Il Testamento

Lo sentivo in macchina coi miei, con quella specie di stereo buffo che avevamo nella nostra uno. Era nulla di più di un paio di casse attaccate con un jack al mio walkman rosso. Ed era su cassetta che lo sentivo. Mi sembrava diverso da qualsiasi altra cosa, mi sembrava parlare di regni lontani, di mondi incantati, di re e regine. E non aveva la voce dolce e facile di tanti altri cantanti che sentivo in giro: aveva una voce profonda e cupa, e neppure potente. Ma quando lo sentivo mi affascinava. Forse le sue non erano proprio canzoni per una bambina di dieci anni, ma io le adoravo, e le adoro ancora.
Quando ero bambina, appena partiva l’attacco della Canzone di Marinella, mi veniva subito in mente mio padre, perché lui l’ha sempre amato molto. Adesso mi viene in mente tutto ciò che amo nella mia vita: i miei, certo, ma anche mio marito, col quale l’ho sentito spesso – e mi ricordo ancora la lunga discussione sul Testamento di Tito -, mia figlia, cui vorrei lasciarlo in eredità, come è stato fatto con me.
Il tempo è tiranno, e solo adesso, quasi fuori tempo massimo, trovo il tempo per queste quattro righe: un gennaio di tredici anni fa esatti, moriva Fabrizio De André. Per me, è vivo ancora oggi.

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8 risposte a Il Testamento

  1. cate scrive:

    Davvero un mito…

  2. Atena scrive:

    è uno dei pochi cantanti che ha saputo scrivere testi veri e coinvolgenti, quelli che non dimenticherai mai.

  3. Fabio scrive:

    “E l’amore ha l’amore come solo argomento. Il tumulto del cielo ha sbagliato momento.”

    Intramontabile.

  4. Ginene98 scrive:

    Che meraviglia! Credo che non mi stancherò mai di ascoltarlo… Il grande De André, il mito che ci ha aperto gli occhi a quella che è la cruda realtà, che ha incantato con la sua voce calda e profonda migliaia di giovani cuori palpitanti… Mia madre l’ha adorato, ha assistito a numerosi suoi concerti prima che io nascessi e tutt’ora, quando partiamo sole, in macchina, verso gli allenamenti di nuoto, non manca giorno in cui la sua musica faccia da sfondo ai nostri viaggi. Per me è stato un grande, uno di quei geni italiani che non nascono tanto facilmente e che hanno il potere di rapirti con le loro parole.
    L’altro giorno dovevo portare una poesia in classe, che fosse attinante all’argomento che stavamo affrontando. Stiamo studiando la conquista del West, quando le follie americane presero il sopravvento sugli indiani pellerossa e di loro rimase solo un ricordo confuso. E quale poesia potevo mai portare?
    Ovvio, il fiume Sand Creek descriveva perfettamente l’angoscia e il terrore che si rispecchiava negli occhi della tibù indiana… Anche questa è una canzone che ricordo con grande piacere. Non per niente, De André è uno tra i mei cantautori preferiti, un uomo dai mille difetti e vizi, quali l’alcool e il fumo che hanno così influito sulla sua salute da portarlo persino alla morte (non c’era concerto o fotografia che gli veniva scattata in cui non aveesse tra le dita una sigaretta!) Eppure era una persona che guardava lontano, le cui canzoni avevano sempre un tema preciso, realistico, mai banale…
    La sua musica rimarrà nei nostri cuori per sempre.
    Grazie per tutto ciò che ci hai lasciato

  5. Giulio GMDB scrive:

    Molte delle canzoni di De Andrè andrebbero studiate a scuola come poesie…

  6. f scrive:

    Mitico Faber…Avevo nove anni quando morì, ma mi ricordo perfettamente quel giorno…De André rivive ogni volta che ascoltiamo la sua voce speciale.

  7. Sheireen_98 scrive:

    la maggior parte dei miei amici mi criticano x questo, ma io adoro fabrizio de andrè e nn smetterò mai di ascoltare le sue canzoni!

  8. Leslie scrive:

    Anche per me Fabrizio De Andrè è ancora vivo. Non se ne andrà mai, ha lasciato troppo su questa terra per andarsene completamente. E’ stato un grande poeta ed artista. Riascoltare dopo tanto questa canzone è stato davvero emozionante (essendo una delle mie canzoni preferite nonchè tra le prime ascoltate). E’ un bel gesto che abbiate dedicato un post a questo grande genio. Non possiamo che continuare a renderne vivo il ricordo.

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