Il corpo privato

Ieri ho letto due articoli che possono sembrare difformi, ma che mi hanno stimolato le stesse riflessioni.
Uno è questo, sull’allattamento al seno, e l’altro è la tristissima polemica sui pantaloncini delle ragazzine. Circa il secondo, come tutte le polemiche cretine sul web, s’è diffuso peggio di un virus, con controarticoli e riflessioni di vario genere. Che sono giusti, per carità, tant’è vero che anch’io son qua a parlarne, ma mi fa una tristezza immensa pensare che siamo ancora qua a parlare dei centimetri di carne esposti come se fossero quelli a fare la differenza in uno stupro.
Comunque. Accomuno i due articoli perché entrambi parlano del corpo delle donne e dei limiti della sua libertà.
Un uomo, tutto sommato, può fare quel che vuole del suo corpo. Non ha codici di abbigliamento specifici da rispettare per uniformarsi alla morale – a parte l’andare in giro nudi, ovviamente – e nessuno gli dirà mai che l’hanno picchiato perché aveva i pantaloncini corti piuttosto che i jeans. Le donne no. Il loro corpo è da sempre campo di battaglia, per via di questa cosa benedetta e maledetta insieme che è la maternità. Poiché la maternità – non completamente a torto, certo – viene intesa anche in senso sociale (è il modo con cui la specie si propaga e si mantiene), tutti si sentono in diritto di mettere bocca sull’uso che una donna fa del suo corpo. Un corpo femminile non appartiene solo alla sua proprietaria: viene percepito come un “corpo sociale”, sul quale la colletività si sente autorizzata a legiferare. Mi spiace, non funziona così.
Io sono stanca di sentirmi di continuo dire cosa devo fare col mio corpo. Sono stufa del paternalismo di certe organizzazioni per la promozione dell’allattamento del seno, che ti trattano come una cretina che non sa usare le proprie tette se non è guidata da un esperto, tipicamente un’altra donna, segno che i maschi son stati bravissimi a inculcarci in testa le loro idee su come le donne debbano comportarsi. Se non allatti al seno sei una degenerata che non ama a sufficienza suo figlio, se ti va via il latte è perché “non eri abbastanza motivata”, o non ti ha motivato a sufficienza il tuo medico, o tua madre, o chiunque la società ritenga autorizzato a insegnarti come si cresce la prole. E a me allattare piaceva. Solo che ogni piacere perde attrattiva quando non è qualcosa di liberamente scelto, ma imposto. E sono anche stanca di non poter essere libera di vestirmi come mi pare, e avere come unico limite le leggi sugli atti osceni in luogo pubblico e il mio personale senso del pudore. Ogni volta che esco da sola, o con un’amica, devo star lì a scegliere oculatamente l’abbigliamento, perchè ho paura: ho paura che la gonna troppo corta venga interpretata come un segnale di disponibilità sessuale, ho paura che il tacco urli “disponibile!”, che il jeans stretto attiri i commenti volgari della gente per strada. No, non mi piace l’apprezzamento fatto dallo sconosciuto che mi passa accanto, no, non mi lusinga il fischio. E la cosa che mi fa incazzare di più è che a fermarmi è la paura, cioè, in fin dei conti, me stessa. Ci hanno infilato così a fondo in testa l’idea che l’uomo è predatore, e che se vede due centimetri di coscia non capisce più niente, che non c’è neppure bisogno di divieti specifici: ci censuriamo da sole. E questo è orrendo.
Vi dico una cosa: la minigonna non la metto perché voglio rimorchiare, il tacco non lo uso per dare segnali di disponibilità sessuale. Ho trent’anni, sono consapevole di me e del mio corpo, questa è probabilmente l’unica età nella mia vita in cui percepirò così chiara l’unità tra il mio spirito e il mio fisico, fisico per altro che ho modellato, costruito sui miei desideri, affinché fosse il più simile possibile alla mia anima, con anni di sacrifici. Per questo lo espongo. Perché parla di me. Esprime il mio percorso, è una mia personale vittoria, racconta la mia storia. E non c’è niente di sessuale in questo, e nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a leggerci altro che questo: una libera espressione dell’io.
Ma purtroppo non viviamo in un mondo fatto così. Viviamo in un posto dove non si insegna il rispetto agli uomini, ma la paura alle donne. Non è libertà questa, non è piena libertà se io non posso esprimere me stessa nei modi e nelle forme che voglio, modi e forme leciti e tollerati invece per gli uomini.
Rifletteteci. Non siete voi che “non dovete farvi stuprare”; sono loro che vi devono rispettare. E questo rispetto passa anche attraverso la consapevolezza che il corpo è mio, e solo io posso disporne. Solo io decido come e quando offrirlo ad un uomo, o quando letteralmente affittarlo ad un altro essere che crescerà dentro di me, solo io decido se e quando usarlo per sfamare mio figlio. Queste sono tutte cose estremamente intime, che pertengono lo spirito, che nessuno può imporre per legge. Certo, è giusto che ci sia una corretta informazione sui pro e i contro dell’allattamento al seno e artificiale, ma la scelta alla fine deve essere delle donne, che non devono essere colpevolizzate per quel che decidono di fare. Mia madre mi ha allattata pochissimo, a tre mesi ho iniziato a bere il latte vaccino, perché all’epoca si faceva così – mentre adesso ti tolgono la patria potestà, se ti azzardi – e non mi sembra di essere venuta su così male, né fisicamente né psicologicamente. Ok, sono ansiosa, ma con gli anni, guardandomi intorno, mi sono accorta di non essere la sola, e neppure quella col caso più grave.
Io sogno un mondo in cui le donne siano libere davvero, in tutto, e non schiave della paura, perché è così che ci stanno ingabbiando tutte. E la cosa che mi fa incazzare è che questo mondo, secondo me, è a portata di mano, e nessuno lo vuole realizzare. Le donne in primis. Purtroppo stamattina non uscirò in shorts, perché non posso farcela a tollerare gli sguardi e ad affrontare la paura. Ma non dovrebbe essere così, dannazione, non dovrebbe.
Vi lascio con due segnalazioni. La prima è questo racconto tremendo di uno stupro: in uno stato di diritto una persona è innocente fino a prova contraria, giustissimo, ma questo sacrosanto diritto non può e non deve trasformarsi in un’umiliazione continua delle vittime, colpevolizzate solo perché non si adeguano al modello di donna dominante. L’altro è questa splendida immagine, che dice moltissimo su quanto il nostro corpo sia un campo di battaglia.

