Tengano famiglia. Gli altri.

In Italia il motto è “tengo famiglia”. D’altronde, tutti i politici si affannano a difendere i valori della famiglia, perché per l’italiano medio la famiglia è la cosa più importante, e proteggiamo la vita fin dal concepimento, e facciamo più bambini, e i bambini sono il futuro. Sembreremmo insomma una società in cui i bambini sono tutelati e tutto sommato amati. Sarà. Perché a me pare che quando si viene all’atto pratico viga un’intolleranza generalizzata verso i bambini e chi li ha fatti: della serie “sì, fate i bambini, poi però per favore occultateli fino alla maggiore età, che, diciamocelo, rompono parecchio le palle”.
Ho iniziato ad accorgermene quando Irene neppure camminava; i marciapiedi sono decisamente non carrozzina-friendly. Mi sono fatta due bicipiti come John Cena nei due anni in cui ho scorrazzato Irene in passeggino per mezza Italia. Sono uscita confermata nella mia intuizione, in seguito, ogni volta che mi sono trovata in mezzo alla folla. Col passeggino. Ero accompagnata da selve di sguardi di rimprovero. Come osi, tu, portare tue figlia non deambulante a Piazza Navona, in mezzo a noi pischelli gggggiovani e non prole muniti? Perché mi obblighi a spostarmi per far passare il tuo infante? Non te ne potevi stare a casa?
Qualche giorno fa, poi, ho fatto un viaggio sola con Irene. Abbiamo preso l’aereo. Per una serie di sfortuite coincidenze, ci siamo dovute presentare in un aeroporto minuscolo con due di anticipo sul viaggio. Per due ore ho tenuto Irene occupata in modo che non desse fastidio a nessuno; ci siamo messe in posti appartati se voleva correre, l’ho impegnata in attività poco rumorose, ho fatto del mio meglio, perché ho sempre creduto che il rispetto degli altri fosse un principio basilare. E per due ore Irene ha sopportato il caldo, il posto piccolo, e l’attesa, senza capricci, senza urla e anzi divertendosi con quel che aveva a disposizione, senza infastidire nessuno. Roba che io m’ero rotta le scatole al minuto dieci. Comunque. Dopo il controllo di sicurezza Irene è comprensibilmente stanca. Viene pure da una notte pressoché insonne, perché ci hanno cancellato il volo, abbiamo dovuto dormire in albergo, lei non aveva una stanza tutta sua (è abituata a dormire da sola, a casa), e insomma si è addormentata tardi (pur stando buona buona a letto con me, per altro, non saltando in giro fino all’una di notte). Le do l’iPad, e si vede il Re Leone. Saliamo sull’aereo, e io le lascio l’iPad fino al momento del decollo, quando devo toglierglielo per forza. E lei, ovviamente, piange. Piange per un minuto, un minuto di, sì, chiamiamolo col suo nome, capriccio. Al secondo 10 del capriccio, un tronfio signore due posti avanti a me, scocciatissimo, prorompe in uno “sshhh!” che fa saltare i servi a me, figurarsi a Irene. Ma, siccome sono una persona educata, faccio tutto il possibile per tacitare la pupa. Che dopo un minuto, appunto, se ne fa una ragione, e non fiata più per tutto il resto del volo. Un’ora e venti, per la cronaca.
Ecco. Di episodi così ne ho vissuti a iosa. E evidentemente non capitano solo a me, se su Twitter la gente posta stati in cui si lamenta del bambino che piange al ristorante, o ridono su cartelli del genere. Sapete che vi dico? Che ne riparliamo quando avrete un figlio. E vi renderete conto che a due anni e mezzo non è facile capire perché, al decollo dell’aereo, non puoi usare apparecchiature elettroniche. Per inciso, più di una volta ho visto gente adulta e vaccinata che non lo capiva, e continuava a telefonare col cellulare. Che i bambini a volte fanno i capricci, a volte non sono per niente come vuoi tu, ed educarli vuol dire star lì a far caciara per spiegare perché non si fa, punire, oppure, a seconda dei casi, ignorare. E che è sicuramente una mancanza di rispetto permettere ad un bambino di dar fastidio ad altri nei luoghi pubblici, ma lo è anche l’intolleranza della gente che ti guarda male appena il bambino fiata, o si mette a rimproverarlo al posto tuo, quando per altro tu lo stai già facendo. E che educare un essere umano non è la passeggiata che immaginate voi, per cui gli dici zitto e lui tace, gli dai uno scappellotto e lui, miracolosamente, diventa un adulto in miniatura. O forse sono incapace io. Possibile. Me lo ripeto più o meno cento volte al giorno, per ogni stupida decisione che prendo, dall’impormi per la pasta non mangiata alle modalità sull’eliminazione del pannolino. Ma io almeno ci provo. Voi, a parte criticare, che fate?

