Gaia

Domani partirà Gaia. Ve lo dico io, perché dubito fortemente che su qualsiasi quotidiano di diffusione nazionale, o peggio ancora al tiggì, ne sentirete parlare. Eppure Gaia è un satellite frutto del lavoro ventennale e più di un consorzio europeo, cui l’Italia ha contribuito con gran dispiego di mezzi e persone. All’interno del consorzio di analisi ed elaborazione dei dati che verranno prodotti da Gaia, l’Italia è seconda come contributo solo alla Francia. E non si tratta di una missioncina così, di secondo piano: Gaia intende produrre la mappa più accurata mai realizzata della nostra Galassia. Si propone di mapparne e analizzarne l’1% del contenuto in stelle (1 miliardo di stelle su i 100-200 miliardi che compongono la Via Lattea). Per darvi un’idea, la precedente missione simile, Hipparcos, ha prodotto un catalogo con circa 2.5 milioni di stelle.
Gaia in sostanza produrrà una mappa 3D della nostra galassia, nella quale non solo sarà indicata la posizione delle stelle con una precisione mai raggiunta prima, ma in cui saranno presenti anche distanza e moti propri (spostamenti effettivi, non dovuti alla rotazione della Terra) delle stelle. È una cosa importantissima, perché ogni lavoro scientifico che riguardi il cielo ha bisogno di una mappa del genere per potersi confrontare con i lavori precedenti, in modo da confermare o confutare precedenti scoperte o farne delle nuove. Praticamente tutti gli astrofisici passano per l’uso di mappe del genere nel loro lavoro.
Tra l’altro, Gaia guarderà tutto il cielo, quindi riuscirà anche a fare altre cose, oltre a produrre la mappa che vi dicevo: vedrà moltissimi oggetti differenti, studiati un po’ da tutte le branche dell’astrofisica, e, per esempio, andrà anche a caccia di pianeti extrasolari. Insomma, è una cosa davvero grossa.
Io ci ho lavorato per un anno e mezzo, dal 2006 al dicembre del 2007. Il progetto era ancora agli inizi, molto di quel che feci allora è stato completamente rivoluzionato in seguito, ma comunque servì a capire meglio i problemi con cui avevamo a che fare. Mi occupavo dell’analisi dati di tutte le sorgenti sovrapposte: come si fa a separare la luce di due stelle molto molto vicine, che si sovrappongono? È un problema tipico dell’analisi dati della fisica stellare, e all’Osservatorio di Roma – e al connesso gruppo di fisica stellare dell’Università di Tor Vergata – c’è una scuola molto abile nel risolverlo. Gaia proponeva problemi nuovi, visto che non produrrà proprio immagini di stelle tonde, ma disperderà la luce delle singole sorgenti su piccoli spettri a bassa risoluzione (ossia disperderà un pochino la luce delle sorgenti, dividendo le varie lunghezze d’onda, proprio come capita quando si fa passare la luce del sole attraverso un prisma e si ottiene l’arcobaleno). Poi ci ha lavorato Giuliano, quindi ho continuato a seguire la missione tramite lui e i miei colleghi che hanno continuato a essere coinvolti nel progetto.
E insomma, dopo svariati rinvii, Gaia domani parte da Kourou, nella Guyana Francese, una base dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. Il lancio di un satellite è sempre un momento estremamente delicato, tante cose possono andare storte, e quindi c’è sempre molta tensione. Quasi cinque anni fa assistetti al lancio di Plank, e fu un’esperienza davvero emozionante. Domani spero di riuscire a seguire la diretta online. Se siete interessati anche voi, la faranno qua.
Insomma, a dispetto di tutto e tutti, in condizioni di precariato, malpagati e soprattutto malvisti dalla società, che preferisce discettare di roba tipo Stamina o la bufala dei vaccini che fanno venire l’autismo, l’Italia continua a fare scienza di alto livello. E lo fa nel silenzio e nell’indifferenza generali, perché l’abisso culturale in cui questo paese si trova, e che media e governo cercano in tutti i modi di mantenere, abbiamo perso persino la capacità di interessarci a queste cose, o di capirne l’importanza. La gran parte dei ricercatori italiani, soprattutto se under-quaranta, è precaria, ma nel senso che va avanti con assegni di ricerca da un anno, e il cui rinnovo non dipende quasi mai dal lavoro svolto o dalle capacità, ma dal fatto se ci siano o meno i fondi per la ricerca, e i fondi ci sono o mancano per mere questioni politiche. Sono queste le condizioni nelle quali la scienza italiana lavora, ed è ancora una scienza di primo piano a livello mondiale.
Io spero che un giorno ci accorgeremo di quanto sapere, quanta intelligenza stiamo buttando alle ortiche. Di quanto stiamo correndo a perdifiato verso un nuovo medioevo che porterà conseguenze nefaste per tutti noi. Io, nel frattempo, getto i miei semini, sempre più convinta che occorra cambiare le cose una testa alla volta, e anche se ne hai cambiate solo dieci, o due, sono due teste in più per un mondo migliore.
Good luck, Gaia, and have a good journey.

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5 risposte a Gaia

  1. Nihal scrive:

    Grazie Licia! Questa ce la infilo nella relazione di scienze della Terra. Alleluia alleluia siamo arrivati alle stelle!
    Chissà come fa la gente a vivere nell’ignoranza…

    PS: E intanto ci sono ancora compagni di classe che sbuffano davanti alla meravigliosa fotografia di Hubble dei Pilastri della Creazione…

    • sofia scrive:

      Sinceramente anche io sbuffavo a scuola l’anno scorso quando abbiamo studiato queste cose, nonostante mi piace un sacco questo argomento. Eppure è come te lo spiegano a scuola che ti fa venir voglia di sbuffare, di pensare ad altro mentre il prof spiega…almeno per me era così: andavo a casa e mi incantavo a leggere certe cose a vedere delle foto poi arrivavo a scuola e mi annoiavo da morire, mi mancava la meraviglia che provavo di solito. Forse perché il primo a non metterci emozione era proprio il prof…

  2. Grazie. Solo questo. Grazie.

  3. Carlo Trevisan scrive:

    Da astronomo non posso che dirti grazie, per diffondere questo sapere.

  4. robyt scrive:

    Ci sarà qualche idiota pronto a dire che non si devono spedere questi soldi, che sono buttati via ecc ecc.
    Poi ci si lamenta di quelli che pensano che Hitler fosse all’opera nel 74 (non quello del libro, quello vero).
    Per chi non ci crede:
    Video

    A parte questo: Vai Gaia, buon viaggio e buon lavoro

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