Archivi del mese: aprile 2013

Pornografia

Di cose brutte, negli ultimi tempi, ce ne sono state parecchie. Diciamocelo, siamo sul fondo del pozzo, e da quaggiù la luce è fioca fioca e distante distante. Disperarsi vien più facile che cercare di tirarsi su. Ma di tutte le cose brutte che ci stanno intorno, la totale mancanza di rispetto per l’altrui persona è quella che mi lascia più sgomenta.
Anni di televisione e consumismo hanno scavato a fondo, e hanno lasciato i loro segni: le persone sono cose da usare, sono mezzi e mai fini. Corpi devastati spiattellati allo sguardo malsano dei naviganti, morti esibiti su Facebook con la scusa della “denuncia”, ma messi lì in verità solo perché l’altrui sofferenza solletica sempre qualcosa di oscuro e profondo, in noi. E poi i sentimenti buttati in pasto al pubblico ludibrio, perché tutti ci possano banchettare su e “dire la loro”, come non ci fosse nulla di sacro, nulla di intoccabile.
Ieri, da questo punto di vista, si è toccato il fondo. Chiedere ad un bambino di undici anni le ragioni del gesto del padre che ha sparato a tre persone è qualcosa che si faceva fatica persino ad immaginare, prima di vederlo sbattuto in tv. Eppure è successo, e, ne sono certa, c’è stata gente che ha annuito, che s’è commossa e non c’ha trovato niente di male.
Si chiama pornografia. Che non è solo l’esibizione dei corpi, che a fronte di questo scempio di anime fa anzi la figura di qualcosa tutto sommato onesto, che quanto meno sa a che gioco sta giocando. È la mercificazione, la banalizzazione di quanto più caro abbia una persona: è l’espozione allo sguardo di tutti di ciò che il pudore vorrebbe nascosto, intimo. Soprattutto è banalizzare sempre tutto, affidarsi solo alla reazione di pancia, al gesto mai mediato dalla ragione. Ma la vita, dannazione, è più grande e complicata di così, per questo è così terribile e straordinaria.
Vorrei soltanto che si tornasse tutti alla ragione. Vorrei che si rimettesse in funzione il cervello, si smettesse magari anche di parlare, se deve servire solo a dar fiato alla bocca. Vorrei, soprattutto, che ci fosse più rispetto: per i deboli, in primis, perché quelli se non li difendiamo noi, chi li difende? E per tutti: per chi non la pensa come noi, per chi ammiriamo, per chi disprezziamo, per tutti. Tornare a guardare in faccia il vicino di casa e vederci una persona, non un nemico. Levinas diceva che è nell’incontro col volto dell’altro che tutto si compie: lo riconosciamo come simile e dissimile, e in questa uguaglianza e alterità sta la radice dell’etica. È la cosa più bella che abbia mai studiato negli anni di filosofia a scuola. E torna persino nei miei libri, ossessivamente, perché, davvero, per me è la radice di ogni etica.
Torniamo ai volti, vi prego. Torniamo a riconoscerci nel faccia a faccia. La fine del buio passa anche da lì.

