Il senso delle parole

Non ricordo chi l’abbia detto per primo, ma più passa il tempo più mi convinco che chi ha fatto presente che le parole non hanno più senso aveva ragione da vendere. Le parole stanno perdendo il loro significato, ed è pieno, là fuori, di gente che parla a vanvera, come se le parole non avessero peso, non fossero in grado di ferire e scavare solchi. Come se tutto fosse uguale a tutto, e quindi una parola vale l’altra.
La riflessione m’è venuta da una serie di casi personali (con me la gente parla sempre come se fossi impermeabile a quel che dicono; ma a me le parole spesso fanno male, e se le sbagli come nulla mi rovini una giornata, o una settimana, o un mese), ma è culminata nella lettura di questo post ieri sera. Sono totalmente e completamente d’accordo. Si continua a parlare di stupro a sproposito, evitando, non so quanto volontariamente, il vero elefante nella stanza: la sopraffazione e il mancato rispetto dell’altro. Sì, è anche un problema di parole.
A me lascia francamente basita che qualcuno possa con tanta leggerezza parlare di una ragazzina che ha subito uno stupro paventando che il problema è che lei non s’è tirata indietro. Tra le tante ferite che una violenza infligge c’è questa, tremenda: che credi sia colpa tua. Che pensi di essertelo in qualche modo meritato, che hai fatto qualcosa che non dovevi, e allora ti sta bene. Ok, qui il problema sembra essere la società che crede sia giusto, ma spostare leggermente il fuoco non cambia la sostanza del concetto: in ogni caso è la vittima che ha deciso di aderire a quei modelli sociali, se n’è fatta influenzare, e quindi, per forza di cose, non poteva che finire male.
Le parole sono importanti, diceva Moretti, le parole sono portatrici di verità e realtà, incidono la carne. Le parole tante volte hanno cambiato la mia vita, sono state al centro di periodi bui e periodi felici, le parole sono il legame tra noi e gli altri, tra noi e il mondo. Ma le parole stanno perdendo di significato. Vengono usate con leggerezza estrema, come se non le leggesse gente che poi ne resta segnato, marchiato a vita. Le diagnosi mediche sparate da chi medico non è, che si rivelano cazzate alla prova dei fatti, ma solo dopo giorni di angoscia e preoccupazione, certe parole così abusate da aver perso qualsiasi significato (“siamo in una dittatura”, “è come il Cile di Pinochet”, “la casta”), lo stupro che non è più stupro, ma “eros privato di mistero”, “rito per diventare grandi”.
In 1984 il regime del Grande Fratello impiegava una parte consistente delle proprio energie a cercare di modificare la lingua perché non esistessero neppure le parole per esprimere la ribellione. Se non ci sono le parole per dirlo, non c’è modo di comunicarlo, spesso neppure di pensarlo: così si annulla la realtà.
Non voglio fare la catastrofista, ma la perdita di senso del linguaggio, l’uso allegro e vuoto delle parole è un segno che qualcosa di profondo si è rotto nella società. Occorre consapevolezza, occorre riflettere sul senso del linguaggio, e riacquisire la responsabilità: chi parla ad una platea vasta non può farlo come se stesse discettando di calcio al bar Sport. E mi ci metto anch’io, nel novero: perché nonostante cerchi il più possibile di essere sicura di quel che metto nero su bianco, soprattutto qui sul blog, a volte manco il segno. Le parole pesano, le parole feriscono, e, quando ben usate, curano. Sta a noi. Soprattutto, sta a noi non perderne l’inestimabile valore.

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12 risposte a Il senso delle parole

  1. jarianni scrive:

    beh ormai e passato e tanto non mi conosce nessuno.. quando hai scritto supro mi e balzato il cuor in gola… ci sono passata…a tre anni.. e posso dirti che l accollarsi le colpe e la prima cosa che ti viene in mente di fare.. negli anni seguenti continuavo a chiedermi cosa avevo sbagliato e a essere appunto convinta che se era successo a me allora qualcosa per meritarmelo l avevo fatto.. poi a sei anni ho preso tutto il mio coraggio e ho raccontato tutto a un adulto.. ora ho quindici anni e sono in affdo ma quel senso di colpa non e ancora passato del tutto e probabimente non passerà mai… anche se so che è sbagliato è più forte di me… volevo solo dirti questo per farti capire che non è cosi facile..