16 Tags: , ,

16 risposte a Il corpo privato

  1. _sibi_ scrive:

    si, quello che pensi è giusto, ognuno può indossare quello che vuole per sentirsi a suo agio, ma c’è una fetta della popolazione femminile che si veste in modo provocante per provocare, appunto, reazioni nella popolazione maschile.
    Lo dico perchè conosco ragazze di questo tipo, che se fanno una battaglia di gavettoni non ci pensano due volte per toglersi la maglietta e rimanere in reggiseno. Ma c’è una bella differenza fra andare in giro in reggiseno e andare in giro in shorts, lo dico perchè mi sembra che qualcuno abbia mischiato le due cose.Insomma, ti pui vestire come vuoi, nesssuno te lo vieta, ma almeno un po’ di pudore…hai mai visto dei ragazzi che vanno in giro in mutande? no, perchè allora andare in giro in reggiseno? Non ti puoi offendere se qualcuno ti critica, perchè o lo fai per protesta, e allora sono proprio le critiche che cerchi, o lo fai per attirare l’attenzione sul tuo corpo, e li l’insulto sibilato fra i denti te lo devi proprio aspettare. Ma è comunque diverso dall’indossare gli shorts, che non sono biancheria intima. in questo caso si parla di come uno li indossa. La maggior parte delle ragazze indossa gli shorts perchè sono belli, comodi, ecc, quelle da criticare sono coloro che lo fanno per attirare gli sguardi, trasformando un semplice indumento in un arma di seduzione.
    In poche parole: non si deve MAI generalizzare, perchè esistono casi e casi, e mettere tutto insieme così fa passare un’immagine della donna sbagliata e un messaggio sbagliato, perchè si è giusto vestirsi come si vuole, ma va ricordto che non tutto è lecito, che andare in giro in reggiseno non è come andare in giro a torso nudo per un ragazzo.

    • Licia scrive:

      Ma perché, è peccato provocare? Se una si veste in un certo modo anche per essere guardata c’è qualcosa di male? Ricordo che volersi sentire bella non significa affatto “stuprami pure, che mi piace”. Molto probabilmente, chi si mette la minigonna per essere guardata sarà lusingata da eventuali commenti dei passanti: buon per lei, che problema c’è? È un comportamento che ha la stessa dignità di chi invece il fischio dello sconosciuto lo trova fastidioso.
      Quel che voglio dire è che il rispetto è dovuto a prescindere, e che fino a quando non si lede la libertà altrui si può fare quel che si vuole.

