Pornografia

Di cose brutte, negli ultimi tempi, ce ne sono state parecchie. Diciamocelo, siamo sul fondo del pozzo, e da quaggiù la luce è fioca fioca e distante distante. Disperarsi vien più facile che cercare di tirarsi su. Ma di tutte le cose brutte che ci stanno intorno, la totale mancanza di rispetto per l’altrui persona è quella che mi lascia più sgomenta.
Anni di televisione e consumismo hanno scavato a fondo, e hanno lasciato i loro segni: le persone sono cose da usare, sono mezzi e mai fini. Corpi devastati spiattellati allo sguardo malsano dei naviganti, morti esibiti su Facebook con la scusa della “denuncia”, ma messi lì in verità solo perché l’altrui sofferenza solletica sempre qualcosa di oscuro e profondo, in noi. E poi i sentimenti buttati in pasto al pubblico ludibrio, perché tutti ci possano banchettare su e “dire la loro”, come non ci fosse nulla di sacro, nulla di intoccabile.
Ieri, da questo punto di vista, si è toccato il fondo. Chiedere ad un bambino di undici anni le ragioni del gesto del padre che ha sparato a tre persone è qualcosa che si faceva fatica persino ad immaginare, prima di vederlo sbattuto in tv. Eppure è successo, e, ne sono certa, c’è stata gente che ha annuito, che s’è commossa e non c’ha trovato niente di male.
Si chiama pornografia. Che non è solo l’esibizione dei corpi, che a fronte di questo scempio di anime fa anzi la figura di qualcosa tutto sommato onesto, che quanto meno sa a che gioco sta giocando. È la mercificazione, la banalizzazione di quanto più caro abbia una persona: è l’espozione allo sguardo di tutti di ciò che il pudore vorrebbe nascosto, intimo. Soprattutto è banalizzare sempre tutto, affidarsi solo alla reazione di pancia, al gesto mai mediato dalla ragione. Ma la vita, dannazione, è più grande e complicata di così, per questo è così terribile e straordinaria.
Vorrei soltanto che si tornasse tutti alla ragione. Vorrei che si rimettesse in funzione il cervello, si smettesse magari anche di parlare, se deve servire solo a dar fiato alla bocca. Vorrei, soprattutto, che ci fosse più rispetto: per i deboli, in primis, perché quelli se non li difendiamo noi, chi li difende? E per tutti: per chi non la pensa come noi, per chi ammiriamo, per chi disprezziamo, per tutti. Tornare a guardare in faccia il vicino di casa e vederci una persona, non un nemico. Levinas diceva che è nell’incontro col volto dell’altro che tutto si compie: lo riconosciamo come simile e dissimile, e in questa uguaglianza e alterità sta la radice dell’etica. È la cosa più bella che abbia mai studiato negli anni di filosofia a scuola. E torna persino nei miei libri, ossessivamente, perché, davvero, per me è la radice di ogni etica.
Torniamo ai volti, vi prego. Torniamo a riconoscerci nel faccia a faccia. La fine del buio passa anche da lì.

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8 risposte a Pornografia

  1. aurora scrive:

    Volevo dire che sono d’accordo sul fatto che ogni tanto è bene prendere la vita con leggerezza e spensieratezza ,però credo anche che ogni tanto bisognerebbe fermarsi a riflettere.
    la nostra società spinge la gente ad essere banale, superficiale , li induce a pensare che il pensiero non conti ,ma solo l’immagine ,il corpo,ma così non si rendono conto che svuotano una persona le tolgono tutta la sostanza e la lasciano buia,fredda.
    la società vuole persone così ,da poter raggirare facilmente.
    ma noi non ci facciamo fregare,no continuiamo a leggere,ma non perchè siamo diversi da gli altri o vogliamo sentirci superiori,no noi stiamo solo cercando o almeno io , sto solo cercando me stessa ,la vera me stessa.

