Archivi del mese: novembre 2012

Ultima chiamata!

Brevissimo aggiornamento per ricordarvi che stasera alle ore 17.00 potrete vedermi via Skype presso l’Auditorium Cassa Rurale Bassa Vallagarina ad Ala (Tn).
A più tardi!

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È la fine di un’epoca

Oggi mi verrà conferito il titolo di dottore di ricerca; avrò la mia bella pergamena e potrò fregiarmi del Dr., con la lettera maiuscola, nelle mail che manderò ai colleghi stranieri. Sì, in effetti la difesa della tesi è avvenuta praticamente un anno fa, ma i tempi sono questi; non è l’università che ti conferisce il titolo, ma il MIUR.
Ammetto che è un momento importante. Innanzitutto perché è una cerimonia bella; si tiene a Villa Mondragone (ve la ricordate, sì? Ci ho ambientato un bel po’ del primo e del quinto libro de La Ragazza Drago), e poi ci sono tutti i professori togati. Tutto sommato, è anche un momento un po’ triste, perché non avete idea di quanta gente non venga a ritirare la pergamena perché è emigrato verso altri lidi, nei quali il ricercatore non viene considerato una specie di parassita della società.
La cosa però che rende particolare questo momento ai miei occhi è che si chiude davvero un ciclo. Gli esami non finiscono mai, certo, ma il dottorato rappresenta il vertice dell’educazione italiana. Puoi prenderne un altro, ma puoi prendere altre lauree, ma resta il fatto che in linea di massima, conseguito il dottorato, non sei più uno studente. Si chiude una storia che volendo si può far partire dalla bellezza di ventisei anni fa, quando misi piede nella scuola pubblica italiana. A voler essere più realisti, chiude l’arco degli ultimi tredici anni della mia vita, dedicati con alterne vicende alla fisica.
La vita mi ha portato altrove, faccio due lavori, e ormai non dedico più le canoniche otto ore lavorative all’astrofisica, un po’ per scelta, un po’ per necessità (molto per necessità, in verità). Ma il cielo stellato e il suo studio fanno parte di me. A guardare il mio curriculum si potrebbe credere che feci un errore diciassette anni fa, quando decisi di fare fisica all’università. E invece la scienza fa parte della mia vita, più passa il tempo più me ne rendo conto, le devo moltissimo di quel che sono, le devo persino la scrittura. Anche se ne non la pratico più come prima, resta qualcosa di profondamente radicato in me. Le ho sacrificato molto in questi anni, le ho dedicato ore di vita e lacrime, ma non posso dire che non ne sia valsa la pena, anche solo per avere infine questo dottorato, o per il mio articolo (e quelli che verrano a breve, si spera). Ci sono cose che non si monetizzano, cosa che agiscono in te ad un livello più profondo. L’astrofisica è questo.
Vi lascio con un video che in qualche modo è emblematico di cosa sia la scienza per me: meraviglia, fonte di riflessione, bellezza. Grazie ad Amedeo Balbi che l’ha segnalato.

Further Up Yonder

Chiudo con un avviso; venerdì 30 novembre, ore 17.00, potremo parlare un po’ presso l’Auditorium Cassa Rurale Bassa Vallagarina ad Ala (Tn). Non sarò fisicamente presente, faremo il tutto via Skype. Il perché è presto detto: continuo a passare venti minuti ogni mattina a tossire come non ci fosse un domani, manco fumassi da vent’anni. Evidentemente, il virus parainfluenzale ancora non ha mollato la presa. Metteteci pure che ho vinto altre due settimane di fisioterapia, e capirete perché preferisco riguardarmi ancora un po’. Purtroppo il tour nordico di due settimane fa è stato davvero massacrante…Bon, se vorrete esserci, io sarò onorata :) .

