Cose che erano e non sono più

Sette anni fa, il 4 novembre, dopo un lunghissimo viaggio in macchina arrivavo a Monaco di Baviera. Pesavo diciotto chili più di adesso, mi ero da poco laureata, ed ero in crisi esistenziale: avevo deciso di smettere con la ricerca e, cercando un lavoro, avevo trovato questo stage di tre mesi in Germania. Non avevo mai vissuto da sola, quella sarebbe stata la mia prima esperienza, e con me, per il primo tentativo di convivenza, c’era anche Giuliano. A Monaco c’ero già stata da ragazzina, in gita con la scuola, e l’avevo adorata. Adesso, però, era diverso. Monaco rappresentava una vita del tutto nuova, un esperimento, il mio primo, serio tentativo di diventare grande.
Non so esattamente perché, col senno di poi non riesco a spiegarlo, ma quei tre mesi furono fantastici. Qualsiasi cosa accadeva era speciale, tutto era nuovo e scintillante, tutto sembrava uguale a come l’avrei sempre voluto, come se fosse quello il posto in cui avrei dovuto nascere, e non questa città meravigliosa e maledetta nella quale sono bloccata da 32 anni, che amo e odio con uguale passione, e che non riesce ad assomigliarmi neppure un po’.
Comunque, da allora a Monaco sono tornata un sacco di volte. È una specie di luogo dell’anima, quel posto lì al quale tendi, che ti fa pensare che se anche tutto va male, hai un luogo sulla terra nel quale, eventualmente, andarti a rifugiare. Manco da lì da due anni, e che non ci vado d’inverno non riesco a ricostruire neppure da quanto tempo. Quattro, forse cinque anni, non so. D’inverno è proprio un altro posto, d’inverno ci sono stata e d’inverno ci voglio tornare.
Ogni volta che ci sono andata, il tentativo era di ritrovare le atmosfere di quel lontano e gelido inverno. Senza risultato, ovviamente. Ogni volta, una cosa diversa è cambiata, ogni volta un pezzo di quella Monaco non c’è più. La casa in cui vivevamo è stata venduta, non è più del signor Werner, che un giorno di gennaio ci invitò ad una gita sul Chimsee ghiacciato. Hertie, il supermercato dove andavo sempre a fare la spesa, è stato fagocitato dalla grande catena Karstad. Una persona cui volevo molto bene, il nostro cicerone in tante gite a Monaco, l’amico, il consigliere letterario, la nostra ancora in quel lontano inverno, è morto due anni fa.
Sarei dovuta tornarci quest’anno, per andare a vedere i mercatini di Natale, che, a conti fatti, ho visto solo due volte nella mia vita, quando ci vivevo e in quel viaggetto di anni fa. Come ormai è consuetudine da una mese a questa parte in questa famiglia, la cosa è saltata, per una volta non perché sto male io, ma perché sta male Irene.
La verità, ed è un po’ buffo che ci arrivi solo ora, è che sarebbe ora di smettere di rincorrere quell’inverno del 2005. Sono passati sette anni, le tracce dei nostri piedi su Kaufinger Strasse sono state cancellate da molto tempo. Avevamo avuto la nostra occasione, sette anni fa; avremmo potuto prolungare la nostra permanenza, perché mi era stato offerto di restare ancora, e avremmo potuto fare altre scelte, magari decidere di restare. Un amico, che all’epoca i trenta li aveva già superati e le cose le capiva meglio di me, mi disse che se davvero volevo rimanere, dovevo farlo. E non lo feci. Adesso è tutto cambiato, adesso partire è impossibile, e non perché ci sia qualche reale impedimento, ma perché le scelte che ho fatto, la vita che ho deciso di condurre e certi principi che ho deciso di seguire mi impediscono di fare il salto. Non è stato un caso che ogni volta che l’ipotesi di andarsene via davvero si è fatta più concreta (e almeno una volta ci siamo arrivati a tanto così) a me è preso il panico. Forse è quindi ora di smetterla di inseguire cose che non torneranno mai più. Non è stato il destino, non è stato il caso, sono stata io a decidere di prendere altre strade. D’altronde, mi conosco, se davvero avessi deciso di vivere lì, tempo due anni mi sarei stancata anche là, la novità sarebbe sfumata e tutto avrebbe preso i contorni della routine: la neve, i tram, i tedeschi. Non si fugge a se stessi mettendo 800 km tra te e il posto in cui sei nata.
Per cui, nulla, i cordoni ombelicali ad un certo punto vanno rotti, i legami spezzati, se sono soltanto pallidi ricordi di qualcosa che non è più, e che non può essere rinnovato.
Stamattina a Roma fa un freddo glaciale; l’aria sa un po’ di neve, come allora.

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9 risposte a Cose che erano e non sono più

  1. Vero96 scrive:

    Licia, sono tornata ieri da Monaco e, nel visitarla, ho provato le tue stesse senzazioni. E’ una città magica, ricca di colori e profumi, semplicemente indimenticabile.
    Sì, voglio tornarci ma so che ogni volta che ci tornerò (fosse anche domani) qualcosa sarà cambiato. Credo sia inutile rincorrere tempi passati o pensare a cosa faresti adesso se avessi fatto altre scelte.. Vivere la proprio vita di adesso, cercare di renderla ogni giorno migliore, questo dovremmo fare, senza troppi rimorsi.

