Trionfo pop

Come al solito arrivo in ritardo. Stavolta, però, di sole quarantotto ore. Poteva andare peggio, via. È che domenica sera avevo da fare, e dunque non avevo modo di seguire la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, così me la sono registrata e me la sono vista ieri sera.
Chiariamo subito che in genere non ho alcun interesse nelle cerimonie di chiusura e apertura degli eventi sportivi. Non lo so, non mi hanno mai attirata più di tanto. Anche quella di Pechino la vidi più che altro perché quel pomeriggio non avevo niente da fare. Infatti la cerimonia apertura di Londra 2012 l’ho saltata. La chiusura l’ho registrata per un’unica ragione: c’erano i Muse, che hanno scritto la canzone delle Olimpiadi, ossia Survival.
A sorpresa, invece, la visione non solo è stata piacevole, ma foriera di un bel po’ di riflessioni, che per altro riguardano tutto sommato il mio lavoro. Per chi si fosse perso l’evento, la cerimonia è stata sostanzialmente un’unica, lunghissima passerella di musicisti inglesi, a partire più o meno dagli anni ’60 in giù, fino a quelli davvero recentissimi. Musicisti pop. Riflettiamo: le cerimonie di questo genere in generale tendono a celebrare quanto di caratteristico, e in generale buono, un certo paese abbia fatto nella sua storia. Gli inglesi hanno deciso di giocarsi l’influenza che la musica popolare ha avuto sulla cultura mondiale degli ultimi cinquanta anni. Non hanno scelto di parlare di storia remota, non hanno puntata su Shakespeare (anche se sul palco si leggeva benissimo un “to be or not to be”); hanno pensato di parlare di musica. Contemporanea. E popolare.
La prima sensazione è che a vedere tutti quegli artisti messi lì uno di fila all’altro è impressionante quanto la storia della musica pop debba al Regno Unito: hanno fatto praticamente tutto loro. I Beatles, i Pink Floyd, i Queen…e se la giocano ancora. Le vecchiarde come ricorderanno l’isteria di massa intorno ai Thake That e alle Spice Girls, non molto diversa da quella che circonda ora gli One Direction. Mentre noi stavamo qui a domandarci cosa è cultura e cosa non lo è, e a schifare più o meno tutto quel che vende e ha successo, in nome del principio per il quale se diverte e piace allora è vile, questi qui lasciavano un’orma indelebile nella cultura contemporanea. Ma sarà mica che a furia di guardarci l’ombelico abbiamo perso la capacità di farla, la cultura? Voglio dire, l’impronta che abbiamo lasciato sull’umanità nei secoli passati a livelli culturale è innegabile, ma adesso? E non è mancanza di talenti, che ci sono, ma che in qualche modo non sfondano, o se lo fanno poi vengon guardati tutto sommato male: sono “commerciali”, sono “da bambini” e via così. Evidentemente gli inglesi la pensano in modo diverso, visto che hanno esibito i loro cantanti come noi facciamo con Leonardo e Botticelli. E li hanno esibiti tutti. Questo è il secondo fatto che induce a riflettere: fa un certo effetto vedere i Beatles di fianco agli One Direction, i Pink Floyd con le Spice Girls e – orrore degli orrori… – Jessie J che canta i Queen. Non c’era nessun giudizio, nessuna classifica di merito, in qualche modo tutti ci venivano presentati sullo stesso piano. Immagino che una cosa del genere a molti faccia ribrezzo. Ma come, la musica “di un certo livello” insieme ai fenomeni dei “bimbiminkia”, e una poppettara che fa le veci di Freddie Mercury. Ma non è tutto uguale! Bisogna distinguere, perché il pubblico va educato, ascoltare gli One Direction è la morte della musica…e via così, con discorsi che non cambiano di una virgola se al posto dei gruppi musicali ci metti i titoli dei film o dei libri. C’è sempre qualcuno che ne sa più di qualcun altro e vuole insegnarti qualcosa. Ancora, a quanto pare gli inglesi non la pensano così. E, vi dirò, io sono con loro. Che sia il pubblico a decidere: il mondo dell’arte è ampio e vario, ognuno ci può trovare quel che vuole, ognuno può fruire quel che più gli aggrada. Decida lui, alla luce del suo vissuto, dei suoi gusti, della sua cultura, anche, cosa vuole ascoltare, cosa vuole amare e cosa invece proprio non gli piace. C’è una sola certezza: che ogni voce in più, arricchisce il quadro, anche quelle che non ci piacciono. Più scelta, più libertà. Un po’ come il discorso di ieri sui giochi ammessi alle Olimpiadi: ognuno ci trova quel che vuole, anche quello che non gli piace, di fianco a quel che invece ama. E io questo lato ecumenico, e tutto sommato meravigliosamente privo di spocchia, della cerimonia di chiusura della Olimpiadi di Londra l’ho molto apprezzato. Non so, ci vedo un messaggio che dovremmo cogliere.
Volete sapere dei Muse? Sebbene Survival non appartenga esattamente al novero delle loro canzoni che preferisco, li ho trovati diverti, sopra le righe come sempre, e rivederli, dopo la bellezza di tre anni, è stato un po’ come tornare a casa. Che bella nostalgia…:’)