  2. Stefano Moretti scrive:

    A proposito dell’allattamento al seno, solo io trovo allucinante quello spot di non so cosa che dice più o meno “dopo un anno, spesso le donne non possono più allattare (e quindi comprate il nostro prodotto XY per i bambini senza più latte materno)”? Ma un anno di allattamento non è già un’enormità, dal punto di vista biologico?

    Per Nihal: è brutto dirlo, ma comportamenti come quelli che hai raccontato sono DA DENUNCIA. E finché i compagni, ma soprattutto i genitori e gli insegnanti, faranno finta di niente, questa persona sarà un pericolo pubblico. Questa persona va AIUTATA SUBITO, e se i genitori e gli insegnanti non lo fanno di loro iniziativa VANNO DENUNCIATI. O si aspetta che ci scappi il morto? Non basta allontanarsi, non basta tollerare: l’unico modo di essere veramente amica è far sì che questa cosa venga fuori, e si prendano i provvedimenti necessari (ovvero, TERAPIA PSICOLOGICA).

  3. Mlle Kurtz scrive:

    Premetto che probabilmente sto travisando qualcosa, ma mi piacerebbe dire la mia. Premetto anche che ho 23 anni, quindi ne passerà ancora di tempo prima che abbia una prole adolescente da gestire, ma se mia figlia un giorno vorrà uscire vestita da battona si sentirà semplicemente rispondere “no”; non perché non condivida il sacrosanto diritto dell’individuo a vestirsi come gli pare, ma perché ci sarà sempre qualche caput minchiae là fuori che la considererà una battona perché si veste come tale. Un conto è vestirsi come ci piace, un conto è forzare la mano per provocare e attirare furbescamente gli sguardi (e tutti, penso, sappiamo che non è affatto infrequente). E poi è una questione di buon gusto, insomma. Non la vedo come una limitazione della mia libertà personale avere il pudore di riconoscere che no, forse andare in giro praticamente in bikini in centro città non è una buona idea. Poi magari sono io.
    Il mio tono non è polemico, sto solo cercando di ragionare e usare il buon senso. L’indipendenza di pensiero dell’individuo e della donna in particolare è un valore intoccabile, ma è sempre pericoloso, a mio parere, focalizzarsi sugli ideali e perdere di vista la realtà, visto che non è semplice né immediato cambiare la testa delle persone…
    I miei modesti due centesimi.

    • Licia scrive:

      Qui stiamo confondendo due ordini di problemi: io credo che ognuno debba essere libero, entro le leggi, di vestirsi come gli pare e non per questo essere tacciato di cercarsi lo stupro, anche perché la violenza è quasi sempre del tutto indipendente dal tipo di abbigliamento della vittima. Gli sguardi più indecenti me li sono tirati addosso in felpa e jeans a quindici anni, quando il mio abbigliamento era tutt’altro che provocante. Poi io il processo alle intenzioni non lo sopporto: ognuno ha i suoi motivi per vestirsi in un certo modo e sono fatti suoi. Poi, sì, il mondo è brutto e cattivo, e, certo, anch’io se vado in giro da sola mi metto i jeans invece che la minigonna e dirò di fare lo stesso a mia figlia. Ma non diciamo che è giusto e bello che sia così.
      Poi, ognuno ha il suo senso del pudore: c’è chi non si sente a proprio agio se non ha le gambe coperte e chi si mette in minigonna anche a -20°. Quel che chiederei è rispetto per entrambi. E, tra parentesi, a tredici anni sono andata in giro in short e maglietta, ma credo di aver avuto una vita sentimentale vari ordini di grandezza meno movimentata della media di molte delle ragazzine di quell’età. A me le etichette danno fastidio, sempre, perché falsano la realtà.

  4. Qualcuno95 scrive:

    No, infatti! Niente e nessuno può giustificarlo, tutti gli atti illeciti meritano di essere puniti dalla legge a prescindere dalle circostanze e dalle intenzioni (come in teoria prevede la legge italiana, ma lì non so come funzioni di preciso). L’unica cosa che ho da ridire è che questo mondo non è perfetto e siamo tutti consapevoli che alcune persone hanno cattive intenzioni, soprattutto nelle discoteche! Io non accetterei mai un drink da uno sconosciuto, figuriamoci la droga… in macchina… Se è vero che gli uomini vedono nel modo in cui ci vestiamo certi segnali, anche alcuni loro gesti possono essere interpretati… “possono” non vuol dire “faranno per certo”, ma essendo una possibilità va ponderata.