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Odissea Primaria

Da quando ho compiuto 18 anni, ho votato sempre. Credo di aver saltato solo un referendum di cui proprio non capivo l’utilità. Non lo so, sento piuttosto fortemente i doveri civici. Vi dico solo che votai pure alle primarie, quattro anni fa o giù di lì. Evidentemente ci presi gusto, perché adesso mi ripeto. Vado a votare alle primarie del centrosinisistra. Niente, è che voglio tentare tutto il possibile, diciamo così, per votare alle politiche uno che mi piaccia. Mi sentirei anche vagamente in colpa a non andarmi a scegliere il candidato.
Ingenua, pensavo fosse facile: vai lì, sganci l’obolo, necessario a complicare la vita a eventuali “infiltrati”, e voti. Ingenua, appunto.
Di sfuggita, su MTV, vedo Pif che fa un video in cui spiega come votare. E mi viene il dubbio. Forse non è semplice come sembra. Mi voto al totem di tutti noi gggggiovani web 2.0, internet: scopro che in effetti non basta andar lì domenica, occorre prima iscriversi. Per iscriversi devi andare sul sito e disporre della tessera elettorale. Ora, in casa mia niente è mai dove lo si cerca, e dunque trovare la tessera elettorale già è un primo scoglio. Meno male che tipo una settimana fa, mettendo in ordine l’armadio, l’ho scovata in una borsa che non aprivo da un po’. E quindi questa almeno è fatta.
Vado sul sito, e scopro che è lento quanto una puntata di Falling Sky. Più che lento, è farragginoso: selezioni la tua regione, e ci vogliono due ore perché sia possibile selezionare la provincia. Considerando che poi devi anche scegliere comune e sezione, la cosa si porta via un bel po’ di tempo. Comunque, trovi il tutto, immetti i tuoi dati e aspetti. Una quaresima, di nuovo, alla fine della quale, per altro, a me il sistema dà errore. Olè.
Impreco in ostrogoto, rifaccio tutto daccapo, ma per fortuna, a un decimo dell’attesa per poter finalmente selezionare il seggio, mi arriva una mail, in cui mi si dice che, ehi, ti ho registrato. Grande!
Uno si dice: siamo nell’era di internet, basterà questo. Poi vado là, verso l’obolo…No. La registrazione sul sito produce un foglio, che devi stampare, e portare di persona ad uno degli uffici elettorali. Lì ti daranno un altro foglio, e questo, insieme alla carta di identità e alla tessera elettorale (e il passaporto? E il certificato di nascita? No?) permette, finalmente, di votare domenica. Ah. Il perché di questa procedura mi è ignoto. Così, ad occhio e croce, sembra un tentativo di scoraggiare l’elettore. Un tentativo che, per altro, funziona alla grande, perché, arrivata a questo punto io ho circa il 5% della voglia iniziale di andare a votare. Comunque. Selezionando di nuovo regione, provincia e città ti vengono indicati tutti gli uffici elettorali. Ovviamente, il centro di Roma pullula, mentre in periferia latitano. I due più vicini stanno a buoni sei o sette chilometri da qua, che a Roma possono significare anche un’ora tra andare e tornare. Vabbeh, uno è sulla strada per portare Irene all’asilo. Se, te credi, te. Non è che ci puoi andare quando vuoi, signorino: ci sono specifici orari ai quali passare. Tutti per me comodissimi: dalle 17.30 alle 19.30. Solo il martedì e il giovedì. Nelle notti di luna piena. Alle calende greche.
Lo so. A questo punto uno si arrende. C’ho provato, mi hai dato che prova che non vuoi che voti, ahò, non voto. Ma non io. No. Io insisto. Vabbene, dannata coalizione elettorale, uscirò alle 17.30 e mi farò un’ora in macchina. O tu, candidato che ho intenzione di votare, fammi un monumento. Questa sì che è dedizione.
Poi, per fortuna, un fortunato imprevisto: domani sono fuori per diletto, e c’è un ufficio elettorale a chilometro dal posto in cui vado. Grande. L’insperato capovogimento degli eventi convince anche Giuliano a registrarsi, lui che aveva desistito più o meno a “scegli la regione di provenienza”.
Tutto è bene quel che finisce bene?
No. Perché poi andiamo a vedere dove effettivamente dobbiamo andare a votare domenica, ed esce fuori che è Via Piripacchio. Ma nel nostro quartiere c’è Viale Piripiacchio. Via Piripacchio è dell’altro lato della galassia, rispetto a noi. Sarà la stessa via? No, perché in effetti io a Viale Piripacchio ci ho vissuto, e quando stavo lì una miriade di pacchi che dovevo ricevere finivano a Via Piripacchio invece che da me. Sì, a Roma ci sono due vie che hanno sostanzialmente lo stesso nome, solo che una è un Viale.
A me e a Giulino viene in mente di chiamare il numero verde. Poi ci ragioniamo su: le istruzioni per votare a queste benedette primarie sono lunghe quanto due rotoli della Torah, è plausibile che i centralini del numero verde siano intasati di gente che chiede chiarimenti, o semplicemente bestemmia, perché è più facile far passare un cammello dalla cruna di un ago che ricevere il privilegio di votare alle primarie del centrosinistra.
Per cui? Per cui nulla. Noi domenica si va a Viale Piripacchio. Se c’è qualcuno, bene. Sennò affangufo a tutti. Piena di senso civico sì, tenace pure, ma cretina, francamente, no.

