuna sbavatura, nessuna domanda cui ho risposto balbettando. Tutto liscio, tutto bene. E per un istante ho pensato che me lo meritavo, che era la giusta ricompensa per il duro lavoro di quei tre anni, per i salti mortali dell’ultimo, per le riduzioni dati fatte tra una poppata e l’altra, le serate in università, le arrabbiature e le lacrime. E c’ho creduto, probabilmente è stato questo l’errore. Che ero al di là della china, e che il 19 avrei replicato.
Ieri è andata bene. Me l’ha detto il mio professore, me l’hanno detto tutti quelli che mi hanno sentita, me l’ha detto anche chi era presente alla discussione della commissione. Con l’inglese è andata liscia, sono andata spedita, non ho esitato, ho spiegato tutto chiaramente. Ma. Ma su due delle tre domande che mi hanno fatto ho esitato e nicchiato. Non ricordavo un valore usato nei modelli applicati nel mio lavoro – non li avevo calcolati personalmente io, ma un teorico – e ho mostrato incertezza sulla stima di un certo errore. Non è stato un problema, non per la commissione, almeno. Per me sì. Perché a tanto così da quel che desideravo per questo dottorato, al solito non ho dato il meglio. Mi sono fermata ad un nulla dal traguardo. Avrei voluto finire in bellezza, soddisfacendo prima di tutto me. E invece no, come del resto è stato in tutti questi otto anni di studio. Al rush finale arrivo sempre in affanno, e qualcosa mi frega.
Peccato. Sentivo di meritarmi qualcosa di più. Forse semplicemente non si possono fare tutte le cose che faccio, non bene almeno, forse è quello il mio meglio, e dovrei farmelo bastare. Ma il demone della perfezione è quel che mi ha portato dove sono.
Ecco com’è essere come me. Ecco cosa c’è dietro qualsiasi cosa abbia mai ottenuto in vita mia. La spasmodica ricerca di un risultato che non soddisfa mai. Perché sono fatta così. Perché forse è così che ti devi sentire se vuoi migliorare, è il prezzo da pagare per la possibilità di ottenere quel che vuoi.
Ieri sera ad un certo punto avrei voluto bermi una birra. Ma era già tardi, e da quando ho partorito sono diventata praticamente astemia, per cui alla fine ho rinunciato. Ma magari un sorso stasera me lo faccio. Comunque sia, è finita, e considerando le condizioni in cui ho lavorato, non era neppure una cosa scontata. E forse ad un certo punto uno deve anche accettare i propri limiti, e accontentarsi di quel che si ottiene.

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21 risposte a Il demone della perfezione

  1. Nihal scrive:

    peccato ma perlomeno non ti hanno bocciatoe questo quello che conta e poi io ti darei 1000000000000 e lode per i tuoi libri so che non centra molto ma li adoro da quando gli ho scoperti per caso ( parlo del mondo emerso) mi rispecchio moltissimo in nihal ma a parte tutto vorrei chiederti perchè non fai un bel film sulle cronache/guerre/leggende del mondo emerso????

  2. AryChanellina scrive:

    è così. sempre. ma “accontentarsi”…. è impossibile. e inutile

  3. M.T. scrive:

    Quello che capita a te, come ad altri, è la paura di riuscire, è la paura di vincere, come se si avesse il timore di non meritare il successo, come se ottenerlo fosse qualcosa di sbagliato. Discorso complesso da affrontare e sviluppare, ma di fondo potrebbe esserci una paura che è sempre presente nell’uomo, quella del cambiamento, come se ottenere un certo risultato possa farci diventare qualcosa di diverso e perdere quello che si è stati e si è conosciuto finora.

