Archvi dell'anno: 2014

Nihal live

Un po’ di tempo fa, fui contattata su Facebook da un gruppo di ragazzi che stava provando a fare un corto sulla Cronache del Mondo Emerso. Voi sapete quanto io adori queste cose, così iniziai subito a seguire il progetto un po’ sul profilo dei ragazzi coinvolti, e poi sulla pagina Facebook dedicata. Ho visto la costruzione passo passo di armature, costumi e creature, ho visto con crescente stupore la passione, e anche la straordinaria capacità e inventiva di chi era coinvolto nel progetto, e mi sono appassionata sempre di più.
Il 25 Dicembre è stato rilasciato il primo trailer. Ahò, io, ve lo dico, mi sono emozionata. È una cosa bella, fatta con cura, e, soprattutto, con una passione straordinaria, che trasuda da ogni fotogramma. Ve lo incollo qua sotto, in modo che possiate emozionarvi anche voi.

Se volete seguire passo passo tutto il progetto (per esempio, c’è uno splendido video sulla realizzazione di Oarf), questa è la pagina Facebook da seguire. Chi di voi era a Lucca ricorderà anche Nihal che distribuiva un po’ di volantini al riguardo. Per il resto, che dire, io non vedo l’ora di vedere il prodotto finito!

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Merry Christmas!

Tanti auguri a tutti di buon Natale e grazie sempre di tutto l’affetto che mi dimostrate :) .

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Perché La Battaglia delle Cinque Armate è un bel film anche se è brutto