8 Tags: ,

ZeroZeroZero

Per lungo tempo, soprattutto quando ero ragazzina, ho avuto una specie di idiosincrasia per la saggistica. A quindici, sedici anni, non riuscivo a considerare i saggi esattamente “libri”: ok per i testi divulgativi di Asimov, che aprirono la strada alla passione per l’astrofisica, ma il resto ai miei occhi era ammantato di una patina di generale noia. Io volevo storie. Non spiegazioni.
Ecco, se a quindici, sedici anni mi fossi imbattuta in ZeroZeroZero, che all’epoca, ovviamente, non esisteva neppure nella mente dell’autore, avrei cambiato idea radicalmente. Lo pensai di Gomorra, la prima volta che lo lessi – e in quel caso fu una vera e propria folgorazione – lo penso di ZeroZeroZero: Saviano ha trovato il modo di fare una sintesi perfetta tra la letteratura e la saggistica. Ha inventato un nuovo genere. I suoi libri sono appassionanti come la narrativa, ma ti spiegano cose del mondo come la saggistica. Sta in questo la loro forza, sta in questo la loro grandezza.
Confesso che mi sono avvicinata a ZeroZeroZero, qualche tempo fa, con un certo timore. Credo sia la sindrome da opera seconda, solo che mentre io non ce l’ho avuta come scrittrice (anche perché vai a capire qual è la mia opera seconda…La Missione di Sennar? Le Guerre del Mondo Emerso? Nashira?), a volte ce l’ho come lettrice. Quando il primo libro di un autore mi folgora, poi ho paura che il secondo non mi farà lo stesso effetto. Se poi tra il primo e il secondo passano anni, mi intimorisco ancora di più. Anche perché non è che io sia tipo tanto da amare gli scrittori, quanto i singoli libri. Tranne luminose eccezioni, ovviamente.
Ecco, ho aperto ZeroZeroZero con questo timore in fondo al cuore, e già dopo le prime tre pagine mi sentivo a casa. Era un tipo di narrazione che riconoscevo, che avevo amato, e nella quale sprofondo. Storie nuove, prospettive più ampie, ma la stessa capacità di sporcarsi con quelle vicende, e al tempo stesso sporcare il lettore, avvincerlo, fargliele sentire proprie.
Breve riassunto per chi non sapesse: ZeroZeroZero parla di cocaina, come si intuisce anche dall’eloquentissima copertina. E per parlare di questo gigantesco elefante che ci troviamo nel salotto, ma che schiviamo come non ci riguardasse, sceglie al contempo l’unità e la molteplicità: da un lato, il filo conduttore è l’idea che la cocaina sia il lato oscuro dell’esistenza. Sta dietro. Basta guardare in trasparenza, e appare: dietro la crisi, dietro il benessere, dietro il funzionamento delle nostre società. La molteplicità sta nella via scelta operata per raccontare questa realtà altra: le storie. ZeroZeroZero inanella quadretti, che nella loro specificità, e al tempo stesso universalità, dicono più di mille analisi. Ho sempre pensato che raccontare sia un atto seminale, nato insieme all’uomo, in qualche modo fondante e demiurgico: il racconto ci resistuisce a noi stessi, ci definisce, e al tempo stesso, con la sua capacità di avvincere, è il sistema migliore per veicolare un contenuto. Le storie di ZeroZeroZero ti incollano alla pagina come la miglior narrativa popolare, ti restano dentro quando hai chiuso il libro, ti spingono a cercare facce, volti e corpi, dopo (per dire, una mattina mi sono chiesta che faccia avesse Natalia Paris). E proprio per questa loro straordinaria capacità di restarti dentro, sono più efficaci di qualsiasi dibattito, di qualsiasi dossier nel farti penetrare questo lato oscuro della vita. Capisci delle cose, molte cose, cose importanti, leggendo ZeroZeroZero, ma al tempo stesso ti diverti, ove con la parola, al solito – lo ripeto sempre, perché mi rendo conto che essere fraintesi è facile – non intendo “ci facciamo due risate”, quanto piuttosto ti appassioni, hai voglia di leggerne ancora, sei catturato dalla narrazione. È una lettura – entro i limiti di questa definizione di divertimento che ho appena dato – piacevole. Nel senso che ci entri dentro, e non ne esci fino all’ultima pagina, e poi qualcosa ti resta comunque appiccicato addosso, e non andrà mai più via.
Intendiamoci, è un libro che colpisce allo stomaco e colpisce duro. Ci sono cose che non avrei voluto leggere, orrori inenarrabili che avvengono nel mondo, e la coca che finisce sui nostri tavoli gronda morte e sangue, ma la verità è così: dura, scomoda, e quando la sai, pensi che forse sarebbe stato meglio non sapere affatto. Ma senza verità non c’è libertà. Come puoi essere libero se non sai quali meccanismi guidano l’economia che ti dà da mangiare e ti affama? Come puoi essere libero se non sai il vero potere dove sta, chi lo amministra e in base a quali logiche?
E la cosa che mi ha stupita è che gran parte di queste storie sono roba vecchia, almeno dieci o venti anni. Non tutte, ovvio, ma molte sì. Storie che di sicuro saranno state già raccontate, che sono in dossier polverosi che però nessuno legge mai. La forza di ZeroZeroZero è di metterle in una forma tale che ci appaiano come quel che sono: cose che ci riguardano. Siamo noi. È il nostro mondo.
Un’osservazione collaterale che mi è venuta spesso alla mente leggendo il libro. È incredibile – anche se non particolarmente sorprendente, a pensarci bene – quanto l’economia criminale sia sostanzialmente il capitalismo portato alle sue estreme conseguenze: l’economia della cocaina segue esattamente le regole dell’economia “pulita”, ma scevra di tutti i legacci etici e di tutte le leggi. È capitalismo nella sua essenza più vera, nudo e crudo. L’economia criminale dice tanto, tantissimo, di quella legale. E infatti non c’è crisi, nel mondo della cocaina. Si può quasi dire che l’economia criminale è un liberismo davvero senza regole, è il capitale che obbedisce solo a se stesso, e si alimenta da solo, senza vincoli e legami.
Fin qui, direi, la parte meramente saggistica. Ma ZeroZeroZero è anche letteratura. C’è una ricerca stilistica, ad esempio, che a me è parsa evidente soprattutto nei capitoletti “Coca #”, che in qualche modo intercalano la narrazione, permettono di tirare il fiato e sono, sostanzialmente, riflessioni. Ma, soprattutto, c’è un continuo tentativo di ricavare una riflessione generale dalle storie particolari, una riflessione sulla nostra natura di uomini. Probabilmente è proprio per questo che le storie di ZeroZeroZero sembrano riguardarci così tanto: perché l’autore ci scava dentro alla ricerca di quel seme di umanità che è comune a tutti noi. Che sia l’oscurità che abita nel profondo di ogni individuo, che si tratti di un meschino bisogno di potere, di una disperata ricerca di rivalsa, o all’opposto il tentativo di essere migliori, la voglia di riscattare il mondo, o anche solo poter guardare la verità in faccia. È una galleria di personaggi umani, troppo umani, nei quali, spesso con sgomento, ci rispecchiamo. Sarei finito così anch’io se la mia storia fosse stata diversa? Avrei fatto la stessa scelta, io, in quella sitauzione? Da dove vengono il male, la ferocia, questo spasmodico bisogno di potere?
Insomma è un libro bello. È un libro necessario, per carità, ma soprattutto è bello. E ve lo consiglio per questo. Perché io me lo sono centellinato, perché a mezzanotte, dopo una delle mie giornate tipo piene di roba fino ai capelli, mi dicevo “vabbeh, dai, un altro capitolo”, e non è una cosa che mi capiti spesso, ormai, perché in fila dal dottore, leggendo, sono finita per venti minuti in un altro mondo, e non sentivo la gente intorno a me. E non vi fate scoraggiare dalla prima cinquantina di pagine forse un po’ ostica: io, almeno, ho fatto fatica a orientarmi con tutti quei nomi e quei fatti che si rincorrevano tra le righe, ma la cocaina è così, è labirintica e tentacolare. E comunque, quello è il prezzo da pagare per l’ingresso, e vi assicuro che vale completamente la pena.

