Archivi del mese: marzo 2012

Misfits 3×04

Alla fine mi par di capire che alla maggior parte di voi questa rubrichina piace, per cui continuo a tenerla.
Dunque, puntata numero 4 di Misfits, ci sono i nazisti. Bum. Potevano venire fuori faville, cose che noi umani non possiamo neppure immaginare. E invece la puntata si attesta su binari piuttosto consueti, senza alcun reale guizzo. A parte due perle.
Faccio un breve riassunto: nella stagione precedente, en passant ci viene detto da Seth, AKA l’uomo che vende i poteri, che un tizio ha acquistato il potere di tornare indietro nel tempo per poter uccidere Hitler e evitare tutto quel che sappiamo, che è un po’ tipo il sogno segreto di tutti i viaggiatori del tempo venuti dopo il 1945. Con ammirevole senso della continuity, in questo episodio ci mostrano il suddetto soggetto, che in effetti torna indietro nel tempo e prova a pugnalare Hitler. Peccato che Hitler sia un osso più duro del previsto, e pugnali lui il Nostro. Quest’ultimo evidentemente non ha mai letto fantascienza, perché è tornato indietro nel tempo con un bel cellulare al seguito. Hitler lo vede, e…boom! Papatrac. I nazisti ora hanno un vantaggio tecnologico che permette loro di vincere la guerra e conquistare tutta l’Europa. Ed ecco quindi un 2011 alternativo in cui i nazisti sono al potere in Inghilterra.
Non vado oltre con la trama. Diciamo solo che il plot tira in ballo un po’ tutto l’armamentario tipico: i diversi braccati, la resistenza (love is our resiiiiiiiiiiiiiiiistanceeeeeeee…), l’amore contrastato, il collaborazionista combattuto, la donna costretta a vendersi per la salvezza, morti ammazzati e via così. Il problema è che il tutto risulta un po’ poco convincente. Ma uno come l’assistente sociale, lo scazzo personificato, come ha fatto ad entrare nella super-efficiente gerarchia nazista? E Simon non ha mai visto uno ammazzato a sangue freddo in un mondo che si suppone dominato dai cattivi che più cattivi non si può? Ma a parte queste, che tutto sommato sono anche piccolezze – se però uno le nota vuol dire che non si sta divertendo a sufficienza – è il tono che resta fastidiosamente sospeso tra la cazzonaggine che è il marchio di fabbrica di Misfits e il tragico un po’ poco riuscito. Voglio dire, avete in mano i nazisti! Indiana Jones, Spriggan hanno fatto faville coi nazisti, che nell’immaginario collettivo sono i cattivi da fumetto per eccellenza. Qui non sembrano particolarmente peggio dei servizi sociali cui i nostri sono affidati.
Poi quest’anno il montaggio è insopportabile. Tutta la puntata, specie la prima parte, è frammentata in duecento microscene da poche decine di secondi l’una, poi stacco, e si va da un’altra parte. Il risultato è un generale senso di straniamento e di confusione. Qual è il problema? Troppi personaggi da gestire? Allora potevate evitare di inserire Rudy. Ecco, Rudy. Rudy mi piace sempre di più, ha finalmente smesso di dire le battute di Nathan, e questa volta fa anche ridere (bella sia la scena in cui i nazisti fanno irruzione a casa sua quanto, soprattutto, il siparietto con Curtis nel bar, quello davvero da applausi), ma continua ad essere appiccicato con lo sputo alla trama principale. Per dire, perché, visto che siamo in un universo alternativo, gli autori hanno scelto di mostrarci Rudy che si unisce alla resistenza? Non potevamo vederlo già inserito nel gruppo?
Ma insomma non si salva niente? No, no, questo no. L’inizio della puntata è uno dei più belli mai visti in Misfits. La vestizione dell’eroe, la lettera, l’atmosfera di tragedia che monta, e poi Kelly, adorabile, immensa Kelly di quest’episodio, che azzera tutto col suo fantastico “fucking nazi!”. Da applausi.
Salvo anche l’attacco alla camionetta con dentro Shawn, perché la citazione da Point Break sarà pure scontata ma i Nostri con su la maschera di Hitler sono bellissimi. E salvo il finale. Sempre Kelly. Cito a spanne, perché non trovo la citazione esatta:
“Dov’eri, Kelly?”
“A combattere i nazisti e a prendere a calci nel culo Hitler”.
Cioè.
Avrei voluto fosse tutto così. E invece così non è stato.
Comunque. Da quel che leggevo in giro pensavo molto peggio per questa terza stagione, che invece continua a farsi guardare. Sicuramente c’è stato un calo qualitativo rispetto alle precedenti due stagioni, ma rimaniamo comunque su livelli accettabili. Compro anche la prossima puntata, via.