  2. Amhal scrive:

    Condivido e comprendo pienamente lo stato d’animo sopra descritto. A me è capitata la stessa identica cosa nei confronti del liceo. Quando mi sono diplomato, lasciare il liceo è stato tragico. Sentivo che la mia felicità dipendeva da quel luogo, perchè in quel luogo avevo tutto. E non riuscivo a rassegnarmi al fatto che il tempo mi aveva portato via tutto. Avevo gli incubi. Sognavo sempre di essere in quei corridoi, con i miei compagni di classe. Ma poi un giorno, quasi per caso, sfogliai il vecchio libro di letteratura e lessi una poesia di Montale che mi restitui la serenità. Era “la casa del doganiere”. All’esterno della casa del doganiere, come all’esterno di me, il tempo scorre inesorabile. Ma dentro di me, tutto può rimanere fermo,immobile. Quindi ho realizzato che basta annegare nei ricordi per ritrovare luoghi perduti !

    • Nashira99 scrive:

      Nonostante non conosco quella poesia;concordo con la splendida frase che hai citato*-*
      a volte basta solo riportare alla mente fantastici ricordi e in un secondo ti ritrovi a sorridere senza accorgertene=)

    • Amhal scrive:

      Se ti capita, leggila =) è stupenda quella poesia =)

  3. Eva Luna scrive:

    La prima e unica volta che sono stata a Monaco me ne sono letteralmente innamorata. era estate ma servivano i giubbotti invernali, da montagna, mancava solo la neve. credo di aver fatto più foto a Marien Platz che nel resto della vacanza. e poi è stato fantastico passeggiare con un tiepido sole all’Englischer garten. c’era un ragazza che stava disegnando parte del fiume e un albero tanto realistico da far sembrare quello vero solo una copia. vorrei tanto tornare e prima o poi lo farò. una parte di me è rimasta lì e devo tornare a prenderla.

  4. f scrive:

    Andare o restare? Non c’è una scelta giusta o sbagliata…io ora sono via di casa per l’università, chissà se resterò qua dopo la laurea, tornerò a casa o andrò da un’altra parte. E’ vero, non si può sfuggire a noi stessi, ma forse la cosa importante è sapere che se si vuole si può cambiare, è una via d’uscita aperta, un piano b che serve sempre.

  5. DADINA.wewe_o®iginal si converte in Giuggia♥ scrive:

    Ciao ragazze,sono DADINA.wewe,l’originale (®). Siccome mi hanno clonato ho deciso di chiamarmi semplicemente Giuggia. Non voglio tenermi un nome clonato! Comunque Licia….ora ho capito tutto! Il tuo racconto quadra perfettamente al romanzo del 5 libro della Ragazza Drago..ummm…hai dato origine al libro dalla base della realtà..SEI MITICA! SPLENDIDA. Ma nei REGNI DI NASHIRA c’è qualche storia romantica ho è tutto e solamente guerra? E’ una gueriera,daccordo,però ci sarà un cuore dolce e aperto,proprio quello di Sofia,vero?? Dai,ti prego,fammi venire la voglia di leggere il primo libro di Nashira!!!♥

  6. Nihal scrive:

    Quest’estate sono stata con mio padre a Madrid per circa una settimana. La città mi ha letteralmente incantata. l’aria pulita, la folla delle Gran Via la sera, il sole che tramontava con due ore di ritardo nonostante lo stesso fuso orario… Madrid mi è sembrata mesi fa, e mi pare tutt’ora la città perfetta, solo perché non mi ricordo le torri gemelle a New York, perché quando ci ho camminato sopra mia madre mi reggeva per le braccia altrimenti sarei caduta…
    la cosa più buffa e orribile al tempo stesso è il profumo di mio padre. Lo stesso, identico profumo che metteva quando la sera, dopo aver fatto la doccia ed esserci riposati un po’ in albergo, reduci da una giornata di continui spostamenti dal Museo del Prado al Parque del Retìro alla Plaza del Sol, uscivamo per provare la pella o un altro piatto tradizionale…
    Circa due, tre settimane fa eravamo entrambi a Taranto a fare shopping, e camminando per le vie della città io continuavo a ricordargli quanto più bella della nostra vecchia provincia fosse Madrid. appena passava una macchina io attaccavo a tossi (più per fissazione che per altro) e mi lamentavo dicendo che a Madrid l’aria profumava di alberi, non puzzava di smog!!!
    Però hai ragione tu, Licia, Madrid è stata… fantastica, però non potrà mai ripetersi quella sensazione una delle capitali d’Europa. Roma è l’altra mia città. Anche se vivo qui, intrappolata nella provincia di Taranto da quando avevo tre anni, le mie radici sono e rimarranno ciociare.

  7. Valberici scrive:

    Sai, ieri dicevo che mi piacerebbe una macchina “cancella memoria”, così mi farei cancellare tutto Bach, tutto Caravaggio e tutto Dante. In questo modo proverei di nuovo la meraviglia e la felicità di quando li incontrai per la prima volta. Ma leggendo il tuo post capisco che certe sensazioni sono irripetibili, legate a molti fattori e soprattutto a quello che siamo in un determinato momento.

    E quindi torno a progettare la mia macchina del tempo…aggiungendo un modulo ringiovanente e uno “obliviante”. :D

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