5 Tags: , ,

Velinismo e bullismo

Arrivo probabilmente ultima nel popolo della rete – ma ancora non ci sono arrivati i giornali, ma preconizzo che a breve ci si butteranno su a pesce – ma ho scoperto anch’io questa storia dei pre-diciottesimi. Per chiunque non ne sapesse niente, da quanto ne ho capito si tratta di video girati da fotografi professionisti che hanno per protagoniste ragazze sulla soglia dei diciotto, che si fanno riprendere in pose ammiccanti. Mi sfugge il senso della cosa, ma credo sia semplicemente un modo per festeggiare il passaggio alla maggiore età. Non conosco le reali dimensioni del fenomeno, se si tratti di una cosa locale o nazionale, ma su Youtube di video così se ne trovano a pacchi, e non sono una questione esclusivamente femminile: ci sono anche svariati video che hanno per protagonisti ragazzi.
Non è mia intenzione fare un post del tipo “o tempora, o mores”, che quelli già fioccano. Faccio invece due riflessioni collaterali che secondo me sono più interessanti.
La prima è che il fenomeno mi sembra la rappresentazione più lampante che anni e anni di velinismo non sono passati senza lasciare i loro frutti: a quelli che dicono che l’immagine della donna che la tv propone da quarant’anni e passa tutto sommato non fa danno, che un po’ di carne esibita all’ora di cena non fa male a nessuno, e che il problema sono i cartoni animati giapponesi ammiccanti e violenti, farei vedere questi video. Quel modello lì di femminilità è pervasivo, ci è entrato talmente in testa che abbiamo ragazze che non riescono a vedere altro nel proprio futuro. Guardate queste ragazzine che semplicemente scimmiottano quel che hanno visto in televisione, che fanno le maliziose con la faccia da bambine – perché bambine sono – e rendetevi conto che possiamo stare a menarcela fino allo sfinimento con la rete e tutto il resto, ma è ancora la tv che forma le menti della gente, soprattutto quando la scuola e la famiglia non sono in grado di proporre valide alternative. E sia ben chiaro che io non sto facendo una colpa a queste ragazze di aver girato video del genere – già per quel che riguarda le famiglie che lo permettono mi sento meno indulgente, ma, anche lì, occorre valutare il contesto, la situazione socioculturale in cui queste cose nascono e prosperano -: tutto sommato sono le vittime della situazione. Piuttosto vi invito a riflettere su chi ha inculcato alle ragazzine l’idea che l’unico modo per essere donna è rotolarsi nell’acqua in striminziti bikini. Domandiamoci perché uno possa ritenere bello, divertente, festeggiare in questo modo un passaggio come quello del conseguimento della maggiore età.
La seconda riflessione riguarda i commenti che questa vicenda sta stimolando sulla rete. Alcuni, ad esempio, li potete leggere qui. Mi si conferma una cosa che penso da tempo: il modello della comunicazione online è il bullismo. Pare che la massima soddisfazione del navigante medio sia scegliersi un bersaglio alla portata e sparare. E quanto più il bersaglio è debole, tanto maggiore è la soddisfazione. Perché mettersi lì a sfottere una ragazza in sovrappeso che gira un video del genere è una cosa da bambini delle elementari. Non che gli altri commenti che si possono trovare su Youtube siano meno deprimenti: improperi di vario genere che trasudano compiacimento. E certo, ci piace molto sentirci superiori a qualcuno, anche se si tratta di una ragazzina di diciotto anni. Internet è uno strumento ricco di potenzialità, che come tanti strumenti ricchi di potenzialità viene usato per lo più a sproposito e per dar sfogo agli istinti più bassi. Fateci caso: quasi ovunque è un fiorire di gruppi e gruppetti di vario genere che si ritengono superiori a qualcun altro. Su Facebook vanno per la maggiore i meme autocompiacenti che ti dicono quanto sei migliore degli altri (“non tutte le donne vogliono riempire una scarpiera” e via foto della libreria: e io dove mi collocolo, che riempio librerie e scarpiere? È un problema?). Sarà l’anonimato, sarà il brivido di poter sfottere un vip a caso, al quale nella vita reale non avresti il coraggio manco di chiedere l’ora, ma esiste tutto un sottobosco, per altro assai poco nascosto, che prospera semplicemente sul dileggio delle altrui passioni, degli altrui modi d’essere. Come se, al solito, ci potessimo definire solo in confronto al “nemico”.
Che dire. A me, francamente, cala di una tacca la fiducia nell’umanità ogni volta che passo più di mezz’ora su Facebook. In compenso, la gente che incontro durante le presentazioni mi sembra sempre fantastica. Forse è il segno che tocca vivere di più e navigare di meno.

9 Tags: , ,

Comunicazione di servizio

L’incontro di oggi a Lariano è staton rimandato dagli organizzatori causa maltempo. Non vi preoccupate, la cosa, appunto, è solo spostata, e vi posso dire che già stiamo pensando alla nuova data, che sarà un giorno della settimana di maggio. Scusate, ma la cosa è proprio indipendente dalla mia volontà :) .

1 Tags: ,

Dubhe è viva

Mi rendo conto che questo blog ha preso un po’ una deriva politico-polemica che potrebbe non essere gradita a tutti (eufemismo). Purtroppo io sono una che nella realtà si immerge, e che dalla realtà non può prescindere quando scrive qualcosa, qualsiasi cosa. Però è pure vero che quando è troppo è troppo. Tanti, tanti anni fa, all’epoca della sua fondazione (2004, quasi dieci anni, argh!) questo posto si chiamava “Fra Cielo e Terra”, proprio ad indicare che ero sempre sospesa tra l’iperuranio di discussioni sui massimi sistemi e tutte le cose più concrete di questo mondo (oltre che tra la scrittura e l’astrofisica). Ecco, di recente c’è stata un po’ troppa terra. Facciamoci un voletto.
Il volo l’ho fatto io ieri pomeriggio, quando mi è stato segnalato il video che vedrete a breve anche voi: è un fan trailer de La Setta degli Assassini. Vuol dire che un gruppo di miei lettori si son messi lì con tanta santa pazienza e si sono fatti i costumi, hanno scritto una sceneggiatura, scelto una location (meravigliosa, per altro), selezionato una musoica di accompagnamento, e girato un trailer di quasi due minuti. Una cosa meravigliosa, che trasuda passione, oltre che perizia, da ogni poro. A me è piaciuta da morire, e ovviamente mi ha enormemente inorgoglita: l’idea che le mie storie possano stimolare un lavoro del genere fa girare la testa. Siccome l’ho trovata una cosa molto bella, la condivido con voi. Mi pare un buon modo per iniziare la nuova settimana, che per altro, per me, sarabba abbastanza piena.
A voi è buon lunedì.