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Testimonianze fotografiche di Milano

Ormai è cosa cognita urbi et orbi che è un mese che sto male, non foss’altro per la mia lievissima tendenza alla lamentela su Twitter. Che ci volete fa’, quando soffro devo condividere la cosa col mondo :P . Per questa ragione ho colpevolmente mancato di ringraziare tutti i lettori, appassionati e passanti che son venuti a sentirmi durante il mio giro per le città del Nord Italia. Grazie tantissimo, sono state tutte esperienze fantastiche, il vostro calore mi serve tantissimo in quei momenti in cui sono stanca/sfiduciata, e mi dà la dimensione di quanto le mie storie funzionino o meno. Insomma, mi aiutate anche a crescere come scrittrice :) . È stato emotivamente bellissimo, anche se fisicamente, lo ammetto, è stato un mezzo massacro. Ma io non sono più la pischelletta gagliarda di un tempo, se mai lo sono stata :P .
Vi posto qua sotto un po’ di bellissime foto che mi ha fatto Rossella in quel di Milano, che ringrazio per le foto, la compagnia, e per esserci, che non mi pare poco :) ; le prime riguardano un’intervista che dovrebbe andare in onda a breve (vi terrò aggiornati sulla cosa), le altre sono un po’ di backstage, come si dice, e immagini della presentazione alla Libreria Mondadori di Piazza Duomo a Milano.
Grazie ancora tantissimo, cercherò di essere all’altezza della vostra fiducia e del vostro affetto :)

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La parente scema della lettere

Ieri, spulciando Twitter, ho letto una cosa che mi ha in egual misura irritata e itristita. Come saprete, questo fine settimana a Milano si è tenuta Book City, una manifestazione dedicata ai libri. Il mio incontro di venerdì sera alla Libreria Mondadori di Piazza del Duomo rientrava proprio nel contesto di questa manifestazione. Tra i vari autori che hanno partecipato, c’è stato anche Paolo Giordano; forse i lettori di lungo corso di questo blog si ricorderanno che è un autore che apprezzo molto. Comunque, ieri sera vedo comparire sulla mia timeline questo tweet:

#PaoloGiordano Mi sono reso conto che l’unico approccio razionale alla realtà non è la fisica,che non contempla il mistero,ma la #scrittura

Ora, Twitter è un po’ come il telefono senza fili, le informazioni arrivano filtrate dalle esperienze personali e dalla sensibilità dei singoli, e comunque una frase, avulsa dal suo contesto, non può essere giudicata per sé. Con questo voglio dire che non ho idea se queste siano le esatte parole pronunciate da Paolo Giordano, né, in caso lo fossero, in che contesto erano calate. Resta il fatto che qualcuno ha scritto questa frase su Twitter, considerandola evidentemente degna di essere condivisa. Se questa persona ragiona come me, l’ha messa online perché la considera una riflessione portatrice di una qualche verità. Ed è sotto queste premesse che si svolgerà tutto il resto di questo post.
Una frase come quella, detta da un fisico che, a quanto ne so, adesso fa solo lo scrittore, fa male alla scienza, molto più male di quanto bene possiamo fare io e tutte le altre persone che hanno a cuore la cultura scientifica del nostro paese e fanno magari anche divulgazione, quando possono. Fa male perché pronunciata (o attribuita, non so) ad una persona che fin qui rappresentava una figura a cavallo tra due mondi che gli italiani ritengono separati e contrapposti: scienza e lettere.
Lo sappiamo tutti: viviamo in un posto in cui la scienza non viene considerata cultura, e viene deprezzata a tale livello che non si ritiene sia necessario che l’italiano medio abbia almeno un’infarinatura di matematica, fisica e biologia. Ti sputano in faccia se non sai chi è Dante, ma se ignori la formula matematica della forza di gravità sei comunque una persona colta. E questa mentalità ci ha fatto male, tantissimo male.
Vedere un fisico che “salta il fosso”, dicendo che la scrittura ha criteri di determinazione della verità migliori della fisica (??) convince la gente che tutto sommato è vero, la scienza ammazza la poesia ed è un qualcosa a cavallo tra l’inutile e il dannoso.
È una vita che mi sento ripetere che studiare i meccanismi che regolano l’universo significa “togliere il mistero”, spoetizzare qualcosa che è bello di per sé. Per me questo equivale a dire che si può amare una persona solo se la si conosce poco; se la distanza si accorcia, tolgo “il mistero” e non posso più amarla.
La scienza nasce dal mistero. Da quello, e dal sense of wonder. Qualcuno, migliaia di anni fa, ha alzato gli occhi al cielo, e la meraviglia di quel che ha visto lo ha spinto a capire. A capire proprio perché ha amato quel che ha visto, è rimasto affascinato dalla sua perfezione, dalla sua immutabilità. Per altro, a quei tempi e per moltissimi secoli dopo, filosofia e scienza naturale erano indistinguibili, e il corpus del sapere umano era concepito come un tutto unico, in cui lettere e scienze non solo potevano ma dovevano convivere.
Il fatto che io sappia cos’è una galassia o una nebulosa planetaria non mi toglie una virgola all’esperienza emotiva che un’immagine come questa stimola.

