Archvi dell'anno: 2012

Torino sì, Torino no

Credo di avere il cervello che funziona in differita, perché stamattina, riemergendo a fatica da un sonno denso e pastoso come non ne facevo da…boh, non so nemmeno da quanto, ho avuto la netta e precisa sensazione che la mia avventura a Torino di quest’anno fosse un capitolo definitivamente chiuso. E sì che da Torino sono tornata due giorni fa – con difficoltà, eh? che alla fine sul volo ci sono salita all’ultimo istante per tutta una serie di sfighe lunghe da raccontare :P – ma sono tornata. E quindi non so, probabilmente la mancanza di sonno di quest’ultimo periodo m’ha rallentato i neuroni. Comunque, è ora di fare il bilancio, quindi.
Ovviamente, non posso certo dire che sia andato tutto come pensavo. Togliamoci il dente è diciamo direttamente quel che non ha funzionato, che facciamo prima. Non ho visto Torino, per l’ottava volta nella mia vita. Sì, sono otto anni che vado a Torino anche due volte l’anno e non ho visto mai niente. Quest’anno avevo favoleggiato di musei egizi e passeggiate al valentino. Al massimo sono riuscita ad andare al centro commerciale del Lingotto. Tristezza a palate.
Immediata conseguenza di questo fatto è che della tonnellata di foto che immaginavo di fare ne ho scattate, fammi contare…zero. Sì, zero in croce. Ho girato lunedì mattina per la fiera con la macchina fotografica, ma ho paura a fotografare le persone, non voglio disturbare e invadere la privacy di nessuno, e quindi mi sono astenuta.
Avrei voluto passare una bella giornata rilassante con i miei amici, ma un po’ per colpa mia, un po’ per cause indipendenti dalla mia volontà, li ho trascinati invece in un pallosissimo tour de force di telefonate e discussioni oziose sbattuti sui divanetti della mia stanza di albergo. Mi consola sapere che comunque è un episodio di dodici anni di amicizia, sapremo come emendarlo.
Non sono riuscita a incontrare una persona che mi sarebbe piaciuto conoscere, ma magari sarà per la prossima, e non sono riuscita a vedere tutti i miei amici torinesi, se non come al solito tra momenti rubati, o da lontano. Purtroppo più passano gli anni e meno riesco a dedicare loro il tempo che vorrei…
E con questa direi che le cose negative finiscono, dai.
Ho fatto una divertente intervista con Francesco Falconi, è stato un momento piacevole nel turbine di eventi di domenica pomeriggio, e non posso che ringraziare Alessandra Casella per avermelo regalato, e Francesco, ovviamente, per essere com’è :) .
Ho incontrato alcuni di voi, e come sempre è stato bello ed esaltante. Grazie per la pazienza, grazie per l’affetto, grazie per avermi permesso di fare delle mie passioni e ossessioni un lavoro.
Ho cenato e pranzato con gli amici, e, soprattutto quando questi amici sono lontani, fa sempre un sacco di piacere.
Ho visitato Eataly! Questa è una cosa clamorosa, perché volevo farlo da tipo tre anni, ma non avevo mai avuto tempo. Mi è piaciuto girare per gli scaffali, e, anche se poi non ci sono tornata per i limoni di Sorrento, come mi ero ripromessa, ho fatto comunque prigionieri: due barattoli di marmellata al pompelmo e alla prugna e zenzero, che se non è roba strana a me non piace :P .
Ho dormito una mezzora, un pomeriggio, esausta, mentre fuori sentivo in lontananza il fischio dei treni di Porta Susa e il chiacchiericcio di chi andava in fiera. La stanza era piena di sole, e, non so, è stato bellissimo.
Ho conosciuto una persona che stimo moltissimo, e ho ricevuto un abbraccio inaspettato, che ricorderò a lungo.

È stato diverso dal solito, non è stato come me l’ero immaginato, ma come tutti gli anni, vale sempre la pena, per tanti motivi, a volte anche difficili da spiegare.
Al prossimo anno.