19 Tags: , ,

Prossimi incontri

Dunque, eccoci qui col fatidico post informativo sui prossimi incontri. Non che manchino argomenti di cui parlare in questo periodo, ma se non lo faccio adesso, questo post, poi è troppo tardi.
Allora, il 23 aprile, salvo capricci del tempo, parteciperò alla manifestazione Libro in Fiore, a Lariano; ci sarà un incontro con le scuole alle ore 15.00, ma, essendo all’aperto, ovviamente la cosa è aperta un po’ a tutti. Dunque, chi vuole venire è assolutamente benvenuto.
Come già detto, il 17 maggio, invece, ore 17.00, Arena Bookstock, sarò al Salone del Libro di Torino.
Poco dopo, il 23 maggio, invece, saro al Vigamus, il Museo del Videogioco di Roma. L’orario è ancora da definire, si parla comunque del pomeriggio, tenete come al solito d’occhio la homepage del sito, colonna di destra, lì troverete tutti gli aggiornamenti.
Bon, tutto qua. Ci sono altre cose in ballo, in verità, ma ancora non sono definitive. Come al solito, stay tuned :) .

22 Tags:

Crediti assai poco formativi

Oggi avrei voluto fare un post esclusivamente di servizio, in cui segnalarvi tutti i miei prossimi eventi. Poi viene fuori questa storia, e mi rendo conto che no, non posso parlare solo delle mie prossime presentazioni.
Sono consapevole di aver parlato dell’argomento fino allo sfinimento, ma ci sono cose che vanno ripetute, e ripetute, e ripetute, perché evidentemente non passano.
Il fatto in sé è di estrema gravità. A scuola si dovrebbe insegnare la scienza, che, fino a prova contraria, al momento rappresenta il nostro strumento più efficace e potente per la comprensione dei fenomeni naturali. C’è gente che è morta per l’affermazione del metodo scientifico, e la sua ideazione, la sua elaborazione e il suo perfezionamento sono cose che ci sono costate secoli di fatica, e sono comunque processi ancora in fieri. La scienza ci ha dato moltissimo, ha allungato la nostra aspettativa di vita, ci ha liberato da moltissime paure, ci ha permesso ad esempio di fare quel che stiamo facendo ora: comunicare istantaneamente sebbene siamo in luoghi lontanissimi.
La scienza non è una casta chiusa in cui un certo numero di scienziati dotati di bollino di approvazione se la cantano e se la suonano escludendo il resto del mondo. So che questa è la visione che se ne ha, e non nego che la colpa sia anche di chi la scienza la pratica, e che spesso ritiene non sia necessario aprire al mondo la conoscenza che produce col proprio lavoro, ma, semplicemente, non è così. Nessuno rifiuta a priori le idee di Giuliani, che, peraltro, non sono neppure nuove, e sono ancora oggetto di numerosi studi. Semplicemente, le sue idee non hanno superato il vaglio della prova sperimentale. Giuliani non ha mai predetto niente, il radon non ha mai dimostrato grandi capacità predittive, ci sono stati dei casi di correlazione tra terremoti e aumenti della concentrazione del radon, ma ci sono anche stati terremoti senza aumento del radon e aumenti del radon senza terremoti. Giuliani, per altro, non è neppure un geologo. Ok, nella scienza, fino ad un certo punto, ovviamente, c’è posto anche per i semplici amatori (gli astrofili fanno un egregio lavoro nell’identificazione degli asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra, e progetti come Galaxy Zoo dimostrano che anche gente senza specifiche competenze scientifiche può dare un contributo alla scienza), ma ci vuole un certo know-how di base per elaborare una teoria decente, dove per decente intendo capace di resistere alla prova dei fatti. È un’idea molto contemporanea quella che tutti possano essere esperti di tutto: leggo due pagine di Wikipedia e improvvisamente sono un costituzionalista, leggo un sito online è divento un esperto di fisica teorica. No. Non ci vogliono competenze specifiche per classificare la forma delle galassie, e dunque questo è un lavoro utilissimo che può essere fatto anche dal comune cittadino, ma ci vogliono certe conoscenze geologiche per attaccare un problema delicato come la previsione dei terremoti. Giuliani ce le ha?
Questa storia è un segnale bruttissimo. È l’ennesima prova che la scienza è considerata qualcosa di vilissimo, in Italia, e dimostra che la gente che insegna ai nostri figli mette sullo stesso piano la cialtroneria e il metodo scientifico. Non pensiate che si tratti solo di colore locale, che questa cosa non abbia conseguenze. Il sistematico svilimento della scienza che si pratica nella nostra società avrà esiti nefastissimi in futuro, se non si inverte la tendenza: già il morbillo è tornato una minaccia per i bambini, perché i genitori non vogliono più vaccinare i figli. Dare soldi a ricerche che non hanno nulla di scientifico significa toglierli a chi invece la scienza la conosce e la pratica con cognizione di causa: per secoli ci siamo affidati al sentito dire, alla religione e alla superstizione per capire cose come la natura e la malattia, e morivamo come mosche. La scienza, nei suoi cinquencento anni di vita, ha invece dimostrato di essere efficace nello spiegare e predire i fenomeni naturali. Vogliamo tornare agli sciamani?
Vi copio qui sotto il testo della petizione che ho sottoscritto per chiedere che le scuole non riconoscano crediti formativi agli studenti che parteciperanno alla conferenza di Giuliani. Siete in tempo fino a domani per aderire, mandando una mail a petizionegiuliani@outlook.com. Io l’ho fatto, perché conoscere significa essere liberi, e per conoscere occorre avere gli strumenti giusti. Qui si parla del nostro futuro, e io vorrei per mia figlia una scuola che insegni davvero a capire il mondo, e che non venda paccottiglia pseudoscientifica che attira solo perché ci dà un falso senso di rassicurazione.