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21 risposte a Tengano famiglia. Gli altri.

  1. Paola scrive:

    La questione in effetti è spinosa. Da un lato è vero, c’è gente munita davvero di poca pazienza con i bimbi e insofferente anche alla minima emissione di suono dei pargoli.A volte si inacidiscono al solo vederlo, un bimbo. Dall’altro, è indubbio che si vedono bambini spesso davvero poco educati, francamente esasperanti, con genitori passivi o più esasperanti di loro. Quando sono molto piccoli il biasimo e le occhiatacce vanno indubbiamente ai genitori, che le meritino o meno. E’ comunque innegabile che i bambini piccoli non sono assolutamente facili da gestire e anche i genitori più volenterosi hanno bisogno di tempo e “spazio” per poter educare i piccoli: non si può pretendere che un bambino sia sedato tutto il tempo della sua vita pubblica. Io da piccola ricordo distintamente che avevo i miei capricci, pur essendo cresciuta in una famiglia particolarmente rigida e attenta all’etichetta, soprattutto quando appunto si andava “fuori”. L’unica differenza piuttosto marcata è che prima si faceva una vita diversa e si aveva una concezione diversa del bambino. I viaggi in aereo erano per ricconi e in genere con i bambini molto piccoli ci si muoveva molto meno rispetto a oggi, si viaggiava meno, si andava meno nei ristoranti. A casa avevamo addirittura un tavolo da pranzo separato, riservato ai bambini di casa, e ci si serviva dopo gli adulti. Si aspettava magari che i bimbi crescessero un pò, per riprendere la vita sociale, che fossero già sufficientemente “domati”,che sapessero comportarsi un pò di più… e c’era comunque più rigidità nell’educazione e più severità. Non che fosse facile neanche allora fare i genitori, ma l’approccio era diverso. I tempi sono cambiati, la vita della genta anche. Essere genitori oggi rispetto a 20 anni fa è molto diverso e non potrebbe che essere così. Adesso i bimbi fin da piccolissimi sono partecipi di quasi tutte le attività quotidiane di un adulto, interagiscono di più con “i grandi”. Questo comporta sicuramente qualche occasionale disagio per chi figli non ne ha o ha poca dimestichezza con i bambini piccoli, e anche qualche seccatura per i piccini, che devono trovare quasi sempre gli adulti di una noia mortale e fonte di frustrazione incoercibile. Un genitore, per quanto stanco e irritato dal figlio capriccioso, è sempre il genitore, al bambino vuole comunque un mondo di bene… mentre un estraneo non avrebbe nessun motivo per concedere eventuali attenuanti, se non il fermarsi un attimo e riflettere sulla situazione. I luoghi pubblici sono luoghi di tutti, e se è vero che i genitori devono impegnarsi a imbrigliare gli eccessi dei propri bombi, è anche vero che chi non ne ha dovrebbe spesso mostrare più comprensione per chi si impegna a fare del proprio meglio per evitare di disturbare troppo… ci vorrebbe un giusto compromesso. Ma è più facile negare completamente le ragioni dell’altro.

  2. Crisen scrive:

    Uhh,..che farei? Non saprei. Ma questo mi ricorda due anni fa quando, aspettando per due ore nell’areo per l’avviamento del decollo,(senza aria condizionata), sento scalcionare il sedile in cui sono seduta io e quello affianco a me(quello di mia madre), mi giro e guardo, dei ragazzini di 8-9 anni ridono per lo “scherzo”. Li dico educatamente di non rifarlo ma non mi ascoltano e neppure le hostess…
    Stare due ore infernali con quei ragazzi e con un caldo…bah
    A volte l’educazione viene dai genitori ma a volte dalla propria scuola quindi non giudicherei se non conoscessi il padre o la madre del figlio.

    Anche se sono piccola e non ho ancora figli. Ti capisco lo stesso, quando ho un’amica oppure una cugina con una figlia o un figlio l’aiuto quando fa i capricci oppure scorazza di qua e di la per il supermercato/negozio.

    Bisogna avere pazienza e sfruttare le conoscenze per educare il proprio figlio come si può.