(fonte: http://hwilson.zenfolio.com/p187515715/h8321F28#h8321f28)

A me piace il cielo, nello stesso senso in cui mi piace un quadro o una scultura. Il cielo è un posto di meraviglia, e di mistero, sì, perché se non ci fosse il mistero non ci sarebbe nulla da indagare.
Certo, la scienza il mistero cerca di dipanarlo. Credo che però la letteratura faccia lo stesso, o no? Non si raccontano storie per cercare di venire a capo della vita? Non si intrecciano trame per cercare di proporre la propria verità, o anche solo lanciare una domanda, nella speranza che qualcuno risponda? Scienza e letteratura, in modi ovviamente diversi, sono discorsi intorno e dentro il mistero, un mistero che tanto il letterato che lo scienziato sanno di non poter mai dipanare del tutto. È così, è il nostro destino, forse la nostra grandezza.
Infine, una frase del genere si gioca su un equivoco di fondo: che si possano applicare strumenti e mezzi della lettaratura e della scienza agli stessi argomenti. Scienza e lettere fanno lavori diversi: non mi sognerei mai di fare un’indagine scientifica per appurare come si diventa un bravo genitore, quand’è che inizia l’età della ragione, o che senso ha la vita, così come non userei la letteratura per capire cos’è successo durante il Big Bang. Ci sono argomenti per i quali il miglior approccio è quello scientifico, altri in cui l’indagine non può che essere letteraria. Ma immaginare che si debba usare l’una o l’altra indifferentemente secondo me è una stupidaggine bella e buona.
Forse sto montando un caso sul nulla, ma mi spiace, la scienza mi ha dato tanto in tutti questi anni, e le ho sacrificato moltissimo. Non ce la faccio a vederla ridotta sempre alla parente un po’ scomoda e scema delle lettere, loro sì dotate di grande dignità. Non è così. Il sapere non è questo, la cultura non è questo. L’uomo vuole sapere, è la molla che lo spinge, e quando questo sapere si esercita sui fatti di natura, sui meccanismi del cosmo, la scienza dà risposte, le lettere descrizioni poetiche. Che servono anche loro, ma non aumentano la comprensione del cosmo. Inutile poi che stia a enumerarvi come sempre quanto la scienza ci ha permesso in termini di miglioramento della vita e allungamento della stessa.
Ma a volte ho l’impressione che siano solo parole gettate al vento: combattiamo contro decenni di cultura umanistico-centrica, diffusa capillarmente a tutti i livelli. E intanto, la gente ha paura di “asteroidi grandi come il Texas”, frase presa di peso da Armageddon, che dovrebbero caderci sulla testa e di fantomatiche scie chimiche.

