Muse @Stadio Olimpico, Roma

La prima volta che andai a sentire i Muse era il 2006; li conoscevo da due anni, praticamente non ero mai stata ad un concerto ed ero una loro fan assolutamente sfegatata. Il luogo era il Palalottomatica, loro avevano da poco pubblicato Black Holes and Revelations, il loro quarto album, e il tutto era abbastanza sobrio: il palco era abbastanza piccolo, l’unico effetto speciale era una specie di caffettiera che si alzava e si abbassava sopra Dom, e uscii dall’esperienza praticamente sorda da un’orecchio. Il Palalottomatica ha un’acustica che fa schifo. Comunque, ero assolutamente esaltata. Era stato fantastico, mi ero svitata il collo a furia di headbanging, avevo vissuto momenti di esaltazione totale.
Sono passati sette anni da allora. Nel frattempo li ho visti altri tre volte, e, certo, ne è passata di acqua sotto i ponti. Ammetto anche che ormai i Muse non sono più quella roba lì che ascolto tutti i giorni, più volte al giorno, e l’idea di tornare a vederli mi piaceva, sì, ma non mi causava più quell’ansia mista a esaltazione delle volte precedenti. Sarà l’abitudine, l’età adulta, forse semplicemente è naturale che sia così.
E poi.
E poi il 6 mi ritrovo allo Stadio Olimpico, che così pieno non ho visto mai. Sono vestita come una sedicenne, e non mi interessa cosa la gente ne pensi. Alle 20.45, spaccando il minuto manco fossero svizzeri, i Muse si producono nella prima schitarrata della serata, e la loro musica mi colpisce all’improvviso là dove sono sempre stati, sotto lo sterno, tra stomaco e cuore, in quel luogo dove vive tutto ciò che più profondamente mi appartiene, e semplicemente quei sette anni scompaiono. Io sono di nuovo la ragazzina che li scopre per tirarsi su mentre il fidanzato è all’estero per la tesi di laurea, sono di nuovo la venticinquenne che si spara Fury nelle orecchie a tutto volume, di notte, mentre attraversa il Tirreno di ritorno dalle vacanze, sono di nuovo quella con la maglietta tirata su fin sotto al seno che balla impazzita al Palalottomatica.
Perché la verità è che se hai davvero amato una cosa, se ha fatto parte del tuo percorso esistenziale, allora quella cosa non ti abbandonerà mai, per quanto tu possa allontanarti e seguire altre strade. E i Muse sono ancora e sempre con me. Perché raccontano le mie debolezze e la mia eterna lotta contro le mie paure quando Matt canta “I want to be free from desolation and despair”, perché io credo davvero che “love is our resistance” e non posso fare a meno di pensare a Ido e alla sua ultima battaglia quando nell’aria urlano le note di Knights of Cydonia. La musica dei Muse mi somiglia e mi descrive, e per questo non mi lascerà mai.
Molta acqua è passata sotto i ponti, dicevo, e non solo per me. All’Olimpico il palco stavolta era grandioso, con tanto di fiammone gigantesche che ci proiettavano in faccia il loro calore anche a decine di metri di distanza. C’erano attori, una ballerina che volava nel cielo, e un sacco di effetti speciali di ogni genere che hanno aggiunto moltissimo all’esperienza generale, certo. Ma la musica è sempre quella, e soprattutto invariata è la loro capacità di coinvolgere il pubblico, di essere impeccabili da un punto di vista meramente esecutivo (Dom ha fatto i numeri da circo, lo giuro, e la voce di Matt è qualcosa di straordinario quanto a potenza ed espressività) e al tempo stesso di far sentire sessantamila persone un cuore solo. Ovunque mi girassi, in qualsiasi momento, ho visto solo facce sorridenti e gente che ballava. E questa è una cosa assolutamente straordinaria. Si possono dire tantissime cose dei Muse, si può non apprezzare l’aspetto più magniloquente e vagamente kitsch della loro musica, ma dal vivo sono inattaccabili: è qualcosa che si può capire solo andandoli a sentire. E non si tratta solo di essere straordinari musicisti e professionisti. Si tratta di saper trasmettere qualcosa, tantissimo, alla gente.
I momenti splendidi sono stati tanti: l’attacco è stato meraviglioso, Plug In Baby, sparata così, per terza, è stato uno straordinario colpo al cuore, per non parlare del fantastico terzetto Unintended, Blackout e Guiding Light (la seconda soprattutto, una delle loro ballad più belle e intense), con l’acrobata che volava sul pubblico. La scaletta è stata perfettamente dosata: appena ero stanca per il troppo urlare e ballare, ecco una sezione più melodica per riprendere fiato, e abbandonarsi ad emozioni più intime, ma non meno profonde. Insomma, tutto è stato fantastico: l’aspetto spettacolare, che prima mancava completamente ai loro concerti, la musica, la gestione di tempi e ritmi…e la durata. Due ore e mezza praticamente ininterrotte di musica.
Che aggiungere. Io sono davvero tornata ragazzina. Ho urlato e ballato tutto il tempo, come fossi da sola in mezzo alla folla. Non mi interessava di essere ridicola, di essere stonata e di non saper ballare: ci sono dei momenti in cui bisogna semplicemente lasciarsi andare, e un concerto per me è questo, l’unico rito di massa cui partecipo volentieri, perché non c’è violenza, non c’è prevaricazione in sessantamila persone che ballano e si divertono.
È stato fantastico, l’avrete capito. Da ieri mi fa male un po’ tutto: il collo, gli addominali, sostanzialmente ogni fibra del mio corpicino, che si avvia ai 33 e dunque non è più tonico come sette anni fa. Ma mi fa piacere: con la testa io sono ancora là, e dunque mi fa piacere starci ancora anche col corpo. È stato un po’ come ritrovare una parte di me che non ricordavo, con cui non ero in contatto da molto tempo. Spero di ritrovarla presto, quando tornerò a sentirli, di certo, al prossimo giro.

