Archivi del giorno: 28 settembre 2012

The 2nd Law: la recensione più o meno in anteprima

Per motivi del tutto ignoti – ma dei quali mi guardo bene dal lamentarmi :P – mi è arrivato in anticipo il cd dei Muse che avevo ordinato dal loro sito. E in anticipo di una settimana intera. Cioè. Per cui, nulla, mi trovo nella condizione di recensirvi The 2nd Law con qualche giorno di anticipo sull’uscita. In verità, era possibile ascoltare il disco online, quindi la mia non è esattamente un’anteprima. Comunque. Potevo esimermi dal commento? No, ovviamente. Eccolo a voi, dunque.
Iniziamo con un’analisi canzone per canzone

Supremacy
Si comincia subito fortissimo, con un pezzo così complesso, così articolato, così bello che io francamente non me lo sarei giocato così, in apertura disco. Tirato fuori diritto diritto da una colonna sonora di un James Bond – soprattutto la chiusa -, pieno di riferimenti teatrali e operistici, segna probabilmente la vetta delle capacità interpretative di Matt. Matt non si limita a cantare: recita, interpreta. Bellissimo l’arrangiamento, le parti orchestrali sono perfettamente inserite nel tutto. Riff di chitarra fantastico. 9 e 1/2

Madness
Questa la conosciamo bene. Dopo averla sentita un bel po’ di volte, posso dire che, nonostante tutte le apparenze, non è un pezzo che si possa apprezzare così, su due piedi. Occorre sentirla più volte per rendersi conto che è proprio una bella canzone. Bello il crescendo, bella la parte finale, bello il beat ossessivo. 8

Panic Station
Un roba che avrebbe potuto cantare Madonna negli anni ’80. Non è che sia così brutta…è che in qualche modo è già sentita, e mi pare molto poco nelle corde dei Muse. Testo poi più criptico di quello di Plug In Baby, che dalla sua aveva però l’essere una canzone coi contro-attributi. Salvo solo la parte strumentale, che però, almeno nei primi secondi, pare presa pari pari da Hysteria. 6

Prelude
Non mi convince l’arrangiamento. Archi nel complesso un po’ piatti. Io l’avrei fatta solo al pianoforte, anche perché, diciamocelo, Matt al piano ci manca tantissimo, ormai da troppi anni. Di tutti i preludi dei vari dischi, forse il più debole. 7

Survival
La strofa è pacchiana, c’è poco da fare. Non tutte le ciambelle riescono col buco, e dopo tanto giocare sul filo del ridicolo, stavolta i Muse hanno toppato. Le parti strumentali, in compenso, sono favolose. Ne viene fuori un pezzo discontinuo, in cui da una parte stai lì a storcere il naso, dall’altra batti il piedino…peccato. 7 e 1/2

Follow Me
E che gli vuoi dire? Un miracolo, direi. Un’incredibile mescolanza di ciò che i Muse erano e quel che sono diventati oggi. Una canzone così densa, così piena, così colma di rimandi, citazioni e autocitazioni da soverchiare l’ascoltatore. C’è il cuore di Bingham, il figlio di Matt, c’è il marchio di fabbrica dei Muse, quelle scale elettroniche che Matt dice derivare dalle colonne sonore dei videogiochi anni ’80 che lo ossessionavano da bambino, c’è la sua voce meravigliosa e c’è la dance, sì, ragazzi, la dance. Un pezzo fantastico. 9

Animals
Un gioiellino. Ammetto che una canzone così raffinata dai Muse non la sentivamo dai gloriosi tempi delle B-side di Origin of Simmetry. Gli arpeggi di chitarra sono divini, e il testo non fa sconti a nessuno. Una canzone molto Radiohead, o almeno io ce l’avrei vista bene in In Rainbows. Bellissima. 9

Explorers
Una canzone un po’ maledetta. Perché a ficcarsi in testa si ficca in testa, poco da fare, solo che prende di peso pezzi da Invincible, e nel complesso è davvero stucchevole. Però il ritornello è davvero bellino, e il testo non è male per niente. È la Guiding Light del disco, la Falling Away, la ballatona non molto riuscita di cui, tutto sommato, si poteva anche fare a meno. 7