Ritorno dopo lunga assenza con un post vero. Scusate il lungo silenzio, ma ho anche un po’ l’impressione che il blog, almeno nella forma in cui l’intendo io, sia ormai uno strumento superato. Con questo non voglio dire che non lo userò più, ma semplicemente che probabilmente sarò qui sporadicamente, come del resto è stato nell’ultimo periodo.
Dunque, perché torno oggi qua, invece di fare un tweet, che è lo strumento di comunicazione che uso di più in questo periodo? Perché sabato sono andata a vedere La Battaglia delle Cinque Armate, e il mio giudizio non ci sta in 140 caratteri. Bum.
Premesse: ci sarà qualche spoiler per chi non ha letto il libro, ma non troppi.
Dunque. Ho l’impressione che Lo Hobbit sia stato accolto con molto meno hype e uniformità di giudizio di quanto non fu, dieci anni fa, Il Signore degli Anelli. All’epoca de La Compagnia dell’Anello, tutti erano piuttosto scettici sulla realizzazione di un film tratto dal libro di Tolkien, poi, in qualche modo, Peter Jackson riuscì a stupirci tutti e a metterci non dico d’accordo, ma a convincerci quanto meno delle sue buone intenzioni. Con Lo Hobbit questo miracolo non si è ripetuto. Per carità, sono diverse le condizioni al contorno, è un periodo diverso, è diversa la rete, ed è diversa anche l’operazione messa in campo da Jackson, senza contare che per intenti e stile tra i libri de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli ci passa un abisso. Confesso che anch’io, all’epoca in cui fu annuncianto che si sarebbe fatto un film da Lo Hobbit, ero scettica. Ho seguito la nuova trilogia con un centesimo della passione e dell’ansia che avevo all’epoca de Il Signore degli Anelli. Eppure, devo dire che col tempo mi sono ricreduta, e La Battaglia delle Cinque Armate per me, alla fine, è stata un’esperienza totalizzante. È che il cinema di Peter Jackson è una cosa piuttosto estrema, che può piacere o non piacere, ma che risuona perfettamente col mio modo di vedere un film fantasy.
Era necessaria questa nuova trilogia sulla Terra di Mezzo? No, non lo era. Ha senso allargare un libro di 80 pagine su tre film che alla fine, con scene aggiunte e tutto, conteranno tre ore l’uno? No, alcuno. Ma queste considerazioni hanno importanza ai fini del godimento dei film? Ancora, no.
Peter Jackson è infedele al libro e in parte anche allo spirito della Terra di Mezzo, praticamente costruisce da zero personaggi e sottotrame inesistenti, ma è un problema? Per me, no. E La Battaglia delle Cinque Armate ha anche dei problemi proprio a livello di trama e costruzione, per quanto molti di essi derivino direttamente dal libro. Per dire, 50 minuti ne La Desolazione di Smaug per costruirci la figura imponente di questo drago che è tipo la personificazione del Male e della Morte (lo dice pure: I am fire, I am death), un personaggio grandioso, immane, e poi? E poi niente, muore in dieci minuti nel prologo. E Sauron? Due film a montarci la storia del Negromante, e chi sarà, ma che vorrà, oddio che faremo mo, e alla fine 40 minuti dopo i titoli di testa se n’è già tornato da dove è venuto. Eppure, non ha importanza. Anche i molti cambiamenti, Tauriel e Kili, Legolas che inspiegabilmente ringiovanisce con gli anni, e che in questo film è l’epitome dell’inutilità, tutte cose verissime, tutti errori. Ma non me n’è fregato niente. Perché poi arriva la pazzia di Thorin, e la scena nella grande sala di Erebor, e ogni difetto precedente, ogni tradimento, semplicemente, scompare. Davanti a una cosa così uno alza le mani, e si gode semplicemente un cinema puro, che è mera meraviglia, capacità di intrattenere e stupire. Oppure il lungo duello tra Thorin e Azog, che non solo è bellissimo e pieno d’inventiva (la scena sotto il ghiaccio…la scena sotto il ghiaccio!), ma serve pure a costruire il pathos che culminerà nell’incontro con Bilbo. Ripeto, ma di cosa possiamo parlare di fronte a una roba così? Sarà un’eresia, ma mi sono commossa molto di più alla fine di questo film che durante tutte le elucubrazioni filosofico-sentimentali di Interstellar, compresi i minuti di lui che vede i figli crescere. Problema mio, probabilmente, dell’essere poco di palato fine, ma questo è il cinema fantastico che piace a me: eccessivo, immaginifico, larger than life.
Leggevo in giro gente che diceva “fermate Peter Jackson”. Ma adesso vi siete accorti che Peter Jackson è senza freni? Lo è sempre stato, dai tempi de Il Signore degli Anelli, e probabilmente anche da prima, sebbene la sua cinematografia precedente mi manchi. Bastava vedere King Kong, per capirlo. Prendere o lasciare. In questo ha ragione Roberto Recchioni: questo è un cinema radicale, che ti prende soprattutto per gli occhi, che si propone di portare avanti la propria poetica principalmente tramite una costruzione fondata sul sense of wonder e sull’azione estrema. O ti piace, o non ti piace. E a me piace, moltissimo.
No, non credo che i personaggi siano evanescenti. No, non penso che sia tutto un grande allungamento di brodo. Tutto dura quanto deve durare, c’è più che altro un accumulo di roba, che dà questa sensazione di roba massiccia, passatemi il termine. C’è un po’ di allungamento nel primo film, ne La Battaglia delle Cinque Armate, semmai, c’è compressione. È evidente che Peter Jackson ha segato della roba (Beorn che appare dal nulla, Bard che scompare, Tauril che non si sa che fine fa…), aspetto infatti la versione estesa per capire cosa manca e collegare per bene i pezzi.
In sintesi, quel che voglio dire è che non è un film perfetto, affatto. I difetti sono persino macroscopici, in alcuni casi. E no, non c’entra assolutamente nulla col libro, col suo spirito, soprattutto (per quanto, la scena di Gandalf che si siede accanto a Bilbo e pulisce la pipa è Tolkien allo stato puro, una cosa meravigliosa). Però, nonostante tutto, prende, appassiona, esalta, commuove. È un film più grande dei suoi limiti, che, con la potenza della sua narrazione e delle sue immagini ti intorta e ti induce ad amarlo anche se, razionalmente, forse non dovresti. Insomma, è la forza del cinema che vince su tutto. E per questo l’ho amato, tanto, e sono uscita del cineme esaltata, e pronta a rivedermelo altre mille volte. Non ci credevo, e invece Peter Jackson ha agitato le mani, e ha fatto di nuovo la sua magia. Tanto di capello, questo è un talento davvero raro.

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Prossimi incontri, televisivi e de visu :P

Rapidissimo aggiornamento su dove e quando incontrarmi/vedermi.
Stasera, ore 22.55, interverrò nella trasmissione Movie.Mag di Rai Movie. Vi incollo anche la locandina perché la foto mi piace, ed è raro :P .

