La parente scema della lettere

Ieri, spulciando Twitter, ho letto una cosa che mi ha in egual misura irritata e itristita. Come saprete, questo fine settimana a Milano si è tenuta Book City, una manifestazione dedicata ai libri. Il mio incontro di venerdì sera alla Libreria Mondadori di Piazza del Duomo rientrava proprio nel contesto di questa manifestazione. Tra i vari autori che hanno partecipato, c’è stato anche Paolo Giordano; forse i lettori di lungo corso di questo blog si ricorderanno che è un autore che apprezzo molto. Comunque, ieri sera vedo comparire sulla mia timeline questo tweet:

#PaoloGiordano Mi sono reso conto che l’unico approccio razionale alla realtà non è la fisica,che non contempla il mistero,ma la #scrittura

Ora, Twitter è un po’ come il telefono senza fili, le informazioni arrivano filtrate dalle esperienze personali e dalla sensibilità dei singoli, e comunque una frase, avulsa dal suo contesto, non può essere giudicata per sé. Con questo voglio dire che non ho idea se queste siano le esatte parole pronunciate da Paolo Giordano, né, in caso lo fossero, in che contesto erano calate. Resta il fatto che qualcuno ha scritto questa frase su Twitter, considerandola evidentemente degna di essere condivisa. Se questa persona ragiona come me, l’ha messa online perché la considera una riflessione portatrice di una qualche verità. Ed è sotto queste premesse che si svolgerà tutto il resto di questo post.
Una frase come quella, detta da un fisico che, a quanto ne so, adesso fa solo lo scrittore, fa male alla scienza, molto più male di quanto bene possiamo fare io e tutte le altre persone che hanno a cuore la cultura scientifica del nostro paese e fanno magari anche divulgazione, quando possono. Fa male perché pronunciata (o attribuita, non so) ad una persona che fin qui rappresentava una figura a cavallo tra due mondi che gli italiani ritengono separati e contrapposti: scienza e lettere.
Lo sappiamo tutti: viviamo in un posto in cui la scienza non viene considerata cultura, e viene deprezzata a tale livello che non si ritiene sia necessario che l’italiano medio abbia almeno un’infarinatura di matematica, fisica e biologia. Ti sputano in faccia se non sai chi è Dante, ma se ignori la formula matematica della forza di gravità sei comunque una persona colta. E questa mentalità ci ha fatto male, tantissimo male.
Vedere un fisico che “salta il fosso”, dicendo che la scrittura ha criteri di determinazione della verità migliori della fisica (??) convince la gente che tutto sommato è vero, la scienza ammazza la poesia ed è un qualcosa a cavallo tra l’inutile e il dannoso.
È una vita che mi sento ripetere che studiare i meccanismi che regolano l’universo significa “togliere il mistero”, spoetizzare qualcosa che è bello di per sé. Per me questo equivale a dire che si può amare una persona solo se la si conosce poco; se la distanza si accorcia, tolgo “il mistero” e non posso più amarla.
La scienza nasce dal mistero. Da quello, e dal sense of wonder. Qualcuno, migliaia di anni fa, ha alzato gli occhi al cielo, e la meraviglia di quel che ha visto lo ha spinto a capire. A capire proprio perché ha amato quel che ha visto, è rimasto affascinato dalla sua perfezione, dalla sua immutabilità. Per altro, a quei tempi e per moltissimi secoli dopo, filosofia e scienza naturale erano indistinguibili, e il corpus del sapere umano era concepito come un tutto unico, in cui lettere e scienze non solo potevano ma dovevano convivere.
Il fatto che io sappia cos’è una galassia o una nebulosa planetaria non mi toglie una virgola all’esperienza emotiva che un’immagine come questa stimola.

(fonte: http://hwilson.zenfolio.com/p187515715/h8321F28#h8321f28)

