8 marzo di sangue

Nel 2012, il mio post per l’8 marzo era in parte dedicato al femminicidio. Quello di quest’anno, uguale.
Nel 2012 ci sono stati 126 femminicidi; ricordo che il femminicidio ha la specificità di essere un omicidio nel quale la vittima viene uccisa per il proprio sesso. È il suo essere donna a condannarla. Ricordo anche che molto spesso muoiono anche altre persone: figli, nuovi compagni, fratelli, sorelle. I dati degli ultimi anni potete ad esempio trovarli qua. Dall’inizio del 2013, almeno dieci donne sono state uccise.
C’è un problema enorme culturale, di rappresentazione, di perdita di tutta una serie di conquiste che erano state date per assodate, e non lo erano per niente. Femminismo è da parecchio tempi diventato un termine deteriore, la gente non capisce la portata del problema, e tutto annega di fronte alla crisi, senza capire che c’è la crisi anche per questo.
Per favore, non facciamoci abbagliare dalla trasformazione che questa Festa della Donna ha subito: non è il giorno della retorica della donna migliore dell’uomo, della mimosa e dell’aperitivo con le amiche. O meglio, volete fare tutte queste cose? Fatele. Ma ricordate che l’8 marzo è soprattutto ricordare quanto manca all’uguaglianza sostanziale delle persone, perché di questo stiamo parlando, di assenza di discriminazioni su base sessuale. La giustizia sociale, e anche una maggiore stabilità economica, devono passare per il rispetto dei diritti delle persone in quanto tali. Pensiamo già solo a tutte le donne che perdono o abbandonano il lavoro quando diventano madri: sono talenti dispersi, competenze che questo paese getta al vento.
Chiudo con un piccolo passo avanti che mi pare di aver notato di recente: nell’ultimo paio di casi che ho avuto modo di leggere sul quotidiano online che seguo maggiormente, noto che i femminicidi non vengono più narrati in termini di “delitto passionale”, “dramma della gelosia”, “raptus omicida”. Sembra cosa da poco, e non lo è, perché le parole sono importanti, così come lo sono le narrazioni. La retorica del “delitto passionale” automaticamente sposta le responsabilità dall’omicida alla vittima, che, implicitamente, se l’è cercata, ha “spinto alla follia” chi l’ha uccisa. Ecco, parlare di omicidi, ove possibile di femminicidi, riequilibra i pesi, narra in modo più oggettivo i fatti. E sposta di nuovo il focus sulle reali responsabilità. Siccome secondo me il problema della rappresentazione della donna è tutt’altro che secondario nella questione (anni di svilimento della figura femminile contano eccome nella percezione che hanno certi uomini delle loro donne, come esclusiva proprietà), mi pare che sia un passo avanti significativo.
Buona riflessione (che brutta parola, di questi tempi, eh?) a tutti.

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6 risposte a 8 marzo di sangue

  1. Ale-dubhe98 scrive:

    premetto nel dire che è la prima volta che scrivo su questo sito , io seguo soprattutto il forum, anche se non sono iscritta :) per quanto riguarda l’argomento…io proprio non capisco perchè si uccide per amore! caspita la vita è fatta anche di delusioni ! che senso ha togliere la vita ad una persona, rimanere deluso comunque…più il senso di colpa:(

    • Nihal95 scrive:

      Sai, non è che si “uccide per amore”. Delitto d’amore è un ossimoro che non potrà mai trovare un punto d’incontro tra i due termini.
      Non si tratta di amore. Amare significa anche e soprattutto voler talmente bene ad una persona da lasciarla andare via. Se non si è in grado di lasciare che la persona da noi amata voli lontano da noi, che abbia una vita sua senza la nostra presenza, che ami qualcun altro, allora non si chiama amore. Si chiama egoismo.

  2. Qualcuno95 scrive:

    Purtroppo tutte le conquiste non si ottengono schioccando le dita. Seppur siamo nel 2013 ed è uno schifo sentir parlare ancora di certi retaggi medioevali, non dobbiamo dimenticare ciò che abbiamo e non vedere il bicchiere mezzo vuoto. Sembrerà assurdo e scarno allo stesso tempo dire: “Abbiamo il diritto al voto, abbiamo personalità giuridica”, ma ricordiamo che fino a qualche anno fa avere una figlia femmina era una catastrofe e molte bambine venivano uccise con l’unica colpa del loro sesso. Ora, tutto questo non significa che possiamo suonare le trombette e ballare il bunga bunga, anzi, deve spronarci ad andare avanti. Tutti vorremmo tutto e subito, anch’io desidererei avere un cambiamento adesso, ma non devo e non dobbiamo dimenticare che il pensiero è evoluzione e l’uomo non è passato da scimmia a sapiens-sapiens da un giorno all’altro. “Diamo tempo al tempo.”

    • Gio scrive:

      No, infatti… e appena è diventato Sapiens, ha provvisto ad accoppare tutti gli altri. Evviva il progresso culturale!

  3. Aesìr scrive:

    Riprendo dal post precedente: Licia, quello a cui ti riferisci era ancora il concorso vecchio, per il nome del personaggio de “I Regni di Nashira”. Dovrebbe essercene uno nuovo, su delle fanfiction, il problema è che, pur essendo chiuso da giugno, non se ne sa assolutamente nulla.

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