Ai signori Dirigenti Scolastici e Consigli di Classe:
Istituto Tecnico Industriale “E. Fermi” – Via Cesare Minardi 14 – Frascati
Istituto Professionale per i Servizi Commerciali “M. Pantaleoni” – Via B. Postorino 27 – Frascati
Liceo Classico “Marco Tullio Cicerone” – Via Fontana Vecchia 2 – Frascati
Istituto Tecnico Commerciale “Michelangelo Buonarroti” – Via Angelo Celli 1 – Frascati
Liceo Scientifico “Bruno Touschek” – Via Kennedy – Grottaferrata
Scuola Superiore “Giovanni Falcone” – Via Garibaldi,19 – Grottaferrata
Scuola Superiore “San Nilo” – Piazza Marconi, 7 – Grottaferrata
Istituto Salesiano Villa Sora – Via Tuscolana, 5 – Frascati
e, per conoscenza:
Italia Nostra – Settore Educazione al Patrimonio – educazioneformazione@italianostra.org

Oggetto: Crediti formativi per conferenza Giampaolo Giuliani

Egregi Signori,
scriviamo per richiedere una vostra presa di posizione in merito all’evento del titolo “È possibile prevedere i terremoti?”, che si terrà il 19 Aprile a Frascati. Questo evento prevede la presenza di Giampaolo Giuliani, che ha recentemente fatto parlare di sé perché sostiene di poter prevedere i terremoti osservando le emissioni di radon, affiancato da Leonardo Nicoli, direttore della Fondazione Giuliani.
Dobbiamo con rammarico osservare che un’associazione meritoria, Italia Nostra, offra il proprio patrocinio a un evento in cui un signore che si muove all’esterno della comunità scientifica può liberamente divulgare le sue opinabili ipotesi su un tema alquanto delicato e sensibile, il tutto senza alcun contraddittorio. Certamente ognuno ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, il rammarico nasce dalla perentorietà di certe affermazioni del signor Giuliani, che non risultano a tutt’oggi verificate (vedi approfondimento allegato), diffuse sull’onda emotiva in un paese che negli ultimi anni ha avuto a che fare con eventi sismici particolarmente distruttivi. Il rammarico si trasforma però in sdegno nell’apprendere che la partecipazione a questo incontro verrà considerata come credito formativo per gli studenti, nonostante non ci sia alcun riconoscimento ufficiale delle idee del Sig. Giuliani, né da parte del MIUR né da parte di altri Istituti che si occupano di territorio, a qualunque titolo.
Una cosa che vorremmo fosse insegnata agli studenti è che qualunque teoria riguardante fenomeni naturali deve umilmente sottoporsi al giudizio di tutti coloro che studiano, nei vari aspetti, questo stesso fenomeno (peer-review). Questo giudizio dovrà avvenire attraverso procedure standard, che non possono prescindere da metodologie condivise di indagine; dall’elaborazione di ipotesi e previsioni potenzialmente verificabili; da adeguata pubblicazione dei risultati sperimentali; dal controllo di esperti indipendenti; dalla verifica sperimentale indipendente delle ipotesi formulate, ecc.
L’insieme di queste procedure non è un capriccio di qualche fantomatico establishment; al contrario, queste regole hanno lo scopo di garantire una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Esse costituiscono il metodo scientifico, che si è andato costruendo nel corso dei secoli con il contributo di tutti coloro che si occupano di Scienza e di Conoscenza, nella consapevolezza che la conoscenza scientifica ha come giudice unico la Natura stessa, non un’autorità terrestre, non sicuramente l’opinione pubblica. Chi si colloca al di fuori di queste pratiche collaudate – che, proprio in virtù del fatto di ammettere la possibilità di errore, forniscono gli strumenti per individuarlo e correggerlo – si colloca al di fuori del mondo della scienza.
Purtroppo – e l’esame delle cause sarebbe lungo e complesso – in questi ultimi anni in Italia stiamo assistendo al fiorire di sedicenti “ricercatori indipendenti” in vari campi del sapere; personaggi che si fanno vanto dell’essere “emarginati dalla scienza ufficiale”, e trovano così la maniera di diventare noti all’opinione pubblica, propugnando fantomatiche “scoperte eccezionali”, rifiutate a causa di chissà quali indegni complotti. Questi venditori di illusioni giocano spesso con la sofferenza delle persone, e trovano chi li sostiene per meri interessi politici, ideologici od economici.
Contemporaneamente viene sottovalutato, non finanziato, ostacolato il lavoro di tanti ricercatori seri (spesso precari e malpagati) la cui colpa è quella di non far parte del grande circuito mediatico, di non “far notizia”. Il vero scandalo non è il presunto ostracismo verso Giuliani o quelli come lui: il vero scandalo è che l’Italia destina sempre meno risorse alla ricerca seria, all’Università, all’Istruzione, mettendo una seria ipoteca sul nostro futuro come nazione sviluppata e costringendo molti dei nostri ingegni più brillanti a trasferirsi all’estero. Dare legittimità agli outsider come Giuliani di certo non aiuta a muoversi in questa direzione.
In conclusione chiediamo a tutti voi, Dirigenti Scolastici e Docenti, di dare la massima visibilità a questo documento e di non riconoscere, in sede di consiglio di classe, crediti formativi a fronte della presentazione dell’attestato di frequenza all’evento. Possiamo suggerire, in alternativa, la partecipazione all’incontro “La previsione dei terremoti: tra miti e realtà” di Warner Marzocchi, direttore di ricerca presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV, che si terrà il 18 aprile ore 16-18 presso il Dipartimento di Fisica, Università la Sapienza, Aula Amaldi.
Ci auguriamo, ove possibile e compatibilmente con il carico didattico, che quanto scritto funga da stimolo per aprire una discussione con gli studenti sull’importanza di una corretta e rigorosa informazione scientifica.
Distinti saluti.