A me piace il cielo, nello stesso senso in cui mi piace un quadro o una scultura. Il cielo è un posto di meraviglia, e di mistero, sì, perché se non ci fosse il mistero non ci sarebbe nulla da indagare.
Certo, la scienza il mistero cerca di dipanarlo. Credo che però la letteratura faccia lo stesso, o no? Non si raccontano storie per cercare di venire a capo della vita? Non si intrecciano trame per cercare di proporre la propria verità, o anche solo lanciare una domanda, nella speranza che qualcuno risponda? Scienza e letteratura, in modi ovviamente diversi, sono discorsi intorno e dentro il mistero, un mistero che tanto il letterato che lo scienziato sanno di non poter mai dipanare del tutto. È così, è il nostro destino, forse la nostra grandezza.
Infine, una frase del genere si gioca su un equivoco di fondo: che si possano applicare strumenti e mezzi della lettaratura e della scienza agli stessi argomenti. Scienza e lettere fanno lavori diversi: non mi sognerei mai di fare un’indagine scientifica per appurare come si diventa un bravo genitore, quand’è che inizia l’età della ragione, o che senso ha la vita, così come non userei la letteratura per capire cos’è successo durante il Big Bang. Ci sono argomenti per i quali il miglior approccio è quello scientifico, altri in cui l’indagine non può che essere letteraria. Ma immaginare che si debba usare l’una o l’altra indifferentemente secondo me è una stupidaggine bella e buona.
Forse sto montando un caso sul nulla, ma mi spiace, la scienza mi ha dato tanto in tutti questi anni, e le ho sacrificato moltissimo. Non ce la faccio a vederla ridotta sempre alla parente un po’ scomoda e scema delle lettere, loro sì dotate di grande dignità. Non è così. Il sapere non è questo, la cultura non è questo. L’uomo vuole sapere, è la molla che lo spinge, e quando questo sapere si esercita sui fatti di natura, sui meccanismi del cosmo, la scienza dà risposte, le lettere descrizioni poetiche. Che servono anche loro, ma non aumentano la comprensione del cosmo. Inutile poi che stia a enumerarvi come sempre quanto la scienza ci ha permesso in termini di miglioramento della vita e allungamento della stessa.
Ma a volte ho l’impressione che siano solo parole gettate al vento: combattiamo contro decenni di cultura umanistico-centrica, diffusa capillarmente a tutti i livelli. E intanto, la gente ha paura di “asteroidi grandi come il Texas”, frase presa di peso da Armageddon, che dovrebbero caderci sulla testa e di fantomatiche scie chimiche.

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24 risposte a La parente scema della lettere

  1. Eleonora scrive:

    Io sto per laurearmi in fisica teorica con una tesi in didattica della fisica, leggo molto, ho fatto corsi di scrittura creativa, non mi annoio nei musei, guardo per aria quando cammino in cerca di natura, di storia, di arte… e direi che se la frase che hai riportato è vera… fa male tantissimo per la divulgazione scientifica e per le nuove generazioni… menomale che esistono persone come te attente a dare a tutti la propria visione aperta e veramente intelligente!

  2. D scrive:

    Cara Licia, capisco i tuoi sentimenti, la scienza non è la sorella scema della letteratura, forse in realtà non sono neanche lontane parenti. :)
    La scienza oramai è molto lontana dalla gente, che non si domanda più niente, ma neanche la letteratura se la passa meglio, nessuno legge più. Forse per persone sanno chi è Dante, ma nessuno lo legge.
    Il problema non è lo “scontro” tra scienza e umanesimo, ma tra cultura e ignoranza, un ignoranza che è figlia di un immobilismo celebrale, di chi non si pone più domande oramai su niente e si lascia vivere.
    Sono un Laureato in filosofia, mi spiace, ma non so molto di scienza per quanto molti miei maestri erano anche scienziati a modo loro. Io mi sento un perdente, perchè sia la scienza, che la filosofia, che la letteratura nel nostro paese hanno perso contro la religione.
    Molti hanno detto che una laurea in scienze o in materie umanistiche sono perdite di tempo, stranamente nessuno lo dice mai di chi vuole diventare prete.

  3. Paola scrive:

    “È sicuramente vero – e in Italia in modo particolare – che la cultura scientifica media continua a essere scarsa e dotata di minore prestigio sociale. Per intenderci: una persona istruita saprebbe dire che le proteine sono sostanze che si trovano soprattutto nella carne, nelle uova, nel latte e che sono indispensabili nella nutrizione umana. Tutto bene, purché si sia consapevoli che una formulazione così sommaria equivale a dire che Alessandro Manzoni è un grande scrittore morto molto tempo fa, e basta. Ci aspettiamo che si debba andare un po’ oltre nel caso dell’autore dei Promessi Sposi, ma non che si sia tenuti a sapere che le proteine sono sequenze di amminoacidi né soprattutto che cosa questo voglia dire. ”
    (“L’ora di italiano”, Luca Serianni,Editori Laterza, luglio 2010)

    Ed è tristementissimo, così.