  4. Mirya scrive:

    Non credo serva dirti quanto sia già immenso quello che fai, anche perché ti seguo da pochissimo e non ti conosco quasi per niente; tuttavia i lavori di mamma, scrittrice e dottoranda mi parevano decisamente notevoli.
    Ma, anche se non ti servirà a nulla, ti racconto la mia, di esperienza, perché sul web tendiamo sempre tutti in maniera assurda a raccontare la nostra.
    Il mio demone della perfezione si è fatto notare piuttosto presto, prima ancora delle scuole primarie, e mi ha seguito per tutti gli anni scolastici, facendomi rinunciare a tutto ciò che non era utile a perseguire il mio fine: il massimo.
    Il mio campo di interesse è sempre stato quello letterario, tuttavia non trascuravo nessuna materia: dovevo ottenere il cento per cento in tutte.
    Con la laurea è stato lo stesso. Io ho avuto quasi tutte lodi, tranne alla tesi vera e propria, dove mi sono inceppata anche io, per la prima volta; poi ho fatto subito le tre abilitazioni per l’insegnamento, ottenendo il massimo anche lì, ma quella mancata lode mi stava sullo stomaco, così, appena ho avuto il mio stipendio da insegnante, ho fatto la seconda laurea mentre lavoravo. In un anno e mezzo, stavolta, e con la lode.
    Era chiaro che non mi bastava, così ho fatto un concorso per il dottorato e l’ho vinto. Intanto sono entrata di ruolo, e quando entri di ruolo devi fare un anno di prova che comporta delle lezioni pomeridiane; niente di che, ma quando sei incinta di sette mesi e inizi l’astensione dal lavoro diventa un problema, perché devi firmare a tuo rischio e pericolo, soprattutto se pare che il parto avverrà durante una lezione. Potevo rimandare quest’anno di prova a quello successivo, ma sarebbe stato imperfetto. Ho partorito tra una lezione e l’altra e sono andata a fare l’ultima tre giorni dopo, con i punti che mi saltavano e il bimbo che mi attendeva fuori col papà.
    Poi c’è stato il primo massacrante anno, in cui il pupo non dormiva più di un’ora al giorno. E il secondo, dove le cose sono migliorate solo un po’. E il dottorato l’ho messo da parte, semplicemente perché non avevo le forze, ma non riuscivo ad accettare questo fallimento.
    Ora, a due anni e mezzo, posso dire che vediamo la luce, e siccome mi restano un paio di mesi sto provando a scrivere la tesi di dottorato. Sì, in due mesi, e probabilmente non ce la farò.
    Ma per la prima volta nella mia vita sento che lo accetterò.
    Fallirò in questa mia prima cosa eppure non sarà un dramma e soprattutto non cercherò di farne un’altra per “rifarmi” di questo fallimento.
    Non ho mai capito una cosa, prima di essere mamma: che quanto noi educhiamo loro, loro educano noi.
    E a trentacinque anni, forse, inizio a diventare grande.

    E dopo questo sproloquio, ti faccio di nuovo i miei più sentiti complimenti e ti assicuro che quel poco che sto imparando a leggere di te mi fa nutrire una profonda ammirazione nei tuoi confronti.

  5. Nihal96 scrive:

    Un post stupendo e che fa riflettere! perchè anche se sono solo alle superiori, anche io cerco sempre la perfezione e non mi accontento mai… Comunque, complimenti per il tuo dottorato e tanti auguri di buon Natale e buon anno a te e alla tua famiglia :)

  6. Key scrive:

    Mah..se devo essere sincera io penso che l’averti richiamata per farti quella domandina “dopo” che avevi risposto perfettamente a tutto, non sia stato correto..anche perchè si sà che così facendo avrebbe messo ansia a chiunque, avrebbero potuto fartela subito a caldo e tu non avresti invetito sicuramente le risposte..non mi sembra giusto, e secondo me avrebbero dovuto farti notare l’errore in modo che ti saresti potuta correggere, tanto lo avevano sicuramente capito che eri preparata..così và questo mondo, tanto l’amaro in bocca resta sempre a noi..Cmq tantissimi auguri e complimenti per il risultato!!

  7. Valberici scrive:

    Mah, secondo me sei semplicemente un po’ troppo “tesa” in certe occasioni, ma non direi che non reggi alla tensione, se così fosse al 30 non ci saresti mai arrivata. Io non ho mai “fallito” un esame, probabilmente perchè non me ne è mai importato nulla. Però quando ci tengo veramente a qualcosa non sono mai del tutto tranquillo, e questo influisce sempre in maniera negativa. :)

    Comunque se ti ricapita un’ altra occasione in cui vuoi essere perfetta…ecco, credo che la birre sarebbe meglio berla prima e non dopo :P

  8. Simone scrive:

    Ma dai, smettila di angosciarti così :-) È assolutamente normale che uno scienziato sia imperfetto: le manie di perfezione le lasciamo agli avvocati, che si sentono intelligenti quando ricordano a memoria i codici.
    Per inciso, mi sembra assurdo negare la lode per una svista mnemonica: io non lo farei mai, anche perché certe nozioni svaniscono presto e l’importante è averne capito le implicazioni. Poi, per carità, ci sono colleghi che bocciano uno studente se non ricorda a memoria i nomi storici dei teoremi; ogni botte dà il vino che può.
    Il perfezionismo, e io sono sempre stato perfezionista, è un ottimo carburante per impegnarsi nella ricerca e nello studio. Però è la principale fonte di depressione: perché la perfezione è un estremo superiore ma non un massimo (se ricordi il linguaggio matematico), e c’è sempre qualcuno “più perfetto” di noi che ci manda in depressione.
    In bocca al lupo, spero che tu possa essere una divulgatrice di successo :-)

  9. Daniele Zen scrive:

    Beh licia è capitato anche a me, mi sono rifatto quando ho avuto tra le mani la tessera da giornalista, che sarà una cazzata ma il fatto di avere un oggetto in mano che testimonia i tuoi sforzi di anni è significato moltissimo. Poi di solito non sono “i primi della classe” quelli che cambiano il mondo, ma gli ultimi, quelli che non sono mai stati capiti del tutto e che hanno sempre pensato di poter dare qualcosina in più. Vedi Rubber, tu penseresti davvero che può diventare il re dei pirati? Ma lui non molla mai, si circonda di amici che lo possono far crescere e lui stesso non smette mai di migliorare. Quindi…sarà il nuovo re :)

