Archivi del mese: ottobre 2012

Un centimetro in più

Io non sono mai stata una di quelle che sotto stress danno il massimo. Ma proprio per niente. Per funzionare, ho bisogno di tranquillità, tempo libero, e gente che mi incoraggi. Che mi incoraggi il giusto, senza sbrodolarsi in complimenti iperbolici: che mi faccia sentire che ci sia, ecco. Se vengono meno queste condizioni, crollo.
La mia storia di studente è costellata di episodi in cui ho mollato ad un passo dalla vetta, solo perché non reggevo. Dalla lode mancata all’ultimo esame, a quello in cui mi sono fatta sfuggire il 30 a causa dell’ansia, alle innumerevoli volte in cui ho dato di matto davanti alla consegna risicata. Io la pressione non la reggo. Per questo scrivo, e non faccio l’atleta.
È un po’ di tempo che rifletto sullo sport agonistico. È una via che non ho mai incrociato neppure di striscio, anche se ho praticato nuoto con una certa costanza, ma quando ormai era già tardi. Però c’è qualcosa nell’agonismo che mi affascina. È la pratica pressoché ascetica che richiede, il doversi votare ad una causa, ed una sola, che piano si mangia tutta la tua vita. E siccome io ho sempre creduto che la volontà, il sacrificio e la dedizione possono molto, non posso che ammirare chi si allena otto ore al giorno per due minuti di gara.
“In questi anni nella mia vita sono sempre vissuto come un soldato… allo stesso modo sarei vissuto secondo il costume dei religiosi se avessi vestito l’abito che voi portate” dice Giovanni dalle Bande Nere ne Il Mestiere delle Armi, uno dei miei film preferiti. Ecco, ho l’impressione che questo sia l’agonista. E quest’impressione l’ho ricavata sostanzialmente da due cose: la visione di Ginnaste – Vite Parallele, il docu-reality di MTV sulle ginnaste della nazionale italiana di artistica, di cui ormai sono appassionata spettatrice, e Open, lo splendido libro di Andre Agassi. E l’altra riflessione è che c’è qualcosa di sostanzialmente disumano nell’agonismo. Queste vite completamente devote ad un obiettivo, che per forza di cose si mangia tutto il resto, il corpo spinto ogni oltre limite, anche quando soffre, anche quando urla che non ce la fa, e i due minuti che ti cambiano la vita: la caduta dalla trave, l’ace sbagliato, e tutti i sacrifici finiscono nel vuoto. Adolescenze mangiate da un sogno, o dall’incubo di un altro, nel caso di Agassi, responsabilità troppo grandi per dei sedicenni, e quest’idea che più ancora del corpo conti la testa, la testa del campione, che in quei secondi là, quando si gioca tutto, riesce a farsi sottile come una lama, a superare la paura del fallimento, o quella della vittoria, che è anche peggio, e va come un treno. Ecco, c’è qualcosa di titanico e tremendo in tutto questo, qualcosa di letterario direi, qualcosa in cui mi riconosco, in cui forse tutti ci riconosciamo, ad è per questo che seguiamo lo sport, anche se il massimo dell’esercizio fisico che pratichiamo è cambiare canale sul telecomando.
Per tutti arriva quel momento lì: quello in cui devi superare te stesso, devi dimostrare di essere più forte delle tue paure, in cui o si fa, o si precipita. A me è capitato un sacco di volte. E in tante occasioni, come dicevo, non ce l’ho fatta, ma in altre…in altre veramente importanti ho spinto, ho fatto quel che potevo, e ce l’ho fatta.
Allora forse è un po’ disumano anche lo sforzo che ogni giorno la vita ci richiede: un passo avanti, oltre la paura, oltre la fatica, qualche centimetro più in là, oltre il nostro limite. È una lotta, sempre, il 99% delle volte contro noi stessi. Ed è quel che vado ripetendo in mille salse da sedici libri a questa parte, la mia personale ossessione, l’ossessione di tutti, forse.

P.S.
Mi chiedevate della firma copie in quel di Lucca. La prima la farò al Cinema Centrale, il 3 novembre, dopo la presentazione delle ore 11.30. Quello stesso pomeriggio, alle 16:15, mi troverete a firmar copie allo stando B114, padiglione Carducci.