    • yara scrive:

      Scusami se lo dico, ma io non ho nessuna intenzione di smettere di vestirmi come mi pare perché “potrebbero stuprarmi”. Se un uomo vuole stuprare una ragazza, può essere vestita in qualsiasi modo e lui non cambierà idea, credimi. Non sono cose che succedono “per caso”.

    • Qualcuno95 scrive:

      Io infatti sono la prima ad andare in giro come mi pare, in ogni caso non parlavo dei vestiti…

  5. Agnese scrive:

    Quest’articolo capita a proposito. Proprio ieri mi sono accaduti due episodi, di poco conto, che però mi hanno segnata. Ero uscita per andare al cinema con le mie amiche e mi ero messa una maglietta e un pantalone un pò attillati. Proprio davanti casa vedo passare due extracomunitari che mi guardano e mi iniziano a dire che sono bella e cose simili. Io ho tirato dritto, non li ho affatto guardati, sapevo che sarebbe stato anche peggio. Però intanto il cuore mi scoppiava in petto. Per la prima volta ho capito cosa significa il termine “mettere gli occhi addosso ad una persona”. Me lo hanno sempre detto in tanti ma io non ci facevo caso. Sono ancora molto giovane per questo forse la cosa mi ha spaventato il doppio. Da quel momento per tutto il tragitto per arrivare al cinema ho avuto paura. Cercavo di capire perchè con quei vestiti facevo un certo effetto e poi mi son detta che non sarei più uscita con quella maglietta. Poi ne ho parlato con la mia amica e mi ha detto le stesse cose scritte sull’articolo, o perlomeno il significato era lo stesso. E ho cambiato idea, ho pensato di fregarmene. E’ estate e io per prima cosa mi vesto con canottiera e pantaloncini perchè fa caldo. Devo ammettere che a volte mi vesto così anche per attirare un pò l’attenzione. Perchè so di avere un bel corpo ma io sono una che non lo mette mai in mostra e poi tra i miei amici sono considerata tutt’altro che bella. Quindi a volte mi viene spontaneo pensare di vestirmi in una certa maniera per sembrare più carina. Poi però vengono i dubbi e le preoccupazioni. Sento di essere un pò timorosa quando devo uscire e di avere quindi paura. Eppure non dovrei averla. Le parole di quest’articolo mi hanno colpito e mi hanno convinta ad essere più sicura di me stessa. Io mi sento una femminista. Certo, detto così, adesso non può sembrare niente di particolare però io ci credo. Credo che la donna debba avere libertà. E molte volte sento dire che la libertà per le donne in paesi come l’Italia c’è già concessa da tempo. Ma non è così se poi girano articoli e informazioni di stupro e violenze. E’ anche vero che però molte donne vanno in giro vestite in un certo modo proprio perchè vogliono lanciare un certo messaggio (di disponibilità sessuale e via dicendo). Comunque secondo me la libertà si trova proprio in queste piccole cose: l’uomo se ne può andare in giro come gli pare e la donna no. Perchè? Quest’articolo è ciò che ho sempre pensato ma che non sono mai riuscita a formulare. In altri paesi ci sono sicuramente casi più gravi. Casi in cui la donna non ha alcun diritto. Però anche qui non c’è libertà allora se noi ragazze non possiamo andare in giro in shorts o in reggiseno perchè siamo appena reduci da una lotta con i gavettoni. Devo dire che io in ogni caso non sono quel tipo di ragazza. Non mi sono mai messa in mostra. Vedo tutte le mie amiche che si mettono i reggiseni imbottiti, chili di trucco e mini-pantaloncini. Io no. Non sono quel genere. Però non significa niente. E qui ricomincerei a dire che le donne possono andare in giro vestite come vogliono. Ma l’ho già detto, l’abbiamo già detto. Invece per l’allattamento al seno non so che dire. Probabilmente perchè sono ancora giovane e certe cose non mi riguardano. Però, anche prima di leggere gli altri commenti sul primo articolo, sicuramente non mi sono trovata d’accordo con quella nuova legge. A partire dal fatto che molte donne non hanno proprio la possibilità di allattare e allora come fanno? Devono per forza utilizzare il latte in polvere. Così siamo di nuovo da capo a dodici. Ormai si dice che le donne hanno tutte i loro diritti poi però nascono addirittura sciocche conversazioni su come si devono vestire delle ragazzine per non attirare l’attenzione! E non abbiamo risolto niente.