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23 risposte a Trionfo pop

  1. Carlotta scrive:

    Ha! Licia quando ho letto la prima parte di questo messaggio sembrava quasi che l’avessi scritto io.Quando ho sentito che i Muse sarebbero stati alla cerimonia di chiusura ho praticamente preso possesso esclusivo del televisore. E ho visto la cerimonia dall’inizio aspettando praticamente solo loro. Però non mi è dispiaciuto tutto sommato guardare anche gli altri cantanti esibirsi.In particolare mi ha fatto piacere sentire”wonderwall” degli oasis anche se vederli adesso senza Noel Gallagher e con il nome di Bready Eye mi mette sempre un pò di tristezza.(perchè ahimè io ho solo 18 anni e non ho avuto l’occasione di vederli dal vivo).Non è il caso che descriva la mia reazione di fronte agli One direction e soprattutto a Jessie J che canta una canzone dei queen perchè dire che ero sconcertata è poco. E poi ho visto loro,i muse, che non mi deludono mai.L’esibizione è stata fantastica e(forse da fan sono un pò di parte) mi sono sembrati come sempre un passo avanti agli altri.Per quanto riguarda survival, nonostante le critiche di tantissimi fan, io posso dire che mi piace e non poco.Perchè in fondo a me i muse piacciono per questo, perchè possono fare di tutto e riescono sempre a non deludermi. Aspetto con ansia di vederli finalmente dal vivo a Bologna il 16 Novembre:) (a proposito, tu ci sarai?)

  2. Alessandra scrive:

    Licia scusa ancora per il disturbo di queste domande, ma volevo nuovamente chiederti, quando hai pubblicato il tuo primo romanzo ( romanzi) ti hanno chiesto dei soldi?

    • Licia scrive:

      assolutamente no, le case editrici serie non chiedono mai soldi per la pubblicazione, ma anzi ne danno all’autore per la cessione dei diritti dell’opera.

  3. Alessandra scrive:

    Licia posso farti una domanda che non centra nulla con l’argomento, ma come si fa a creare un sito come il tuo??
    Grazie per la risposta!!

    • Licia scrive:

      per la verità me l’ha creato una società tramite la Mondadori…anche quello vecchio era stato un regalo di una mia fan che fa la webdesigner, Lauryn

  4. Amhal scrive:

    Concordo. Libertà di scelta :) ho trovato molto suggestivo rivedere le mitiche spice Girls :) e pensare che con soli 4 album ( 75 milioni di copie vendute ) sono riuscite ad entrare nel cuore della gente indissolubilmente :) e’ stato un momento magico :)

  5. Anna scrive:

    Hai ragione tra quei musicisti ormai non c’era più differenza su quel palco erano tutti ugualmente bravi.