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L’altra sera, alla Libreria IBS di Via Nazionale

Breve posto fotografico :) .
Ecco qualche testimonianza della presentazione dell’altroieri; le foto sono di Rossella Rasulo e Carlo Magoni, e oltre a me e a Rossella c’è anche Francesco Foti, che ha letto un brano del libro Mi Piace Vederti Felice.
Una delle foto potete trovarla un sacco più bella in termini di risoluzione anche sul Flickr di Rossella :) .

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Ci sono cose che non capisco

Torno sull’argomento della sentenza per il terremoto de L’Aquila – peraltro, per chi non avesse colto, citando Caparezza – per due ragioni: la prima è che oggi ho trovato alcuni dei sospirati documenti, e l’altra è che la discussione è andata avanti anche su altri lidi, e ci sono cose da aggiungere al post di ieri, che, comunque, era centrato più che altro sui rapporti scienza/società.
Ho trovato il verbale della famosa riunione della Commissione Grandi Rischi, quello dal quale, secondo quando si è capito della sentenza – ricordo che le motivazioni ancora non sono state rese note, quindi da questo punto di vista siamo nel campo delle supposizioni – fa parte della “cattiva comunicazione del rischio” da parte della Commissione. Leggetela anche voi, è linkata in questo post. Ebbene, devo dire che mi pare una cosa onestissima, in cui viene specificato a chiare lettere che i terremoti non si possono prevedere, e da cui non emerge alcuna sottovalutazione del rischio. Evidentemente c’è qualcosa che mi sfugge, anche perché la famosa dichiarazione “tanti piccoli terremoti fanno scaricare l’energia” nel verbale non c’è, e dunque parrebbe un’iniziativa personale del vice capo della Protezione Civile dell’epoca, che scienziato non è. Comunque.
Il secondo elemento che si è aggiunto è il fatto che ho scoperto cos’è la Commissione Grandi Rischi. Scopro che la sua funzione principale è di fornire pareri di carattere tecnico-scientifico su quesiti del Capo Dipartimento e dare indicazioni su come migliorare la capacita di valutazione, previsione e prevenzione dei diversi rischi grazie alla consulenza di un panel di scienziati. E già qui inizio a non capire.
La prevenzione dei terremoti è effettivamente l’unica arma a nostra dispozione al momento; peccato che tale prevenzione giochi sul lunghissimo periodo, e consista principalmente nel costruire con critesi antisismici dettati dalle stime di smismicità della zona. Una cosa che, a occhio e croce, non si fa durante uno sciame sismico, ma prima. Mi sfugge dunque che senso avesse la convocazione della Commissione in quel momento in quel luogo. I terremoti non si prevedono, e quindi?
Anche sul fronte della stima del rischio, non capisco che senso avesse convocare la commissione: era o non era cosa cognita la sismicità della zona e lo stato delle costruzioni in città? Se non lo era, siamo di fronte ad un grosso problema, se lo era cosa avrebbe potuto dire la commissione, se non che in caso di una scossa forte, imprevedibile e poco probabile, anche se possibile, vista la storia della zona, sarebbe stata una strage? E a cosa serviva una cosa del genere?
Mi sembra di capire che ai membri della Commissione venga imputato di non aver consigliato alla gente di dormire fuori, ma di aver detto loro di tornare tranquillamente a casa. A parte che questo dal verbale della riunione non emerge, che senso ha far dormire la gente di fuori quando non c’è un’allerta precisa? Voglio dire, nessuno era in grado di dire se e quando ci sarebbe stata la scossa: cosa si faceva, si teneva la gente in strada a tempo indeterminato? E se poi non fosse successo niente? Tutti condannati per procurato allarme?
C’è evidentemente un problema metodologico di fondo, che è un po’ IL problema dell’Italia: che si fa tutto in emergenza. Nessuno pensa a preparare i sacchi di sale prima che nevichi, nessuno cerca di conservare il territorio prima di un’alluvione, nessuno applica i criteri antisismici prima di un terremoto. Però ci piace chiedere aiuto al momento dell’emergenza; stavolta il totem non è il santo del paese, ma la scienza, che miracolosamente doveva intervenire per rimediare ad anni e anni di condoni a caso e illegalità diffusa. E certo.
Tra l’altro, decidere se rassicurare o meno la popolazione, se evacuarla, se farla stare dove sta non spetta alla “scienza”, ma alla politica, in base ai dati forniti dalla scienza. I sismologi ti dicono come stanno le cose, poi sta a te politico prenderti le tue responsabilità e decidere cosa fare della comunità che governi. E, ancora, ricadiamo nell’ambito di ciò che la scienza può fare o non può fare.
La verità è che più mi inoltro in questa storia, più mi sembra c’entri pochissimo la scienza, tirata per la giacchetta, e molto la cattiva politica.

