Archivi del giorno: 28 maggio 2013

Telefilmania: Once Upon a Time

Stavo pensando di inaugurare una serie di post sulle serie televisive. Un po’ di tempo fa dissi che avevo l’impressione fosse finita l’epoca d’oro dei serial americani, e che in giro non trovavo niente che mi acchiappasse come un Lost dei bei tempi, o un Dexter prima stagione. Ecco, anche no. Ho trovato una serie di cose interessanti da seguire e attualmente mi trovo anche un po’ intasata. Non dico che riaprirò la premiata serie “Commentiamo insieme il telefilm del giorno” (per chi se la ricorda…erano eoni fa, più o meno), ma un commentino su alcune serie che sto seguendo vorrei farlo.
Cominciamo da Once Upon a Time (da qui in avanti OUAT), in italiano C’Era una Volta, che mi permette per altro di fare una discettazione su un grosso problema delle serie televisive USA. Comunque. Breve riassunto per chi non conoscesse: i personaggi delle fiabe esistono, vengono da un mondo parallelo al nostro, e sono finiti bloccati, privi di memoria e costretti a rivivere più o meno a ripetizione sempre lo stesso giorno, nel nostro mondo, nello specifico nella città di Storybrook, causa Regina Cattiva che li ha sbattuti tutti di qua – e si è autosbattuta in loro compagnia – per averla vinta sull’odiatissima Biancaneve. Il plot dà la stura a tutta una serie di reinterpretazioni più o meno riuscite delle fiabe classiche – e non solo delle fiabe, visto che ad un certo punto viene fuori anche Frankenstein -.
Metto le mani avanti: il vero appassionato di famiglia è Giuliano, che, siccomeche è un regazzetto sensibile (Zerocalcare cit.), queste cose ci piacciono (alert grammar nazi: è scritto sgrammaticato apposta). Io comunque lo seguo con discreto piacere. Diciamo che in generale la confezione è media: media la recitazione, media la sceneggiatura, medio il livello di approfondimento delle tematiche trattate. Ma ci sono due eccellenze: la Regina Cattiva e Tremotino, al secolo Lana Parrilla e Robert Carlyle. Che, innanzitutto, sono due attori straordinari, e si vede. Poi sembrano scritti da altri sceneggiatori: sono credibili, complessi, sfaccettati. Tremotino da solo regge sostanzialmente metà del plot, visto che incarna quella decina di personaggi delle fiabe – per dire, è anche la Bestia – ed è imparentato con metà degli altri. Le puntate che li riguardano sono sempre di alto livello, e godibilissime. Diciamo che seguo la serie per loro due.
Ora, la prima stagione aveva il pregio di essere un prodotto estremamente consapevole di limiti e punti di forza, e dunque molto onesto; inoltre, aveva una bella trama lineare e compatta che, meraviglia delle meraviglie, si chiudeva con la fine della stagione. Un mezzo miracolo. Certo, poi c’era il cliffhanger per la successiva, ma era una cosa gestita in modo molto intelligente e per nulla fastidioso.
Seconda stagione. Che parte col botto. Si rinnova, senza snaturarsi, apre anche una sottotrama interessante ambientata nel mondo delle fiabe. Tutto perfetto. Fino a metà stagione, quando inspiegabilmente la trama nel mondo delle fiabe viene chiusa e la serie in america si prende la sua pausa natalizia. Al ritorno, il delirio. La seconda stagione inizia a oscillare paurosamente tra puntate di assoluto valore e altre noiose o semplicemente incomprensibili nell’economia della storia: cattivi nascono e muoiono nel giro di poche puntate, i personaggi fanno cose incoerenti o incomprensibili, mentre il deus ex-machina e le soluzioni di trama cheap diventano i veri protagonisti. Un delirio. L’ultima puntata che ho visto, la 18, è semplicemente irritante: innanzitutto per l’evidente pigrizia degli sceneggiatori, che mandano avanti la trama a pedate nel sedere (Henry: “Ci servirebbe la Blue Fairy, andiamola a cercare!”; Blue Fairy, comparendo dal nulla: “Eccomi