Essere e rappresentarsi

In linea di massima, ho fiducia nella scienza. È uno dei pochi ambiti dell’esistenza nei quali i criteri di verità siano chiari ed è possibile arrivare ad una verità più o meno condivisa. Solo che ogni tanto leggo di alcuni studi, e questa mia fede razionalista vacilla. Sì, quella roba lì tipo lo studio sugli effetti H1N1 sulle donne incinte, studio statistico condotto su un campione di 34, e ripeto, 34 donne. Oppure questo sulle 15 differenze tra uomini e donne.
Mi rendo conto di compiere un errore metodologico di fondo: andrebbe letto l’articolo originale per capire bene come sia stato condotto lo studio. Ma c’è una frase indicativa:

“I maschi – spiega Del Giudice – si descrivono come più stabili emotivamente, più dominanti, più legati alle regole e meno fiduciosi, mentre le femmine si vedono come più calde emotivamente, meno sicure di sé e più sensibili”.

La frase mi induce a credere che l’analisi sia stata svolta somministrando dei questionari a della gente e chiedendo loro “ti senti più vivace o riflessivo? Ti descrivi più dominante e più sottomesso?”. Anche perché vorrei sapere come vengono valutate la vivacità, la tendenza a dominare o essere sottomessi. C’è una scala dell’emotività?
Se è come credo, e gli intervista hanno risposto a domande, scusate, ma mi sembra che non si stia valutando la psiche maschile e quella femminile, ma la rappresentazione di sé degli individui. Che, mi pare ovvio, è parente lontana di quel che davvero un individuo è. Senza scomodare Pirandello, l’immagine che abbiamo di noi stessi non è quella che gli altri hanno di noi. Io mi descrivo piuttosto fragile, ma spesso chi mi sta intorno mi vede in tutt’altro modo. Chi ha ragione? Sono un buon giudice di me stesso? Per dire, io ho un’autostima piuttosto bassa, ma sono certa che la gente, dando una scorsa al mio curriculum, in linea di massima mi descriverebbe come una persona realizzata. E quindi? E quindi niente, questo studio non dimostra affatto che uomini e donne sono diversi psicologicamente, il che magari è anche vero, per carità di dio, anche se io ci andrei cauta a fare certe generalizzazioni (ho conosciuto uomini sensibilissimi e donne con la delicatezza di scaricatori di porto). Dimostra invece che quando ci dobbiamo descrivere, aderiamo al modello dominante: secondo la vulgata le donne sono sensibili, portate alla cura, emotivamente labili? Ecco che, guarda un po’, se me lo chiedono anch’io sono tanto sensibile, portata per la cura e tanto, tanto emotiva. La sensibilità, che se si parla di donne viene considerata un pregio, ecco che manca nella descrizione degli uomini, perché nella nostra società l’uomo sensibile viene visto come scarsamente virile e debole. E, guarda, gli uomini si descrivono come stabili emotivamente e portati all’azione.
Ripeto, non voglio affermare che non ci siano differenze tra la psiche maschile e quella femminile. Ce ne saranno, ma innanzitutto non è possibile tagliare con l’accetta, e poi quante di queste differenze dipendono dal contesto sociale in cui viviamo e quante invece da intrinseche differenze biologiche? È che io guardo Irene, che ancora non è evidentemente influenzata dal contesto sociale, e non vedo in lei comportamenti che inducano a pensare “è proprio femmina”. È una bambina, e fa le cose che fanno tutti i bambini, maschi o femmine che siano.
Mi rendo conto che mi sto muovendo sulle uova, perché non sono né sociologa né psicologa, però il metodo scientifico un po’ lo pratico, e, non lo so, forse semplicemente la scienza per come la conosco io non si applica a queste discipline. Ma allora perché fare studi di questo genere?
Tra l’altro, prima di sparare ad alzo zero che le donne sono portate per la cura, l’argomento principe di chi poi attacca la pippa delle donne che devono essere madri e fare le casalinghe perché “è questa la loro natura”, io penserei bene alla validità dello studio che sto facendo, alle variabili che posso aver trascurato. Ma forse sono io che la faccio semplice.