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Povera scienza

Ho cercato di informarmi un po’ su questa storia della condanna dei membri della Commissione Grandi Rischi per il terremoto de L’Aquila. A parte che, per inciso, vorrei capire perché, per capire qualcosa di attualità, il cittadino deve sempre farsi ricerche da tesi di laurea. Se non inizi a seguire una notizia coi primi articoli che ne parlano, poi capire di cosa si sta parlando diventa una missione impossibile. Tante volte mi è capitato di perdermi tra link e contro-link sui quotidiani online cercando di capire di cosa si sta parlando, da quali fatti sono originati i commenti successivi. Ecco, i fatti, i fatti non te li spiega mai davvero nessuno. In compenso, so cose ne pensano i capi di tutte le varie forze politiche. Utilissimo, direi. Comunque.
Non trovo la sentenza, per cui non posso dire di poter parlare con reale cognizione di causa, ma mi pare di aver capito – mi pare, sottolineo – che la condanna non sia stata originata dalla incapacità della Commissione di prevedere il terremoto. In effetti la sentenza, almeno negli stralci che ho trovato, dice esplicitamente che i terremoti non si possono prevedere, è un fatto assodato. Piuttosto, la condanna deriva dal fatto che, a fronte di una sostanziale incapacità della scienza a fornire dati che permettessero di rassicurare la popolazione, la Commissione si è affrettata a dire che non c’era di che preoccuparsi, che la gente poteva stare tranquilla. E se è così, mi spiace, ma è stata commessa una leggerezza.
La cosa che però mi preme è in realtà collaterale alla sentenza. Per l’ennesima volta noto che il grande pubblico non sa cosa sia la scienza. Viviamo circondati di scienza, o dei suoi prodotti, ma continuiamo o a non crederle o a crederle troppo. Da un lato, prolificano complottismi di ogni genere, e quest’idea che esista una “scienza ufficiale” prona ai “poteri forti” che soffoca le voci “altre”, invariabilmente portatrici della verità. Si, sto parlando di Giuliani, ad esempio, ma il discorso vale anche per il complottismo sui vaccini, o sulle cure per il cancro. E dunque, della scienza non ci si fida. Dall’altra, c’è una fiducia cieca, totale, nella capacità della scienza di prevedere tutto, che è antiscientifica anche lei. La scienza non è tanto un corpus unico di conoscenze: è un metodo che, allo stato attuale delle cose, si è dimostrato efficacissimo per cercare di apprendere come funziona la natura. La scienza è il sistema per discernere, nella descrizione dell’universo, le teorie “giuste” da quelle “sbagliate”, dove giusto e sbagliato non hanno un senso assoluto, ma relativo alle conoscenze attuali e agli strumenti di indagine in nostro possesso.
Ci sono cose che la scienza non può fare. Ma non significa per questo che la scienza non funzioni. Basta intendersi su quali risposte può dare, e con quale margine di certezza, soprattutto, e quali no. I terremoti non si possono prevedere. E non perché il metodo scientifico non funziona, anzi: è perché non abbiamo i dati sufficienti, non abbiamo i modelli, i parametri da considerare sono troppi, e via così. E la scienza funziona proprio perché è in grado di tracciare con precisione il proprio seminato, di dire “questo posso dirlo, questo no”. È frustrante, certo, soprattutto quando in gioco c’è la vita umana. Ma se tutti sapessimo come funziona, forse smetteremmo di non crederle quando le risposte ci sono, e note con un considerevole grado di certezza, o di chiederle cose impossibili.
Da ormai troppi anni passa l’idea che non saperne di scienza non ti qualifichi come ignorante: sei ignorante se non sai coniugare i verbi, se non sai chi è Dante, ma se non sai la basi della meccanica, se non sai la differenza tra onde sonore e elettromagnetiche non è un problema. Puoi anche vantartene, se vuoi. Ecco, non è così. Siamo dove siamo, a livello di sviluppo tecnologico, e possiamo sperare di costruire un mondo migliore solo se sappiamo come funziona la natura. Così come serve l’abc per essere cittadini a pieno titolo, servono la fisica, la biologia, le scienze. Spero che prima o poi qualcuno se ne renda conto, o tra qualche anno perderemo tutto quel che abbiamo conquistato in termini di tecnologia e comprensione dell’universo.