8 Tags: ,

Tentativi pop

Ieri ho comprato MDNA. Il ragionamento che mi ha portata all’acquisto è piuttosto complesso, per cui seguitemi.
È un po’ di tempo che non mi vergogno a dire che mi piace Lady Gaga. Arrivo ad ammettere, tiè, che si è presa un bel 30% di tutti i miei ascolti quest’anno. Voglio dire, ormai ho trent’anni e sono scesa a patti col fatto che in quanto a consumi culturali l’eclettismo dei gusti è l’unica cosa che mi definisce davvero, per cui non ho problemi a dire che ieri mi sono stordita con i Nightwish, il giorno prima con Bach e oggi con Lady Gaga. Sarò schizofrenica, non lo so.
Ora, visto che questa svolta dance nei miei gusti musicali da principio mi ha lasciata spiazzata, ho pensato di aprirmi un po’ al genere, e visto che Madonna s’è inventata il pop femminile per come lo conosciamo oggi, perché non ascoltarla? Tanto più che quando la mettono su in palestra mi ci diverto molto.
Confesso di non aver mai avuto particolare simpatia per il personaggio, non so perché. L’ho riscoperto con la biografia dell’esimio Francesco – che vi consiglio, mi è piaciuta molto, interessante e di piacevole lettura – ma l’unico disco che ho, Hard Candy, non sono mai riuscita ad ascoltarlo fino in fondo. Per cui, l’unica reale ragione per cui ho preso MDNA è perché, ragazzi, la regina del pop, se ti piace il pop la devi ascoltare. Un po’ come Tolkien col fantasy (adesso qualcuno mi lincia).
Qui finisce la lunga premessa, atta principalmente a mettere le mani avanti per il prosieguo :P .
Non starò qui a fare recensioni dell’album, non mi sento abbastanza ferrata sull’argomento. Dirò che non mi ha entusiasmata, che alcune cose m’hanno lasciata basita, ma che ci sono anche alcuni pezzi molto belli: Best Friend, per dire, Falling Free, I Fucked Up, e la splendida Masterpiece. Fosse stato tutto il disco così, probabilmente sarebbe schizzato in cima alla mia personale classifica del momento. Ma non è così. La cosa mi stimola due riflessioni.
La prima è che ognuno fa la musica che vuole, e se ha voglia di ballare come una forsennata a 54 anni fa benissimo a farlo, perché non deve certo essere l’età a definirci. E poi ci metterei la firma ad avere un fisico che risponde così a quell’età lì. Ma quando in svariate canzoni insisti a definirti “girl” e canti una cosa come Superstar, che parla d’amore come si può fare alle media e giù di lì, siamo ben oltre il “non mi faccio definire dai miei anni”, siamo proprio alla negazione. Mi fa lo stesso effetto di Adele che canta – ma almeno quella era una cover – “whenever I’m alone with you/you make me feel like I’m young again” e, essendo Adele ventiduenne o giù di lì, uno se la immagina che sta col suo boy e inizia a lallare come quando aveva due anni.
È triste a dirsi, ma c’è un momento per dire ogni cosa. Non sarei più in grado – per fortuna – di scrivere le orrende poesie che componevo a tredici anni, perché non vedo più il mondo in quel modo lì. La vita passa e vivaddio ci cambia. È per questo che un artista è interessante a vent’anni come a sessanta. Ma insistere a dire cose che si dicevano dieci anni prima, e con lo stesso tono con cui le si diceva dieci anni prima, non so, mi suona quasi falso.
Comunque. La seconda riflessione è che a me, con ogni probabilità, non piace il pop o la dance. Per oscure alchimie, mi piace Lady Gaga e stop. E vabbeh, basta saperlo :) .

