Prospettiva

Ieri, inedita passeggiata al centro di Roma. Ci andava di visitare i Fori e il Colosseo, e così ce ne siamo andati in centro città. Per altro, se vi interessa qualche foto la potete trovare nel mio Flickr. Comunque, il punto non è tanto la piacevolezza della giornata.
Come sapete, tra quindici giorni si vota, per cui i muri delle città sono tappezzati di cartelloni di ogni partito/movimento politico esistente sulla faccia della terra. Questo, ovviamente, succede anche nel mio quartiere, ma la varietà di manifesti che trovi al centro è decisamente maggiore. Del resto, noi siamo povera gente di periferia. Comunque. Tornandomene alla macchina, stanca ma felice, mi sono imbattuta in un cartellone del seguente tenore: foto di Berlusconi che allunga la mano verso una folla plaudente, simbolone del partito, e poi, sopra, a grandi lettere rosse: “se rivuoi indietro i soldi dell’IMU devi votare Il Popolo delle Libertà”. Devo dire che mi è presa una tristezza senza pari. Siamo sostanzialmente al voto di scambio, che è pure un reato, per inciso. Tu mi voti e io ti faccio un favore. Medioevo distillato. Il vero, grande male di questo paese, assieme all’ignoranza.
Mi sono infilata in molte discussioni sulla democrazia, negli ultimi tempi. Mi sono interrogata su cosa sia, se è poi vero che le democrazia diretta è meglio, e se sia realizzabile. E siccome mi sono risposta che no, non è né meglio né realizzabile, almeno non con 60 milioni di persone e con una cultura media quale quella che ci ritroviamo, mi sono interrogata sul male minore, la democrazia rappresentativa. Ma davvero il compito di un politico è fare quello che gli dice la gente?
Ho pensato a chi voterò, e ho riflettuto che lo voto non perché mi sta promettendo qualcosa, ma perché ne condivido la visione. Ritengo che le idee che ha sul futuro di questo paese siano quelle giuste, che vanno nella direzione corretta. Lo voto perché ha a cuore i diritti civili di tutti i cittadini, perché mi piace la sua visione circa l’istruzione e la ricerca, e per duemila altri motivi che non hanno assolutamente niente a che fare con il “mi fa avere più soldi, mi dà un lavoro, mi fa un favore”. E ho riflettuto che un politico questo dovrebbe fare: non fare una indagine di mercato, vedere cosa vuole la gente, e prometterglielo. Ma avere una visione, proporre qualcosa di più grande, un cambiamento reale, un progetto vasto e ad ampio respiro per questo stato. E poi convincere la gente che la sua visione è quella giusta per farci stare tutti meglio. Il politico che ho in testa io dice anche cose che la maggioranza degli italiani non condivide, ma si fa in quattro per spiegare perché invece funzionerebbero, permetterebbero di migliorare questo paese. È questa la politica che piace a me, quella che ho imparato a scuola durante le assemblee di istituto – e mi sono alzata anch’io a dire cose la maggior parte degli studenti non voleva sentirsi dire, e le ho dette perché ci credevo e pensavo che qualcuno dovesse dirle; il vizio, come vedete, mi è rimasto – nelle manifestazioni cui ho partecipato. Solo che ormai non è più così. O lo è per un ristrettissimo numero di uomini politici, che la maggioranza degli italiani guarda come fossero alieni.
In questi giorni mi sto rivedendo I Borgia, straordinaria serie tv di Tom Fontana che ci dice tonnellate di cose su cosa siamo noi italiani oggi. Nonostante dai tempi del rinascimento ci separino ben cinque secoli, siamo rimasti fermi lì. Il clientelismo e il nepotismo di quegli anni viene fuori diretto diretto dall’epoca della romanità, e da allora si è conservato intatto fino ai giorni nostri. Siamo ancora lì a implorare il favore, a guardare al massimo al bene nostro e dei nostri figli. Gli altri, problemi loro. E non ci interessa neppure che il favore che stiamo chiedendo sia in realtà un nostro diritto, qualcosa che dovremmo avere a prescindere. Non ce l’abbiamo, quindi ben venga il potente di turno che qui e ora mi dà l’uovo. Se poi dopo fa strage di galline, non è un mio problema.
Non vediamo oltre il nostro naso. Se cadiamo preda di demagoghi di vario genere, di populisti che, sondaggi alla mano, dicono quello che l’uomo della strada vuole sentirsi dire, è perché manchiamo di prospettiva, di capacità di guardare alla comunità. Perché senza un senso di comunità stare in uno stato non ha senso alcuno. E noi non abbiamo il senso della collettività, non ce l’abbiamo da secoli. Tra l’altro questo è il brodo di cultura della mafia, che altro non è che medioevo in epoca moderna: il signorotto che ti dà da mangiare un giorno ancora, e ti toglie nel frattempo libertà e dignità. E noi ce la facciamo levare. In cambio della restituzione dell’IMU.
Io continuerò a credere in una politica di progettualità. E continuerò a votare per le idee. Perché qualcuno lo deve fare, e perché credo che le cose, in democrazia rappresentativa, debbano funzionare così. E poco importa essere minoranza della minoranza della minoranza: si lotta perché si deve, perché la propria etica ci dice che è giusto così, prima ancora che per vincere. Voi intanto rifletteteci, se secondo voi è giusto rinunciare ad un mondo migliore per duecento euro.