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Tour nordico

Allora, come saprete questo fine settimana faccio un breve tour nordico. Vi riassumo qui sotto le tappe anche perché c’è stato qualche piccolo cambiamento:
16/11: l’incontro di Bergamo non sarà più all’IBS, ma in una scuola, quindi non è aperto al pubblico. Non è stata un’idea mia, ma suppongo gli organizzatori l’abbiano presa per via di ragioni logistiche, dato che fin da principio erano coinvolte le scuole.
16/11: sarò alla Mondadori Multicenter di Piazza Duomo di Milano, ore 18.30. Con me ci sarà anche Sandrone Dazieri
17/11: sarò alla Libreria IBS di Mantova, ore 11.00, assieme a Sandrone
17/11: sarò alla Libreria IBS di Padova, ore 17.00, assieme a Sandrone
18/11: sarò alla Libreria IBS di Firenze, ore 11.00, assieme a Sandrone.
Spero vivamente che nel frattempo gli strascichi dell’influenza se ne vadano, altrimenti bi dobrete sobbortare ber duddo il dembo così. In caso, saranno presentazioni un po’ nasali, via :P .
Ok, tutto qua. A breve vi aggiornerò su qualche altro evento che farò entro fine mese. Intanto, per chi ci sarà, ci vedremo questo week end; per gli altri, alla prossima :) .

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Il cicapiscosoloioismo

Tutti giù a dire che la rovina della rete è l’anonimato, i troll, Facebook, la mancanza di valori dei gggiovani e comunque qui una volta era tutta campagna. Invece, il vero Male di internet, con la M maiuscola, è il cicapiscosoloioismo.
Il fenomeno, va detto, non è nato con la rete, ma esiste sostanzialmente da quando esiste l’uomo. Credo che la prima guerra tra australopitechi sia stata causata da qualche cicapiscosoloiosta, ma quand’anche non fosse così, è sicuramente il fenomeno alla base del maggior numero di litigi, casini e flame wars.
Cos’è, è presto detto. Esistono individui che, pur non essendo filosofi, sono costantemente alla ricerca della Verità. A loro non basta una verità personale, singolare e soggettiva, legata al vissuto di ciascuno. No, loro vogliono la Verità assoluta, quella vera in tutti i luoghi e in tutti i laghi, quella che deve valere per ogni essere vivente sulla faccia della terra. Al contempo, non gli sta bene una Verità qualsiasi; la Verità che cercano deve avere caratteristiche ben specifiche, tra cui l’essere iniziatica. Ciò significa che non è una Verità accessibile a tutti, ma solo a pochi eletti che “ci capiscono”, gente che si innalza al di sopra della media per qualcosa. In quanto Verità iniziatica, va da sé che essa non sarà accettata da tutti, ma anzi osteggiata. Questo la rende ancor più allettante agli occhi di queste persone, perché se tu sai questa Verità, vuoi dire che sei meglio degli altri. Anzi: per loro, nessuna verità può essere Verità se è condivisa e accettat da troppe persone. Una Verità nota a tutti in realtà è una falsità. Il cicapiscosoloioista è questo: uno degli Iniziati che ha accesso alla Verità negata dalla massa.
Vi faccio un esempio che vale più di mille parole. Piripacchio è un cantante pop dal fulminio successo. Piace a tutti, diciamo anche alla critica. Non ci vorrà molto tempo perché nascano schiere e schiere di cicapiscoloioisti che diranno che Piripacchio in verità non è bravo manco per niente, anzi, che la sua è stata solo fortuna, o s’è comprato il successo, e che comunque chi ama Piripacchio è uno che non ci capisce. Il cicapiscosolioista, invece, è forte di una sterminata cultura musicale che gli permette di capire la pochezza di Piripacchio. Gli altri, semplicemente, non ne sanno a sufficienza.
Mettiamo ora invece che Piripacchio all’inizio fosse un cantantino indie che suonava nei localini e ha fatto un tour nei sottoscala degli amici. Al cicapiscosoloioista Piripacchio piace: è seguito da pochi, non ha successo, va da sé che può essere compreso solo da pochi eletti. Poi, Piripacchio ha successo. Credetemi, è automatico che il cicapiscosoloioista inizierà a dire che s’è venduto, che è commerciale, che piace ai soliti caproni che non ci capiscono, mentre il live@roccacannuccia dimostrava chiaramente come fosse originale e fuori dal coro un tempo.
Pensate a tutte le discussioni su blog, mailing list e forum cui avete partecipato nella vostra vita. Sono sicura che indipendentemente dall’argomento – pesca sportiva, uncinetto, coltivazione e cura del tronchetto della felicità – avete incontrato uno o più cicapiscosoloioisti. Guardate che sono ovunque, nella vita di tutti i giorni, nascosti nelle persone che vi sono più vicini. Incontrarli in real life è più difficile per il semplice fatto che non passiamo la vita a discettare di argomenti oziosi, mentre la rete di queste cose si nutre, letteralmente.
Ora, che si può fare contro il cicapiscosoloioista? Niente. Inutile parlarci. Ahò, loro c’hanno in mano la Verità, mica pizza e fichi! La personale tecnica è aggrapparmi alla mia verità piccola piccola, quella valida per me, qui e ora, e coltivarmela con l’acqua del dubbio. Perché la cosa bella è che le verità possono anche cambiare, e uscire migliorate dall’incontro con le altre. Le Verità invece sono sterili, stan lì immobili e non schiodano mai. La morte di internet, appunto.