30 Tags: , , , ,

Un po’ come Einstein

Interno sera. Lo studio di una pediatra. Ci sono alcuni bambini, un paio davvero molto piccoli. Uno avrà tre anni, maschio, riccetto, molto vivace. E poi ci sono io, col mio nuovo cappello.
Bimbo: “Perché porti il cappello?”
Io: “Perché mi piace. E poi, vedi?” dico togliendolo, “ho i capelli molto corti, e quindi d’inverno mi serve, che sennò ho freddo”
Bimbo: “E perché hai i capelli così?”
Io: “Mi piacciono, e poi sono comodi. La mattina non mi devo nemmeno pettinare”
Bimbo, pensandoci su: “Secondo me non dovevi farteli così i capelli”
Io: “Perché? Non ti piacciano?”
Bimbo, sorridendo, vagamente timido: “No”.

Davvero, davvero non riesco a ricordare perché non adorassi i bimbi alla morte, prima di avere Irene.

(P.S.
Il motivo del titolo sta qua, più o meno a metà articolo

37 Tags: ,

Misfits 3×03

Premessa: questo potrebbe essere l’ultimo post del genere. È che dopo anni passati a recensire la roba più diversa qua sopra, finalmente mi sono chiesta se effettivamente ve ne frega qualcosa. Mentre per libri e film suppongo che la risposta sia affermativa, per una serie televisiva come Misfits non ne ho idea. È un prodotto di nicchia, fuori target rispetto ai miei lettori, per altro, per cui non vorrei annoiarvi con roba che non vi interessa (o almeno vi interessa meno del resto). Per cui, fatemi sapere se può farvi piacere che io continui con queste disamine settimanali, o se preferite che mi dedichi ad altro il martedì.