  3. Derek scrive:

    Mi scuso se il link è un po’ off topic, ma penso che serva a dare un’idea del fatto che l’”interesse del bambino” è un concetto alquanto relativo in Italia.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/21/adozioni-gay-nellinteresse-dei-bambini/359031/

  4. ile97 scrive:

    @Licia: forse, Licia, ma quando vedi un uomo che è sempre stato stupido e poco di buono, e una donna con problemi psichici che vuole abbandonare i suoi due figli di 4/5 anni con il padre e la nonna 80enne, che dorme fino a mezzogiorno invece di pensare ai figli, una famiglia che non dà sculaccioni ma scapellotti sulla testina delicata, che per addormentarli tonfa i piedi per terra, che li vizia in ogni modo e gli permette di far tutto, parolacce e tonfi compresi, non ci pensi due volte a dire che quello non è il giusto modello di genitore che dovrebbe esserci al mondo!

  5. ile97 scrive:

    sono d’accordo. a volte sento delle persone che se un bambino piange guardano subito male e si lamentano a gran voce, a farlo apposta al povero genitore di parlare a voce abbastanza alta da farsi sentire. e io penso “ma è un bambino, se piange mica è colpa del genitore, ma di lui che fa le bizze!”. cioè, io, allora, seppur pargoletta silenziosa e taciturna, come mi incazzavo! se osavano portarmi fuori di casa, cominciavo a piangere, a volte vomitavo per l’agitazione, finché i miei non si decidevano a portarmi a casa. e devo dire che oggi rido all’evidenza, e mi diverto a pensare ai miei comportamenti insieme ai miei, ma all’epoca chissà che cosa atroce per me, per gli altri, e soprattutto per i miei che stavano ogni weekend rintanati in casa! però, c’è gente che davvero non sa educare i figli. esempio: io ho una bancarella, e a volte arrivano foglioletti che ti smontano completamente il banco, e i genitori manco un fiato! oppure, quando, sempre i figlioletti, corrono come matti per le strade in mezzo alla gente, tutto permettendo dai genitori. oppure il semplice fatto di viziare i figli, e dargli 5 gelati al giorno tutti i giorni. caso vero. e forse quel cartello era indirizzato a questi genitori, quelli che non siamo sicuri farebbero tante storie per uno che mangia con le mani, sputacchia, tira cibo, fa cadere in continuazione posate eccetera e vuole sempre scendere dalla sedia per sfilare manco fosse un fulmine, attraverso la selva di camerieri.

  6. M.T. scrive:

    Capitato andando al parco. Bambini che giocano tra loro e nei pressi il gruppo di genitori, che li voleva vicini per tenerli sotto controllo: i bambini vengono sgridati perché dovevano stare zitti, dato ce gli adulti dovevano parlare tra loro e non essere disturbati. E dovevano stare pure fermi perché i genitori altrimenti avrebbero dovuto occuparsi di loro.
    Scena successiva. Bambino di quattro anni che scorazzava con la sua biciclettina, gettandosi contro tutto, anche contro i compagni di gioco. La madre, invece d’intervenire lo lasciava fare, fino a quando non s’è gettato contro il fratello di otto anni e si è ribaltato, mettendosi a piangere. E la madre cosa ha fatto? Ha sgridato il figlio maggiore, perché la colpa era sua (non stava facendo niente, solo parlava con una compagna), dato che era il più grande (!!!).
    Questa è l’educazione che viene data oggi ai figli, che nel fututo saranno quelle generazioni viziate, senza rispetto, convinte che tutto gli è dovuto e concesso, intolleranti verso gli altri, convinte che tutto il mondo ruoti attorno a loro.
    Il fatto è che si vuol pensare solo a se stessi, non si vogliono responsabilità, ci deve pensare sempre qualcun altro a educare. Per educare un bambino occorre pazienza, dedicargli tempo, spiegargli le cose, insegnargli a ragionare e soprattutto saperlo ascoltare, osservare ciò che fa e trovare il modo giusto per aiutarlo. Non è facile perché s’impara sula campo, non si ha la conoscenza innata che si sa subito cosa fare: non ci sono metodi già pronti, bisogna elaborarli momento per momento.