    Baciotti

  10. Alissa scrive:

    1) Augurissimi per questa laurea!
    2) Licia, non sai quanto ti capisco. Mi sento nella tua stessa situazione quando devo superare esami o verifiche scritte; non riesco mai a dare, o almeno così mi sembra, il meglio di me! E anche io mi rimprovero dopo…
    Possiamo dire che.. è tutto normale,dai! Siamo fatte così xD

    :D

  11. ATNO scrive:

    Complimenti Licia. Capisco come ci si sente. Da un lato c’è la soddisfazione per aver terminato un duro lavoro, dall’altro c’è la rabbia per aver sbagliato, anche se si tratta di un errore minimo. So, nel mio piccolo, come ci si sente; è una frustrazione enorme, soprattutto quando è l’ansia a fregarti, non la scarsa preparazione.

  12. Fra scrive:

    Complimenti Licia :D
    Comunque anch’io sono come te. Frequento lo scientifico e sono la migliore in matematica. Però ogni volta che ricevo un voto positivo, che sia 7 o più, non mi sento mai soddisfatta:so che non è la perfezione, che non è il traguardo che avrei potuto raggiungere. E’ così per ogni cosa..per chitarra, pe disegno.. non mi accontento mai. Non credo sia una cosa negativa, anzi, penso che mi aiuterà poi in futuro. Però è fastidioso, non si riesce mai ad essere soddisfatti, tranne poche volte..

    Ancora congratulazioni :) Sei un modello per me!
    P.S. ti aspettiamo a genova!

  13. Simone scrive:

    Ancora congratulazioni vivissime Licia!!! Da quando l’ho letto non faccio altro che dirlo ai miei amici: <> Complimenti veramente! Non so perche’,però è stata una notizia che mi ha messo felicità addosso!!! Tu sai spiegarmelo??? :) Comunque sia,anche io sono come te a scuola. Faccio ancora le superiori,e so che non hanno nulla a che fare con l’università,però dall’inizio di quest’anno anche a me è capitato spesso che su un argomento sul quale avevo studiato (e tanto) all’interrogazione mi capitava una domanda a trabocchetto o qualcosa che mi faceva sbandare,e invece dell’8 che desideravo prendevo 7 1/2. Oggi per esempio,anche se non so perchè,a storia ripetendo l’Italia del 1700 e la Rivoluzione Industriale con una spiegazione pulita e chiara (e rispondendo a tutte le domande che la prof mi ha fatto) mi ha messo 7 1/2! Però va bene ugualmente,sono soddisfatto sopratutto per come gliel’ho saputo spiegare,quindi,non mi lamento neanche più di tanto….però l’8 ci stava tutto! Se non 8 1/2!!! :)
    Concludo dicendoti:

    TANTISSIMI AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO DA L’AQUILA!!! E SPERO DI RIVEDERTI MOLTO PRESTO PERCHE’ DEVI FIRMARMI ANCHE I REGNI DI NASHIRA E LA RAGAZZA DRAGO 4!!!
    La mia libreria su Licia Troisi deve essere piena di libri tutti (RIGOROSAMENTE) firmati! :)

    AUGURI! :)

    • Simone scrive:

      PS: Non so perchè me lo ha tolto,però tra le virgolette avevo scritto:

      Licia Troisi è diventata dottoressa di astronomiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!! :D

  14. Fabio scrive:

    E adesso?!?! :D Continuerai a lavorare a Tor Vergata?

  15. Babil scrive:

    Ma perchè, il tuo dottorato ha una votazione finale? Sul mio non c’è…
    Comunque il prodotto tra vettori n-dimendionali, se intendi il prodotto scalare, un corrispettivo ce l’ha eccome. D’altra parte anche solo quando calcoli il modulo di un quadrivettore stai facendo un prodotto di vettori in più di tre dimensioni…

    • Licia scrive:

      Babil: era quello che ho pensato io quando ho risposto di sì, ma la prof. non era d’accordo…con Giuliano ne dibattiamo ancora oggi :P
      La votazione c’è, ma non è del tutto pubblica: per conoscerla, devi fare richiesta alla segreteria della facoltà

  16. Nicolò scrive:

    Ammazza, averceli tutti 30…
    Conosco quella sensazione ma penso che, quando si hanno molti, troppi impegni, bisogna fare un compromesso.
    Mi pare di capire che sia stato comunque un ottimo risultato, quindi congratulazioni :-)

    • Licia scrive:

      Nicolò: alla fine sì, sono io che cerco il pelo nell’uovo, ecco. Comunque non avevo tutti 30, ma se non ricordo male tutti gli esami di indirizzo erano stati 30. Ho preso anche i miei bei 20, accettati senza troppe remore: certi esami davvero non vedevo l’ora di togliermeli di mezzo :P

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