  4. Jack scrive:

    La parte più interessante del post, secondo me, è quella sul mistero. Personalmente la vedo in maniera diametralmente opposta all’imperante opinione che, se è noto, non è affascinante. Io sono un tipo capace di leggersi treanta libri in un’estate, che si definisce narrativamente bulimico e che mai, mai, spenderebbe venti euro in altro se non libri. Detto questo, a scuola, di fronte persino a Dante o a Foscolo, non riesco prorpio a provare un decimo dell’emozione o dell’interesse di quando il prof di biologia spiega la riproduzione cellulare, o quello di astronomia la differenza tra Novae, Supernovae I e Supernovae II. Per quanto mi appassioni la lettura mai, in essa, troverò tanto appagamento quanto nella scienza.
    Parafrasando Greg House (che molti probabilmente odiano): il fascino non sta nel mistero in sè, ma nella risposta che esso cela, e nel percorso per scoprirla.

  5. Amhal scrive:

    Io da astrofobo spaventato dagli asteroidi grandi come il Texas che potrebbero cadermi sulla testa, non posso far altro che darti ragione ! Mi sento di dire grazie alla scienza, perché senza di essa, beh, intanto non avrei il pc per scrivere questo post, ma a parte questo, se conduco una vita decente e dignitosa lo devo alla scienza ! Senza la medicina sarei probabilmente morto di tonsillite a due anni :) avrei costantemente male ai denti viste le mille carie che spuntano come funghi e sarei costantemente raggiunto da terribili mal di pancia ! Senza la fisica probabilmente alle cinque di sera sarei a letto, perché la luce di candela proprio non fa per me, non potrei fare Lastre, esami vari, non avrei la macchina ma un cavallo nel giardino che tra l’altro non ho e tante, tantissime altre cose ! Senza la psicologia la mia vicina di casa avrebbe perso se stessa (disturbo bipolare), mia mamma dopo la seconda operazione per tumore, sarebbe crollata in mali altamente distruttivi e io non avrei saputo in cosa laurearmi XD insomma, il sapere scientifico ci agevola su tutti i fronti, e negare la sua priorità e la sua predominanza gnoseologica è cosa da pazzi ! Certo, la letteratura ha un valore enormemente grande, ma se dovessi scegliere tra un mondo senza scienza e un mondo senza letteratura, beh, non ci pensarei due volte ! Scienza for life !

  6. Nihal96 scrive:

    In questo periodo mi sto sentendo dire tante volte che scienza e scrittura non posso funzionare insieme. E tutti me lo dicono perche’ io mi sono messa di andare all’universita’ tra due anni e fare la doppia laura in scienze e scrittura (non mi sono mai informata in italia… lh’o scoperta per caso qui in Australia ^^)…
    io non lo capisco, perosnalmente. Sono tutte e due perfetti mezzi!

  7. Sara scrive:

    Ricommento solo per dire che ho appena finito Le spade dei ribelli… che dire? Mi ha preso così tanto che mi ha fatto venire l’insonnia! Il mondo che hai creato con questa saga è veramente splendido, e gli elementi fantascientifici sono semplicemente geniali! :D (l’avevo sospettato con il primo, ma ora ne ho avuto la conferma)
    Per non parlare di tutte le riflessioni sulla guerra, e sul non esserci, alla fine, una parte “giusta” (spero di essere stata chiara senza spoilerare XD).
    In certi momenti avrei preso a capocciate Talitha, ma d’altra parte chi non fa dei casini nella vita? Ho letto in giro che molti la considerano troppo antipatica, ma io dico che è vera e questo è l’importante.

    Beh, non farci attendere troppo per il seguito che sto già friggendo, con quel finale tra il tristissimo e lo shockante!

    • Nashira99 scrive:

      woooooooow
      come il primo che finiva in un modo fantastico*-*
      ora sono qui che attendo che la mamma mi porti a comprare Le Spade dei Ribelli(e già il titolo è fantastico proprio una roba splendida),e intanto leggo i commenti di chi lo ha già divoratoXD

    • Sara scrive:

      @Nashira99:
      Finisce in modo MOLTO più shockante del primo! D:

  8. M.T. scrive:

    Fisica e letteratura, scienza e religione: sono elementi utili, ognuno donante il proprio contributo. L’errore che si fa è ritenere che una debbe essere migliore o più utile dell’altra, quando entrambe invece hanno da fare la loro parte.