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11 risposte a Muse @Stadio Olimpico, Roma

  1. Felipe scrive:

    It is really wonderful to read about such experiences.
    Muse is simply the band that rocks my life. I hope it continues for a long time yet.
    Congratulations from a fan from Brazil.
    Hugs

  2. erica2000 scrive:

    A me i muse mi sono sempre piaciuti ma da quando ho sentito unintended grazie a te, fabio e sofia, li adoro…ti arrivano dritti al cuore non solo con la musica ma anche con il testo…infatti il testo di unintended sembra scritto apposta per fabio e sofia…semplicemente stupendi…

  3. giuseppe scrive:

    sei una grande. io i muse li conoscevo già ma non ero un fan accanito .diciamo che una sera girando come al solito in macchina avevo il lettore dvd e mi sparavo i concerti. vidi haarp e ne rimasi entusiasta . era incredibile tutta quella classe,potenza,bravura. non me l’aspettavo forse. così da allora non ho fatto altro che scoprirli e quando è arrivato il momento del tour ho fatto le corse per andarli a vedere.tutto ripagato .i muse dal vivo sono un’esperienza di vita. una delle più belle. una gionata sotto il sole… poi la pioggia … non mi sentivo più le gambe… poi all’improvviso è partita la musica potente intensa… accompagnata dagli effetti speciali che hanno reso il tutto più intenso e magico. d’improvviso non mi sentivo più nulla la mente e le emozioni staccate dal corpo dolorante.partite per un viaggio mistico. alcuni hanno criticato il loro cambio di stile… altri hanno detto che si da molta importanza agli effatti speciali. ma qui è diverso. qui gli effetti non migliorano un film che è brutto… qui abbelliscono un capolavoro. allora bengengano i fili colorati che si snodano sulle note di follow me, le fiamme sui riff di supremacy perchè così sono. sono delle fiamme i muse… sono dei colori… colori psichedelichi forti e romantici. i muse piacciono a tutti. anche a mio padre che guarda solo san remo dal divano di casa sulla rai…. quando gli ho fatto vedere haarp canzoni invincible apocalipse,butterfy and hurricanes… ci è rimasto

  4. Chii scrive:

    Mi chiedevo proprio se c’eri pure tu Licia al concerto… non avevo avuto l’occasione di leggere, in uno dei tuoi post, se avevi preso i biglietti (non so manco se lo hai scritto)!
    Ma sono contenta di leggere che alla fine c’eri anche tu, perché è stato G-R-A-N-D-I-O-S-O! ^^

    Non ci sono parole per descrivere quello che, penso in più di 60.000 persone, hanno provato quella sera all’unisono!
    I Muse sono stati indescrivibili! Tutto è stato perfetto dal mio punto di vista…dalla scaletta, alla scenografia, le due ore e mezza di concerto, sentire Matt parlare italiano per dedicare la canzone (bellissima) al filio (è stato tenerissimo!), vedere Dom in tutina (XD) o leggere il suo tweet il giorno dopo e sentire anche Chris cantare e sfogare un po’ la sua rabbia (lui che è il più taciturno dei tre)… sono cose che fanno battere il cuore e che ti catapultano sempre più nel mondo Muse come già la loro musica sa fare! Credo che a livello live siano veramente imbattibili!
    Parlerei ore dei Muse, veramente, ma lasciatemi aggiungere che non vedo l’ora di vedere il DVD e poter dire “io c’ero” e di poterli rivedere presto dal vivo perché già mi mancano!! I Muse sono tutto questo e molto più… bisogna solo avere voglia di scoprirli ^^
    Felice di essere una Muser