P.S.
Per una visione più ampia, e assolutamente meglio scritta e documentata, qua.

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6 risposte a Prospettiva

  1. Phoenix7 scrive:

    Ciao,
    premetto che sono una ragazza giovane, neomaggiorenne che quindi deve capire ancora molte cose della politica e del mondo in generale, ma nonostante ciò mi interrogo anche io su queste questioni.
    Sono anche d’accordo con il tuo intervento, però non farei di tutta l’erba un fascio, riferendomi agli italiani. E ti dico questo perchè ci sono persone per cui quei duecento euro fanno davvero la differenza, per cui la promessa di un lavoro significa tornare a vivere. è facile parlare di progetti e di ideali quando si vive in una condizione decente, un pò meno quando si combatte per avere del pane e un tetto sopra la capa a fine mese. E dico questo perchè la politica, per come è stata condotta, ha portato gli italiani a una sorta di disillusione; gli italiani hanno smesso di credere che qualcuno possa mandare avanti il paese correttamente per tutti e avere una visione d’insieme che ci porti da qualche parte. I precedenti governi hanno lasciato a desiderare, quindi non ne faccio una colpa a quelle persone che avendo poco e niente, dopo aver provato comunque a votare qualcuno che sembrava facesse al caso dell’italia, si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano,e adesso cercano di votare quelli che gli consentono di poter vivere, o almeno così fanno credere, e non di tirare semplicemente avanti. Perchè il lavoro e la vita dovrebbero essere diritti di tutti.
    E con questo non intendo dire che ciò sia giusto, ma solo che sia comprensibile.
    Io, dalla mia, posso dirti che sono molto scoraggiata, mi sembra che i politici si divertano a sventolare la carota davanti al mulo (la gente) per poi papparsela tutta loro una volta al governo. I mali della politica sono tanti, e alla fine mi sembra che i valori di una volta, i valori propugnati dai vecchi manifesti di partito, siano andati persi. Oggi riesco a malapena a trovare qualche differenza tra destra e sinistra, ma forse sarà colpa della mia incompetenza.
    Detto ciò, sono comunque d’accordo con il tuo parere.