  6. Qualcuno95 scrive:

    Riguardo l’articolo letto, sono d’accordo sul fatto che gli stili di vita non debbano influenzare un processo al punto da distogliere lo sguardo dall’argomento centrale, ovvero lo stupro… però così come tu oggi hai avuto paura di indossare i pantaloncini, lei avrebbe dovuto aver paura di salire nella macchina di uno sconosciuto! Purtroppo questo non è il mondo ideale in cui gli uomini hanno rispetto e noi non abbiamo paura, ma non dico nemmeno che sia del tutto utopistico. I progressi vanno a passo di lumaca e nel frattempo che quel mondo si realizzi, non dico di vestirci come monache, ma evitare di dare confidenza a sconosciuti che non ti convincono mi sembra una saggia precauzione.

    • Licia scrive:

      È ovvio che ognuno cerca di difendersi come meglio crede, ma una vittima rimane una vittima, e deve essere tutelata, indipendentemente dai comportamenti che ha tenuto. È imprudente andarsene in giro con gli sconosciuti, certo, ma questa non può essere un’attenuante nei confronti dell’aggressore. Niente, ripeto niente giustifica uno stupro.

  7. yara scrive:

    Il fatto è che, sinceramente, dubito che le persone si siano rese conto che non è colpa di chi viene stuprato. Una può anche fare la stronza con tutti quelli che passano, ma non è un buon motivo per stuprarla. E non mi riferisco alle situazioni da “una volta e via” che capitano da ubriachi, in cui, più o meno, c’è il consenso di entrambi, ma proprio lo stupro, il mettere le mani addosso a una donna perché “si perde la testa”. Beh, la sai una cosa? Fai bene a tenertela, la testa, perché io non ci credo più. E poi, cosa si pensa? Che le donne possano cambiare gli uomini “cattivi”, se così si può dire, con il loro amore? Ma per favore. Non voglio togliere che possa capitare, ma non prendiamoci in giro. Non è ovvio, nemmeno un po’.
    Poi, passando al modo di vestire, io credo che una persona (e non dico una donna, ma una persona) abbia il diritto di decidere come vestirsi. Alla discrezione e al pudore della persona stessa sta poi convincersi a non oltrepassare certi limiti. Ma, sinceramente, non trovo che ci sia nulla di grave ad andare in giro in pantaloncini. E, se una donna ha delle belle gambe, magari farlo può dare anche qualche soddisfazione. Ma il fatto è che una donna è bella per se stessa, non per gli uomini che potrebbero guardarla.
    Per quanto riguarda l’allattamento al seno… insomma, ma dove siamo? Se una non ha il latte, o se magari non ha voglia di tirare fuori le tette anche in pubblico per allattare suo figlio, che senso ha criticare? Sinceramente, se una donna decide di avere un figlio, significa che ha deciso anche cosa è disposta a fare. è ovvio che farà tutto il possibile, ma a volte ci sono delle cose che infastidiscono troppo o che comunque non sono possibili. E vaglielo a dire a una donna che si è data la pena di aspettare (e neanche fosse facile) nove mesi, che si è fatta un sacco di problemi; che non crede abbastanza nella propria gravidanza. Ma quanto saremo caduti in basso?

