Fuori

Questa settimana siamo stati tutti male. Io, Giuliano e Irene. Sbattuti a letto per tutto il tempo, ciondolanti tra le coperte, il divano, e il tavolo della cucina.
Col cervello a mezzo servizio, senza contare la prole in mood fastidioso in giro per casa, scrivere mi era impossibile. L’unica cosa che potessi fare era guardare la tv o votarmi a santo Internet. Dato che in camera da letto non ho Sky, ho passato quattro giorni a vagare online come un’anima in pena. E di cosa si parla in questi giorni? Soltanto di elezioni, ovvio. Tizio voterà la fiducia a Caio? E se non lo fa? Sì, ma se Sempronio si alza durante le votazioni…
Tutta la giornata così, a non far altro che leggere questa roba qui, attaccando briga con chiunque, mossa da una specie di coazione a dire la propria, sempre e comunque.
È stato abbastanza allucinante. Una specie di discesa agli inferi dell’inutilità: tanto, possiamo stare a discutere da qui all’eternità, la chiacchiere stanno sempre a zero, la verità non esiste se non quella che stabilirà il parlamento tra qualche giorno. Fine.
Con questo non voglio dire che la discussione politica sia inutile. Ma dodici ore al giorno di rete impazzita è più di quanto una persona normale possa tollerare. La rete è tutto e il contrario di tutto, e il posto ove eminentemente si capisce che parlare, parlare, parlare non porta da nessuna parte. Sebbene serva, ad un certo punto. Ma non così tanto. E non senza un po’ d’azione.
Così, stamattina ho preso le quattro forze che mi sono rimasta e sono andata al mercato che fanno da un paio di settimane davanti all’asilo di Irene. Pane, uova bianche, borraggine, mele annurche, formaggi di ogni genere e tipo. Un bel cielo bianco compatto, un po’ di gente in giro, freddo e un’atmosfera rilassata. Un bagno di realtà. Oltre che un po’ di aria fresca per i miei polmoni, che ogni tanto ci vuole.
Ora vedo tutto sotto un’altra prospettiva. Tornata a casa, c’era anche il mio yukata che mi aspettava. Tutto bene, insomma.
È che a volte occorre farsi una vita fuori.

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4 risposte a Fuori

  1. Ale-dubhe98 scrive:

    A chi lo dici! Febbre da cavallo , raffreddore ( in 3 giorni ho finito un’intera confezione da 10 di fazzoletti ) mi sentivo uno zombie ;) poi sono tornata alla routine quotidiana e mi sono sentita subito meglio :)

  2. Gio scrive:

    Ehm… borraggine? Mele annurche?! Devo aver perso qualcosa…

  3. Nihal scrive:

    reduce da una settimana di febbre passata perennemente al letto. ti capisco, è una vera rottura star lì a subirsi chiacchiere su chiacchiere senza farne venir fuori mai nulla. specie quando le tue amiche sono a scuola e tu vorresti farci una chiacchierata. io poi ho anche il problema che durante la febbre sono tabù televisore computer e libri. posso solo starmene lì, abbandonata sul letto, ad ascoltare a ripetizione sempre le stesse 40-50 canzoni, che a un certo punto iniziano anche un po’ a scocciare… mi piace stare da sola a casa, ma tutto ha un limite!

  4. Pierpaolo Collarin scrive:

    Credo sia proprio necessario stare fuori, respirare aria, vedere panorami ampi, vicoli angusti e diversi, ascoltare voci e rumori, fischi e urla, sentire freddo e caldo. In particolare per quanti di noi si appiccicano, anche per lavoro, al computer e al suo monitor dai mille colori e dalle mille info, ma alla fine, comunque, piatto.

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