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15 risposte a Essere e rappresentarsi

  1. valeria marcella erminia palazzolo scrive:

    Sono d’accordo su tutto; ma purtroppo, come dimostrano anche alcuni dei commenti precedenti, gli stereotipi sulla “natura” maschile e femminile stanno tornando prepotentemente alla ribalta negli ultimi anni. Lo dimostra la profusione di libercoli sulla scia di “Gli uomini vengono da Marte…” eccetera, fondati su presupposti scientifici da cortile, che nonostante questo raccattano successi insperati anche da parte di persone non stupide. Ti consiglio invece il saggio di una neuroscienziata seria, Cordelia Fine, dal titolo “Maschi=Femmine” che con una buona dose di senso dell’umorismo dimostra l’unica possibile verità: sono tutte scemenze. A presto.

  2. Carlotta scrive:

    Questo secondo me non è un problema che davvero dovremmo farci. Ma comunque io non vedo molta differenza tra uomo e donna.Ad esempio una donna potrebbe essere benissimo rozza e inappropriata ,come un uomo potrebbe essere sensibile e emotivo. Quello in cui credo davvero è che ognuno di noi è condizionato da ciò che ci circonda.In linea di massa le donne sensibili ed emotive sono la maggioranza…ma chi di voi sa dirmi se loro in verità non siano ragazze ribelli e scatenate? Forse si comportano così perchè non vogliono essere DIVERSE. Una diversità che io non vedo. L’unica cosa che sò per certo è che ognuno di noi sa come è fatto e che nessun libro su le differenze tra uomo e donna debba essere veritiero

  3. Daniele scrive:

    Si ma… Infatti la citazione dice “i maschi SI DESCRIVONO” e “le femmine SI VEDONO” quindi si… La ricerca era più sul come le persone vedono se stesse, che sul come siamo veramente. Però mi permetto di dire che sempre scientificamente, tali affermazioni potrebbero avere anche un riscontro, nel senso.. Discendiamo pur sempre dalle bestie, e pur essendo “evoluti” manteniamo in qualche modo l’istinto e alcuni tratti caratteristici delle nostre origini. Quindi niente di strano se l’uomo è piu orientato verso “l’azione” e la sicurezza, e la donna l’emotività, perchè è quello che succede tra le bestie.. Poi ovviamente non si puo fare di tutta l’erba un fascio ma le indagini statistiche sono così

  4. Bia scrive:

    A parte il metodo con cui può esser stata condotta l’indagine, ma poi a cosa serve? Dormivo tranquilla anche senza saperlo
    Preoccupiamoci di studi come il primo, non è decente che un argomento simile passi in secondo piano

  5. Babil scrive:

    Ma perchè ti fai di questi problemi? Questa roba non è scienza, sic et simpliciter.
    Le scienze sociali (compresa l’economia) hanno un grado di scientificità comparabile alla superstizione popolare.
    Il metodo scientifico prevede dei passaggi che questi signori NON seguono.
    Non isolano in maniera appropriata un sistema da studiare, non fanno esperimenti (a meno che non si voglia considerare un sondaggio su 34 persone un esperimento) e, SOPRATTUTTO, si guardano bene da elaborare un modello matematico che permetta di fare delle previsioni, in modo che queste previsioni possano essere falsate o meno da altri esperimenti.
    Se le previsioni reggono, abbiamo una legge. Punto.
    Voglio dire, il metodo scientifico è noto. Prevede una serie di passaggi che sono quelli. Se li segui bene, se non li segui non stai facendo scienza.
    Poi non è detto che tutto quello che non è scienza faccia schifo, mi dicono che un sacco di gente trae giovamento dalla fuffa degli psicologi, tanto per dire.
    Basta essere consapevoli che quello è: fuffa.

  6. Simone scrive:

    Scusa Licia, ma direi che il problema non si pone. Mi sembra evidente che qualunque indagine che prescinda dai condizionamenti sociali sia banalmente impossibile. Perché ovviamente tutti siamo condizionati, anche lo psicologo che legge i dati. Non sto dicendo che il nostro cervello nasce vuoto e la società lo riempie. Sto dicendo però che è sostanzialmente indecidibile. Mi ricorda tanto quel “paradosso” della fisica quantistica: se vuoi vedere qualcosa, necessariamente interferisci con essa, e dunque non puoi essere certo che la tua interferenza sia ininfluente.

  7. Derek scrive:

    Una volta in un numero di Newton (mi sembra di qualche anno fa) avevo letto un interessantissimo articolo nel quale l’autore criticava aspramente tutti i diversi studi sulle differenze tra maschi e femmine, affermando che tutti i dati ottenuti sono “controversi” e le loro analisi “pretestuose”. In questo articolo veniva citato anche uno studio nel quale si dimostrava che i bambini e le bambine non fanno preferenza per i giochi rispettivamente maschili e femminili (spesso questi ultimi sono in realtà scelti dai genitori).

