Archivi del giorno: 13 novembre 2013

Natura matrigna

Uno pensa che gli anni passano, le conoscenze si accumulano, e questo dovrebbe cambiare qualcosa nella testa della gente. Invece per certi versi siamo ancora legati a visioni del mondo medievaleggianti. Qualcuno dovrebbe farci su uno studio sociologico.
Mi riferisco al modo in cui l’uomo guarda alla natura. Ora, che la natura possa far paura non lo metto in dubbio: ne succedono di cose tremende, e la percezione è sempre di essere ospiti più o meno sgraditi (anche perché non facciamo molto per essere graditi, va detto). Però la natura è anche sede di meraviglia, e la molla che ha sempre spinto l’uomo a cercare di conoscere è proprio lo stupore di fronte a certi spettacoli del creato. Senza contare, poi, che abbiamo il cervello: l’intelligenza ci ha fatto fare passi da gigante nei secoli circa il nostro rapporto con l’ambiente, e tante cose delle quali era giusto aver paura secoli fa adesso dovrebbero al massimo stimolare uno stupore meramente scientifico. E invece no. Leggo infatti due notizie: i soliti terrori catastrofisti circa la cometa Ison e il raccapriccio della gente di fronte ad una pioggia, a quanto pare manco insolita, di tele di ragno. I media ci mettono il carico da undici: nel primo caso con un titolo completamente fuorviante rispetto al contenuto del pezzo, il secondo con assurdi toni dubitativi circa la natura del fenomeno, che è invece ben noto.
Io davvero non capisco. Non stiamo parlando di terremoti, uragani et similia. Stiamo parlando di una cometa, oggetto celeste di cui sappiamo vita, morte e miracoli da un bel po’, e di ragnatele. Ripeto: ragnatele. Invece di goderci lo spettacolo, deve sempre spuntare quello con le tesi millenaristico/complottiste, che si diffondono su FB e altri social network peggio di un cancro. Perché, ovviamente, fa troppa fatica controllare che la notizia abbia un qualche fondamento, o, peggio, mettere in moto il cervello e farsi due domande per capire se la cosa sta in piedi o no. Meglio il click compulsivo. Condividi e il mondo sarà un posto migliore.
Lo vado ripetendo da tempo, ma è un paradosso della nostra epoca che davvero non capisco: nonostante i vantaggi in termini di allungamento della vita media e miglioramento della qualità della stessa garantitici dalla scienza siano letteralmente sotto gli occhi di tutti ogni giorno, c’è un sospetto generale e diffuso nei confronti della stessa assolutamente inspiegabile. C’è nei media, che devono sempre buttarla là in termini di “lascienza ufficiale dice…ma noi pensiamo siano gli alieni”, c’è presso la gente, che preferisce aver paura e credere al complotto pluto-catto-giudaico piuttosto che credere che a volte una ragnatela è una ragnatela e una cometa è solo qualcosa di bello, da ammirare. Perché, vi svelo il segreto di Pulcinella, la scienza serve anche a non aver paura. L’ignoto fa spavento, ma 90 volte su 100 se sai con cosa hai a che fare la paura scompare. Non c’è ragione di aver paura di un’eclisse, di una cometa, di una scia bianca in cielo, perché sappiamo cosa sono e sappiamo che non possono farci male. Invece la gente preferisce star lì terrorizzata e affidarsi a soluzioni folkloristiche che potevano andar bene quando credevamo ancora agli unicorni, non adesso che sappiamo un bel po’ di cose sull’universo (non tutte e non la maggior parte, per carità, ma sufficienti per vivere tranquilli e sereni).
Niente. Parole buttate al vento. E non crediate che sia questione di lana caprina, non pensiate che “e vabbeh, lasciamo che la gente creda quel che voglia, i complottisti sono innocui” perché non è vero. Il disprezzo per la cultura scientifica ci fa tornare indietro di secoli; basti pensare alle recenti epidemie di morbillo dovute al fatto che la gente non fa più vaccinare i figli perché crede alla truffa di un medico che qualche decennio fa collegò i vaccini proditoriamente all’autismo.
La vita è un casino, definire criteri di verità in cose come il giusto e lo sbagliato, il bene e il male è un’operazione improba sulla quale si sono rotti la testa centinaia di filosofi nei secoli, e ancora non ne veniamo a capo. Nella scienza, vivaddio, i criteri di verità sono chiari, univoci e ripetibili. Perché diavolo non ci attacchiamo a questa unica certezza che abbiamo?

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