Archivi del giorno: 5 marzo 2012

Yogurt

Sono un po’ preoccupata. Sto lentamente ma inesorabilmente maturando un senso di generale noia nei confronti della rete. Non credo sia questa la ragione per la quale frequento un po’ meno del passato questo posto, ma è un fatto che da un po’ di tempo, quando la sera mio dedico ai miei trenta minuti di svuotamento mente a mezzo rete, non so neppure più su quali siti navigare. Esclusi quei due o tre blog che seguo con piacere e passione, e ovviamente gli intramontabili siti che parlano di malattie mortali dalle quali ritengo di essere affetta un giorno sì e l’altro pure, il resto, come diceva Califano, è noja.
Bazzico il web dalla bellezza di dieci anni, ormai. Ricordo i primi tempi in cui me ne concedevo tipo dieci minuti al giorno, perché la connessione costava e non volevo gravare troppo sul bilancio familiare. All’epoca sembrava tutto bellissimo. Ricordo la passione smodata per i forum, che mi teneva incollata allo schermo a dibattere dell’ultima, favolosa puntata de I Cavalieri dello Zodiaco fino a notte fonda. Non mi sembrava vero di poter parlare di questa roba anche con gente che non fosse Giuliano.
Poi i forum m’hanno iniziato a rompere le scatole, e allora vai di blog. Grande passione anche lì, bello, fantastico, questa è la forma di comunicazione del domani…Poi niente, noia anche là. E adesso mi ritrovo a sbuffare mentre vagolo online, alla ricerca di qualcosa di interessante, o anche semplicemente nuovo rispetto al solito. Perché il dramma è questo: tutto si ripete identico a se stesso. Prendiamo la morte di Dalla (ma potrei dire, la Houston, o la Winehouse, o Micheal Jackson, uno qualsiasi che è morto negli ultimi cinque anni). Cominciano i primi omaggi, sui quali si fiondano rapidamente tutti anche quelli che non sanno chi cappero era Dalla ma comunque, a scanso di equivoci, cambiano l’avatar su Facebook. A questo punto, e sono passate tipo cinque ore dalla notizia del trapasso, arrivano quelli che “vi ricordate di Dalla solo ora, sono dieci anni che lo ignorate, mi fate schifo”, poi quelli “io lo ricorderò tra dieci giorni, quando non farà più figo”, infine gli ultimi: “ci avete scassato le palle co’ ‘sto Dalla, a me manco piaceva”. Il copione è così collaudato che avrei potuto predire a che ora ogni tipologia di internauta si sarebbe palesata.
Ormai, per me, è più o meno tutto così. Non c’è tweet che legga per il quale non mi salgano alle dita commenti acidi. Non c’è polemica in rete che non mi faccia sbuffare. È che credo che la rete sia la dimostrazione che tutti hanno una gran voglia di parlare, e nessuno di stare a sentire, probabilmente me compresa. Infatti ho un blog. E, tra l’altro, la società e le sue imposizioni sicuramente hanno fatto danni a palate, ma a volte ci hanno anche reso apparentemente persone migliori. Infatti, quando salta qualche convenzione sociale – e in rete salta il dover mettere la faccia sotto le nostre opinioni – improvvisamente si riveliamo per quel che siamo: gente meschina. Senza contare che in rete la tuttologia la fa da padrona: siamo tutti esperti di tutto perché abbiamo letto una pagina di Wikipedia. Ripeto, io per prima, eh?
Ora, non lo so se è un periodo, o se davvero tornerò a darmi al ricamo la sera :P . Forse è solo lunedì mattina e sono devastata dal bruciore di stomaco (tempi duri, quelli primaverili, per noi che soffriamo di problemi digestivi…). Ma forse è anche il momento per una riflessione critica sulla rete, su quel che è, su quello che vogliamo diventi. Perché, non lo so, ho l’impressione che stiamo per raggiungere un vicolo cieco.

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