  2. Nihal scrive:

    lontana anni dal poter votare…
    io penso che il problema non sia chi sta all’apice, ma le fondamenta. se il tetto di una casa è ben costruito ma le pareti di sostegno sono scadenti, la casa cadrà comunque… penso che chi governa, chiunque sia, non può nè toglierci nè darci niente a cui noi abbiamo rinunciato o che abbiamo accettato. siamo noi a governare noi stessi,sempre. persino tra le sbarre della schiavitù possiamo ricavarci uno spazio di libertà. a quel punto il problema è quanto siamo disposti a combattere.
    ognuno di noi ha un obiettivo, e una volta che lo ha raggiunto se ne pone un altro. questo è il senso della vita. ma ognuno di noi per quanto tempo sarà capace di impuntarsi per raggiungerlo quell’obiettivo? se alla prima difficoltà gettiamo la spugna allora non sarà servito a niente raggiungere gli obiettivi precedenti. la verità è che la società siamo noi, e siamo noi a farla, non importa chi sta all’apice della piramide sociale. ma se siamo tutti disposti a cedere perchè ora ci viene offerto qualcosa, domani non avremo niente. forse adesso soffriremo e ci sentiremo caduti in basso, in realtà la nostra è un’ascesa all’apice della nostra vita.

    non ricordo dove ho letto una frase molto bella:
    “Non importa quanto ci possono aver tolto, quel che conta è quel che abbiamo dentro: se ci aggrappiamo a tutto ciò che si agita dentro di noi, possiamo affrontare qualunque cosa.”

  3. Valberici scrive:

    Nel paese delle meraviglie Alice chiede al gatto da che parte deve andare, e lui le risponde che dipende da dove vuole arrivare. Io voglio arrivare ad un mondo che non sia dominato dalla logica del profitto, un mondo in cui tutti gli uomini abbiano uguali diritti e opportunità. Per questo la mia strada non può essere quella delle elezioni. Ma ti auguro comunque un buon voto, che possa essere utile per iniziare un mutamento, per far sorgere una nuova consapevolezza. :)

  4. Qualcuno95 scrive:

    Sono in parte d’accordo con quel che dici, ma è facile dire grandi frasi a effetto senza arrivare al nocciolo. Il problema di fondo non è né questo, né quel politico, ma l’informazione. Quanti cittadini sanno che ognuno ha il potere di creare un proprio partito/movimento politico e quindi stare tra coloro che scaldano le sedie al parlamento? Nessuno, se non chi è laureato in giurisprudenza ed è già nel settore. Queste stesse persone care, ovviamente non pensano a come far circolare l’informazione, a come rendere davvero il paese democratico e rendere tutti partecipi, ma pensa a un modo per mantenere il gruppo ristretto che riscalda il posto.Questo è il vero problema oggi.

    • Amhal scrive:

      La vera questione è che tra il dire e il fare c’ è di mezzo il mare. Io mi informerei bene sulla prassi da seguire per presentare un simbolo e soprattutto per fare in modo che il simbolo possa avere il consenso popolare che lo porterebbe ad avere la rappresentanza in parlamento. Per la questione firme ti cito un articolo pubblicato sul sito de “il giornale”. <>. Ma supponiamo di avere i mezzi economici per pubblicizzare la lista e le idee che la lista si profila di mettere in campo (e credimi servono TANTI soldi) e che abbiamo la possibilità sempre economica ma anche di persone per raccogliere le firme, dobbiamo radicarci nel territorio per entrare nella logica del senato e poi pensare alla campagna elettorale. E anche qui servono un sacco di soldi, che per carità, dovrebbero venire rimborsati, ma il vero problema poi è anticiparli ! Quindi se tu disponi di questa GRANDISSIMA disponibilità economica ( e non siamo di certo sotto alla soglia dei duecentomila euro analizzando le richieste di rimborso degli anni passati), ti consiglio di metterti in gioco e di cambiare questo paese. Io francamente in gioco mi ci metterei, ma senza mezzi la vedo dura e devo essere sincero nel dirti che queste prediche fondate sulla mera ideologia e lontane dalla concretezza della pratica, mi dà un po’ fastidio.

  5. robyt scrive:

    Fosse solo l’IMU… i condoni tombali proposti dal precedente (per fortunissima EX) pdc sono il peggio del peggio.
    Vedrete quante case tirate su dalla sera alla mattina ci saranno

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