  8. Valberici scrive:

    Mah, andrebbe davvero letto il testo della ricerca. Da quel poco che so gli psicologi utilizzano programmi di statistica piuttosto complessi, con i necessari “correttivi”, e le domande sono strutturate in modo particolare.

    Comunque non mi serve uno psicologo per notare la differenza tra la mente di una donna e quella di un uomo. Le donne hanno più difficoltà a maneggiare lo spazio.

    E dopo questa arrogante affermazione, avendo di proposito taciuto sulle difficoltà dell’ uomo, mi preparo ad una visita punitiva della befana. :D

  9. anna scrive:

    “…donne con la delicatezza di scaricatori di porto”, che poi anche questa è una generalizzazione, chi l’ha detto che gli scaricatori di porto non sono sensibili? A parte gli scherzi, mi piacerebbe poi sapere quale campione hanno usato per fare questa statistica: se tipo hanno intervistato le donne afghane e i politici italiani, allora sì, il risultato ha un senso, perchè bisogna anche considerare il flagello psicologico che le donne, fino a non troppi anni fa, hanno dovuto subire (e tuttora continua, con tutte quelle immagini di donne bellissime mezze nude e filiformi che fanno sentire una mezza calzetta le donne “normali” – vedi se gli uomini subiscono questo bombardamento mediatico).
    Se prendessimo un uomo e una donna vissuti come Tarzan, senza contatti con la società, non credo che psicologicamente sarebbero diversi.

  10. Fabio scrive:

    Ma i maschi si vedono così, così e così. Le femmine invece si vedono cosà, cosà e cosà. Ma forse è importante anche come ti vede l’altro sesso, cosa pensa di te…
    Comunque mi viene in mente l’interessante campo della psicologia/sociologia sull’”Identità di genere”.

  11. f scrive:

    prima di leggere il tuo commento, ho letto l’articolo e ho pensato esattamente la stessa cosa. uomini e donne si descrivono in quel modo, poi che lo siano o meno è un altro paio di maniche. ci descriviamo così perché in gran parte influenzati da ciò che ci circonda. non credo proprio che vi siano differenze biologiche o psicologiche tra uomini e donne. siamo tutti individui diversi, con modi diversi di pensare e di affrontare le cose.

  12. giu scrive:

    io sono sempre stata vista come la ” femminista di turno” le differenze tra uomo e donna sono palpabili, la maggior parte delle donne quando succede qualcosa come una litigata, cerca sempre di trovare un punto di incontro e cercare di risolvere parlando, l’uomo invece quasi nn ci riesce, punta sempre verso la litigata e alla fine la donna x farsi ascoltare alza la voce come lui;
    le eccezioni ovviamente esistono sempre in tutti e due i lati, ci sono uomini ke preferiscono parlare e nn alzare i pugni ma x sfiga loro vengo visti come deboli o gay e quindi cercano di nn darlo a vedere, la donna ke punta alla violenza verrà esclusa da tutti xke le amiche la vedranno come una manesca e i ragazzi nn la vorranno xke voglio comandare loro e nn essere comandati.
    un’ altra cosa ke molti ricercatori fanno e scoprire se esistono lavori da uomo e lavori da donna e la sorpresa e ke la risposta è sempre si! ed è qui ke mi incazzo xke nn è vero,se un uomo nn è portato x pulire casa un single ke convive senza nessuno come fa a mantenere quella casa? e se una donna sempre single è portata x fare la casalinga come fa a lavorare? sono queste le domande da porsi.

    • Licia scrive:

      giu: secondo me la domanda è: quante di queste differenze derivano da condizionamenti sociali? Un esempio classico: quando una bambina piange, i genitori la consolano senza colpevolizzarla per le lacrime. Ma quante volte ad un bambino che piange si dice “su, su, i maschietti non piangono”? I condizionamenti sono ovunque, e pesano.

  13. gioia scrive:

    Scusa se sono tanto fiscale! :-)
    Ti prego, rispondimi!;-)

  14. gioia scrive:

    Ciao, Licia!
    Commento che non c’entra nulla: a pag.n°272 de i regni di nashira c’è scritto che saiph e talitha si erano dovuti fermati. non doveva essere si erano dovuti fermare??? :-) )

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