P.S.
Io e Rossella vi aspettiamo stasera, ore 18.00, a Roma, Libreria IBS di Via Nazionale :)

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Roma San Bartolomeo, andata e ritorno

Oggi post breve, ma doveroso. Un grazie grandissimo a tutte le persone che hanno organizzato la mia discesa in quel di San Bartolomeo in Galdo. Grazie ai ragazzi che mi hanno subissato di domande, grazie a chi mi ha invitata, coccolata e aiutata. Sono sempre contenta di scendere sotto Roma, perché, lo sapete, le mie radici sono campane, e io al sud mi sento sempre a casa. L’Italia è bella tutta, per carità, ma ognuno di noi ha dei luoghi cui sente di appartenere, e il Sannio, e la Campania più in generale, per me sono questo.
Vi allego anche un paio di fotine della cosa.
Colgo anche l’occasione per ricordarvi l’incontro di domani 23 ottobre, ore 18.00, qui a Roma, alla libreria IBS di Via Nazionale. Presenterò il libro di Rossella Rasulo Mi Piace Vederti Felice, e ovviamente l’autrice sarà presente. Io sarò ancora zoppetta e tutore munita, ma per il resto sono pienamente abile e gasata :P .
A domani!

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Finalmente buone notizie

Scusate per la mia assenza di questi giorni. Non si tratta solo della caviglia malandata: in queste mattine sono impegnata nell’inserimento di Irene nella nuova scuola materna. Comunque, partiamo col bollettino medico, va’ :P .
Martedì, peraltro senza manco dover subire attese bibliche, ho tolto quella specie di gesso che avevo, e sono passata al tutore. Va ovviamente meglio, anche se giro ancora con le stampelle, e soprattutto con delle orripilanti scarpe bianche da ginnastica che sono le uniche che riesco a indossare con questo tutore. Chi sarà a San Bartolomeo sabato avrà il dubbio onore di vederle dal vivo, argh. Quindi avrete capito che gli incontri della prossima settimana sono tutti confermati: sabato 20 ottobre, ore 9.30, ci vediamo al Teatro Comunale di San Bartolomeo in Galdo (BN), mentre martedì 23 ottobre, ore 18.00, presento Rossella e il suo Mi Piace Vederti Felice a Roma, nella libreria IBS di Via Nazionale.
Già che ci sono, e visto che me lo chiedete di continuo un po’ ovunque, vi ripeto gli incontri di Lucca: sabato 3 novembre, ore 11.30, Cinema Centrale, presento I Regni di Nashira 2 – Le Spade dei Ribelli; nel pomeriggio, ore 17.30, presso lo stand Mondadori faccio una sessione di firme; domenica 4 novembre, ore 15.00, Sala Ingellis, partecipo alla tavola rotonda sul fantasy con Francesco Falconi, Dorotea de Spirito e Leonardo Patrignani. Comunque, trovate tutto sul programma di Lucca Comics & Games 2012.
Ah, lo sapete sì che tra cinque giorni esce il nuovo libro di Paolo Barbieri, l’Inferno di Dante illustrato? Fossi in voi non me lo perderei. È giù uscito invece Luce – La Grotta dei Sussurri, di Silvia Sacco Stevanella; io ve lo consiglio, soprattutto se come me amate la natura e vi manca un po’ nella vostra vita quotidiana. È un bel fantasy ambientato nelle Marche, con una protagonista cui ci si affeziona da subito, ben scritto e appassionante. I personaggi ti entrano tutti dentro, e l’ambientazione è veramente splendida, meravigliosamente descritta.
Bon, per tutto il resto, ci sentiamo a breve.