Big Freeze
Un pezzo un po’ così, indefinibile, per quanto mi riguarda, ma nobilitato da un ritornello davvero cazzuto. Non è però una di quelle cose che ti restano dentro, la canzone nel complesso, intendo, passa un po’ inosservata. 7

Save Me
Arriviamo alla vera novità di questo disco: Chris scrive e – udite udite – canta una canzone. Anzi due. E questa è la prima. La voce di Chris, togliamoci il peso dallo stomaco, non è niente di che: è una bella voce, per carità, ma purtroppo è stretta tra undici canzoni con la voce di Matt, che non è solo il marchio di fabbrica dei Muse, è anche una voce dal timbro riconoscibilissimo e, diciamocelo, fuori dall’ordinario. Però devo ammettere che questa canzone non poteva essere cantata che da Chris, che era quella la voce che ci voleva. E non è soltanto perché tratta del suo problema con l’alcol: è il timbro giusto. È un bel pezzo, non c’è che dire: bella la musica e bello il testo. È una canzone sentita, sincera e cantata col cuore in mano. E a questo non si può che plaudire. 8 e 1/2

Liquid State
C’è un gruppo scandinavo che mi piace molto, si chiamano Pound, e fanno un bel rock schietto come si fa da quelle parti lì. Ecco, questa canzone me li ricorda davvero tanto. Secondo pezzo di Chris, e funziona: niente di trascendentale, ma la musica sicuramente è catchy, e il testo è davvero bello. E bravo Chris. Me sei piaciuto. 8

The 2nd Law: Unsustainable
La pietra dello scandalo. La canzone su cui i fan si sono accapigliati. A me continua a piacere come la prima volta che l’ho sentita. È un pezzo assolutamente non immediato, ma i cui elementi sono perfettamente dosati. È potente, è forte, è Muse. Viene citata la seconda legge della termodinamica, e questo mi fa piacere: dopo i buchi neri supermassivi, nuovi tentativi di divulgare la fisica :P . Diciamo che il confronto col nostro sistema economico è un po’ tirato per i capelli, non è che la termodinamica condanni il capitalismo :P , ma il messaggio di fondo resta. Raga’, una crescita indefinita non è possibile, perché le risorse sono limitate. Punto e a capo. 8 e 1/2

The 2nd Law: Isolated System
Se quella di prima è stata la pietra dello scandalo, su questa i fan storici tenteranno il suicidio. Per parte mia, non me ne frega davvero niente che sia 100% musica elettronica, che sembri un pezzo di Robert Miles. È bellissima. Punto e basta. È bella musica, che funziona. 8 e 1/2

In generale
Innanzitutto, i Muse hanno abbandonato quel sound pesante che li ha accompagnati fino ad Absolution e che caratterizzava soprattutto i loro primi due lavori. Col tempo l’avevamo capito che non era più quello che gli interessava, e in questo disco la cosa è ormai palese. Più che di indie rock vero e proprio, come si ostina a dire la tag di iTunes, io parlerei di pop, di ottimo pop. Per me, che passo senza soluzione di continuità dai Nightwish a Lady Gaga a Bach non è un problema. Ma se cercate qualcosa che somigli a Origin of Simmetry andate altrove. Qualcuno dirà che sono “diventati commerciali” ed era tutto più bello quando li ascoltavamo in tre. Quando li ho conosciuti io erano già famosi e non faccio il processo alle intenzioni: non mi interessa se fai musica solo per soldi, mi interessa solo che tu sia bravo.
The 2nd Law è il disco della maturità. Chris ha la bellezza di sei figli, e adesso anche Matt è un padre, i nostri hanno trent’anni e fanno musica da quindici. L’impressione è che abbiano sfornato un prodotto adulto e consapevole, e che le tracce siano esattamente come le volevano. Era dai tempi di Absolution che un loro disco non mi dava questa idea di compattezza tematica e di sound. Black Holes and Revelations, The Resistance avevano le loro discontinuità – il primo soprattutto – alcuni pezzi erano indecisi, a volte la produzione era persino incerta. Qui no. Qui è tutto coerente e ben curato. È come se in qualche modo si fossero ritrovati, e dopo tanto vagare fossero riusciti a individuare la strada da seguire. Cambieranno ancora, perché è nella loro natura, ma questo è un bel disco, un grande disco che segna una tappa importante nel loro cammino. Io coi Muse ci sono cresciuta: ero poco più che adolescente quando li ho conosciuti, e ho vissuto la fase della ribellione (Showbiz e Origin of Simmetry), quella dello sconforto (Absolution), dello sperdimento (Black Holes and Revelations) e della ribellione (The Resistance). E ora eccoci qua, adulti e vaccinati, capaci di guardare al mondo con occhi nuovi.
Sono una fan, e questo disco mi conferma che con ogni probabilità lo resterò sempre. C’è qualcosa nella loro musica che risuona in me, poco da fare. E se Absolution resta il preferito, perché è stato il primo, questo lo metto subito sotto. 9

