Fuoco

C’era una volta una delle più grandi industrie siderurgiche d’Italia, l’Italsider, piazzata come una specie di astronave aliena nella Baia di Pozzuoli. Gli anni passano, la crisi non è una cosa che ci siamo inventati noi nell’ultimo decennio, anche negli anni ’90 c’era, e l’impianto chiude. Non tutto il male deve necessariamente venire per nuocere, e sulle macerie di quel che fu si può sempre cercare di ricostruire qualcosa, qualcosa che magari crei anche ricchezza, e lo faccia anche insegnando. Nasce pian piano la Città della Scienza, un museo interattivo scientifico. E nasce proprio lì, a Bagnoli, negli ex-stabilimenti dell’Italsider. E non è soltanto una bella idea: è anche un simbolo. Di rinascita, di resistituzione alla cittadidanza di uno spazio prima privato, di recupero dal degrado, di crescita in una città alla quale in tanti hanno spesso tolto molto.
Io ci sono stata poco dopo l’apertura. Se i ricordi non mi ingannano, è il primo museo scientifico che abbia mai visitato in vita mia, prima ancora del Deutsche Museum a Monaco. Ci divertimmo molto, quel giorno, io e la mia classe. Ricordo i giochi senza fine alle due parabole, a sussurarci profanità di vario genere dal fuoco dell’una all’altra. La filosofia che c’era dietro era la stessa che poi avrei ritrovato anche all’Astrolab, il museo di astronomia per il quale ho lavorato per tre anni: mettere le mani nella scienza, imparare tramite l’attività manuale, perché, ehi, ragazzi, la scienza per prima cosa è divertente. Almeno, a me diverte.
Comunque, la Città della Scienza non era solo questo: era anche un polo di innovazione, supportava le imprese sul territorio, si occupava di formazione…era un corpo vivo. Era una speranza.
Tutto questo è andato in fumo ieri notte. Non si sa se l’incendio sia stato doloso o meno. Non che questo cambi una virgola in quel che è successo. Abbiamo perso un gioiello, qualcosa che ci arricchiva tutti quanti, abbiamo perso un’idea diversa di sviluppo, un modo differente di concepire il sapere, la vita, persino. Era una bella eccezione, un bel posto, la dimostrazione che la volontà spesso la vince, che anche le cose belle si possono fare e possono funzionare.
La rifaremo. Certo. O meglio, lo spero, che la rifaremo. Ma quando qualcosa brucia, quando un progetto lungo quasi vent’anni se ne va in fumo in due ore, perdiamo tutti moltissimo. Se c’è una cosa che ci può salvare, in questo brutto momento, è la cultura. La cultura – sì, anche conoscere le leggi della dinamica – ti dà gli strumenti per capire il mondo, ti attrezza per cambiarlo, ti insegna a pensare con la tua testa. Tutte cose che godono di scarsissimo credito, nell’Italia dei nostri giorni. E infatti guarda come siamo messi.
È un giorno davvero triste, quello in cui il fuoco, ancora una volta, si porta via la conoscenza.

“Era la più grande biblioteca della cristianità” disse Guglielmo. “Ora” aggiunse, “l’Anticristo è veramente vicino perché nessuna sapienza gli farà più da barriera”

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11 risposte a Fuoco

  1. M.T. scrive:

    Forse è proprio questo che si vuole in Italia: che gli individui non pensino con la propria testa

  2. Matteo scrive:

    E pensare che ci sono andato due volte, l’ultima due anni fa. Avevo dei gran bei ricordi di quel posto, penso sia quello che mi ha fatto capire davvero fino in fondo quanto possa essere bella la fisica e mi abbia portato fino a qui. E’ davvero una perdita, anche perché prima di qualche anno non vedremo nulla di nuovo al suo posto.
    *sad*

  3. jarianni scrive:

    che cosa triste.. e ingiusta!!

  4. Aesìr scrive:

    Ciao Licia, vado un po’ (un bel po’) fuori argomento. Hai un qualche controllo sul sito web LiciaFantasy (http://liciafantasy.blogspot.it/)? Perchè il loro ultimo concorso, in teoria conclusosi il cinque giugno scorso, non solo non ha ancora dato risultati (e mi sembra tardi tenendo conto della velocità media della pubblicazione), ma non risulta neppure chiuso. Ti sarei grato se potessi darmi qualche informazione, intanto saluti e i miei migliori auguri. Tutto sempre male non va… per la maggior parte del tempo fare così però gli piace (alla Maestro Yoda ^ ^).

    • Licia scrive:

      Allora, ero in contatto con loro, sì, e il concorso è chiuso e c’è un vincitore. Solo che, lo confesso, mi ero completamente dimenticata di questa cosa. So che non è per niente serio, ve ne chiedo scusa; inserirò il nome nel prossimo libro, me lo segno subito. Scusate ancora, purtroppo ho molti pensieri per la testa e spesso dimentico anche cose importanti.

  5. marcello scrive:

    A fa restare male è soprattutto l’impressione che, al di là delle dichiarazioni di circostanza, coi tempi che corrono difficilmente tutto questo verrà ricostruito in tempi brevi…

  6. Valberici scrive:

    Notizia bruttissima. Di questi tempi ho l’impressione che la cultura stia progressivamente scomparendo, nelle menti e ora anche sul territorio, materialmente.
    :(

  7. Babil scrive:

    Beh, sarebbe ingenuo pensare che non ci sia il dolo.
    Quando ho detto che in certi posti NON bisogna costruire mi hanno dato tutti addosso, ma la verità è che vanificare venti anni di lavoro e di sforzi positivi è fin troppo facile anche per l’ultimo degli infami.

  8. Francesco scrive:

    Riguarda al “non tutto il male viene per nuocere” posso far ricorso a due mie esperienze in merito Bagnoli. Tanti anni fà, come studente di Ingegnerie alla Federico II, dovetti fare una tesina alla ITALSIDER per l’esame di Organizzazione aziendale e dovetti andare a Bagnoli. Quando arrivai, circa alle 8.00 di mattina, vicino alla fabbrica c’erano delle automobili parcheggiate che non avevano nulla di particolare, quando uscii, crca un tre ore dopo, sulle stesse automobili c’era uno strato di povere rossa, il che mi fece pensare all’assurdità della costruzione di una acciaieria in pieno centro urbano.
    Molti anni dopo mi capitò di lavorare per due mesi a Napoli e di viaggiare con il treno due volte a settimana da e verso Napoli e tutte le volte che il treno arrivava all’area dell’acciaieria, allora già smantellata ed in corso di demolizione, di fronte alla bellezza assoluta del golfo che si vedeva dal treno mi chiedevo ogni volta in base a quale follia si era deciso di costruire uno stabilimento industrale in uno dei posti più belli del mondo.
    Si può capire come io abbia apprezzato la riconversione dell’area dell’ex acciaieria (peraltro mi è capiatao anche di partecipare come relatore ad un convegno organizzato nella città della scienza anche se non ebbi lì’occsaione di visitarla)e coma possa considerare una tragedia la distruzione della città della scienza per un incendio che spero non sia doloso, perché se così fosse ci sarebbe da temere che dietro tutto ci sia una qualche speculazioen per ricementificare la zona.

    • robyt scrive:

      O una bella vendetta per appalti non assegnati.. In tutti i casi è una perdita per l’italia (tutta!) bella grossa

    • Licia scrive:

      Anche a me colpì tantissimo la bellezza del posto, quando ci andai. Tristezza indescrivibile.

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