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Quello che (non) ho detto

Questa è la mia parola per Quello che (non) ho. Come vedete dalla foto sopra, ieri l’ho lasciata in albergo. Suppongo sia finita dritta nel cestino, ma magari anche no. Mi fa piacere a volte lasciare in giro quel che scrivo, e anche se è stata letta una volta sola e poi buttata, ne è valsa comunque la pena.

FANTASIA

C’era una volta una bambina. Né una principessa né un guerriero, una bambina esattamente come tante altre. Ma nella testa aveva un mondo intero.
Aveva iniziato come tutti, bevendo le parole delle storie che le raccontavano. E lì aveva capito che bastava poco per essere un’altra: un inizio, uno svolgimento, e un lieto fine. Così aveva iniziato a inventare storie sue: poteva viaggiare dove voleva, vivere avventure impossibili e avere la certezza di tornare sempre a casa. Tutto era materia per la sua fantasia: un vecchio lenzuolo ingiallito, che sembrava fatto apposta per fingere un vestito elegante, se ben drappeggiato addosso, ma che all’occorrenza poteva anche servire a costruire un rifugio segreto, se ci disegnavi su una porta e due finestre e lo appendevi alla scrivania. Ogni cosa che le accadeva, nella sua testa diventava altro, perché non c’è niente che non si possa reinventare con la fantasia.
Cresciuta, il vizio non le passò, ma iniziò a coltivarlo come un piacere segreto. Raccontava le storie a se stessa, la sera a letto, e quasi se ne vergognava, perché si gioca finché sei piccolo, dopo…dopo la realtà chiede il conto. E invece, là fuori era pieno di gente che non si arrendeva, che la sera si raccontava storie, e soprattutto che aveva voglia di ascoltare quelle degli altri, anche le sue. Ne trovò uno, due, cento. E la fantasia divenne un lavoro, alla fine, menestrello di professione.

Oggi c’è un’altra bimba, più piccola. La sera, al buio nel suo letto, ha bisogno di storie che la conducano per mano verso il sonno. Perché fa paura, la terra di nessuno tra veglia e il sogno. E la bambina di un tempo, quella con un mondo nella testa, riempie per lei il nero della stanza di draghetti che non sanno sputare fuoco, burattini col naso lungo e porcellini sfaticati. Perché vuole passarle la staffetta della sua fantasia, perché vorrebbe dirle che ogni cosa è possibile, finché siamo in grado di immaginarla.

P.S.
Come vi avevo preannunciato, altra intervista fatta a Torino, stavolta per La Stampa. Enjoy.

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Intervento a Quello che (non) ho cancellato

Rapidissima comunicazione: per motivi indipendenti dalla mia volontà, e connessi alle esigenze televisive del La7, il mio intervento di mercoledì sera a Quello che (non) ho è stato cancellato. A me ovviamente dispiace molto, e mi spiace anche avervi data l’ennesima informazione sbagliata di quest’ultimo mese. Mi spiace, io provo ad essere professionale in quello che è il mio lavoro, purtroppo non sempre sono nelle condizioni di esserlo.
Scusate ancora e alla prossima.