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Di ritorno

Credo lo sappiate già, la mia assenza di questi giorni è stata dovuta al fatto che ero in Spagna, a Madrid. È iniziata infatti la pubblicazione de Le Guerre da quelle parti, e quindi sono andata a fare un po’ di promozione. Sono stato due giorni intensissimi, pieni di interviste, pantagrueliche mangiate di cibo spagnolo e incontri. E sono stati esaltanti, devo dire.
A meno che non si sia dei bestseller iper-clamorosi, o si sia scrittori anglofoni, è difficile avere fuori dai confini patri lo stesso successo che si ha a casa. E invece, mercoledì sera mi sono trovata a fare una presentazione in tutto e per tutto simile a quelle che faccio in Italia. C’era il pubblico caloroso e interessato, c’erano le domande, le copie firmate, e quell’atmosfera da incontro tra amici che è la cosa che amo di più di questo mio lavoro. Insomma, è stato bellissimo e molto piacevole. E devo dire che anche tutte le varie interviste sono state interessanti; non so se è una mia impressione, ma mi sembra sempre che all’estero ti si prenda più sul serio. Forse sarà una forma di educazione nei confronti di un ospite straniero, non so, ma conto davvero sulle dita di una mano le interviste radiofoniche fatte in Italia che durassero più di due o tre domande. In Spagna ne ho fatte cinque, se non erro, e tutte contavano almeno una decina di domande.
Per il resto, sono stata contenta di viaggiare di nuovo. Un po’ mi mancava. È che se vuoi capire il mondo devi viaggiare. E, incredibilmente, si capisce molto di più di un paese viaggiando per lavoro che per piacere. Nel primo caso, infatti, è più facile avere contatti con la gente, discutere per davvero e cercare di capire più a fondo come si vive nel posto in cui ti trovi. Quando si viaggia per piacere ci si concentra in genere di più sui monumenti e tutto il resto. Non è una regola, ma vale ad esempio con me, che ho sempre paura a tirar fuori il mio inglese per parlare con la gente.
A visitare il mondo ti si apre la mente, inserisci quel che ti succede in una prospettiva più ampia, capisci che quel che accade in Italia è parte di un quadro più ampio. Lo saprete – ma temo lo sappiate di striscio, perché i media italiani ne hanno parlato poco – nei giorni in cui ero a Madrid ci sono state violente manifestazioni da parte degli indignados. Ecco, ho rivisto esattamente quel che succede in Italia, un copione già visto tante volte. Quel che crediamo essere caratteristico del nostro paese – l’incapacità della classe politica, la corruzione, l’insofferenza della gente, la polizia violenta… – ecco, non riguarda solo noi. Siamo parte di un movimento più ampio, di un’insofferenza più diffusa. Certo, ognuno risponde a modo suo, ognuno secondo la propria storia e la propria specificità, ma questa fantomatica Europa che non voglia deciderci a formare in realtà esiste già. Siamo molto più simili di quanto non crediamo, nei problemi, nel sentire, nella cultura. In particolare davvero noi popoli del sud europa siamo un’unica “razza”, la Grecia, come l’Italia, come la Spagna.
Bon, vi lascio due foto della presentazione di mercoledì. Io mi sono divertita davvero molto, e spero sia stato lo stesso anche per chi ha partecipato. Grazie a tutti, spero riusciremo a vederci ancora, perché è stato davvero speciale :) .

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