  8. Nihal scrive:

    partiamo dal fatto che a me non piacciono le gonne. non è niente a che vedere con: non le metto perchè se no mi stuprano. a me non piacciono e basta. sono fissata con l’abbigliamento pratico, perchè penso: se vado a cadere e mi si strappa la gonna che faccio? però se cado e mi si strappa il jeans non fa niente, arrivo a casa e mi cambio. una fissa personale che non ha niente a che vedere con la paura di essere stuprata.
    però a certe cose sono sensibile.
    vi porto un esperienza personale: un mio amico di infanzia si è preso una cotta per me dalla prima media. dopo un po’ di tempo un suo amico si è preso anche lui una cotta per me. – metto in chiaro: non mi sono mai considerata bella. non sono magra, non ho bei capelli, e porto degli occhiali enormi che a detta di mio padre mi fanno sembrare ancora di più una secchiona. non sono io quella che fa sbavare tutti i ragazzi della classe, anzi il perfetto contrario-
    ma tornando a noi: quasi un anno fa il mio amico di infanzia ha iniziato a interessarsi particolarmente a me e a una mia amica. nulla di male, però aveva iniziato a diventare ossessivo. ci gironzolava sempre intorno, ma soprattutto si era accaparrato per non so quale ragione il diritto di toccarci sempre i capelli. una cosa banale. a me piace quando mi toccano i capelli. e non era nemmeno il primo ragazzo che lo faceva. per dirla tutta, l’anno scorso a scuola avevo dietro una mia compagna che durante le lezioni giocava sempre con i miei capelli insieme al suo compagno di banco che era un ragazzo. e a me piaceva. mi piaceva un sacco. era bello quel brivido di piacere che ti attraversava il collo e scendeva giù per la schiena.
    ma quando me lo faceva lui, il mio amico di infanzia, non era la stessa cosa. perchè c’era qualcos’altro dietro quel ripetuto e ossessivo gesto di toccarmi i capelli. qualcosa che mi faceva sentire male. poi ha iniziato a tirarmi sempre a sè. io mi allontanavo e lui mi riprendeva per il braccio per riavvicinarmi a sè. io sono scoppiata a urlare tante volte contro di lui, il problema è che sin da quando eravamo entrambi bambini lui a crisi isteriche. e non sto scherzando. ha minacciato un sacco di volte di tagliarsi la gola con le forbici e nel maggio scorso, dopo essere stato beccato con le fotocopie durante un compito in classe, voleva buttarsi giù dalla finestra del secondo piano della scuola. un mio compagno di classe la ripescatto e letteralemnte scaraventato a terra giusto in tempo. io, dall’altra parte della classe, l’avevo già visto giù.
    allora io, ogni volta che mi toccava – che non faceva niente, per carità, ma a me dava fastidio – gli urlavo contro di smettere, e lui puntuale scappava via e quando i professori lo andavano a riprendere si faceva gli occhi di lacrime per apparire vittima. mi guardava con una rabbia negli occhi che mi metteva i brividi.
    una volta, nella foga di tirarmi a sè – era febbraio – mi divincolai e lui mi strappo letteralmente il giubbotto di dosso. non so ancora come diavolo feci a non tirargli un pugno e poi a scoppiare a piangere.
    era già un po’ di tempo che lo evitavo, e da allora quasi non gli parlai più. erano successi altri episodi, addirittura la mia amica sostenne che le avesse tirato uno schiaffo, una volta, durante una delle sue crisi, ma non ho ancora capito se fosse vero oppure solo una bugia…
    sta di fatto che mia madre iniziò a chiedere perchè non ci vedessimo più. era comprensibile, perchè prima stavamo sempre insieme, lui mi chiamava e stavamo ore al telefono…
    Ma io mi sentivo in colpa e mi vergognavo per quello che era successo. che non era successo niente, ma io avevo capito che c’era un che di violento e possessivo in lui e avevo paura. appena lo vedevo mi stringevo nei vestiti e mi allontanavo… stavo male. tante volte mi era ripromessa di non rivolgergli più la parola e puntualmente ci ritrovavamo a parlare.
    il problema è che io mi sono sempre sentita responsabile nei suoi confronti. sin da quando eravamo piccoli, ad ogni suo attacco isterico mi dicevo: è colpa tua, tu sei sua amica, tutit dicono che accanto a te si calma e tu non riesci a camvbiarlo? a fargli capire che sbaglia cadendo nelle sue crisi?
    e anche adesso mi sentivo responsabile.
    successivamente io e quella mia amica gli parlammo dicendogli che ci eravamo stancate del suo continuo toccarci in quel modo. e lui ha smesso.
    però è sempre stato geloso di me.
    quando il suo amico faceva il galante con me lui si infuriava.
    e io non ho mai detto a nessuno quello che è successo.
    però una cosa me la sono ripromessa.
    da settembre, quando inizieò le scuole superiori, un’altra era finalmente, un nuovo inizio, io non gli sarò più amica.
    per otto anni ho sopportato i sensi di colpa, per otto anni ho sopportato i suoi sguardi, ma adesso basta. quando inizierò le superirori con lui non volgio più averci a che fare.
    e glielo ho detto, ma lui non vuole credere.
    che rimanesse pure nelle sue convinzioni, perchè questa vita è mia, con lui avrei potuto rompere anni e anni fa, ma non l’ho mai fatto perchè sono troppo buona e mi fa male sapere che sto facendo soffrire qualcuno. chissà perchè, però, agli altri non fa mai male quando fanno soffrire me.

