Archivi del giorno: 7 settembre 2012

Sono donna, e non voglio capire

Ho scoperto da un po’ di tempo l’acqua calda: ognuno di noi, su certe faccende, ha il suo limite di sopportazione. C’è chi si indigna per cose che a me passano indifferenti, e su altre invece mi sento come Caparezza in “Cose che Non Capisco”: ci sono cose che non capisco e cui nessuno dà la minima importanza, e quando faccio una domanda mi rispondono con frasi di circostanza, tipo “tu ti fai troppi problemi, Michele, tu ti fai troppi problemi, non te ne fare più”.
Ma anche sullo stesso argomento, i miei limiti di sopportazione variano in modo del tutto arbitrario. Parliamo di rappresentazione della donna nella società (e quando mai…lo so che sono monotona, ma, sarà che ho una figlia, sarà che sono donna, sarà che la situazione è oggettivamente brutta, ma ci ritorno su spesso). Qualche tempo fa – parecchio, in effetti – difesi una canzone di Arisa che esaltava la vita semplice, ora non ricordo neppure di quale canzone si parlasse, ma veniva tacciata di un certo conservatorismo e sessismo. Poi, un paio di giorni fa, accendo la radio e becco la pubblicità di una ditta che fa divani. Sì, quella con la Ferilli. Vi rinfresco la memoria sui retroscena: per un certo periodo di tempo la Ferilli è stata in rotta con l’azienda, e aveva smesso di fare da testimonial. Adesso è tornata, per motivi che non so e che comunque mi interessano meno di zero. La pubblicità parte con la Ferilli al telefono, che dice qualcosa del tipo: “Sì, sono tornata. Dove sono stata? Beh, sa, il parrucchiere, i nipoti, la sauna, la palestra…lei è donna, mi capisce, no?”.
Allora. Tutto all’apparenza molto innocuo, tutto molto, come dire, consueto, comune. E per questo a me insopportabile. Dà per scontato che una donna non possa che riempirsi le giornate di cose frivole, come se tutte fossero interessate solo alla manicure e all’acconciatura. Per altro, la Ferilli è una donna che lavora, fino a prova contraria è un’attrice. Costava molto farle dire che era via, che so, in tournée teatrale? Che aveva girato un film? La cosa peggiore in assoluto è quel “lei è donna, mi capisce, no?” finale. Come se per essere donna dovessi necessariamente interessarti a questa roba, passare il tempo tra sauna e parrucchiera.
Un tempo, forse, tutto questo non mi avrebbe dato fastidio. Sarà che queste problematiche mi interessavano di meno, sarà che ero una ragazzina e ancora non avevo capito che tipo di donna volessi essere. Adesso mi urta. Non capisco perché ci si debba chiudere in triti stereotipi. Sembrano cose assolutamente innocue, ma sono pervasive. Non è solo la Ferilli; è l’accumulo di pubblicità, di messaggi del genere provenienti da ogni direzione, è la pluralità di voci che dappertutto dicono sempre la stessa cosa: sei donna solo se curi il tuo aspetto e lo fai un certo modo, esistono cose da donne e cose da uomini, non puoi essere altro che una bella bambolina. Come quell’altra stronzata delle penne Bic per donne, con le farfalline e i cuoricini, come se a me non potesse piacere, che ne so, la penna con Batman su. Per altro, c’è anche la pseudo-spiegazione scientifica: le mani delle donne sono più piccole. Ma manco per idea. Le mie mani sono identiche a quelle di Giuliano, per via delle mie dita lunghissime. E quindi?
E quindi niente. Quindi mi tengo la mia rabbia e continuo a scrivere di donne che fanno un po’ quel che vogliono, che in un uomo cercano un compagno di viaggio e non un tizio che dica loro cosa fare e dia uno scopo alla loro esistenza, che se vogliono menare menano, se vogliono fare la calza la fanno. Perché sono io che voglio essere così. Non è che ci sia qualcosa di sbagliato nelle “attività femminili”, cosiddette. Anch’io mi diverto a fare torte e a ricamare lenzuola; ma mi diverto anche a vedere l’ultimo film di supereroi, e guardarmi lo sport in tv e a guidare la mia Alfa in autostrada. Che problema c’è?
Servirà a qualcosa proporre modelli alternativi? Boh. Io scrivo, non conduco un programma in televisione, non faccio film, e il pubblico cui arrivo è un millesimo, o anche meno, di quello raggiunto dalla Ferilli che va dal parrucchiere. Ma il mare è fatto di gocce, no? Sarà uno stratosferico successo se già riuscirò a spiegare a mia figlia che potrà essere e fare quel che vuole, da grande. Ma già cominciamo bene, visto che oggi, davanti all’aspirapolvere, ha chiesto: “Come funziona?”.

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