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Same old story

Torno da Lucca, già mezza acciaccata, e scopro, prima qui nei commenti del blog, e poi da una serie di tweet allarmati, che l’apocalisse è vicina. L’ha detto il tiggì. Nello specifico, pare che un asteroide grande quanto il Texas stia per schiantarsi sulla Terra tra novembre e dicembre.
Ora, chiariamo subito una cosa: l’eventualità che un asteroide ci caschi in testa, prima o poi, esiste. È altresì possibile che se ne scopra uno pericoloso con poco preavviso, anche se al mondo è pieno così di progetti volti all’identificazione dei NEOs (Near Earth Objects = Oggetti Vicini alla Terra, leggi oggetti, tipicamente asteroidi, che potrebbero entrare in rotta di collisione col nostro pianeta), senza contare le schiere di astrofili che fanno lo screening del cielo tutte le notti. Ma, ripeto, la possibilità, per quanto remota, molto più remota di molti dei pericoli cui ci esponiamo quotidianamente nella nostra vita, c’è. Per cui, la mia reazione istintiva è stata quella di andare subito a controllare nell’unica fonte sicura di informazioni al riguardo: il sito della NASA dedicato ai NEOs.
Ecco, d’ora in avanti consiglio anche a voi di fare così ogni volta che chiunque spari che moriremo tutti investiti dall’asteroide fine ti monto: andate su questo sito e controllate la lista. Sono elencati tutti gli asteroidi conosciuti che hanno una possibilità di impatto con la Terra. Sono elencati il nome, il periodo del possibile impatto, quanti incontri ravvicinati ci saranno e, quel che più interessa a noi, la possibilità di tale impatto e il diametro dell’oggetto. In linea di massima, sono questi due parametri che danno la pericolosità dell’asteroide.
Piccola parentesi: la pericolosità di un asteroide viene di solito indicata da due scale, quella di Palermo e quella di Torino. Vediamo la seconda: gli oggetti vengono classificati in 11 diverse classi:
0 sono gli oggetti di cui non bisogna preoccuparsi, perché la probabilità di impatto è piccolissima o perché sono picoli loro;
1 sono oggetti appena più pericolosi, ma che in effetti non richiedono altro se non un calcolo più preciso dell’orbita, che tipicamente li fa declassare a classe 0. Non c’è bisogno di prendere misure precauzionali, né di allertare nessuno;
2-4 sono oggetti per i quali occorre avere un’attenzione maggiore, perché la probabilità di impatto inizia a salire all’1% o giù di lì. Si tratta inoltre di oggetti che potrebbero produrre danni consistenti a livello regionale, e, in caso il possibile impatto disti meno di una decina di anni, val la pena allertare il pubblico;
5-7 sono oggetti seriamente pericolosi, perché grandi e perché con alta probabilità (>1%) di impatto. In questo caso è necessario predisporre programmi di prevenzione, il governo dev’essere allertato e vanno prese contromisure serie;
8-10 questi sono quelli davvero, davvero pericolosi, perché il loro impatto è certo. Non si parla più di probabilità, ma di sicurezza, così come sicuri sono i danni, che vanno da catastrofi localizzate a effetti globali più o meno gravi.
Per facilitare la lettura del tutto, la tabella sul sito ha affibbiato dei colori a ogni numero della scala di Torino: 0 è bianco, 1 è verde, 2-4 è giallo, 5-7 è arancione, 8-10 è rosso. Questo significa che basta scorrere la lista, senza neppure stare a leggere, per sapere immediatamente se ci dobbiamo preoccupare o meno. Come è evidente a tutti, il massimo del pericolo è rappresentato da 2011AG5, che ha lo 0.2% di probabilità di impatto ed è grande un centinaio di metri. Subito dopo viene 2007VK184, con lo 0.057% di probabilità di impatto e dimensioni comparabili a quelle dell’oggetto precedente. Nessuno dei sue è il famigerato asteroide di cui si parla in giro. Il che ci dice immediatamente che il gionalista italiano medio chiamato a parlare di scienza ignora completamente l’esistenza di questo sito.