    I politici al governo si lavano tanto la bocca, ma a fatti dimostrano tutta la poca considerazione che hanno verso la famiglia. Ipocriti

    • Licia scrive:

      Ma di cose allucinanti ne ho viste anch’io, solo che, essendo dall’altra parte della barricata, non sono così pronta a giudicare gli altri genitori. Quando si dice che educare un figlio è difficile non è un modo di dire, è vero, ed è vero anche quando si parte con le migliori intenzioni del mondo. È difficile perché non esiste una ricetta buona per tutti, i bambini sono persone, diverse l’una dall’altra, ognuna col suo carattere, e non vale che “se funziona così per il figlio della mia amica, vale anche per il mio”. Si naviga a vista, con la costante paura di sbagliare. Solo che se sbagli ne va nella vita e del futuro di un’altra persona. Ecco, magari pensarci un attimo, prima di partire in quarta con “i genitori incapaci di allevare i figli” può essere utile a cambiare prospettiva.

    • Ziska scrive:

      Guarda, ho un’amica che insegna al nido. Una donna molto competente ma che soprattutto ama il lavoro che fa proprio perchè ha a che fare con i bambini e con il potenziale che hanno. E pure amando il proprio lavoro con tutta se stessa è lei la prima a dire che il lavoro con i bambini (che tu sia un genitore o un’insegnante) è probabilmente il più duro al mondo. Il più bello e ricco di soddisfazioni, certo. Ma anche il più duro. E non fatico a darle ragione(vedendo come sta ridotta certi giorni poi).

      Lungi quindi da me dire che il mestiere di genitore sia semplice e che poche regole ma buone possono fare la differenza tra la buona crescita di un bambino e una crescita sbagliata. Io che al momento sono a caccia della cicogna sono anche terrorizzata a morte per la paura di non essere, a conti fatti, all’altezza.

      Però: non posso fare a meno di pensare che oggi, se ci ritroviamo in giro certi adolescenti, è colpa dei genitori. Non di TUTTI i genitori, come se “genitore” fosse una categoria omogenea o una specie faunistica. Ma di certo dei LORO genitori. Non posso fare a meno di chiedermi, di fronte a un bambino a cui viene permesso di fare di TUTTO, che tipo di adulto sarà, quel bambino.

      Perchè non è l’errore del genitore che, come dici tu, ci prova a educare e a far crescere il figlio con un insieme di regole e principi sani il proprio figlio il “problema”. Ogni genitore fa errori, in buona fede, proprio perchè un manuale non c’è e nessun bambino in quanto individuo, è uguale all’altro. Si sbaglia, si corregge il tiro, si tira avanti.

      No. Il problema oggi sono quei genitori che non se lo pongono proprio il dubbio. Sono quei genitori che navigano tra il “non è un mio problema” (come se quel figlio non l’avessero messo al mondo loro), il “che volete da me” (non rendendosi conto che un figlio, sì ti cambia la vita e a volte, in certi giorni, non sai se in meglio o in peggio. Ma poi passa) e il “mio figlio è il piccolo genio del terzo millennio” (per cui guai a rimproverarlo o tarparlo nel proprio processo di definizione della sua fantastica personalità. Di serial killer)

      Alla fine della fiera è un argomento certamente spinoso e delicato. Ma ecco… non so. Diciamo che intorno ho tanti, troppi esempi su come non voglio IO essere genitore. Per fortuna poi ci sono ALTRI esempi, come sicuramente sei tu, positivi e, diciamo, rassicuranti, che mi fanno ben sperare sul fatto che con la gravidanza non mi andrà necessariamente in pappa il cervello e manterrò un minimo di raziocinio. Poi magari mi verrà fuori comunque il nuovo Dexter. Però, come dire, io c’avrò provato.

  7. Fabio scrive:

    Licia mi dispiace molto per la tua disavventura aerea. Mi ricordo ancora che quando ero piccolo e salivo sull’aereo ci rimanevo malissimo per essere costretto a spegnere il gameboy e dover trascorrere 1-2 ore in assoluta noia.
    Per quanto riguarda l’atteggiamento che molti adulti hanno nei riguardi degli infanti, probabilmente, come direbbe Antoine de Saint-Exupéry nel suo libro “Il piccolo principe”, deriva dal fatto che: “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”.

  8. Cristina Di Giuseppe scrive:

    Ma per favore,io gente così proprio non la sopporto. Un bambino è la cosa più tenera che ci possa essere,non può dar mai fastidio,io adoro i bambini e quando piangono al posto di criticare e ‘comandare al posto degli altri’ cerco di far del mio meglio per farli sorridere.