  5. Pierpaolo Angelillo scrive:

    Complimenti per la recensione…..rende l’idea di cosa è stato il concerto di sabato sera.Per quanto mi riguarda, lo show di sabato ha consacrato definitivamente l’amore e l’ammirazione che provo per quei tre geni,per quei tre musicisti che seguo dal loro esordio.E proprio per questo ne vado fiero,orgoglioso!14 anni che li conosco,14 anni che non li ho mai lasciati…..anzi la loro musica non mi ha mai lasciato e ha coinvolto in questa mia passione anche mia moglie questo di loro oramai!
    Mi viene da ridete quando si criticano i MUSE per la loro affinità ai Queen…..agli U2…..ai Radiohead (grandiosi!)…i MUSE sono i MUSE…..punto d’arrivo di tutto questo!
    Chi ascolta un certo tipo di musica,non banale,non commerciale sa di cosa parlo.
    E ogni tanto ripenso a quelle due ore di pura goduria per le mie orecchie e i miei occhi!

  6. Ale-dubhe98 scrive:

    Fantastici O.O
    È grazie a te che ho scoperto i muse !anche se certi canzoni le avevo già sentite ma non sapevo di chi erano .
    Li adoro letteralmente e ogni volta che ascolto unintended partono le immagini di Dubhe e Learco ( sembra fatta apposta per loro ) e mi ritrovo sempre in lacrime .
    Le cose più belle,secondo me , sono piangere per la musica e per i libri . I muse ci riescono e per quanta riguarda i libri XD …. Lasciamo perdere che con il pianto che mi sono fatta ( e faccio tuttora ) con la morte di Dubhe , avrei potuto annaffiare il deserto :3

  7. sofia scrive:

    Io adoro i muse!!!!!!:)
    Purtroppo i miei non mi hanno lasciato andare a vederli e ho bisogno del loro permesso (ho 15 anni) :( :(
    Comunque approfitto di questo post per ringraziarti perché se ho scoperto i muse è solo merito tuo e di Fabio che ascolta Unintended sul tetto di un albergo in periferia di Londra…è da lì che è partito tutto perciò ti ringrazio, ti devo davvero molto.
    Grazie Licia:)

  8. Orhonius scrive:

    Spettacolare, è stata davvero un’esperienza stupenda. Il sacrificio di stare ore in piedi sotto al sole e poi bagnarmi fino al midollo è stato pienamente ripagato, è stato il mio primo concerto, ma credo che difficilmente in futuro potrò provare qualcosa di vagamente simile a quello che ho sentito sabato. Condivido tutti i tuoi pareri su scenografia, scaletta, suono, era tutto perfetto. Vorrei ringraziarti per aver riportato il testo di Unintended, se non avessi letto quelle parole forse non avrei mai iniziato ad ascoltarli seriamente e di sicuro non sarei stato lì sabato a dare quasi il cinque a Matt e vedere da vicino uno dei migliori bassisti al mondo suonare la mia canzone preferita. Thank you.

  9. Nihal scrive:

    Domanda un po’ assurda ma che volevo porti da tanto tempo: tu quando scrivi ascolti la musica?
    io, se non lo faccio, non riesco a scrivere, semplicemente.
    la musica mi suggerisce quello che devo scrivere, perché riesce a far vibrare le corde più profonde, e dunque le immagini sono più nitide nella mia mente. è come essere letteralmente catapultati nella scena che descrivo prima in mente e poi sulla pagina Word. proprio ieri sera mi scrivevo un mezzo capitolo in testa mentre, sotto le coperte, ascoltavo musica a tutto volume con mia madre che mi diceva di togliermi “quei cosi dalle orecchie” perché la lucina intermittente e a ritmo con la canzone di turno dell’iPod avrebbe ipnotizzato mia sorella che non si sarebbe mai addormentata.
    a dirla tutta, io studio perfino con un po’ di musica di sottofondo…
    semplicemente riesco a rilassarmi e a concentrarmi.

    • Licia scrive:

      No, non riesco a scrivere con la musica, perché è una cosa che mi coinvolge molto, e dunque mi forza a provare determinate emozioni che non necessariamente cono quelle che devo scrivere. La uso però tantissimo per ispirarmi: posso ad esempio selezionare dei brani da sentire prima di scrivere che mi portino “in atmosfera”, oppure lascio semplicemente che la mente vaghi mentre ascolto la musica.

  10. Lore_R scrive:

    Bel post, e lo spettacolo… beh, sensazionale come sempre.
    Sabato, poi, sono riuscito per la prima volta (dopo quattro altri loro concerti) a essere davanti e ad averceli, quindi, letteralmente a portata di mano.
    Ancora più coinvolgente e ancora più perfetto.

    Loro tre sono stati dei grandi, e menzionerei anche Chris, che a partire da questo tour sembra proprio rinato e veramente è un grande sul palco.

    A questo punto non vedo l’ora che esca il DVD. E’ stata davvero una gran fortuna che abbiano scelto proprio l’Italia, per girarlo (e proprio un concerto a cui sono stato, diciamocelo).

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