Marco Fulvio Barozzi, blogger scientifico e insegnante
Luca Di Fino, ricercatore TD Dip. Fisica, Università Tor Vergata
Aldo Piombino, blogger scientifico
Simone Angioni, chimico, Università di Pavia, Segretario Associazione Culturale Scientificast
Marzia Bandoni, esperta e-learning
Martino Benzi, ingegnere
Paolo Bianchi, blogger scientifico, Associazione Culturale Scientificast
Marco Casolino, Primo Ricercatore INFN e Dip. Fisica, Università Roma Tor Vergata
Pellegrino Conte, professore associato di Chimica Agraria, Università degli Studi di Palermo
Carlo Cosmelli, docente di Fisica, Dipartimento di Fisica, Università Roma Sapienza
Marco Ferrari, giornalista scientifico
Mario Genco, Dibattito Scienza
Milena Macciò, Dibattito Scienza
Silvano Mattioli, Dibattito Scienza
Marco Messineo, fisico, Dibattito Scienza
Silvia Onesti, Elettra-Sincrotrone Trieste
Daniele Oppo, cronista free lance e blogger
Giuseppe Perelli, studente di dottorato in Scienze Computazionali e Informatiche
Lisa Signorile, biologa e blogger scientifica
Fabrizio Tessari, Dibattito Scienza
Luca Vanini, studente in Ingegneria Meccanica
Bruna Vestri, blogger
Veronica Zaconte, fisico
Ignazio Verde, primo ricercatore, CRA – Centro di Ricerca per la Frutticoltura, Roma

Un breve approfondimento
Le idee di Giampaolo Giuliani non sono così originali e rivoluzionarie come certa stampa afferma: sulle relazioni fra emissioni di radon e terremoti ci sono diversi studi in molte aree sismiche del mondo, da Taiwan all’Islanda, passando per la California. Tutte le principali riviste scientifiche specializzate ne hanno prima o poi parlato. Che non sia propriamente una novità lo dimostrano le prime tracce in bibliografia, che risalgono al 1967. In California il sistema fu usato regolarmente per un po’ di tempo negli anni ’70. Ci furono dei riscontri per un paio di eventi nel 1979, ma poi il metodo è stato sostanzialmente eliminato perché la sua affidabilità era scadente; per esempio, il terremoto di Landers del 1972 fu seguito un paio di settimane dopo l’evento da anomali valori del gas e nel 1981 ci fu un brusco innalzamento dei livelli nell’area di Los Angeles, ma non accadde nulla. A Taiwan, dove vi sono aree particolarmente idonee a questi studi, sia geologicamente che climaticamente, si sono registrati diversi episodi di correlazione tra radon e sismicità. Ad esempio, la sorveglianza della faglia di Chuko ha dimostrato un aumento delle emissioni di radon prima di eventi sismici lungo quella specifica faglia, ma ancora senza raggiungere una predizione degli eventi stessi in qualche misura soddisfacente.
Il problema è che questi studi hanno dato troppi falsi positivi mettendo in evidenza quanto poco il radon sia predittivo. Una previsione è valida quando funziona, cioè quando l’evento si verifica. Una previsione è sbagliata sia se prevede qualcosa che poi non avviene (falso positivo), sia quando non prevede qualcosa che invece avviene (falso negativo). Dire che prima o poi pioverà a Roma è sicuramente una previsione che sarà confermata dai fatti, ma non può considerarsi di certo rivoluzionaria, anche se basata su osservazioni condivise.
C’è poi una differenza fondamentale fra Giuliani e queste ricerche: tutte si basano sullo studio di una singola faglia, quando invece Giuliani parla genericamente di aree. Questo è un particolare di non trascurabile importanza: prevedere un terremoto significa fare un comunicato in cui si scrive che “circa il tal giorno alla tal ora si verificherà lungo quella faglia un evento di magnitudo n il quale provocherà uno scuotimento come da cartografia allegata”. Come si può definire l’area in cui vanno presi provvedimenti di protezione civile senza sapere quale faglia si muoverà?
Ricordiamo inoltre che Giuliani non ha mai realmente previsto nulla di significativo, come dimostra un video del Marzo 2010 preparato dai ricercatori dell’INGV, grazie al quale vengono messe in evidenza tutte le sue contraddizioni: infatti non riesce, nemmeno successivamente al tragico sisma che il 6 Aprile del 2009 colpì la città dell’Aquila, a fornire una informazione coerente sulla sua presunta previsione del terremoto. Anzi, risulta agli atti che una settimana prima del fatale terremoto aquilano voleva sgomberare Sulmona a seguito dell’evento di Magnitudo 4.0 che aveva colpito la cittadina il 29 marzo 2009. Insomma, si prevede pioggia a Frascati e poi aprono gli ombrelli a Ladispoli. Che previsione è?
Siamo convinti che la ricerca sui segnali premonitori dei terremoti sia importante, ma debba essere condotta in contesti davvero affidabili, non certo sull’onda dell’emotività o della personalizzazione. Siamo tuttavia altrettanto certi che in un paese come il nostro sia più importante investire nella prevenzione, con una adeguata gestione del territorio e con norme e controlli più stringenti sul patrimonio edilizio. La lezione ci viene dal Giappone, paese con sismicità anche superiore alla nostra: costruire in maniera corretta e nei luoghi corretti vuol dire anzitutto abbattere drasticamente la perdita di vite umane, anche in caso di forti terremoti, oltre a ridurre sensibilmente i costi per la ricostruzione post-sismica. Certo che ci vogliono precise scelte politiche, e all’orizzonte non si vedono segnali confortanti.