    • Licia scrive:

      Grazie per aver condiviso questa esperienza così dolorosa. Proprio per via di questo sentimento, io credo che chiunque voglia parlare di stupro debba andarci coi piedi di piombo, perché quelle che sembrano innocenti opinioni sono coltellate nella carne di persone che queste cose le hanno vissute. Una vittima è sempre e solo una vittima, una violenza non ha mai giustificazioni. Motivazioni certo, che vanno indagate per evitare che accada ancora, ma non giustificazioni.

    • Nihal scrive:

      Come ti capisco… Ci sono momenti in cui la vividezza con cui i ricordi tornato ti lascia senza respiro. Rimani lì a fissare il vuoto, ti scuotono chiedendoti che è successo, tu minimizzi, non è successo niente, è tutto apposto, me senti sul corpo le sue mani come se ti stesse toccando ancora…
      Ho la tua stessa eta è questa cosa mi è successa lo scorso febbraio.

    • M.T. scrive:

      “Una vittima è sempre e solo una vittima, una violenza non ha mai giustificazioni.”
      E’ proprio questo il punto che si tende a dimenticare, a voler omettere, perché non si vogliono colpevoli. Perché senza colpevoli non si deve riflettere sulla responsabilità: è il meccanismo della macchina del fango, dove tutti sono sporchi. Tutto ciò è sbagliato perché non si vuole andare a scoprire dove il male affonda le sue radici.

  2. yara scrive:

    Allora, per quanto riguarda lo stupro, avrei un paio di paroline da dire a tutti quelli che dicono “è stata colpa tua”. Perché, essenzialmente, l’ho sentito dire centinaia di migliaia di volte. “Non ti puoi lamentare se ti hanno rubato il portafoglio se sei andato in quel posto di notte”, “Non puoi dire che non fosse ovvio che sarebbe successo” eccetera eccetera. Ma che è? Insomma, sembra che i reati accadano, e che tu debba evitarli. Ma non è così. Che succedano queste cose è sbagliato. Che poi si sarebbe potuti stare più attenti, sì, magari è vero, ma il punto non è questo. Uno non può girare con la paura di fare qualcosa di “sbagliato”, di andare dove non dovrebbe o cose simili, per evitare i problemi. I problemi non dovrebbero esserci, solo che a quanto pare sono così tanto radicati nella nostra società che per noi sono una cosa normale. Ma non dovrebbe essere così. I problemi ci sono, è vero, ma vanno risolti, non accettati. Solo che a quanto pare abbiamo tutti gettato la spugna, oppure non ce ne frega più niente, che ne so. So solo che non va bene, anche se stare qui a scriverlo non cambierà il mondo. Ma magari se lo ribadiamo abbastanza volte qualcuno lo capirà.
    A parte questo, io penso che le parole abbiano un peso enorme. Il nostro mondo in un certo senso è fatto di parole, il nostro modo di pensare lo è. Le parole ce l’hanno, un peso, solo che la gente vuole far finta che non sia così, o forse semplicemente non se ne rende conto. Il problema è che, quando le sentono certe persone, le parole fanno molto male, troppo a volte, e lo so per esperienza personale. E qui ritorniamo alle “colpe”: chi le prende troppo sul serio è considerato stupido, mentre non lo è affatto chi le usa nel modo sbagliato. Io sinceramente non so che senso abbia.

  3. Valberici scrive:

    Un tempo, e sembra molto tempo anche se in realtà non lo è, gli operai facevano 12 ore di durissimo lavoro in fabbrica. Poi molti di loro andavano a casa e si impegnavano per imparare a leggere e scrivere. Alcuni si iscrivevano a corsi serali, altri cercavano di comprendere testi politici, cercavano di capire il mondo attraverso la parola.
    Tutti erano ben consci del potere della parola e chi poteva studiare liberamente era invidiato.
    Ora invece… :(