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Un’altra cancellazione

Purtroppo anche oggi mi tocca fare un post in cui cancello un evento. Perdonatemi, ma proprio non sono in condizione. Vi prometto però per il futuro di non fare più l’equilibrista con Irene in braccio :P
Allora, il mio intervento domani all’osservatorio di Roma è rimandato: ancora non so dirvi la data, ma si farà di sicuro in un futuro prossimo.
In compenso, c’è un evento in più a Lucca: domenica 4 novembre, ore 15:00, partecipo ad una tavola rotonda sul fantasy insieme a Leonardo Patrignani, Dorotea De Spirito, Francesco Falconi e Paolo Barbieri.
Io intanto giaccio spalmata tra letto e divano, con la caviglia che ogni giorno mi stupisce con dolori diversi. Almeno non mi annoio :P .
A presto!

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Cattive notizie

Vi aggiorno rapidamente sugli ultimi sviluppi: ieri, mentre cercavo inutilmente di fare il passaporto ad Irene (mi hanno rimbalzata tra tre uffici diversi, dannazione…) sono caduta e mi sono slogata una caviglia. Per mettere in guardia le giovani mamme :P , vi racconto la dinamica, così riassumibile: se sapete di dover portare in braccio la prole, e vivete a Roma, dove il 90% delle strade periferiche sono uno slalom di buche e rappezzamenti vari, non mettete i tacchi, nemmeno quelli bassi. Per altro, è la terza volta che cado in questo modo, e quest’ultima mi è stata fatale.
Sono andata in ospedale, a differenza di quando mi scassai la caviglia nel lontano 1992 e feci tutto da me, e lì abbiamo accertato che non ho ossa rotte. Però è una brutta distorsione, per cui mi hanno messo un tutore rigido e adesso mi muovo con le stampelle. La mia gamba ora appare così.

Per fortuna, questa storia durerà, almeno con questo gesso, solo sette giorni, perché, lo confesso, io mi son già rotta le scatole. Pensavo che si trattasse solo di andare in giro con le stampelle per un po’, ma mi sono accorta che le cose sono più complesse: innanzitutto, la caviglia mi fa male se sto in piedi, e poi muoversi con le stampelle è un casino, faccio fatica e mi stanco dopo tre metri. In più, non dormo, perchè con questo dannato gesso non mi posso muovere nel letto.
Insomma, ve la faccio breve: oggi non c’è la faccio a partecipare alla presentazione di Senza Chiedere il Permesso. Mi dispiace moltissimo, era una cosa cui tenevo e chi onorava. Il libro è un libro importante, che vi consiglio e del quale è importante discutere. È un libro di speranza, ricco di proposte concrete per cambiare le cose, un libro che invita all’azione. Mi spiace davvero, ma proprio non ce la faccio. La cosa che mi fa più incazzare è che è tutto frutto di una mia disattenzione, che se avessi fatto portare Irene a Giuliano non sarebbe successo niente. Comunque l’ho pagata, anche se devo dire di essere stata fortunata nella sfiga.
Scusatemi ancora, e alla prossima.

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Piccolo addendum

Come saprete, sabato scorso sono stata ospite del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci, a Milano. Ho tenuto una breve chiacchierata su quanto possa essere utile essere un astrofisico quando si fa un lavoro creativo come il mio. Per altro, la chiacchierata la replicherò questo venerdì, 12 ottobre, ore 19.00, all’Osservatorio Astronomico di Roma, a Monteporzio Catone. Anyway, grazie alla presenza di Rossella Rasulo, abbiamo qualche testimonianza fotografica della cosa. Vi allego documentazione qua sotto :P

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Appuntamenti, ancora

Donc, scusate se per un po’ di tempo questo posto sarà colonizzato più che altro da indicazioni delle mie varie presentazioni. È che quando un libro è in procinto di uscire, e I Regni di Nashira 2 – Le Spade dei Ribelli dovrebbe uscire nel futuro prossimo (no, non la so ancora la data esatta, ma ieri sera ho finito l’editing) è così: gli impegni iniziano a farsi più fitti.
Allora, confermo che il 20 ottobre, ore 9.30, possiam vederci nel Teatro Comunale di San Bartolomeo in Galdo, in provincia di Benevento.
Inizio a ricordarvi anche che mercoledì 10 ottobre, invece, presento Senza Chiedere il Permesso, di Lorella Zanardo, qui a Roma, alla Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi; sarà presente l’autrice e Kiave, l’appuntamento è alle 18.00.
Bon, per ora tutto qua. Quando avrò altri incontri da segnalare, ve lo farò sapere.

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