7 Tags: , , , ,

Sono come sono

Sono un’entusiasta. Ne parlavo proprio ieri con Rossella. Questo vuol dire che facilmente mi esalto per qualcosa, che mi affeziono rapidamente e che in linea di massima ho una visione tutto sommato positiva delle persone. Questo, automaticamente, alza vertiginosamente le possibilità che ho di venir delusa.
Le persone mi hanno deluso spesso. A volte penso che sia un mio problema, che sono io a non riuscire ad accettare il fatto che la gente ha i suoi difetti, non è perfetta, e sbaglia, ed è necessario accettare anche quelli, quando si hanno rapporti un po’ più profondi di “buongiorno” e “buonasera”. Non accetto in me né la debolezza né l’errore, forse non sono in grado di accettarli neppure negli altri.
Però, sai, quando quella che ritenevi la tua migliore amica delle medie da un giorno all’altro inizia a prenderti in giro per la tua “testa che serve solo per studiare” insieme a tutti gli altri, trovare una giustificazione è un po’ difficile. A parte l’età, ovviamente, infatti non serbo rancore affatto. Solo che lì per lì fu brutto, ecco. E questo è solo un episodio. Ce ne sono svariati altri. Tipo l’amica che ti confessa di farsela col ragazzo che ti piace da due anni. Per dire.
Forse è proprio per il fatto che la gente mi ha delusa, e so come funziona e quanto male faccia, che mi sono riproposta di cercare di non farlo mai con altri. La cosa s’è ovviamente gonfiata da quando sono una scrittrice per ragazzi. Prima avevo al massimo una ventina di persone da non deludere. Adesso devo far fronte alle aspettative di un bel po’ di miei lettori.
Le delusioni peggiori ce le ho avute nell’adolescenza. È quello il momento in cui la visione della vita è più manichea, perennemente in bilico tra esaltazioni stratosferiche e abissi insondabili. Basta poco per virare completamente il tuo giudizio su qualcosa, e in genere non è un’inversione a U piacevole. È per questo che sento una responsabilità enorme nei confronti di chi mi legge e mi apprezza. Non voglio essere quella persona là che si dimostra peggiore di come te l’eri immaginata, che tradisce la tua fiducia, anche se è una fiducia tutta costruita solo sui libri di lei che hai letto, perché le volte che la mia fiducia è stata tradita, che per qualche ragione son stata trattata da male da persone cui volevo bene, mi sono sentita una cretina totale. E non mi va di stimolare sentimenti del genere in chi mi legge.
In generale, non estendo a regola universale i miei imperativi morali. Io preferisco gestire in questo modo i rapporti coi lettori. Mi fa star bene, lo ammetto, mi tiene a posto con la coscienza ed è anche più divertente. Ma a volte penso che chi è a contatto coi ragazzi debba avere un po’ più di tatto, di chi ha fan adulti. Non dico che debba essere sempre a disposizione, o che debba tappetizzarsi per i fan; credo però abbia la respinsabilità di curare quella fiducia che la gente ripone in lui, perché è una fiducia cieca, per certi versi innocente, che non andrebbe tradita.
Io continuo a fidarmi e ad abbandonarmi alle prime impressioni, nonostante le tranvate sui denti (come si dice a Roma) che ho preso e continuo a prendere. Cerco anche di esercitare la mia capacità di indulgenza, perché ci vuole anche quella, ma devo dire che a volte è stata messa a dura prova. È il mio modo di vivere in generale: io alla vita mi abbandono, nel bene e nel male. Ma sono anche consapevole che tanto gente, se prende un pugno, si chiude a riccio. Ecco, io ce la metto tutta per cercare di non deludere nessuno. Se ci riesco o no, non sta a me giudicarlo. A me tocca solo provarci sempre.