  4. Nihal scrive:

    A marzo è successa una cosa brutta, molto brutta che non sto qui a spiegare.
    Una cosa di cui io mi vergogno.
    Una cosa dove la vittima ero io.
    Nulla di grave, per carità, però so già che me lo porterò dietro per tutta la vita.
    Una cosa così tanto brutta da essere diventata un peso così insostenibile che posso scaricarmi solo scrivendone di continuo.
    Una cosa che non doveva succedere, con una persona che per tanti anni avevo creduto essere il mio migliore amico.
    Ne ho parlato un sacco di volte con una mia amica di questa cosa, l’unica che sa davvero cosa successe.
    Non l’ho raccontato mai a nessuno, non ho mai fatto nome, nulla di nulla.
    Solo questa mia amica sa cosa successe quel giorno.
    E la sua risposta è stata: è colpa tua.
    Perché tu avresti potuto dire ai tuoi quello che faceva in classe, che voleva suicidarsi, che sbatteva la testa contro il muro, che i professori pur di non far scattare una sua crisi isterica gli davano ragione e alla fine dell’anno l’hanno mandato alle superiori con un voto che non meritava. Tu non glielo hai detto, adesso è troppo tardi, te lo devi tenere attaccato come una zecca, e la colpa è solo tua.
    E io ci sono rimasta malissimo.
    Perché questa persona mi aveva fatto una cosa brutta, e lei dava la colpa a me.
    Era mia la colpa, perché io che lo avevo sempre difeso non avevo cuore di mollarlo, e quindi quando lui ha esagerato la colpa era la mia, mia perché avrei rinnegarlo e non l’ho fatto.
    Sono pienamente d’accordo con te e con il post che hai condiviso.
    Si da la colpa a noi, ma sinceramente io non mi sento in colpa, anzi, adesso questa persona quasi non la guardo in faccia.
    Certo, appena lo vedo ricordo quello che è successo e mi fa schifo, ma io sono apposto con la coscienza, è lui quello che si è ritrovato più senza lo scudo che credeva di poter avvincere a sé…

    • Licia scrive:

      Ti dico solo una cosa: uno non si può accollare i problemi degli altri, non può farlo da adulto figurarsi alla tua età. Non hai assolutamente nessuna colpa. Però adesso proteggiti e fatti proteggere il più possibile perché non accada più.

    • Melvin scrive:

      Per postare sul forum ocrroce iscriversi al sito. Non sono ammessi nel forum post o topics che inneggiano alla violenza e alla discriminazione.

  5. Silvia scrive:

    Incredibile … ne stavo parlando con mia madre proprio 5 minuti fa!Le parole sono la civiltà, sono lo specchio di ciò che non può essere catturato con una fotografia, i nostri pensieri sono fatti di parole, perfino i nostri sentimenti!Mia madre, mentre lavava i piatti, mi ha detto: “Non rimanere attaccata alle parole, le parole non ti danno da mangiare, la praticità prima di tutto”
    Non sono d’accordo.
    Non si può negare che dobbiamo tutti assicurarci di avere il necessario per vivere e così via, ma le parole danno senso anche al sacrificio, dal canto mio non posso fare a meno di mettere su carta ciò che vivo, almeno in parte, altrimenti mi sembra di non aver mai vissuto nulla. La parola è la verità vista dall’interno, una videocamera che riprende ogni cosa dalla giusta prospettiva, giusta almeno per chi scrive. Per quanto riguarda il parlato, ciò che quotidianamente scambiamo con gli altri, mi sembra di capire che ognuno abbia la fretta di esprimere la propria opinione su qualsiasi cosa, il che è anche giusto, ma tanta è la smania di occupare uno spazio nella conversazione da non lasciare spazio all’interlocutore e soprattutto il giudizio non è più opinione ma prepotenza. Tutti giudicano tutti senza sapere nulla, come se ci fossero dei dati indiscutibili sulla quale base si possono appiccicare etichette sulla fronte degli altri senza rendersi conto che domani gli altri potremmo essere noi. E si una parola può tracciare una cicatrice alla quale nessuno farà mai caso ma noi la sentiremo sempre e questo a chi interessa?

  6. happy@smile scrive:

    hai proprio ragione! non vedo l’ora che arrivi domani!!! ti faccio i complimenti in anticipo!!! xD

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