Il secondo passo della mia ricerca è stato quello di risalire alla notizia. Cercando “asteroide” su Google, almeno in una ricerca fatta lunedì sera, dava come primo risultato un certo DA14, che dovrebbe colpirci il 15 febbraio, suppongo per vendicarsi di chi ha festeggiato San Valentino in santa pace. Sempre andando sul sito della NASA, si trova un 2012DA14, che è un oggetto di 45 metri di diametro classificato 0, e tra l’altro i possibili impatti sono tutti previsti nel ventennio 2040-2060, per cui qui qualcuno ha preso lucciole per lanterne.
Oggi faccio di nuovo la ricerca e finalmente trovo la notizia: Studio Aperto, che, a livello di informazione scientifica, non è esattamente Nature, durante l’edizione del 7 novembre accenna proprio ad un asteriode “grande quanto il Texas” che avrebbe il 30% di possibilità di schiantarsi sulla terra tra novembre e dicembre di quest’anno. Ora, qualsiasi notizia di catastrofi che cadano a cavallo del 21 dicembre va presa con le molle, per via della bufala della predizione dei Maya, ma, siccome a volte la vita ha uno strano senso dell’umorismo, la data in sé non è una ragione per credere che la notizia sia una bufala. Ma ci sono altri elementi: si dice che la notizia è stata data da un “pentito della NASA”, un dipendente anonimo che non vuole mantenere la consegna del silenzio che l’Agenzia Spaziale Americana ha deciso di mantenere sulla vicenda per non causare il panico. E questo è un grande classico del complottismo: notare per altro come la scala di Torino preveda che dal livello 2 in su si debba avvisare il pubblico. Per dire. Infine, ultima chicca: l’asteroide si chiama Nubiru. E qui ogni credibilità va a farsi benedire. Perché Nibiru è il nome del fantomatico pianeta X che ogni tot anni, secondo una teoria completamente priva di qualsivoglia straccio di prova, e che dunque possiamo rubricare semplicemente a “fantasia paranoide”, entra in rotta di collisione con la Terra causando catastrofi a non finire. Quindi, qui qualcuno ha messo insieme un classico della leggenda metropolitana con la profezia Maya con gli allarmi immotivati sugli impatti di atseroidi che periodicamente i giornali a corto di notizie mandano in giro.
Sulla rete si dice che la notizia è stata data dalla CNN, chiamando dunque in causa un altro grande classico del complottismo, il principio di autorità. Non è esatto: quello linkato non è un articolo della CNN, ma un post di un blog ospitato dal sito della CNN: anche Repubblica ha una piattaforma di hosting per blog, su cui scrive certo gente tipo Odifreddi o la Lipperini, ma anche emeriti sconosciuti, soli responsabili di quel che scrivono. Dunque, non è la CNN che ha dato la notizia, ma un tizio su un blog. Quindi, ricapitolando:
il sito della NASA non indica nessun asteroide pericoloso nella sua pagina dedicata;
la CNN non ha mai dato una notizia circa un asteroide pericoloso che starebbe per venirci addosso;
un tizio ha detto che un tipo della NASA che, guarda un po’, non vuole essere nominato, ha detto a qualcuno che sta per caderci in testa un asteroide.
A questo punto, ognuno è libero di credere o meno alla voce di un tizio anonimo sul web, che per altro chiama in causa un altro tizio anonimo (“mio cugino mi ha detto che una volta lui è morto”…). Io preferisco la scienza :) .
Ultima nota: come dicevo all’inizio, il rischio di un impatto nel futuro esiste, ma ogni giorno ci esponiamo a rischi per peggiori per la nostra incolumità. Ci sono centinaia di altre cose che minacciano la nostra vita e la nostra salute, sia a livello di singole persone che in quanto comunità di persone. Gli asteroidi sono l’ultimo dei problemi. State tranquilli :)

P.S.
La regia mi dice che da oggi è in vendita I Regni di Nashira 2 – Le Spade dei Ribelli, per cui dateci sotto in libreria, su! :P
Per festeggiare l’evento, una bella foto con quelle che qualcuno ha definito su Twitter le mie figlie, sempre presa in quel di Lucca.