Recensione vera e propria: nonostante la mia pessima disposizione verso questa stagione di Misfits, sono arrivata alla terza puntata. E se ieri sera, vedendola in italiano, mi aveva lasciata un po’ così, oggi rivista in inglese l’ho apprezzata di più. Mi è piaciuta? Via, sì, mi è piaciuta. Il che mi insegna almeno due cose: a) ormai sono assuefatta alle versioni originali. È piuttosto raro che veda un telefilm doppiato, e evidentemente la cosa mi ha lasciato un segno, che ne so, ma in italiano le interpretazioni mi sembrano molto più monocordi e la sceneggiatura più loffia. Sarà un pregiudizio anche questo. b)forse dovrei piantarla di farmi tutte queste pippe mentali su Misfits e guardarmela senza troppi problemi.
Ora, devo dire che pure non brillando per particolari pregi, la puntata fa segnare a proprio favore una serie di punti non disprezzabili. Il cattivo stavolta è un ragazzo che ha vinto la lotteria della sfiga: nerd, timido, disegnatore di fumetti. Olé. Il destino ha però voluto dargli una seconda chance dandogli un potere ad hoc: tutto quel che disegna, si avvera. E il nostro usa lo stratagemma per costruirsi il suo Supereroe da compagnia, alias Simon.
La caratterizzazione di Peter, il nerd in questione, esce sparata dal manuale del giovane fumettaro disadattato, ma riesce comunque apprezzabile, sarà per la faccia convincente dell’attore, sarà perché tra tante tipologie di misfits il nerd perso non sfigura. Il personaggio resta comunque un po’ fuori fuoco: per dire, continuo a non capire chiaramente perché decide di fare la fine che fa, non mi pare che nella sua psicologia ci fossero le premesse per il suo gesto finale, ma tutto sommato la puntata si inserisce agevolmente nel filone “Simon e Alisha”, costituito da episodi tutti un po’ più seriosi e drammatici. Misfits è anche questo.
Molto più interessanti tutta una serie di scelte di regia, sceneggiatura e recitazione che rimandano in modo diretto ai fumetti. Parlo dell’atteggiamento che ha sempre Simon quando parla perché sotto l’influenza del potere di Peter, e del taglio stesso delle inquadrature: urlano “fumetto” da lontano un miglio. Per dire, Simon ha una postura rigida e innaturale che fa tantissimo vignetta, pensateci. Anche la scelta delle inquadrature va di conseguenza. Non parliamo poi delle battute, stereotipate e “tipiche”. Insomma, c’è tutto un riferimento sottotestuale al fumetto che è veramente interessante. E devo dire che queste sono cose sottili che si apprezzano molto. Poi, vabbeh, molto molto apprezzabile anche la scena del pestaggio girata praticamente tutta con gli schizzi, e la scena finale dei nostri stesi a terra e inquadrati in immaginarie vignette dalle sbarre della presa d’aria. Figo, insomma.
Interessante anche il plot twist finale. Inatteso, devo dire, anche se getta una luce un po’ curiosa su Simon. Per quel che mi riguarda, sarebbe stato plausibile il suo voler perseverare nel diventare il tizio mascherato anche senza spintarelle, anzi, avrebbe aggiunto spessore al personaggio. Ma va detto che così invece assume spessore Peter, nella più classica delle rivincite finali del cattivo, e anche questo fa molto fumetto.
Per il resto, la sottotrama di Kelly che se la fa col venditore di poteri mi lascia piuttosto indifferente. Il fatto che ci lascino come gran mistero il fatto che il tizio voglia riportare in vita la ragazza mi fa abbastanza specie. Ormai l’abbiamo capito tutti, non è più un colpo di scena da un bel pezzo.
Rudy mi fa simpatia, davvero. È sotto tutti gli aspetti un povero cristo, il più disperato del gruppo. Ma continua ad essere inserito a forza nelle puntate, con una serie di battute che per lo più non fanno ridere, oppure peggio ancora tentando di mettergli in bocca roba che avrebbe detto Nathan. Ho l’impressione che gli autori ne sentano la mancanza molto più di noi. Quand’è che non sembrerà appiccicato con lo spunto al resto del gruppo e alla trama in generale?
Comunque. A me è piaciuta, ma ho il terrore della prossima. Voglio dire, i nazisti sono quella roba lì che se sai usarla è esplosiva (vedi Indiana Jones), ma se non lo sai fare succede un casino. Ecco, io spero che non si strafaccia. E comunque, Misfits s’è guadagnato un’altra settimana di visione, per quel che mi riguarda.

13 Tags: , , ,

Interviste

Oggi sono assente giustificata. Ho fatto un lunga e piacevole serie di interviste per un programma di Rai Scuola, Nautilus. Si tratta di una fascia quotidiana che si occupa ogni giorno di un’area tematica diversa: letteratura, filosofia, arte, economia e teatro. Ogni settimana c’è un ospite che verrà interpellato sui vari argomenti. Ecco, come avrete già capito, per una settimana quell’ospite sarò io. La cosa è interessante perché, visto che ci sono diverse aree tematiche, ho avuto la possibilità di dire un sacco di cose che magari ho già espresso pubblicamente di qua e di là in giro per presentazione, ma mai con questa compattezza, più altre che non avevo mai espresso perché nessuno mi aveva mai chiesto. Metteteci pure che il tutto si è svolto al Reale Istituto Neerlandese, che un posto stupendo al centro di un altro posto stupendo, Villa Borghese, e capirete perché per me sia stata una cosa così piacevole. Vi terrò aggiornati sulla messa in onda, che dovrebbe essere comunque a fine Aprile.
In meantime, per farmi perdonare l’assenza, vi lascio il video della mia intervista di ieri sera a Rainews. Alla fine non ho parlato del sole, visto che c’era in studio chi era nettamente più qualificato di me – per la cronaca, Francesco Berrilli, fisico solare, è stato mio professore durante il dottorato ed era anche nella commissione della mia difesa della tesi – ma è stato comunque piacevole e divertente. Non mi sono ancora vista, per cui non mi commento. Spero di non essere troppo orrenda, comunque :P . Enjoy!

Intervista per Rainews.