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Post-Torino

Mi ero ripromessa di cercare di tener una specie di diretta Twitter della mia partecipazione al Salone del Libro di Torino. Solo che poi sono atterrata alle 12:00 e fino alle 20:30 praticamente non ho preso in mano il cellulare, per cui il mio progetto è miseramente naufragato.
Il mio Salone in realtà non è finito, perché oggi farò un giretto in fiera, ma il mio evento c’è già stato, l’aria generale è di smobilitazione, e io sono già in mood “ossignoremiomercoledìsonoindirettainprimaserata”. In verità sono in questo mood da due settimane, ma adesso non ho nessun altro pensiero con cui distrarmi. Tra me e mercoledì sera ci sono una sessantina di ore vuote di impegni. Argh.
Anyway, qualcosa rimane di ieri. Innanzitutto, le due piacevolissime interviste con Francesco Falconi per Booksweb.tv. Qui trovate quella in cui io intervisto lui sul suo ultimo libro, Muses. Ora, lo so, la gaffe che faccio è orrenda, ma capitemi: erano le 16:30, da quattro ore non facevo altro che rimbalzare come la pallina di un flipper, avevo completamente rimosso la prima declinazione plurale latina. Che ce volete fa. La sera poi mi sono frustata col gatto a nove code per penitenza :P
Qui invece c’è la sua intervista a me su Il Sogno di Talitha. Secondo me sono entrambe molto carine, spero vi divertiate a vederle come noi ci siamo divertiti a farle.
Prossimamente posterò probabilmente anche un altro video, appena andrà online. Intanto, godetevi questi :) .

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Amici

Breve post pre-torinese.
Come forse ricorderete, lo scorso anno ho scritto un racconto per la Smemoranda 16 mesi. La cosa mi era piaciuta molto, per cui ho replicato l’esperienza anche quest’anno. Il tema è “Friends”, e c’è una novità: quest’anno potete leggere in anteprima il mio raccontino al riguardo. Lo trovate qua. Che ne dite? :)
Ooops. Mi stavo dimenticando un’altra cosa importante. Su Panini Digits, che è la piattaforma Panini per la vendita di fumetti in formato digitale, potete trovare in vendita tutta la prima serie a fumetti delle Cronache; potete scaricarla per PC, Mac e per l’app Panini Digits che funge su iOs, quindi su iPhone, iPad e iPod. È una bella occasione per recuperarla se ve la siete persa.
La serie nuova invece la state seguendo? Secondo me vale un sacco, confesso che oramai mi sono veramente innamorata dei disegni e dei colori, li trovo così personali e al tempo stesso fedeli al Mondo Emerso che avevo in testa…e anche la storia secondo me ha un valore aggiunto, andando ad indagare un periodo della vita di Nihal sul quale per un certo periodo di tempo avevo accarezzato anche di scrivere un libro.

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Torino, annessi e connessi

Allora, Torino si avvicina ed è il caso di fare un po’ il punto della situazione. Il mio incontro si terrà domenica 13 maggio, alle ore 18.30, all’arena Bookstock. Con me ci sarà anche Sandrone Dazieri. Seguirà poi la consueta firma copie. In linea di massima, io firmo tutto quel che mi portate, ma le ultime volte che sono stata a Torino la ressa era tale che sono stata a costretta a firmare un solo libro a persona. Ora, a priori non posso sapere quanta gente ci sarà (spero tanta :P ), ma considerate che potrebbe esserci la possibilità che vi firmi una sola cosa a persona.
Sempre per Torino, il blog Chrysalide ha intenzione di intervistarmi, e sta raccogliendo le domande dei lettori. I temi sono due: da una parte il digitale, che è anche il tema del Salone del Libro di quest’anno, e curiosità generali sui miei libri. Potete quindi andare sul blog e proporre le vostre domande. Domenica io risponderò, e le risposte verranno pubblicate suppongo la prossima settimana.
Infine, una cosa che non è direttamente connessa al Salone del Libro, ma si tiene comunque a Torino. La sera di mercoledì 16 maggio parteciperò alla nuova trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano, Quello che (non) ho. Inutile dirvi che sono onorata, contentissima, e terrorizzata, tutto insieme. Ma devo dire che nel complesso è una bella sensazione :) . La trasmissione ha una formula particolare: ognuno degli ospiti è invitato a presentare una parola che gli sta particolarmente a cuore. Come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti; in 1984, il libro di Orwell che vi stra-consiglio, la dittatura cerca di introdurre la Neo-lingua, un nuovo linguaggio larvato e incompleto che non conosca parole per esprimere i concetti di ribellione e libertà, affinché persino immaginare un mondo diverso sia impossibile. Ecco, le parole sono importanti, dobbiamo curarle, accudirle, e farle nostre. Qualche giorno fa ho commentato in risposta ad un’osservazione di Valberici che la risposta ai nostri attuali problemi è la cultura, e ridare un senso alle parole è il primo passo.
La mia parola non ve la dico :P , la scoprirete mercoledì se avrete voglia di sentirmi. Mi potrete vedere su La 7, ore 21.10. Intanto, potete andare sul sito del programma e inserire la vostra parola del cuore, e magari definirla.
Vi lascio con la canzone che ha ispirato il titolo del programma; è di De André, confesso che non la conoscevo, ed è molto, molto bella.