    • Licia scrive:

      Io invece ti consiglio di parlarne con qualcuno, magari un adulto, perché è meglio che in questa cosa tu abbia un supporto. Tu non hai nessuna colpa, e non sta scritto assolutamente da nessuna parte che tu, alla tua età, debba farti carico di una situazione complessa come quella di questo ragazzo. Dillo ai tuoi e fatti supportare nella tua decisione di non frequentarlo più.

    • Nihal scrive:

      sai, il problema è proprio questo: i mie lo sanno delle sue crisi isteriche. tutti lo sanno. ma se non sono i suoi genitori a prendere provvedimenti, noi cosa possiamo fare? presentarci a casa sua e di punto in bianco tagliare tutti i ponti? il problema è che poi in questa cosa ci andrebbero di mezzo anche gli adulti che non vi hanno nulla a che vedere. non ho detto nulla dei suoi comportamenti ossessivi, ma nessuno si farà mai carico di questa situazione. anzi, adirla proprio tutta solo io sono quella che lo “combatte”, l’unica che sta gli a sgridarlo manco fossi io sua madre.
      la mia amica di cui parlavo sopra lo giustifica perfino, e a me il suo modo di tirarsi indietro, di non provare neanche a ragionarci mi da i nervi.
      diavolo, lo conosciamo! sono otto anni che andiamo a suola insieme e ancora non hai capito che evita i suoi comportamenti solo quando inizia ad avere paura che possano avere un risvolto negativo su di lui?
      alle elementari non si azzardava a fare scenate davanti a me, perché sapeva che all’epoca io ero capacissima di andare dai miei a “spifferare” tutto, e i miei poi, in un modo o nell’altro, avrebbero cercato di dire a suoi che aveva fatto qualcosa che non doveva fare…
      Qualche anno fa, davanti a mio padre, al campo da tennis, lanciò contro una racchetta a una ragazza per un posto in fila per i palleggi. se l’avesse presa l’avrebbe ammazzata. e mio padre lo disse a sua madre, tanto che per un po’ lui non si ripresentò al campo. ma parlarne con i miei significherebbe poi andare a riaprire una questione vecchia di anni e uscirne con un nulla di fatto. tu hai ragione. ma a che serve? a farlo smettere? non smetterebbe, lo fa apposta, per attirare le attenzioni su di sé cosicché nessuno si azzardi a metterlo in discussione, ragazzi e adulti compresi… Tanto e finita. già non ci vediamo più. ormai la scuola e passata. vuoi o non vuoi, non avremo più occasioni di vederci o quasi.
      glielo avevo detto e manterrò la parola.
      il bello, e che quando glielo dissi, ebbe la sfacciataggine di piangere…

  9. Valberici scrive:

    Di Cubeddu riporto solo una frase, che credo meriterebbe da parte sua una risposta negativa, visto che dal dubbio nasce la conoscenza: “Certo, alcune volte, mi domando anche: sei sicuro di non essere un coglione?”
    Riguardo all’ allattamento ho letto cose tristissime, tra queste vere e proprie gare tra madri a chi allattava più a lungo, con commenti ammirati nei confronti di chi resisteva ai pareri negativi della famiglia, degli amici e dei dottori.
    Sul corpo delle donne molto è stato detto e molto si dirà. Io faccio una riflessione, su una “qualità”, tra virgolette, che manca alle donne. Io credo che alle donne manchi la capacità di associarsi e organizzarsi con finalità di mutuo soccorso e di difesa, prescindendo da un ragionamento etico. E’ una cosa che si nota sul lavoro, con gli uomini che creano strutture di potere maschile e le donne che agiscono in maniera indipendente, molte volte cercando di sfruttare unicamente l’appoggio di superiori gerarchici. Così possiamo avere associazioni di donne che si prefiggono un obbiettivo comune, ad es. l’allattamento, ma che non riescono ad unirsi per obbiettivi più complessi e politici. E’ un po come la questione della coscienza di classe, condizione necessaria per passare lla difesa della stessa e poi a una coscienza rivoluzionaria. Alle donne manca una coscienza del genere. Non a tutte ovviamente, ma a molte, troppe.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>