    Per esempio io una cugina di 5 anni,si chiama Desirèe è di una dolcezza unica,davvero, occhioni grandi e marroni,un visino da strapazzare; quando sto con lei la abbraccio sempre e se fà qualcosa di male le dico cose dolci,o cerco un modo GIUSTO di fargli capire che sta sbagliando,e se qualcuno prova a rimproverarla io corro in suo aiuto,non sopporto che qualcuno posso farla piangere.
    Proprio no.
    Per me lei è la mia bambina,e sono come una sorella maggiore,insomma,devo INSEGNARLE cosa e giusto e cosa non lo è,no?

  9. Ziska scrive:

    L’Italia, purtroppo, malgrado proclami e bla bla, non è un paese a formato di bambini e di mamme. Non c’è offerta, né per gli uni né per le altre.
    Ed è veramente una vergogna.

    Però però. Accanto a genitori come te, attenti, rispettosi, soprattutto consapevoli del proprio ruolo di educatore nella vita del proprio figlio, ce ne sono tanti, troppi, che se ne fregano.
    Se ne fregano un po’ per maleducazione, un po’ proprio per cecità genitoriale credo. Intendo che mi capita di vedere in giro veramente troppe, troppe madri italiche (perchè siamo sempre noi italiani a farci distinguere) che “sì, è un piccolo distruttore di mondi e a scuola hanno già dovuto ristrutturare l’aula tre volte per colpa sua, ma è perchè è tanto vivace e intelligente e ha troppe energie da spendere”. No, signora, è solo un terremotato ingorante, e lo è per colpa SUA.

    Non sarò madre ma sono stata figlia e mi ricordo bene lo sguardo vigile di mia madre in certe situazioni. Mai rotto le palle al prossimo io, ma perchè dietro c’avevo dei genitori che se solo mi fossi azzardata m’avrebbero rimessa al posto. Giustamente. Come altrettanto giustamente ricordo quanto si sbattevano affinchè in certe situazioni io non mi annoiassi e quindi non rompessi le scatole al prossimo.

    Ma come mai che laddove in bambini italiani si fanno sempre riconoscere per schiamazzi e morte (al punto che ormai è diventato un luogo comune: bambino italiano = bambino maleducato. Ci sarà un motivo?) bambini francesi, inglesi o tedeschi, nella maggioranza dei casi li trovi lì, buonini, che giocano, tranquilli senza per forza far vorticare gli attributi altrui? perchè se in spiaggia io ho accanto un bambino italiano nel 99% dei casi mi ritrovo con timpano sfondato e pallonata in faccia mentre se il bambino è straniero invece quasi non t’accorgi? Che poi painga e rogni se c’ha fame/sonno/sete/noia come tutti i bimbi ma per carità, è normale e sacrosanto. Ed è altrettanto normale e sacrosanto vedere il genitore che si sbatte dietro al bambino per farlo mangiare/dormire/bere/divertirsi.

    Il problema è che, sempre più, mi accorgo che ci sono tanti genitori che non sanno fare i genitori. Quanti ne vedo in giro che non hanno polso con i figli? Senza arrivare all’estremo del seienne che manda a quel paese il genitore (che se m’azzardavo io m’arrivava una cinquina da far felice la fatina dei denti per sei mesi) però i ragazzini oggi sono molto meno “educati”. Non nel senso di buone maniere (che pure spesso mancano), ma proprio nel senso di seguiti, istruiti, guidati nella crescita giusta dal genitore in primis che invece tale compito lo delega. E lo delega male.
    I bambini di oggi non solo non vengono ripresi dai genitori ma non possono essere ripresi, sgridati o puniti nemmeno dagli insegnanti. Mia cognata non può mettere una nota sul diario che subito si ritrova torme di genitori urlanti e incazzati come faine perchè il figlio è stato mortificato. Ci rendiamo conto?

    Quindi te hai ragionissima a prendertela con le persone che non hanno un minimo di sopportazione (ma non è che non l’abbiano con i bimbi e stop. Non hanno proprio tolleranza verso il prossimo) allo stesso tempo però devi anche renderti conto di essere l’eccezione in questo Paese, e che a volte, veramente, ti fan venire voglia di legarti da sola le tube di falloppio.