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Sapori e odori

Nelle ultime due settimane sono stata ostaggio di un raffreddore devastante. Chi mi segue su Twitter se lo ricorderà perché non parlo d’altro. A parte che non respiravo, a parte che mi faceva male metà faccia e la mattina mi svegliavo con dei mal di testa lancinanti, avevo del tutto perso il senso del gusto e quello dell’olfatto. Anche l’udito in verità non funzionava proprio al meglio – e anche ora non è che ci senta proprio proprio come prima, del resto ancora non sono guarita – ma tutto sommato ci sentivo. Coi sapori e con gli odori, invece, praticamente nisba. No al profumo meraviglioso della cameretta di mia figlia, la mattina, quando dappertutto c’è quello splendido odore di bimba. No al profumo della pelle di mio marito sulle sue magliette, quando le stiro, un odore di buono che vivaddio neppure il detersivo sciacqua via. No al profumo del cibo, del dentifricio, dell’aria poco prima e poco dopo la pioggia. Per non parlare dei sapori. Il tartufo, comprato come souvenir di Gubbio, inesistente. L’aroma di menta delle medicine per lo stomaco scomparso. Scomparso anche il gusto pungente della cioccolata, quello asprigno del pomodoro, quello vellutato dei fudges che i miei mi hanno portato da Edimburgo. Tutto si era ridotto a quattro gusti in croce: dolce, salato, amaro, aspro. Tutti per altro percepiti come eco lontana dei sapori che un tempo ero in grado di sentire.
In genere si pensa che i sensi davvero importanti siano due, udito e vista, e non nego che l’invalidità che ti porta perdere uno dei due non è neppure vagamente paragonabile a quella della perdita di olfatto e gusto. Ma vi assicuro che senza la possibilità di sentire odori e sapori si vive malissimo. Senza contare che anche naso e lingua possono salvare la vita, quando ad esempio senti per tempo odore di bruciato o smetti di mangiare un cibo avariato perché ha un brutto sapore. Ma non è solo questo. È che ti manca proprio una dimensione. Percepisci che ti stai perdendo qualcosa, qualcosa che non sapevi neppure di possedere. Non hai più voglia di mangiare, per il semplice fatto che tutto sa di carta. E anche le emozioni sono come congelate, perché nulla attiva ricordi e sentimenti come un profumo.
Da due giorni, tutto sta tornando alla normalità. Sento di nuovo odori e sapori. E d’improvviso tutto mi sembra fantastico. Non ricordavo che l’odore delle rose, nel giardinetto sotto casa, fosse così inebriante. Non avevo mai fatto caso a quanto intenso fosse il profumo dei pomodori secchi sott’olio fatti in casa: l’aroma rotondo dell’olio, quello pungente dell’aglio, quello asprigno del pomodoro. E i sapori, poi…è tutto buonissimo, tutto fin troppo saporito. Il sale è più salato di prima, il gelato al pistacchio più rotondo, ogni sapore portatore di così tante diverse sfumature, quasi stordisce.
È proprio vero che apprezzare una cosa davvero devi correre il rischio di perderla.