qua!”; eh, sì, ce piacerebbe…), e poi per il modo raffazzonato e inverosimile col quale vengono legati assieme elementi di trama che, è evidente, erano stati infilati senza sapere che senso avrebbero avuto. Ed ecco che OUAT inizia a mostrare segnali preoccupanti di Lostismo. Avete presente il Lostismo, no? Quel modo paraculo di fare sceneggiatura infilando “misteri” nella trama che sono fini a se stessi e dei quali non si ha alcuna spiegazione, dicendosi “Ma sì, dai, poi qualcosa ci inventiamo”, solo che poi gli anni passano, arriva l’ultima stagione, e tu non hai avuto manco mezza idea, e tutto finisce che se stappi l’isola poi quella affonda. Dio, mi ci vorranno anni di psicoterapia per brasarmi la mente dal finale di Lost…
Comunque. OUAT si è sempre rifatto a Lost in modo dichiarato: innanzitutto nella struttura, che alterna flashback a parti ambientate nel presente, e poi con tutta una serie di inside jokes tipo i numeri ricorrenti, il fumo viola della maledizione della Regina Cattiva, evidente rimando al Fumo Nero, l’apertura delle inquadratura su occhi che si aprono…roba così. Adesso lo plagia direttamente negli stratagemmi di scrittura. Peccato che Lost avesse dalla sua una cosa che a OUAT manca: la capacità di portare a casa sempre e in modo egregio l’episodio. Ok, c’è qualche eccezione, su sei stagioni è fisiologico. Ma la scrittura del singolo episodio è quasi sempre magistrale, senza contare l’approfondimento dei personaggi, il livello della interpretazioni…tutto. Ed era questo tutto a farci dire, ancora oggi, che Lost è un pezzo di storia della televisione, nonostante tutto. Ecco, OUAT tutto questo non ce l’ha, e dunque qualsiasi passo falso nella trama, orizzontale o verticale, risalta come una patacca di cioccolata su una tovaglia immacolata.
Il problema, e qui veniamo all’excursus che vi dicevo in apertura, è che evidentemente la serie non è stata progettata fin da principio per durare più di una stagione. È una cosa comprensibile: una serie tv è soggetta a vincoli di vario genere, e la durata della sua messa in onda dipende da molti fattori. Quando cominci a scriverla, non sai se e quanto durerà. Questo impedisce a prodotti tipo Lost, basati sul mistero, di chiudersi in modo degno. C’è chi aggira il problema creando dei personaggi, e legando ad essi la serialità (che ne so, The Big Bang Theory) o cambiando le carte in tavola ad ogni stagione (American Horror Story) e chi invece si ostina. OUAT appartiene a quest’ultima categoria. Ora, sarebbe anche stato comprensibile che gli autori non avessero progettato già una seconda stagione quando OUAT fece il suo esordio; non si capisce invece perché non si siano peritati di scriversi il plot di tutta la seconda stagione quando quest’ultima è stata confermata. Perché è evidente che ormai vagano senza bussola, per mera accumulazione: i cattivi di stagione si sono rivelati assai deludenti (anche perché, francamente, Tremotino e la Regina Cattiva hanno stabilito uno standard piuttosto alto, al riguardo), così tanto che uno non sappiamo manco dove sia finito, l’ultima volta l’abbiamo visto sbattuto in uno scantinato e non se n’è saputo più niente, per cui via, cambiamoli! Ma che senso ha infilare una nuova cattiva out of nowhere alla puntata 18? Taccio poi sull’azzeramento della minaccia rappresentata dal personaggio che arriva dall’esterno a Storybrook e sembrava chissà che dovesse combinare.
Ok, ok. C’è un chiaro errore in tutto quel che ho detto. La serie non è finita. Magari salveranno capra e cavoli alla fine. Resta il fatto che la serie ha oscillato per una stagione intera, senza mantenere un chiaro standard qualitativo e senza riuscire neppure a prendere una direzione precisa. Bon, vedremo che succederà con l’episodio di stasera.

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