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Post (su) Lucca

Confesso che sono partita da Roma, venerdì, con meno voglia del solito di far Lucca. Credo c’entrasse anche il fatto che Irene era con me, e dunque avevo paura fosse per lei uno sbattimento eccessivo, o forse sono solo gli anni che passano, e certe fatiche le sento di più. Non che proprio non ne avessi voglia; meno del solito.
Solo che poi…solo che poi varchi le mura, ti assale la folla di pazzi che in genere frequenta la fiera, pazzi proprio come te e d’improvviso capisci che ti era mancata, che sei a casa, che tu alla fiera di Lucca, se potessi, ci vivresti. Per chi non è nerd, o per chi non c’è stato, è difficile da spiegare e da capire: è che certe cose ti sembra possano capitare solo lì. Ma dove altro puoi veder sfilare la guardia imperiale di Star Wars in giro per i vicoli di un borgo medievale? E poi i giochi di ruolo, i negozietti con tutta la roba che trovi solo lì, dalle colonne sonore degli anime giapponesi ai cappelli di Totoro, e l’area performance degli artisti, e…e tutto, insomma. Ed è vero che c’è sempre così tanta gente da far paura, ed è vero che c’è tutta una porzione della città che non apprezza molto il caos di quei giorni, ma è Lucca, Lucca come la conosciamo e amiamo da anni, la Lucca che prima di diventare scrittrice di professione, ed ero solo cosplayer, vagheggiavo come un sogno lontano.
Grazie mille a tutti quelli che sono venuti, e scusatemi immensamente se vi avevo promesso domenica di riuscire ad organizzare una firma copie: purtroppo non è stato possibile per ragioni di ordine pubblico, mi dispiace davero moltissimo.
Vi lascio qualche foto, gentimente fornita da chi le ha scattate in giro per la città; purtroppo non ho i nomi di tutti i cosplayer, se vi riconoscete o riconoscete qualcuno, ditemelo pure nei commenti.
Le novità sono che Le Spade dei Ribelli, che era disponibile in anteprima alla fiera, esce ufficialmente il 13. Se l’avete già letto e ve la sentite di darmi un parere, son qua :) .
Poi, dal 16 al 18 novembre farò un giro di presentazione del libro in compagnia dell’inossidabile Sandrone :) ; le tappe sono le seguenti
16/11: Libreria IBS Bergamo, ore 10.00
16/11: Libreria Mondadori Multicenter Duomo, Milano, ore 18.00
17/11: Libreria IBS Mantova, ore 11.00
17/11: Libreria IBS Padova, ore 17.00
18/11: Libreria IBS Firenze, ore 11:00

Bon, tutto qua. Eccovi le foto :)

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Super-mega-riassuntone per Lucca

Allora, tra qualche ora sarò in terra lucchese, per cui ne approfitto adesso per farvi un riassunto di tutti gli incontri che terrò.
Si comincia domani mattina, sabato 3 novembre, alle ore 11.30, al Cinema Centrale. Presenterò I Regni di Nashira – Le Spade dei Ribelli assieme a John Vignola. Seguirà firma copie.
Nel pomeriggio, alle 16.15, appuntamento allo stand B114, Padiglione Carducci, per un’altra sessione di firme.
Domenica 4 novembre, ore 15.00, presso la Sala Ingellis, partecipo alla tavola rotonda sul fantasy con Dorotea Di Spirito, Leonardo Patriugnani e Francesco Falconi. Modera Luca Crovi.
Tutto qua. Quest’anno che, in teoria, avrei potuto visitare un po’ di più la fiera, al solito non vedrò un cavolo perché non posso camminare troppo, sob…Vabbeh, è destino, se vuoi goderti Lucca devi andarci da visitatore.
Ah, farò anche un’intervista con Fantasy On Air, per cui, chi non ci sarà, potrà sentirmi :) . Sempre per chi non ci sarà, liciatroisi.eu trasmetterà lo streaming dell’incontro di sabato mattina.
Bon, torno alle valige e alla fisioterapia.
A tra un po’ per chi ci sarà!

P.S.
Per chi me lo chiedeva ieri sera, confermo che è possibile comprare delle copie in anteprima de Le Spade dei Ribelli a Lucca; non so quante siano, ma ci sono :P

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