15 Tags: ,

Sole, triangoli e interviste

Avrete tutti quanti visto questo. Ovviamente, un grosso triangolo – o una cosa che sembra un triangolo – che compare sul Sole stimola la curiosità un po’ di tutti. Repubblica la butta sul misterioso, ma sono andata sul sito di SOHO e SDO – che per la cronaca sono due satelliti che osservano il Sole – e non c’è manco una news connessa a quest’immagine che ci sembra così strana. La cosa mi fa supporre – ma è appunto una supposizione – che nessun fisico solare ci trovi nulla di strano, che dunque con ogni probabilità si tratta di un fenomeno noto e spiegabilissimo che ha assunto una forma un po’ particolare. Notare anche che il triangolo non è completo, siamo noi che interpoliamo le macchie nere fino a comporre un triangolo. Comunque, queste sono appunto tutte supposizioni. Piuttosto, il triangolone gigante è un pretesto per dirvi due cose.
La prima, è che quest’immagine tanto a me che a Val ha ricordato questo. Ha un senso rispolverarlo ora, innanzitutto perché domenica è stato il primo anniversario dello tsunami in Giappone, e poi perché è al momento il mio unico tentativo di racconto “fisico”, e ci sono molto affezionata. Era nato come racconto per l’antologia I Confini della Realtà, ma, come potete vedere se avrete la pazienza di leggervelo tutto, non aderiva molto allo spirito della raccolta, così è stato scartato. Un anno fa l’ho ripreso in mano e praticamente riscritto. Era la prima volta che infilavo così tanta fisica in un racconto (poi, vabbeh, è venuta Nashira, ma questo racconto, nella sua forma originaria, l’ho scritto nel 2007).
Colgo anche l’occasione per dirvi che domani sera, alle 22.00, dovreste vedermi su Rai News, all’interno della rubrica Spacelab. Per una volta, non parlerò da scrittrice ma da astrofisica, e si parlerà proprio di Sole, così risponderò meglio anche a chi qui sopra mi aveva chiesto lumi sulla recente tempesta solare.
Insomma, enjoy il video quando sarà, intanto magari ditemi che ne pensate di W, se avete voglia di leggervelo.

17 Tags: , , , ,

Misfits 3×02

Se ho un pregio, è di farmene una ragione abbastanza rapidamente. Se una cosa non va mi incazzo, per carità, mi dispiaccio e quel che vuoi, ma in un tempo relativamente breve passo oltre. Il discorso vale per Misfits: Nathan non c’è più né ci sarà in futuro, è un fatto. Possiamo stare a recriminare quanto vogliamo, a domandarci quante ne avrebbe sparate se avesse beccato lui Curtis in abito da sera, ma quel che abbiamo ora è Misfits senza di lui: o prendiamo il pacchetto, o smettiamo di guardarlo. E io ho accettato il pacchetto per un’altra settimana. Tutto sommato, sembra che abbia fatto bene.
Questa seconda puntata è proprio old style. Si capisce fin dalle prime battute, quando appare evidente che gli autori si sono ricordati che un tempo scrivevano e giravano bella roba. Finalmente si vede la regia, finalmente la musica torna ad avere un ruolo importante e non banale, finalmente è tornato Misfits, insomma. L’episodio è divertente, le battute più salaci non sembrano volgarità buttate lì come capita, ma rientrano in un quadro più ampio, Rudy a piccole dosi si può anche reggere, tranne quando si dimenticano che non non si chiama Nathan e gli mettono in bocca battute che evidentemente erano scritte per Sheehan. Tra l’altro, la vena femminista dell’episodio si lascia molto apprezzare, senza risultare stucchevolmente ipocrita in un contesto come quello di Misfits, come succedeva invece per il ravvedimento sulla via di Damasco di Alisha nel precedente episodio.
L’impressione generale è quella di un meccanismo ben oliato che ha ripreso a funzionare a dovere. Voglio dire, nulla di trascendentale, ma è un episodio davvero piacevole, in cui uno ritrova lo spirito di Misfits. Ora, io non lo so quanto durerà questo nuovo rinascimento della serie, a giudicare dai commenti che ho visto in giro sul seguito temo poco, e devo dire che anche la preview del prossimo episodio non promette per niente bene, ma quanto meno potremo dire che in questa stagione almeno un episodio s’è salvato.
Ah, ovviamente le note stonate ci sono: a parte i patetici tentativi di fare di Rudy Nathan 2.0, quando secondo me sarebbe molto più interessante puntare sulle sue specificità di personaggio (o, in alternativa, farlo morire malissimo e ce lo leviamo dalle balle :P ), Simon è tornato indietro di almeno due stagioni. Al posto del figone ombroso che copula con Alisha, ci ritroviamo di nuovo il ragazzino timido e impacciato della stagione uno, che non era esattamente quel che avevamo visto né nella puntata precedente, né nell’ultima della scorsa stagione. Ho letto che qualcuno in rete lamenta che tutti si siano dimenticati di Nikki, che sembrava dovesse diventare il grande amore di Curtis. Va anche detto che quest’ultimo se l’era già e bella che dimenticata alla fine dell’ultimo episodio della seconda stagione, quindi il problema magari non è tanto di questa puntata, ma della serie in sé.
Comunque, vedremo. Per lo meno ieri sera mi sono divertita durante la visione e non mi sono sentita vagamente in imbarazzo come la scorsa settimana. Il resto, chi vivrà vedrà.

