Vent’anni

Nel 1992 avevo undici anni, ero decisamente ancora una bambina ma quei giorni che collegano come un filo rosso il 23 maggio e il 19 luglio me li ricordo. Mi ricordo il senso di sgomento e incredulità, la paura, anche, ma anche la rabbia, la stanchezza, la voglia di reagire. Ricordo le immagini assurde dell’autostrada sventrata, immagini che faticavo a ricollegare a quelle di un paese tutto sommato in pace, immagini che fino a quel momento avevo visto arrivare solo dalla Jugoslavia. E invece in guerra eravamo – e siamo – da più di un secolo. Poi, molti anni dopo, percorsi anch’io quel tratto di autostrada. Ogni volta che ci passo ci penso: all’intollerabile tracotanza di chi si era appropriato, venti anni fa, di quei metri di asfalto, distruggendoli, polverizzandoli, a rimarcare che quel pezzo di terra era loro, che la Sicilia, l’Italia, erano loro.
All’epoca c’era ancora chi diceva senza vergogna che la mafia non esiste. Oggi passa la vulgata che la mafia non ammazza, che ci devi convivere, che non è poi tanto male. Forse, non è cambiato niente.
Io invece ci voglio credere che tante cose sono cambiate. Che siamo cambiati noi, che adesso sappiamo e non abbiamo più scuse, che non ci vogliamo nascondere.
Pochi anni dopo, la mia professoressa di lettere del ginnasio ci fece fare un lavoro sulle mafie, e ci fece capire la cosa più importante: che la mafia non è solo criminalità organizzata, ma un sistema di pensiero, un modo distorto di vedere la vita, un pezzo di medioevo impiantato a forza nel nostro tessuto sociale. Non sono solo le bombe e i morti ammazzati, è la mentalità clientelare, la corruzione, la morte della meritocrazia, l’idea che niente possa mai cambiare, che bisogna chinare la testa di fronte al potere, chiudere gli occhi, le orecchie, la bocca. La mafia siamo anche noi quando ci rassegniamo all’idea che occorra pagare per avere qualcosa che ci spetta di diritto: un lavoro, un’analisi clinica, un posto all’ospedale. E la mafia soprattutto è silenzio, il silenzio nel quale tante morti di innocenti, e lo sottolineo, innocenti si sono consumate. Non ha senso ricordare le stragi di Capaci e di via D’Amelio se poi non cerchiamo di cambiare le cose anche nel nostro piccolo. Il ricordo è sterile se non informa il presente, se non è l’occasione per cambiare le cose. Ognuno coi suoi mezzi, ognuno nella sua vita.

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10 risposte a Vent’anni

  1. ile97 scrive:

    beh, cosa possiamo aspettarci se anche chi ci governa prende le mazzette?? non c’è più niente di sano in questo paese, siamo come una mela bacata…l’unica cosa che ci è rimasta da fare è tagliare via la parte malata col coltello…

    comunque, io penso che la mafia non c’entri nulla con la morte di Melissa. per me è un pazzo che voleva…chissà cosa, chissà che pensava quando metteva le bombe e premeva il pulsante!

  2. Nihal scrive:

    sò che non centra niente però sono talmente svampita che non so neanche in che anno sono nata :) perchè sono del 97 quindi 4 anni e 3 giorni dopo :) scusate ..

  3. Nihal scrive:

    io sono nata 5 anni e 3 giorni dopo quindi anche se volessi non potrei dire niente da testimone ma so perchè a scuola e anche a casa comunque me l’hanno detto cosa è successo poi ho letto un libro sullavita di Giovanni Falcone ecc… comunque l’altro giorno parlavo con mia cugina ed è venuto fuori il discorso della mafia e lei dice che avrebbe pagato il pizzo pur sapendo che è sbagliato e io invece ho detto che avrei preferito morire ma da onesta che non dando soldi a gente così e lei mi fà tu dici così perchè non ti ci sei mai trovata in quella occasione (neanche lei cmq..)io penso che a scuola stanno facendo tante cose per aprire gli occhi ai ragazzi quindi si suppone che qualcuno ascolterà e quindi perchè non poter sperare che non dico tra 50 o 100 anni ma già tra 200 o più forse la mafia sarà un brutto ricordo

  4. Kiaretta scrive:

    Parole sagge Licia…io avevo solo due mesi e tre giorni quando è successo… quindi non posso dire di avere ricordi…
    Ma di certo non possiamo rassegnarci a vivere con certa gente…dobbiamo combattere nel nostro piccolo, per far sì che stragi come quella del 23 Maggio ’92 o quella di Brindisi pochi giorni fa non accadano più, che siano dovute alla mafia o no…non dovrebbero accadere…

  5. Mia scrive:

    Io credo che la mafia esista perché, in fondo, noi la accettiamo, la vediamo come una cosa che c’è sempre stata e che continuerà a esserci per sempre… mi ricordo che in un progetto a scuola ci hanno detto: “la mafia siamo noi”, e in effetti è così, almeno a mio parere. La mafia è il silenzio della gente che sa e non dice niente, della gente che subisce e non si lamenta perché ha paura. E continuerà a esistere finché tutti non capiranno che anche noi dobbiamo fare la nostra parte per farla sparire.

  6. Michela scrive:

    Mi ricordo anch’io, avevo 13 anni, quando sgomenta ed incredula osservavo le immagini scorrere alla TV. Quanta indignazione provavo allora; quella stessa che ad oggi è rabbia consapevole per tutte quelle piccole e grandi logiche “mafiose” d’arroganza e sopraffazione, capaci di calpestare l’individuo derubandolo della propria dignità.
    Mai arrendersi, ma ricercare un’intesa reciproca d’intenti, capace d’elevare e migliorare la nostra condizione di uomini e cittadini partecipi della società civile.
    Ho iniziato da poco a leggere i tuoi scritti, su consiglio di un’amica comune, Lorenza, sei una rivelazione per me!.

  7. Barby scrive:

    Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno dato la loro vita per questo paese e noi vent’anni dopo non abbiamo fatto niente di concreto per cambiare le cose.Dobbiamo alzare la testa e far sentire la nostra voce!!!Noi possiamo e dobbiamo cambiare le cose!!Può esistere un mondo migliore…basta crederci!!

  8. Ginene98 scrive:

    Credo che la Mafia non sia impossibile da abbattere… Borsellino e Falcone sono stati due grandi eroi, forse gli unici, i veri eroi che il Paese abbia mai avuto. Come loro sostenevano, per combattere la Mafia c’è bisogno di un contributo da parte di tutti, c’è bisogno di solidarietà, di fedeltà l’un l’altro. E forse, quando saremo abbastanza uomini per imparare a combattere sul serio, bhé, allora vorrà dire che avremo sempre una speranza…
    Don Luigi Giotti diceva: “Si possono strappare tutti i fiori, ma non si può impedire che la primavera ritorni”…

  9. Axelander scrive:

    Ho la tua stessa età licia e quel giorno me lo ricordo benissimo. Quel giorno nel mio paese Nola(Napoli) c’era in visita papa Giovanni Paolo XXIII. C’erano migliaia di persone radunate attorno a lui quando all’improvviso viene data la notizia dell’attentato. In quell’occasione il papa ha pianto e fatto insieme alla folla una preghiera per le vittime. un giorno che non dimenticherò mai.

    • ile97 scrive:

      solo lacrime autentiche rivelano un animo autentico, e quello di Giovanni Paolo XXIII allora era giusto…

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