    • Nihal scrive:

      esatto, è proprio quello che intendo. io non mi sento superiore, assolutamente… anzi, per quanto mi riguarda ho ancora molto da imparare, solo che capisco e realizzo di essere un po’ strana. non perchè legga, semplicemente vedo tutto da un’altra propspettiva.

  2. Qualcuno95 scrive:

    Il mio non era un attacco, nessuno ti ha chiesto se ti senti una paladina della giustizia. Ad ogni modo, quanti anni hai? Non penso che superi i quindici(?), in ogni caso immagino di essere più grandicella di te. Il modo in cui scrivi mi ricorda tantissimo lo stile della Troisi, anzi, sembra stia parlando una delle sue eroine. Non prenderla come un complimento, perché il tuo atteggiamento non ti aiuta e lo capirai più tardi nella vita. Hai scritto:”Mi sentivo diversa”, ma tu hai mai provato a capire gli altri e farti capire? Anch’io ho passato tempi da incompresa, ma crescendo un pochettino ho imparato a essere meno vittima e pessimista. Hai scritto anche “notare ed essere spettatori”, pensi che non lo sia anch’io? Non ho due prosciutti sugli occhi, purtroppo osservo le stesse cose che osservi tu; eppure ho la consapevolezza che scrivere frasi fatte con lo stato d’animo di Leopardi non porta molto lontano. Se si è affossati, è inutile lamentarsi del buio e non provare a risalire, non so se mi spiego. Prima di tutto bisogna accettare se stessi, poi confrontarsi con gli altri per capire il perché di determinati atteggiamenti. Non si può cambiare o inserirsi nel mondo se già a priori pensiamo di non essere capiti o troppo diversi. Siamo tutti umani, caspita! (Non offenderti, se dico queste cose è per aiutarti :) )

  3. Nihal scrive:

    “Avete visto Titanic, l’altra sera su canale 5?” “Si, ma era una noia… l’unica scena bella è stata quella della macchina, per il resto un film pietoso…”
    Ragazze di quattordici anni, fuori dalla palestra della scuola, la sera che si faceva la prova in costume delle maschere per la sfilata di carnevale.
    E stiamo parlando di TITANIC! Il capolavoro di James Cameron!
    E poi in classe: “Chi ha visto Notte da Leoni 3, alzi la mano!” Guarda caso alzarono il braccio, sorridendo apertamente e sfacciatamente, solo i bulletti con la media del cinque che ti ridono in faccia quando menzioni la parola ‘libro’. Figurarsi…
    Ormai la televisione è divenuto il semplice mezzo tramite il quale provare “le emozioni forti”… Vedi la scena che NON dovresti vedere, non a quattordici anni, e te ne freghi del messaggio che forse – e dico forse – il regista voleva in realtà dare, almeno quando si parla di signori film – tipo Titanic – e non di quelle commedie che personalmente odio.
    ormai inizio a pensare di essere un’eccezione, visto che solo io provo il brivido di piacere davanti a un bel libro e non dinanzi a un film che sta lì, in bella mostra, solo per divertire chi ancora, purtroppo ancora, non ha capito che la vita non è fatta solo di “scene da brivido” senza alcun messaggio, senza alcun contenuto, senza alcuna cultura, senza la benché minima capacità di comprendere gli altri e aiutare chi è più debole.
    lo scrissi una volta in un commento alla poesia “Se questo è un uomo”, di Primo Levi: l’uomo è fragile, ma quella fragilità e quell’arma a doppio taglio che gli permette di compiere follie, ma al contempo che lo condanna.

    • Qualcuno95 scrive:

