Archivi del giorno: 20 giugno 2013

Once Upon a Tome 2×22: un patto tradito

E così, ieri sera ho visto l’ultima puntata della seconda stagione di OUAT. Che dire? Eh, bella domanda. Perché da un lato, in sé, l’episodio non è male, e getta anche interessanti premesse per la terza stagione; d’altro canto, però, le incongruenze e le voragini di trama della stagione impediscono all’episodio di sviluppare tutto il proprio potenziale, visto che c’è così tanta roba da spiegare/chiudere/rappezzare. Senza contare che si continua con una serie di fastidiosi stratagemmi di sceneggiatura che speravo sepolti con l’orrenda puntata 20, per cancellare il ricordo della quale mi piacerebbe farmi sottoporre ad un processo simil-Se Mi Lasci Ti Cancello. Comunque, il problema è un altro: il problema è che il trittico 18-19-20 ha così tradito il patto con lo spettatore che ormai a me personalmente riesce incredibilmente difficile abbandonarmi di nuovo a questa serie. Sì, perché io non ho problemi a seguirti e a passar sopra ai tuoi difetti, se riesci ancora ad appassionarmi; ma tu m’hai stravolto i due migliori personaggi della serie, ti sei dato ai deus ex-machina come se non fosse un domani e hai prodotto l’episodio peggio scritto della storia dei telefilm americani, in cui non solo m’hai massacrato Regina, ma m’hai proprio prodotto una cosa che non c’ha senso. Mi spiace, io adesso non riesco più a fidarmi. È triste che ci vogliano venti episodi per guadagnarti la fiducia dello spettatore, e poi uno solo per perderla per sempre o giù di lì. Ma è così, ahimé.
Vabbeh, veniamo al merito. L’episodio in sé, dicevo, è anche carino. Alla buon’ora, dopo ventidue puntate, qualcuno si ricorda che, ehi, abbiamo Hook! Un personaggio iconico! Forse fargli fare da punching ball è un po’ sprecato, e gli cuciono addosso un flashback non disprezzabile. Il problema è che, come purtroppo è d’uso da seconda metà di stagione in poi, le dinamiche tra i personaggi non funzionano e sono risolte con sciatteria. Il rapporto Hook Bae poteva essere interessante, ma risolto così, in dieci minuti di flashback, non ha senso: perché Hook si affezioni così tanto a Bae resta oscuro, e no, non basta la storiella del “siamo stati abbandonati tutti e due”. Un po’ più convincente il fatto che sia il figlio di Milah, ma ricordiamoci che quest’ultima Bae l’ha abbandonato per seguire il pirata, e hai voglia Hook a dire che lei l’ha rimpianto ogni giorno della sua vita: è rimasta comunque con te, e in malora il figlio. Anche a te dovrebbe fregarne molto poco. Anche la sua decisione di tornare indietro col fagiolo casca un po’ dalle nuvole, mentre è francamente incomprensibile che Hook, dopo una stagione a menarcela che doveva ammazzare Rumple, d’improvviso scopra che gli interessa di più vivere. Il che rende i 21 episodi precedenti inutili o giù di lì. Apperò. Lo so, tutto questo in realtà viene giustificato all’interno dell’episodio, ma è fatto con sciattezza, con dialoghi imbarazzanti e in modo troppo repentino. Non si tratta di snodi di trama da nulla, visto che il desiderio di vendetta di Hook è stato uno dei motori di buona parte della stagione.
Anche Rumplestiltskin non ne esce molto meglio: prima vuole morire, poi vuole andare a salvare Henry, che a inizio puntata ha cercato di uccidere. Sì, ok, è morto il figlio nel frattempo, ma anche qua, Rumple prende decisioni importanti per la sua vita così, nel giro di dieci minuti.
Continuano poi i deus ex-machina: guarda un po’, la Fata Madrina ha prodotto il filtro che ridà la memoria. Stavolta gli sceneggiatori si devono essere accorti di star giocando sporco, e lo fanno dire direttamente a Rumple: how convenient, la pozione è pronta proprio due nanosecondi prima della distruzione di Storybrook. Brontolo ci spiega che no, la Fata ci stava lavorando da tempo. Magari se ce la facevate vedere al lavoro, se almeno una volta avesse detto a qualcuno che, incidentalmente, stava cercando di far tornare la memoria alla gente, forse ci credevamo di più. Tralascio Tamara che in certe scene pare un’agente della CIA, e quella dopo inciampa e casca come una cretina giusto per dare un po’ di pathos ad una scena d’azione abbastanza moscia. Senza contare Greg e Tamara che in questi ultimi episodi hanno cambiato missione duecento volte: prima Greg pare un pirla qualunque cascato a Storybrook per caso, poi cerca il padre, poi vuole annullare la magia. Adesso no, il vero punto era trovare Henry, missione alla quale non mi pare lui e la sua insopportabile compare si fossero dedicati con grande passione fin qui. Anzi, diciamo che sembrava gliene fregasse assolutamente nulla, stante per altro che Tamara sapeva da un bel po’ dell’esistenza di Henry, e non aveva dato mostra di interesse nei suoi riguardi. E vabbeh.
Cose positive? La scena dell’agnizione tra Rumple e Belle; la coppia funziona, è l’unica coppia di cui allo spettatore freghi qualcosa, visto la diabetica mielosità di David e Snow, e Carlyle è sempre Carlyle. Non male anche la scena di Regina che decide di sacrificarsi per Storybrook. Ma le cose davvero interessanti succedono alla fine: belli i Bimbi Sperduti, bella l’Isola Che Non C’È, bella in generale l’idea di rendere il tutto minaccioso. Mi piace anche che Peter Pan cerchi Henry, ma, visto come le cose sono state gestite fin qui, ho il fondato sospetto che sia una cosa buttata lì così, nella speranza che durante l’estate agli sceneggiatori venga un’idea per giustificare il tutto.
Mah. Io non riesco davvero a spiegarmi come questa serie possa aver fatto questa fine. Non capisco come gente che fino a dieci episodi fa quanto meno sapeva scrivere, improvvisamente ha iniziato a fare le cose in modo così sciatto e brutto. È inspiegabile. Speriamo che la terza stagione si risollevi, tutto sommato mi stavo divertendo.

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