4 Tags: , ,

John Carter. Fatevi un favore, andatevelo a vedere

Confesso che io non sapevo cosa fosse John Carter (ma cercherò di rimediare i libri al più presto). Non sapevo neppure che stesse per uscire un film che si intitolava così. L’ho scoperto grazie a Rrobe, e ad una recensione così appassionata che, senza aver visto un trailer che fosse uno e senza sapere un tubo della trama, tranne le cose spiegate nel post, sono andata a vederlo. Così, d’impulso.
Entrata in sala, ho improvvisamente ricordato perché è tipo un anno che non andavo a cinema: fila di venti pischelli delle medie davanti a noi che hanno fatto i “simpatici” per tutta la proiezione dei trailer e della pubblicità, stimolando i miei peggiori istinti omicidi, venti minuti venti di orrendi trailer di film dimenticabili + pubblicità low cost del baretto sotto casa, un riflesso un metro per due che non s’è schiodato dallo schermo per tutti i 132 minuti di proiezione. Solo che poi è iniziato il film, e, niente, mi sono dimenticata tutto.
John Carter è un bel film. Di più. John Carter è un film fatto bene, e trovarne di fatti così bene nell’ambito del fantasy/fantascienza è ormai impossibile. O manca la sceneggiatura, o gli attori sono cani o gli effetti i speciali fanno piangere. John Carter no, trasuda professionalità da ogni fotogramma. È tutto, tutto fatto bene.
Innanzitutto, comincia come deve cominciare un qualsiasi film d’azione che si rispetti: botte, botte, botte. E mantiene un ritmo ottimo per tutta la durata, alternando alla perfezione momenti d’azione a momenti riflessivi, e riuscendo nel vero miracolo: dosare alla grande l’umorismo. Avete presente, no, quei film d’azione in cui a un certo punto c’è la battutina, l’ironia, che invece di condire il tutto semplicemente manda a donne di malaffare la sospensione di credulità? La Sindrome di Jar Jar Binx, la chiamo io, e perdonatemi se vi costringo a ricordare il personaggio più brutto della cinematografia di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Ecco, John Carter non è così. John Carter sa quando c’è da ridere, quando c’è da commuoversi, quando c’è da tirare botte da orbi.
Le scenografie sono da sturbo, il Marte – ma dovrei dire Barsoom – di Stanton è meraviglioso, ogni cosa trabocca di sense of wonder, trasuda quella passione per la creazione di mondi che è il segno caratteristico di certa fantascienza, e di certo fantasy. E gli effetti speciali sono assolutamente all’altezza. Vivaddio, le scene d’azione sono chiare, non fanno venire il mal di mare, e ogni tanto hanno dei tocchi tamarri assolutamente deliziosi (vedi alla voce uccisione Scimmia Bianca).
I personaggi sono credibili, e si amano da subito. Tutti. Perfino il bestio che sta messo lì per fare l’animaletto buffo. Persino la principessachemenamachenesanacheapacchiperchéèscienziatolei, personaggio sulla carta assai banale. Hanno tutti un’anima, vengono resi con pochi tocchi magistrali. Ti interessa sapere cosa fanno, ti interessa che si salvino, o, al contrario, che facciano una brutta fine. Sarà anche merito degli attori che ci credono.
Qualche punto il film lo perde sugli snodi di trama; a parte che ho avuto l’impressione che qua e là l’adattamento non fosse proprio ottimale, ogni tanto alcuni elementi vengono sbrigati in modo affrettato. L’impressione è che manchino dei pezzi, saltati forse in fase di montaggio. Ma è peccato veniale. Ci facciamo piacere film che hanno voragini di trama, questo al confronto è solido veramente come una roccia.
Ultimo tocco, uomini e donne saranno ben lieti di potersi godere 132 minuti di, rispettivamente, Lynn Collins e Taylor Kitsch mezzi nudi, e almeno per Kitsch posso garantirvi che è un bel guardare.
Insomma, è un film che riporta indietro negli anni, a quei bei prodotti ben fatti, appassionanti, che hanno fatto la storia del cinema, tipo, che so, Indiana Jones, Star Wars. Ha quella stessa solidità, quello stesso mestiere, quella stessa passione. Ve l’ho detto, è iniziato e io mi ci sono trovata immersa. È un piacere per gli occhi e per la mente.
Ora, non fosse stato per Rrobe, io neppure avrei saputo che usciva. Praticamente non lo stanno pubblicizzando, e quel po’ che si vede in giro non è per nulla incoraggiante, diciamocelo. Ecco, non ci credete. È molto, moltissimo meglio di come lo stanno vendendo. Per questo vi consiglio di andare a cinema e godervelo dal primo all’ultimo minuto.