      Adesso non dobbiamo essere catastrofici. Anch’io leggo libri dalla mattina alla sera e non sono propensa ai film stupidi… Ma una notte da leoni fa crepare anche me! Ogni tanto ci sta un po’ di leggerezza, un po’ di comicità, non dobbiamo diventare dei fossili già in adolescenza. Inoltre, esistono bei film così come ne esistono di brutti, ma lo stesso vale con i libri. Ormai ogni cosa viene commercializzata e sai quanti libri sarebbero da incenerire con un lanciafiamme? Un’infinità. Non vorrei entrare nel merito, ma ricordo che lo stesso Cameron è stato il regista di Avatar, noto soprattutto per la GRAFICA. Quindi per favore, non generalizziamo. Infine, vorrei dire che ci lamentiamo sempre di tutto, ma non proviamo mai a far nulla per rimediare. I media sfruttano tragiche situazioni inopportunamente? Questo comportamento ci infastidisce? Va bene, allora noi SPETTATORI non guardiamo. Un altro problema al giorno d’oggi è che “si predica bene e razzola male” in tutto, a partire dal voto fino nella vita privata. Servirebbe essere meno “paladini della giustizia” e più coerenti.

    • Nihal scrive:

      quello che dici è giustissimo, insomma ci sono gusti e gusti. a me le commedie non divertono e i film dell’orrore mi tengono sveglia per un bel po’ di tempo,ma qui stiamo parlando di una realtà cui IO, come persona, mi sento lontana. proprio ieri mi guardavo intorno, in classe, e mi sono ritrovata l’unica, l’unica, che non stava bene, l’unica che voleva andarsene non perché esclusa ma perchè mi sentivo diversa… hai definito “paladini della giustizia”…
      Ammetto che ce ne siano, e molti. troppi, forze. ma no, non mi ritengo una “paladina della giustizia”, per il semplice fatto che ritengo che la società siamo noi, e quando mi guardo intono – ancora intrappolata nella realtà della scuola – mi accorgo che di cose se ne dovrebbero cambiare tante, e penso che bisogna partire proprio da qui, dai banchi di scuola.
      finchè non entrerà in classe un professore che esigerà la lettura dai ragazzi, nessuno leggerà – oltre chi, invece, non ce l’ha già dentro per passione – e mi diranno ancora “ma che leggi a fare?”.
      sono una persona pessimistica e non c’è dubbio, un po’ eccentrica, un po’… fuori. ma penso che bisogna notare ed essere spettatori, perchè quando vedi che il mondo non è tutto rose e fiori, quando te ne rendi conto, solo allora imparerai a mobilitarti, nel bene e nel male.
      nella vita non si cambia, si acquisiscono solo nuove consapevolezze.

  4. Valberici scrive:

    Il mio primo incontro con la “televisione del dolore” fu nel 1981, la tragedia di Alfredino a Vermicino. Una diretta terribile, ancora oggi in RAI c’è il divieto di riproporla.
    Non è dunque la prima volta, e non sarà purtroppo l’ultima, che si sfruttano i minori, a volte in modo orribile.
    Ma solo recentemente la tv dolorosa e l’ informazione pietistica si stanno gradualmente traformando in pornografia.
    E la pornografia riduce tutto ad un oggetto ad una immagine, fa leva sulle emozioni immediate ed esclude ogni tipo di riflessione e ragionamento. Oggi il corpo di Alfredino sarebbe mostrato, finirebbe in pasto ai social, sarebbe condiviso e subito dimenticato, in attesa di un nuovo corpo, di una nuova pornografia. Ricordo cosa mi diceva un amico tecnico, mi diceva che sapeva riconoscere il videoregistratore di chi guardava i film porno, perchè invariabilmente si scassava per un frequentissimo uso dell’ avanzamento veloce e le testine erano usurate. In pornografia non interessa il racconto, la narrazione, ma si vuole vedere l’atto, il corpo esposto, in fretta, per provare un’ emozione e poi passare oltre. Ecco dunque a cosa si riduce ora l’ informazione, a suscitare brevi emozioni e a cercare subito nuove “scene”. Mai come oggi la ragione è subordinata all’ emozione, alle paure, ai desideri, e mai come oggi mi è apparsa la verità di questa frase: “Il sonno della ragione genera mostri”.

  5. LiciaL scrive:

    secondo me il problema non è la tv o il consumismo. Se uno ha spirito critico, e se lo insegna ai propri figli il problema non esiste. È proprio la gente che l’educazione e il rispetto se l’è scordati non so dove, se mai l’ha avuti. E anche il buon senso sembra estinto.

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