  6. Babil scrive:

    Al solito, è un discorso di equilibrio. E’ vero che la critica, specialmente in Italia, è ormai intesa come un fare le pulci su ogni virgola e sbavatura che allontana l’opera da un modello definito a priori ed arbitrariamente come perfetto. In Italia poi ci sentiamo sempre nell’obbligo di criticare tutto e ci vergognamo ad esprimere apprezzamento per qualcosa. Se proprio qualcosa ci piace non la critichiamo o facciamo delle critiche pretestuose (“Non c’è male…Certo la calligrafia…”).
    D’altra parte è vero anche che la critica ha un senso (tra cui orientare l’utente sprovveduto nella scelta) e che l’idea che tutto va bene purchè piaccia è l’aspetto più deleterio della cultura pop. Un aspetto peraltro coltivato ad arte in modo da poter vendere qualsiasi tipo di prodotto ad un pubblico educato a comportarsi come i maiali di un porcile (“è valido perchè vende e vende perchè è valido).
    Non ho sufficiente conoscenza della musica da fare esempi musicali, e mi asterrò da esempi letterari per evitare le solite polemiche che ci sono state su questo blog, ma insomma un programma televisivo come il Grande Fratello è merda, e qualunque dialettica che affermi il contrario è truffaldina. Anche se un sacco di gente lo guarda.

  7. Nihal scrive:

    Scusa Licia ma tu parli sempre dei Muse senza offesa ma io non li ho mai sentiti nominare più meno di che genere sono? Magari poi mi cerco una canzone e chissà che non diventino uno dei miei gruppi preferiti che canzone mi consigli?
    Ah P.S non per metterti fretta ma quando esce il nuovo libro sui regni di nashira ?

  8. PaccoChica scrive:

    Diciamo che sono d’accordissimo con te sull’apprezzare la varieta’, ma c’è anche da dire che i One Direction hanno cantato in playback. Lo spettacolo più grande della loro vita e loro cantano in playback?! Per quanto non possa definirmi una metallara, avrei preferito di gran lunga vedere gli Iron Maiden (che oltretutto, sono nati musicalmente a Stratford, quindi una ragione in più) che vedere 5 ragazzetti muovere le labbra e basta :/ (e piccolo errore di battitura, sono i Take That e non Thake That :P )

  9. Federico scrive:

    Però riguardo ai gruppi musicali ti consiglio my immortal del gruppo evanescence, sono stupendi!!!!!!!!!!!

  10. Federico scrive:

    Licia avresti dovuto guardare la cerimonia d’apertura che è stata meglio di quella di chiusura, c’erano un sacco di cose belle e per un po’ la Rowling ha letto un pezzo di harry potter se non mi sbaglio e poi c’era il pupazzo gigante di voldemort, è stato davvero unicoooo. Io mi sono divertito. Poi c’erano dei ballerini che raccontavano la storia dell’Inghilterra com’è cambiato fino ad oggi. E’ a dir poco stupendo, davvero.
    !!!!
    :)

    • Paolo scrive:

      La Rowling credo abbia letto un pezzo di Peter Pan. Ve la immaginate una cerimonia in italia che celebra Tex Willer, Dylan Dog, Sandokan etc?

    • Amy scrive:

      Non solo! anche il Mondo Emerso e La Ragazza Drago vanno celebrati!!

  11. Nissillumo scrive:

    Grazie,Licia, molto esaustiva……:-)

  12. Valberici scrive:

    Il problema di noi italiani non è il giudicare le opere degli artisti, ma il fatto che molti credono di essere artisti.
    Come ben sai qui i lettori son quasi tutti scrittori e come tali si sentono in dovere di dare giudizi qualitativi e di schifare la quantità, tranne nell’ improbabile caso in cui tocchi loro in sorte il successo commerciale. Gli italiani che scrivono e commentano non riescono ad esprimere un giudizio sereno, un mi piace o non mi piace, ma devono sempre essere quelli che l’avrebbero saputo fare meglio. Il nostro non è un problema di gusto ma di presunzione. Invece altri, come gli inglesi, si godono i loro artisti e non hanno problemi con la cultura pop, così come non hanno problemi a trasmettere The Hollow Crown.