24 Tags: , ,

Io, un po’ troppi anni fa

Qualche settimana fa, parlando con una mia amica su Facebook, ho tirato fuori questa storia che a sedici anni ero appassionata di Sailor Moon e la disegnavo dappertutto. Massimo Dall’Oglio ha colto la palla al balzo e mi ha chiesto di fargli vedere i disegni. Io mi sono armata di santa pazienza e sono andata a frugare a casa dei miei, alla ricerca di un quaderno del lontano 1996, in cui avevo raccolto un bel po’ di disegni. La ricerca non è neppure stata così complicata; l’ho trovato praticamente a prima botta, esattamente dove ricordavo si trovasse. Tra appunti del Catechismo della Cresima e formule varie, ho ritrovato i disegni. Perché da bambina e da ragazzina disegnare mi piaceva moltissimo. Non ho mai avuto una gran fantasia, ma a copiare non ero male. E mi piaceva tantissimo Sailor Moon. Non so cosa ci trovassi, e del resto sono anni che non lo rivedo. Ma la terza stagione mi faceva impazzire. Anche la prima, a dire il vero, ma avevo visto prima la terza. All’epoca Internet praticamente non esisteva, indi per cui non avevo immagini di Sailor Moon da cui copiare. Per le facce andavo a memoria, per i corpi mi affidavo alle foto del mare di me e mia cugina. Eravamo in costume da bagno, e quindi l’anatomia era abbastanza chiara. E…niente, disegnavo Sailor Moon dappertutto. Ogni tanto intercalavo con l’altra passione, le statue greche. Quando mi piacevano. La Nike di Samotracia mi ipnotizzava, ed ero letteralmente innamorata del Diadumeno di Policleto. Mi domandavo se esistessero al mondo uomini così. Magari.
E insomma niente, era il 1996, scrivevo frasi con “sovente”, disegnavo Sailor Moon e statue greche e ancora non sapevo che quell’estate mi sarei trovata il ragazzo. Sfogliando quei disegni, mi riconosco. C’era già in seme tutto quello che sono adesso. E un po’ mi spiace che poi abbia mollato il disegno. Non che mi riuscisse granché bene, ma mi divertiva e rilassava tanto.
Eccole qua, queste testimonianze di un’ossessione. Giusto per farvi conoscere la ragazzina che ero.