15 Tags:

La quadratura del cerchio

In linea di massima, quando scrivo cerco di risolvermi tutti i problemi di trama a priori. Sono una persona ansiosa, e dunque, quando scrivo, devo avere il controllo pieno (un po’ come in tutte le robe della mia vita, per altro, ma vabbeh, non sforiamo nella psicologia de noantri :P ): devo sapere cosa scriverò e quanto, in che contesto quel che ho scritto si inserisce, e via così. Mi serve per evitare il terrore principale dello scrittore: la pagina bianca. Quella roba lì che stai davanti al pc col tuo file aperto e ti dici: e mo’? Una cosa che non mi mai successa. E quindi forse proprio per questo mi fa anche più paura. Per cui, nulla sviluppo la trama prima di cominciare a scrivere anche solo una riga.
Ciò non significa che evito tutti i problemi di trama. Ovviamente ce ne sono, quando schematizzo il tutto. Quando li incontro, in genere faccio brainstorming: raggiungo mio marito ovunque egli sia, e bam! gli racconto il problema e chiedo lumi. In generale funziona. Lui mi dice qualcosa, io aggiungo qualcos’altro, poi ci rifletto, e in genere trovo il bandolo della matassa. Ma la cosa davvero esaltante è la sensazione della quadratura del cerchio. È quel momento particolare in cui, d’improvviso, tutto va al posto che gli compete: la sottotrama poco convincente trova una motivazione forte, che si tira dietro un’idea figa, che va a braccetto con un colpo di scena e si conclude in un finale mozzafiato. Insomma, d’improvviso tutto va al suo posto. O questa è la sensazione. Una sensazione, per carità, effimera come tutte le emozioni forti, ma vi giuro che è fantastica.
Ora, venerdì ho fatto un bel po’ di brainstorming con Sandrone su Nashira 3. Sì, in linea di massima son due le persone con cui faccio questa roba: Giuliano e lui. Sono più o meno a metà, ma c’erano alcuni aspetti secondari che mi lasciavano un po’ così. Non che non andassero: andavano, ma non avevano la forza che mi sembrava potessero esprimere. In questi casi, l’occhio “altro” è indispensabile: l’esterno che legge e ti dà il suo giudizio. Così siamo stati lì a parlarne per tutto il pomeriggio, e me ne sono tornata a casa con un foglio a righe con degli appunti su. Niente di che, ero soddisfatta della giornata, ma non ero particolarmente impressionata.
Poi, stamane, mi metto alla scrivania, con l’intento di aggiornare la metà di libro già scritta con i vari appunti che mi ero presa. Ho cominciato a scrivere, e…voilà. Il cerchio s’è chiuso. Tutto è andato al suo posto, le cose hanno iniziato a tornare, e ogni fatto se ne tirava dietro un altro, come perle di una collana. Un senso di esaltazione che m’ha fatto passare la fame e m’ha fatto scrivere oltre la consueta ora di pranzo, e mi tiene alla scrivania anche ora, per cercare di finire il lavoro.
Ora, non so quanto durerà. La valutazione che do del mio lavoro segue una perfetta sinusoide: per tot giorni penso vada tutto bene, a volte mi esalto anche. Poi piano la curva scende, e per tot giorni navigo nel pessimismo più nero: non funziona niente, questo non mi piace, questo va male…Mi dicono sia più o meno normale, ma, sapete, quello dello scrittore è un lavoro un po’ solitario, io di altri scrittori ne frequento con assiduità solo due, e devo dire che non è che si parli molto del nostro lavoro, più dei fatti nostri :P . Comunque.
Io adesso mi godo questo momento di esaltazione. È uno dei lati belli di questo lavoro. Per ora procede tutto al meglio; mi piacerebbe potervi anticipare qualcosa, ma proprio non si può. Vi posso giusto dire che a questo giro si osa. E dunque si rischia. Ma se non getti il cuore oltre l’ostacolo, che scrivi a fare? Spero il risultato finale sarà soddisfacente, e che vi piacerà.
Torno a laura’ :P

P.S.
Per chi me lo chiedeva, a Torino, il 17, sarà all’Arena Book Stock, come al solito. Tenetevi pronti che in un prossimo futuro ci sarà anche un evento a Roma e un altro paio al centro e al sud. Non vi do ulteriori dettagli perché è tutto in fase di elaborazione e non c’è ancora niente di completamente certo. Come al solito, stay tuned.

16 Tags: ,

Dall’altra parte del cancello

La ragazza con gli stivaloni e il berretto si avvia da sola verso la libreria. Non pensa di fare in tempo, non pensa neppure di riuscire ad entrare. Davanti alla polizia schierata ha il tentatvio di chiedere se dentro ci sono ancora posti liberi per la presentazione di ZeroZeroZero di Roberto Saviano. Poi, semplicemente, si accoda a quelli che entrano. Prende due copie del libro alla cassa – è in missione anche per conto della mamma – e se le stringe al petto tutto il tempo, mentre in piedi, di lato al palco, segue tutta la presentazione.
Vedete, nonostante di lavoro faccia la scrittrice, non è che ha mai visto molte presentazioni, se non quelle degli amici più cari. Questa è la prima in cui è solo e semplicemente una fan.
Ascolta tutto, annuisce, perché tante cose le pensa anche lei, o semplicemente le sembrano terribilmente vere. Ed è contenta di star là, tra la folla, a fare una cosa che la fa tornare là dove tutto è iniziato: lettrice, quello che non deve mai smettere di essere, per continuare a fare quel che fa.
Quando tutto finisce, decide di prendere il coraggio a due mani e fare una cosa che non ha mai fatto: si mette in fila per la firma copie. Anche se aveva detto non l’avrebbe fatto, perché a casa c’è la bimba coi nonni, e non vuole far tardi. Ma si mette in fila, ed è una fila chilometrica.
Aspetta appoggiandosi qua e là, perché la scelta degli stivaloni, sebbene con un tacco non proprio proibitivo, è stata un po’ infelice. La caviglia che si è slogata mesi prima fa un po’ male. Fa caldo, ed è stanca, ma è contenta. In fin dei conti, sta provando a fare i conti con una sua paura, la stessa che, nel 2004, all’inizio dell’avventura, la fece tirar dritta davanti a Umberto Eco, autore del suo libro preferito, perché, semplicemente, non aveva il coraggio di stringergli la mano.
Arriva il suo turno che la libreria s’è quasi svuotata. A Saviano vorrebbe dire tante cose, ma nonostante agli occhi di tutti sembri una discreta faccia tosta, in certe cose è estremamente timida. Si fa firmare le due copie – per sé e per la mamma – e si concede al massimo una stretta di mano, e un ringraziamento, davvero sentito, per tutto, il cui calore spera passi attraverso il contatto dei palmi, e il tono della voce, magari.
La ragazza con gli stivaloni e il berretto riprende giacca e borsa, si avvia verso l’esterno.
Un piccolo passo, si dice, magari la prossima volta spiccico qualche parola in più…
Esce, e se ne va nel vento della città, sulla strada quasi deserta.

P.S.
Ecco, solo per dirvi, la prossima volta che ci vedremo, che c’è poco da vergognarsi, che io sono peggio di voi :P .
La prossima volta, per inciso, sarà al Salone del Libro di Torino, il 17 maggio, ore 17. Sappiate che il 17 è il mio numero fortunato, per cui mi aspetto grandi cose. A presto i dettagli sul luogo.

P.P.S.
Il titolo del post è una citazione di una splendida canzone di Cristicchi, che però parla di tutt’altro.

21 Tags: , , , ,