  10. Gabby scrive:

    Parlavo dell’argomento proprio in questi giorni con una mia amica, di ritorno da un grande centro commerciale di Roma, stracolmo di bambini urlanti e capricciosi.
    Io mi sono sempre dichiarata abbastanza intollerante verso i capricci dei bambini, lo ammetto senza problemi. Però mi sto rendendo conto che in realtà c’è solo una specifica categoria di bambini che mi manda fuori di testa: quelli maleducati. Quelli che vengono lasciati allo stato brado, quelli a cui viene permesso di fare i capricci urlando e strillando come se non ci fosse un domani, quelli che a 8 anni sono arroganti come bulli di periferia. Lì l’occhiataccia al genitore è d’obbligo. Perchè la colpa non è del bambino,perchè giustamente non si rende conto, ma del genitore.
    Non mi sembra il tuo caso, Licia, perchè tu hai dimostrato un certo rispetto della gente nei luoghi pubblici, ma molti, troppi bambini che si vedono in giro sono delle bestioline indomabili.
    Il capriccio, il pianto, ci stanno, ovvio, sono bambini!! Ma io vorrei vedere anche più educazione in giro.

  11. deborah scrive:

    forse sarò l’unica al mondo, ma a me non da fastidio sentire i pianti dei bambini in luoghi pubblici, non rientrano nella mia categoria di “suoni fastidiosi”. sono talmente tenerelli *^*

  12. Valberici scrive:

    In italia c’è un tasso di egoismo e narcisismo piuttosto elevato, che si “tocca con mano” anche quando si è disabili. Io credo che molti dovrebbero provare a trascorrere un paio di giorni su una sedia a rotelle, giusto per vedere l’effetto che fa. :( Comunque secondo me stai facendo la cosa giusta, l’ unica possibile, ci provi. E provarci è quello che dobbiamo fare in tutti i casi, non solo quando educhiamo qualcuno.

  13. Gio scrive:

    Vogliamo parlare dei cartelli “vietato il gioco del pallone” esposti nei cortili?
    (oddio, magari ci sono soltanto nella mia città. Sinceramente lo spero)

  14. Ally scrive:

    Licia io credo che a volte siano da rimproverare i genitori, per esempio mi è capitato di vedere bambini di 2 anni fare i capricci o lamentarsi e loro continuavano a guardare il cellulare e a fregarsene, invece non mi sembra corretto che quando un genitore ci sta mettendo tutta la buona volontà per calmare o tranquillizzare il proprio figlio, che un estraneo si intrometta e magari lanci anche un occhiataccia del tipo “Che genitore incompetente”

    P.s
    Licia possibile che la novità su Nashira sia che è uscita l’edizione del libro con la “copertina morbida” al posto che “rigida”
    http://twitter.com/sandronedazieri/status/247989101867974656/photo/1

    • Licia scrive:

      Non per dire, ma la tecnica migliore coi capricci è ignorare, perché il capriccio è una richiesta di attenzione portata coi mezzi sbagliati. Poi, vabbeh, in pubblico è una politica che non si può seguire.

    • Davide scrive:

      in effetti la novità potrebbe essere proprio questa… :) :)

    • Ally scrive:

      Mi sono spiegata male,non bisogna assecondare i capricci dei bambini, ma se un bambino ha fame o se è stanco di camminare bisognerebbe incoraggiarlo dicendogli che manca poco non trascinarlo via.
      Invece quando fanno i capricci perché non gli compri un giocattolo o delle caramelle è un’altra questione.

  15. f scrive:

    Ahimé, la prima parte del post riguarda anche i “non-deambulanti” adulti. I disabili, non solo spesso non possono uscire da soli di casa per barriere architettoniche insormontabili, ma quando sono in mezzo alla folla vengono guardati con fastidio, della serie: “perché non te ne stai a casa con tutto lo spazio che occupi?” Sulla seconda parte, be’, io di solito non mi lamento né rimprovero. Posso restare perplessa solo di fronte ai capricci di bambini già grandi (8-10 anni). Per il resto, sono bambini e come tali si comportano.

  16. Sof scrive:

    Cara Licia,
    nonostante io non abbia un figlio, non ancora, una piccolissima parte di me può capirti, o almeno ci prova.
    Qualche volta mi capita di aiutare un membro della mia famiglia alle prese con un bambino di due anni che, anche se all’inizio stentavo a crederci, alle volte può essere un vero peso.
    Anche a me è capitata la, chiamiamola ormai sfortuna, di capitare con il bambino in aereo e, sebbene non fosse mio figlio, alcune persone mi scambiavano per la madre e, anche senza dire niente, mi lanciavano sguardi infuocati se il piccolo piangeva…ma dico! La cosa mi lasciava senza parole, e stentavo quasi a crederci…non dico di averci d’atto l’abitudine, non penso accadrà mai veramente, ma ho imparato a fregarmene quando faccio da babysitter e do il mio “volontario ” contributo a disturbare la quiete pubblica.
    Che devo dire, Licia, pazienza…pazienza

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