    • Nashira99 scrive:

      esatto!!!
      per esempio a scuola:
      fino dalle elementari ti dicono che le materie più importanti sono matematica,italiano e una lingua straniera.
      ok devi sapere quanto fa 2+2;devi sapere che se dici:”io fui” non stai parlando di domani e se andrai all’estero per lavoro o che ne sò per cosa d’altro devi almeno sapere come chiedere delle indicazioni stradali,i bagni,che cibo prendere,….però se davvero sono loro quelle essenziali perchè ci fai studiare le altre se davvero sono le più importanti?!?
      magari poi uno va a fare una scuola in cui invece li servono di più le materie che sono(a questo punto) inutili.

  9. marcello scrive:

    Mah. A pensare male, sembrerebbe quasi che Giordano, mollata la scienza e abbracciata la letteratura, si sia sentito quasi in dovere di ‘schierarsi’: e naturalmente si schiera con ciò che gli permette di guadagnarsi il pane e che gli ha dato la notorietà… concordo con te che è una brutta frase, soprattutto perché come sottolinei, detta da uno dei pochi che avendo vissuto entrambi i ‘mondi’, poteva esibire un sforzo intellettuale un tantino più complesso, anziché esibirsi in quella che appare come una presa di posizione dal vago sapore calcistico… Peraltro, visto lo stato della ‘cultura’ presa nel suo complesso in Italia, il confronto-scontro tra letteratura e scienza rischia seriamente di trasformarsi in una guerra tra poveri…

  10. Francesco scrive:

    Anche tra i grandi letterati c’è chi non trova nella letteratura certezze come appare da questi speldidi versi di Montale tratto dalla poesia “Non chiederci la parola” della raccolta Ossi di seppia

    “Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
    sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
    Codesto solo oggi possiamo dirti,
    ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”

  11. kamitsuki scrive:

    sono d’accordo con te, per quanto sia un cane sia in fisica che in matematica. faccio fatica a tenere a mente una formula che sia una, non per questo la fisica mi affascina di meno. mi ricordo una conversazione simile con la mia insegnante di fisica/matematica ed eravamo arrivati alla stessa conclusione, purtroppo riesco a malapena a prendere sei in fisica!

  12. Nihal scrive:

    Io sono una fanatica della scienza, o più propriamente dell’astronomia. da piccola ho sempre sognato di diventare una “studiosa delle stelle” come amavo chiamarmi, ora so che non farò quello un domani, ma il sogno è sempre lì e sono pronta a riprenderlo ogni volta che posso. insomma come si fa ad alzare gli occhi al cielo e a non rimanere incantati?
    personalmente quanto vedo la luce di milioni e milioni di stelle, alcune morte, alcune appena nate, rimango senza fiato e nel mio cuore si crea un misto di paura, gioia e curiosità. curiosità, quella cosa che muove ognuno di noi a scoprire qualcosa oltre la nostra realtà.
    guardo il cielo di notte e mi viene da pensare “a che servo io?” si a che cosa servo, quando oltre la nostra piccola e insignificante realtà c’è un Universo immensamente più grande e meraviglioso?
    poi però penso che è grazie alla curiosità di qualcuno che io o chiunque altro può avere la magnifica consapevolezza di essere il piccolissimo tassello di un meccanismo grande ogni oltre concezione umana. parlo come lettrice, come appassionata di astronomia, come scrittrice…
    Ritengo necessari sia la scienza che la letteratura, anzi, penso che l’una senza l’altra non possa esistere. come posso io esprimere agli altri le mie emozioni se non con la scrittura, ma come posso io provare emozioni se non guardando il cielo e sapendo che oltre la nostra vita c’è qualcosa di assolutamente fantastico?
    noi siamo piccoli, immensamente piccoli e insignificanti, ma è grazie a esseri piccoli e insignificanti come noi che noi a nostra volta possiamo conoscere la parte più bella del nostro Universo, ma non avremmo mai potuto conoscerla se queste persone, questi esseri tutto sommato insignificanti, non ci avessero lasciato prova delle loro scoperte tramite si, le formule matematiche e tutto il resto, ma anche grazie alla letteratura? galileo scrisse una lettera in cui spiegava come si usava il microscopio da lui inventato, ma io ho letto questa lettera sul libro di letteratura, non di scienze.
    penso che la persona vera, la persona completa, sia colui che sa apprezzare tanto la scienza quanto la letteratura in egual modo, perché ne comprende i lati più profondi, quelli venati di un’umanità e di una capacità di trasmettere emozioni in un modo così assurdo, e per questo meraviglioso, che noi non possiamo nemmeno immaginarlo.