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Astrofisica e astrusità

Venerdì la notizia si è diffusa come il lampo tra noi ricercatori. Ce la passavamo sui social network, nel parlavamo durante la pausa caffè, e qualcuno, molto più bravo di me, ne ha poi parlato in modo chiaro e persino non astioso. Perché, credetemi, da incazzarsi c’era, e un sacco.
Sto parlando del promo della puntata di ieri sera di Report. Si parla di banche, si parla dei Monti dei Paschi di Siena. Dopo un cappelletto introduttivo, si passa a parlare anche dell’omonima Fondazione, che finanzia progetti di vario genere. Tra questi, alcune “astrusità”, come vengono definite dal commentatore con un tono ironico del tipo “guarda come buttano i soldi”. E la prima astrusità è lo studio delle popolazioni stellari di Omega Centauri. Che è sostanzialmente roba mia, nel senso che si tratta di un progetto di fisica stellare, e per altro io ho un’amica e collega che ha passato metà della sua vita lavorativa a studiare Omega Centauri, che, vi assicuro, è un oggetto particolarissimo (un ammasso globulare, ossia un insieme di qualche milione di stelle, di forma più o meno sferica, molto antico). Soldi stanziati, 20 000 euro. Lo speaker inserisce questo finanziamento tra gli altri sprechi, tra aragoste e amanti. Come fossero la stessa cosa. Come se studiare l’universo, la sua storia e la sua formazione fosse la stessa cosa che pagarsi una cena di lusso.
Ora, prima di continuare metto i puntini sulle i. In molti hanno scritto a Report per far presente lo scivolone, chiamiamolo così, e Report ha avuto il gusto e l’educazione di rispondere, e, in seguito, di tagliare il riferimento. Onore al merito. In una società in cui non si ammette di aver fatto una cazzata neppure sotto tortura (pensiamo all’infelicissima sparata di Grillo sulla mafia), è bello vedere qualcuno che emenda i propri errori. Il problema però è sintomatico. Report non è una qualsiasi altra trasmissione di intrattenimento. Report è un programma serio che ha fatto della propria precisione nei reportage la base per la sua autorevolezza, il marchio di fabbrica, diciamo. Ora, io l’ho beccato anche altre volte a dire cose non esattamente vere, piegando evidentemente i fatti all’interpretazione che si stava cercando di provare. Però c’è un abisso tra Report è moltissime altre trasmissioni di approfondimento giornalistico. Ecco, che proprio Report mi sia caduto su una cosa del genere significa che siamo davvero alla frutta: significa che la cultura scientifica in Italia sta esalando gli ultimi respiri, e che anche i più illuminati considerano la ricerca pippe mentali per sociopatici. Altrimenti non mi spiego la cosa.
Comunque, non ho visto il servizio ieri, indi per cui non ho idea se Report abbia semplicemente espunto il riferimento a Omega Centauri (che mi sembra la cosa più semplice e probabile), o abbia invece proprio spiegato perché quei 20 000 euro non solo non sono uno spreco, ma sono quel per cui la Fondazione è nata. Nel dubbio, ve lo spiego io.
Cosa sono quei 20 000 euro? Sono una borsa di studio per un dottorando o un ragazzo appena dottorato. Fatevi due conti: 20 000 euro bastano per un’anno di stipendio a circa 1000 euro lordi al mese. Servono al mero sostentamento di un ragazzo che fa il ricercatore. E vi assicuro che è il minimo indispensabile, soprattutto se questo ricercatore è magari anche un fuori sede. Per altro, la borsa di studio ha prodotto tre articoli su riviste scientifiche referate. Per chi non lo sapesse, nella ricerca la qualità di un lavoro si misura anche dal numero di articoli che produce, e dal numero di citazioni che quell’articolo riceve. Tre articoli sono una gran cosa. I 20 000 euro sono stati tutt’altro che buttati. Per inciso, la Fondazione ha questo scopo: finanziare progetti di rilevanza culturale, oltre ad attività di mera beneficenza. E direi che uno studio scientifico su uno degli oggetti più enigmatici del cielo, almeno se restiamo nell’ambito della fisica stellare, mi sembra coerente con questo obiettivo. Per altro, credo di aver usufruito anch’io di una borsa del genere; 6000 euro per sei mesi, per una breve collaborazione che ho avuto con l’Università di Pisa.
Ora, visto che ci siamo, perché Omega Centauri? Cos’è ve l’ho già detto. Ma Omega Centauri è un oggetto un po’ strano, per essere un ammasso globulare: è molto massiccio, e poi ha una cosa strana. Dentro ci sono varie “generazioni” di stelle (in termine tecnico popolazioni stellari), ossia stelle che si sono formate in epoche differenti. Questa è una cosa un po’ rara nel caso degli ammassi globulari, le cui stelle tipicamente si sono formate tutte nello stesso periodo e hanno più o meno tutte la stessa composizione chimica (ci sono eccezioni, ma questa è la regola). Questa e altre evidenze inducono a credere che Omega Centauri non sia un ammasso globulare, ma il nucleo di una galassia nana che ha perso tutte le stelle intorno. Stop. Cos’è una galassia nana: è una galassia, ossia un insieme di stelle, più piccola delle altre. Intorno alla nostra, la Via Lattea, ce ne sono svariate che le girano intorno, come satelliti. Girando, se sono molto vicine, perdono stelle per la strada per via dell’attrazione gravitazionale della nostra galassia. Ecco, forse ad Omega Centauri è successa una cosa del genere. Ora, poiché alcune teorie prevedono che le galassie nane siano i primi oggetti che si sono formati dopo il Big Bang, la grande esplosione che ha dato inizio alla formazione dell’universo, è interessante capire come si sono formate, che fine hanno fatto, come sono. Considerate anche che gli ammassi globulari, al contempo, sono oggetti molto antichi, che ci danno informazioni sulla composizione dell’universo primordiale. Voilà, ecco perché studiare Omega Centauri è tutt’altro che uno spreco.
Ora, possiamo stare a discutere del fatto che se i Monti dei Paschi di Siena è vicina alla bancarotta forse sarebbe meglio ridurre al minimo le spese. Io poi non sarei d’accordo, perché è proprio nei tempi di crisi che occorre spendere in ricerca e sviluppo, altrimenti vorrei capire come si fa ripartire l’economia. Comunque, sarebbe un discorso sensatissimo. Poi però nessuno si venga a lamentare della fuga dei cervelli, dell’Italia che non cresce e della ricerca trattata come la figlia della serva. Cosa che, se non erro, Report farà domenica prossima.

