Archivi del giorno: 30 dicembre 2011

Spartacus: sangue, sesso e morte

Mi rendo conto che è fatto la figura della peracottara – come si dice a Roma – nel promettervi consigli per gli acquisti che poi non vi ho dato, ma adesso che sono in vacanza ho meno tempo libero di prima. Tra questa insana passione per la pasticceria – per inciso, visto che si parla in giro di questa roba qui, io non faccio e decoro dolci perché mi sento dentro chissà quale vocazione a far la donna di casa, ma perché è un modo come un altro per esprimere la mia creatività, al pari dei libri, dei disegni, delle foto, e delle ottanta altre cose che faccio in vita mia – Irene, marito e Ragazza Drago 5 sono sempre a far qualcosa. Solo adesso, forse, ho trovato un momento per parlarvi del mio secondo consiglio per gli acquisti.
Con colpevolissimo ritardo di due anni – e dopo aver superato l’angoscia nel vedere una cosa in cui recita un attore morto da poco – ho scoperto Spartacus Blood and Sand.
Ora. Indubbiamente non è una cosa per tutti i palati, sicuramente richiede da parte dello spettatore un abbandono di cui non tutti sono capaci, ma una volta entrati nello spirito, dentro c’è veramente tutto quello che uno può volere.
La storia è quella, arcinota, di Spartaco, il gladiatore trace che fece vedere i sorci verdi alla Roma repubblicana, protagonista di una ribellione di schiavi che fu una cosa piuttosto grossa. La prima serie si concentra sulle origini: la cattura di Spartaco, la sua condanna a morte, la sua folgorante carriera da gladiatore e infine la decisione di ribellarsi.
Innanzitutto, Spartacus è un prodotto nel quale l’estetica è parte del godimento complessivo, ed è un elemento dello sviluppo al pari della sceneggiatura. Quest’estetica ha un debito fortissimo nei confronti di 300: esaltazione dei corpi nudi, principalmente maschili – e quando nudi intendo proprio nudi, ci sono un bel po’ di volatili in bella vista :P – ritratti principalmente nel gesto atletico, molto spesso in ralenty, fotografia curatissima, sangue a tonnellate e iperviolenza. La cosa interessante è che però il tutto è al completo servizio della storia. La fotografia laccata, l’ossessione per i corpi ha una sua gustificazione nell’economia della narrazione, e rimanda direttamente al tipo di società che Spartacus mette in scena: una società in cui l’apparenza e i soldi sono tutto. La Roma di Spartacus è un posto in cui tutto è immanente, gli dei sono un mero pretesto e tutto si riduce al qui ed ora, un presente che deve essere consumato in fretta e con voracità. Non conta chi realmente si sia, ma quanto si vale: ogni persona ha un prezzo, e per raggiungere i proprio scopi non c’è nulla di illecito. Un affresco che ho trovato interessante, vividissimo, e tutto sommato anche piuttosto attuale.
Di contro, c’è Spartacus, che fin dall’inizio si oppone a questa visione. Per lui ogni persona ha un valore in sé, che prescinde dal mero valore monetario, ogni esistenza è preziosa e la vita non si riduce ad una estenuante ricerca del piacere del momento, bensì si deve spendere per qualcosa di più grande. La sua ribellione dunque non è più solo mera vendetta: è la sua visione della vita che si scontra con quella dei romani.
Ottimi sceneggiatura, regia e soggetto. La regia lascia il segno, piena com’è di scelte originali e azzeccate (una su tutte: i primi piani insistiti, mentre dietro l’azione si sposta di luogo e tempo, dando l’idea del tempo che passa). I dialoghi sono curati e spesso assai belli, il ritmo viene sempre gestito in modo egregio, frenando quando necessario, accelerando quando si deve accelerare, e praticamente senza momenti di noia. I personaggi sono a tutto tondo, proprio perché calati in un contesto che alla fin fine ha tantissimo del fumetto: i combattimenti sono sempre esagerati, con elementi spesso direttamente gore, sangue e profusione e morti come se piovesse. Eppure i personaggi sono veri, intensi, si soffre e si gioisce con loro, anche per quelli più ignobili. E di ignobili ce ne sono a palate.
Su tutti, svetta il viscidissimo Battiatus, perfettamente accoppiato con la perfida moglie Lucrezia. Impossibile non tifare per la loro spudorata scalata al potere. Spartacus porta ad un nuovo livello la trama di intrigo: le congiure ordite da Battiatus sono quanto di più machiavellico visto sullo schermo, la sua capacità di cadere – quasi – sempre in piedi, di volgere a proprio favore anche le sciagure, di non fermarsi davvero davanti a niente ne fanno un personaggio indimenticabile.
Le note negative? Innanzitutto la gratuità di un buon 40% dei nudi. Sembra ci sia tipo un tetto minimo di ette e culi da far vedere a puntata, e gli autori se ne inventano di ogni per mostrare seni e piselli al vento. Va bene, la società dissoluta, i costumi liberi e quel che ti pare, ma certe volte è veramente troppo. Tipo quando Licinia deve scegliere un maschera da indossare per il suo incontro clandestino con un gladiatore, e non trova di meglio che farne provare un tot a tipo dieci schiave nude. Perché? Era necessario? Anche no. Ora, non è che mi scandalizzi per un paio di nudi, ma la pretestuosità di alcuni di essi è semplicemente irritante, così com’è irritante qualsiasi elemento di trama che sia messo lì non per effettiva necessità, ma solo per stimolare i bassi istinti dello spettatore.
Infine, ci sono alcuni snodi di trama gestiti non proprio al meglio: tutto sommato, la carriera di gladiatore di Spartaco resta un po’ ingiustificata, soprattutto dopo uno snodo di trama sul quale non mi dilungo perché è spoiler. Ma nel complesso tutto funziona come un meccanismo perfettamente oliato, tra ottimi interpreti e una trama outrée.
Resta una grande incognita per il futuro: può Spartacus sopravvivere senza Andy Whitfield e senza Battiatus (e questo qui non è un gran spoiler, ve lo dico)? Whitfield era veramente perfetto. L’attore che è stato chiamato a sostituirlo sembra non avere una caratteristica che invece mi piaceva molto nello Spartacus di Whitfield: era sì un cristone muscoloso e pompato, ma anche fisicamente spiccava sugli altri gladiatori e su Crixos in particolare: bastava guardarlo, e capivi a volo che non era solo uno che mena. McInthyre invece sembra Ken il Guerriero. Per il resto, la seconda stagione – non conto il prequel Gods of Arena – deve rifondare il prodotto dalle basi: ormai il patatrac è successo, la componente di intrigo andrà a farsi benedire, e anche l’arena per forza di cose sarà meno presente. Funzionerò tutto lo stesso? Non lo so, spero di sì, perché la prima stagione, devo confessarlo, mi ha davvero esaltata. Un bel prodotto divertente, ben fatto, appassionante. Ce ne fossero di più…

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