  13. Vero96 scrive:

    Sono proprio d’accordo con te, Licia, e con tutti gli altri che hanno commentato qui sotto. Leggere una frase del genere mi fa venire tanta tristezza e angoscia.
    L’uomo è curioso di per sé, è assurdo anche solo il pensare che si può amare solo qualcosa avvolta da mistero, qualcosa che si conosce poco. L’uomo per sua natura non è forse portato a chiedere continuamente ed incessantemente?

  14. Gio scrive:

    A dire la verità, io ho avuto spesso la sensazione opposta. La domanda più frequente che mi sento porre è: “A cosa serve la cultura umanistica? Con le lingue morte e la filosofia non si costruiscono gru e non si trovano cure per le malattie”.

    Sia chiaro che trovo questo atteggiamento tanto sbagliato quanto quello di cui si parla nel post.

  15. Yoel scrive:

    Credo che tu abbia davvero ragione Licia. Condivido perfettamente ciò che dici.
    P.S. Ti ricordi di me? Sono quel ragazzo di Milano che è rimasto per ultimo.

  16. Valberici scrive:

    Tutto è mistero. Per me il mistero sono i numeri primi, il territorio dove essi dimorano e la funzione Z che il viandante deve necessariamente interrogare.
    Trovo quindi un po’ stupida la frase “incriminata”, però ritengo che la scrittura abbia criteri di determinazione della verità in misura molto maggiore rispetto alla fisica, anche se inferiori alla musica.

  17. f scrive:

    Io ho fatto il liceo scientifico e dopo mi sono iscritta in una laurea umanistica: credo che l’eclettismo della mia formazione mi abbia fatto solo del bene. Non è che la scienza sia inutile e la letteratura sia utilissima o viceversa: abbiamo bisogno di entrambe le cose e, soprattutto, di umiltà e curiosità. L’Italia da questo punto di vista ha degli esempio straordinari: Calvino veniva da una famiglia di scienziati, Gadda era un ingegnere e moltissimi medici e scienziati hanno frequentato il liceo classico. Non pensare a compartimenti stagni è una fantastica marcia in più.

    • Ziska scrive:

      A tal proposito: Isaac Asimov, papà di tanta della Fantascienza che conosciamo oggi, era anche un biochimico e, più genericamente, uno scenziato. Ha affiancato per tutta la sua vita l’attività di romanziere (e che romanziere!) con quello di ricercatore e insegnante prima e divulgatore poi, con testi che spaziavano dalla chimica alla fisica all’astronomia.

  18. Sara scrive:

    Questo tuo post mi fa tornare alla mente le tante discussioni che ho avuto al liceo con la mia prof di filosofia e con la sua “pupilla”. La più accesa è stata innescata da una frase della prof che suonava più o meno così: “La matematica e la fisica non ci dicono quasi niente sul mondo, e poi non è nemmeno vero che sono scienze esatte. Chi ci garantisce che 2+2 fa davvero 4?”
    Non ti dico lo sguardo che ci siamo scambiati io e la mia compagna di banco… ovviamente ho provato a discutere, ma ovviamente la prof e la sua pupilla, giocando di sponda, sono riuscite a portare la discussione dove volevano loro… -_-
    Se non si fosse capito, sono d’accordo con te al 100% :D

    (piccola parentesi: ho quasi finito Le spade dei ribelli, è bellissimo *_* così bello che se lo leggo prima di andare a letto, non mi fa dormire :P )

    • Nihal95 scrive:

      E la filosfia, invece, si fonda su delle certezze o è il frutto dei pensieri dell’uomo??? Nella scienza ci sono cose certe e tante altre incerte, ma questo non significa che ciò che è certo in realtà non lo è! Delle persone hanno studiato per anni, per secoli a volte, prima di giungere alle conlcusioni odierne. La filosofia, invece, si basa su pensieri, ed è senza dubbio meno certa della scienza!
      Detto questo specifico che io sono una vera frana nelle materie scientifiche, per quanto ne riconosca l’importanza, ma troppo spesso non ci capisco niente -.-”

  19. Ziska scrive:

    Francamente? Credo che nasca sempre tutto dalla supponenza che “quel che faccio io è meglio di quel che fai te”.

    Se la scienza è la parente povera e scema della letteratura per alcuni, per altri una laurea in ingegneria è più utile di una laurea in storia. E, credimi, da laureata in storia quando leggo queste affermazioni mi vengono su una rabbia e una tristezza che non ti sto a raccontare.

    Se fossimo tutti più umili di fronte al sapere in generale e cercassimo di capire il mondo intorno a noi invece che giudicarlo e basta… forse, e dico forse, la Cultura, tutta, godrebbe di maggiore rispetto di quel che, purtroppo, ad oggi non ha.

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