  13. Nissillumo scrive:

    Devo ammettere che non avevo la piu pallida idea di chi fossero i Muse. Sono andato a vedremo il video di survivol, e devo dire che e’ stata una piacevole sorpresa. Se hai qualche disco passato da consigliarmi, per approfondire un po’, te ne sarei grato.

    • Licia scrive:

      sai che non avresti mai dovuto farmi questa domanda, vero? Io posso stare ore a parlare dei Muse :P
      I dischi che preferisco sono Absolution e The Resistance, il primo più rock, il secondo più variegato. Se però ti è piaciuta Survival, forse dovresti cominciare con The Resistance, che contiene una canzone molto simile, United States of Eurasia. Se ti piace la roba più genuinamente rock, ci sono i primi due dischi, Showbiz, che secondo me è ancora un po’ immaturo, e Origin of Simmetry, che è quello col sound più grezzo. Oppure sentiti un po’ di singoli famosi; Muscle Museum è quello che li ha resi famosi, Plug In Baby o Bliss di Origin of Simmetry, le più rappresentative del disco, Hysteria per Absolution, Knights of Cydonia per Black Holes, e l’immancabile Resistance per The Resistence. Ce ne sono altre, ma queste secondo me sono le migliori/più caratteristiche/famose di ogni album.

  14. marcello scrive:

    C’è da dire che un evento come le Olimpiadi deve essere per conto suo di dimensione ‘globale’, accontentare un pò tutti, diciamo: anche a me sarebbe piaciuto vedere che ne so, una reunion dei Genesis, mi sarebbe bastato il solo Peter Gabriel, oppure gli Iron Maiden, per dire. Credo che in tanti ‘cultori’ siano rimasti ‘scottati’ dalle comparsate troppo brevi riservate ai Madness o ai Pet Shop Boys. Alla fine però, è una questione di ‘contesto’: e alla fine bisogna ammettere che in quella situazione, in quel contesto, le Spice Girls, i Take That e gli One Direction avevano un senso: sia pure solo in termini di dischi venduti, assieme ai Beatles o ai Queen erano lì non per questioni di ‘qualità’, ma semplicemente per dimostrare come la musica nel Regno Unito abbia una dimensione tale da valicare i confini e lasciare costantemente il proprio marchio a livello globale: si tratti dei Beatles, del prog anni ’70, dell’elettronica o delle Boy Band, alla fine il risultato è lo stesso: la musica è uno di quegli elementi che ancora possono permettere alla Gran Bretagna di affermare di essere una delle Nazioni – guida del mondo. Tutto sommato anche per me è stato un concerto estremamente godibile, pur ovviamente non avendo apprezzato tutto… ;-D

  15. Ally scrive:

    Concordo con te.
    Io penso che abbiano avuto un’ottima idea, a spaziare così tanto con i generi, così da non rendere la cerimonia troppo per “vecchi” oppure troppo per “bimbiminchia”.
    Io, sinceramente l’ho vista un po’ spezzettata, quella di apertura l’avevo vista tutta, ma stavolta non avevo molta voglia.
    Le olimpiadi di Pechino le avevo seguite pochissimo sia perché ero un po’ piccola sia perché non mi interessavano molto, quindi non saprei paragonarle a queste.
    Devo dire che ero un po’ arrabbiata finite le olimpiadi, perché c’erano state delle scorrettezze palesi e mi sentivo un po’ avvilita dal comportamento dei giudici, ma alla fine non c’è altra soluzione i giudici sono persone umane e quindi non possono essere totalmente parziali, però a volte è palese la loro preferenza.

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