36 Tags: ,

8 Marzo 2012

Oggi, piuttosto che ammorbarvi con la solita giaculatoria sulla festa che non è festa etcetera, vi propongo qualche riflessione.
La prima riguarda questo sacrosanto articolo di Michele Serra che ho trovato linkato su Facebook (poi dico che FB è ozioso e noioso… :P ). Non si tratta di questione di lana caprina; fino al 1981 la legge italiana riconosceva le attenuanti per il cosiddetto “delitto d’onore”, quello in cui il marito offeso – ad esempio tradito – uccideva la moglie e/o l’amante per salvaguardare il proprio onore. Siccome le cose le butti fuori dalla porta e rientrano dalla finestra, associare alla passione quello che è nulla più che l’espressione di una mentalità retrograda che non vede la donna se non come un’appendice, un proprio esclusivo possesso, è sputare in faccia alle vittime. E di donne uccise per “motivi passionali”, che d’ora in avanti chiameremo col loro nome, femminicidio – perché è il loro essere donne che le ha portate alla morte – ce ne sono tante, tantissime ogni anno. Segno che il problema è profondo, radicato. Io stesso ho conosciuto giovani donne completamente soggiogate al marito, che decideva se e quando uscivano e cosa dovevano indossare.
La seconda è questo trafiletto, segnalato anche su Femminismo a Sud. La storia spero sia nota, anche se, visto che coinvolge italianissimi militari, nessun media ne ha parlato diffusamente. L’indignazione parte solo quando lo straniero si permette di toccare le nostre donne, mica quando un italiano, per di più militare, stupra una ragazza fuori da una discoteca. Comunque, un militare, forse assieme a due complici e una ragazza – sì, una ragazza – hanno stuprato una giovane nell’aquilano. L’hanno ridotta in fin di vita. Per il sito, si è trattato di “una pratica sessuale estrema, praticata da un gruppo di più uomini e che ha visto la ragazza coinvolta non consenziente”. L’eufemismo del secolo. Le pratiche sessuali non consenzienti, estreme o meno, si chiamano stupro. Punto. Ma usare venti parole invece dell’unica che conta, stupro, ripeto, ha il senso di riportare in auge la più vecchia delle scuse degli stupratori: la donna se l’è cercata, mi ha provocato, e tutto sommato era consenziente. Chi non vorrebbe essere stuprato con un bastone, picchiato e abbandonato sanguinante nel parcheggio di una discoteca. Ora, che cazzate del genere le spari l’avvocato difensore – cui però non dovrebbe essere permesso di andare in giro per televisioni a sputare sul corpo martoriato di una vittima cianciando di normali atti sessuali finiti male, come sta facendo in questi giorni – si può anche capire, ma che la tesi venga sposata dalla stampa è significativo. Siamo rimasti inchiodati lì, allo stereotipo dell’uomo cacciatore, che non può che saltarti al collo non appena gli mostri un centimetro di carne, e alla donna vittima/consenziente, che nel migliore dei casi se l’è andata a cercare, nel peggiore ha accusato ingiustamente un povero ragazzo che stava solo seguendo i propri sacrosanti istinti. Non è così, non funziona così il mondo. E dovrebbero sentirsi offesi anche gli uomini, mostrati come mere appendici di un organo sessuale. Ma anche qui, storia vecchia. Qualche anno fa una mia collega di dottorato mi raccontava sconvolta degli striscioni che alcuni ragazzi avevano appiccato al portone della sua casa in difesa di uno stupratore che abitava lì. Nei casi di stupro la solidarietà per la vittima non esiste, e la presunzione di innocenza – che rimane comunque il caposaldo di un sistema giudiziario che voglia definirsi civile – diventa una clava da usare contro la donna. Il processo non è mai al violentatore, è alla vittima, che deve dimostrare di non essere stata consenziente, di non aver goduto, di aver strillato e di essersi ribellata a sufficienza. Che schifo.
Tutto qua. La strada è ancora molto lunga, e da festeggiare, purtroppo, c’è davvero poco.

P.S.
Sul pezzo come al solito (ehm…), mi accorgo solo ora che hanno pubblicato una mia intervista sul mio essere astrofisica su Media INAF. Enjoy.

Intervista per Media INAF

11 Tags: , , ,