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Contrordine: firma copie ore 12.00 Libreria MelBook Via Nazionale Roma

Allora, scusate se cambio idea per la duecentesima volta, ma mi rendo conto che, anche se la cosa è stata indipendente dalla mia volontà, dodici ore di preavviso per l’annullamento è troppo poco, per cui mi troverete dalle 12.00 alla Libreria MelBook di Via Nazionale per una firma copie volante; per chiunque aveva intenzione di venire, per chi vorrà passare, un po’ per tutti.
Scusate tutti questi avvisi, mi dà un’enorme fastidio aver dovuto combinare un simile casino, cercherò di non farlo capitare mai più.

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Annullamento incontro del 5 maggio

Scusate se ripeto un’informazione che in realtà vi ho già dato, ma mi rendo conto che un P.S. in un vecchio post potrebbe non arrivare a tutti. L’incontri di domani alla Libreria MelBook di Via Nazionale è annullato. La scuola che avrebbe dovuto incontrarmi ha annullato l’incontro ieri pomeriggio, e dato che l’orario era stato scelto appositamente per venire incontro alle loro esigenze, è saltato tutto. Mi spiace davvero, scusatemi, ma tutto sommato mi sento parte lesa quanto voi, mi avrebbe fatto piacere incontrarvi. Comunque, speriamo di vederci presto in qualche altra occasione.
Buonanotte e scusate ancora.

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