Invece, per vederci live, il prossimo appuntamento sarà qui a Roma, venerdì 5 Dicembre, ore 17.30, presso la Libreria Mondadori del Centro Commerciale La Romanina, per una firma copie. Vi incollo anche questa locandina perché vedere Nihal fa sempre piacere :P .

Insomma, a presto!

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Stand your ground, Philae!

Ieri, non lo posso negare, per me è stata una giornata esaltante. Per capire il perché, bisogna fare un balzo indietro di dieci anni, e incontrare la me stessa studente di laurea. Era il 2004, e, per la tesi, preparavo delle tesine da presentare alla discussione. Una di queste riguardava una sonda spaziale che era partita da poco, e che sarebbe giunta a destinazione niente meno che dieci anni dopo: Rosetta. La tesina si occupava del suo incredibile viaggio, complicatissimo, fatto di giri infiniti, effetti fionda e quant’altro, utili a farle raggiungere la sua destinazione finale: una cometa dal nome impronunciabile, 67P/Churyumov-Gerasimenko. Qui sotto, potete vedere una bella animazione del viaggio.


(http://www.esa.int/spaceinvideos/Videos/2013/10/Rosetta_s_twelve-year_journey_in_space)

All’epoca dieci anni mi sembravano un’eternità, per cui anche il fatto che, una volta arrivata, la sonda avrebbe sganciato un robottino, Philae, che sarebbe sceso sulla superficie della cometa, sembrava una roba fantascientifica e remota, che magari non avremmo mai visto.
Stacco in avanti, e si arriva a gennaio di quest’anno. Quando Rosetta, dopo essersi spenta per l’ultima fase del suo lungo viaggio, si è riaccesa. Ne avevo anche parlato in un post. Io non ho lavorato su Rosetta, in effetti non conosco neppure nessuno che l’abbia fatto, eppure quella tesina remota me l’ha resa un oggetto familiare, cui, in qualche modo, voglio bene, e la notizia del suo risveglio mi fece molto piacere. Ma il meglio doveva ancora venire, ed è arrivato ieri, quando Philae si è staccato e in sette ore ha raggiunto la superficie della cometa.
Quando ho appreso la notizia che Philae era atterrato mi trovavo sulla Tuscolana per fare una commissione. Il cielo stava virando lentamente al blu e intorno a me era pieno di gente. La vita scorreva normalmente, nessuno era occupato in altro che nelle sue incombenze quotidiane, probabilmente ben pochi, intorno a me, sapevano anche solo cosa fosse Philae, o Rosetta. Eppure io, alzando gli occhi al cielo, non potevo fare a meno di pensare a quel pezzetto di latta appoggiato al ghiaccio sporco di 67P/C-G, e quella piccola sentinella così lontana da noi, testimone che il nostro cervello, quando vuole, è capace di cose straordinarie. Mi sono sentita sola, in mezzo alla folla, col mio sorriso ebete che nessuno capiva, col mio entusiamo che non potevo condividere con nessuno. Eppure Philae era qualcosa che ci univa: non stava dove stava per l’orgoglio di pochi, ma per l’umanità tutta, e dimostrava quanto abbiamo capito della natura, e quanto ancora ci resta da scoprire, e ci diceva che tutto è possibile, quando si collabora, si ha costanza, si è capaci di guardare al futuro.
Allora io ve lo spiego, perché quello che è successo ieri è una cosa straordinaria.
Le comete cono oggetti antichissimi che vanno in giro per il nostro sistema solare. Sono quel che resta della nube di materiale dal quale si è formato tutto ciò che vediamo nelle nostre immediate vicinanze: Sole, pianeti, lune, asteroidi. Sappiamo che sono fatte sostanzialmente di ghiaccio, che hanno orbite ellittiche (cerchi schiacciati), che periodicamente, quando arrivano abbastanza vicine al Sole, il calore di quest’ultimo fa sublimare (ossia passare da stato solido a stato gassoso) il ghiaccio, producendo la famosa coda. Non sappiamo però un sacco di cose: i dettagli della struttura interna, per dire, l’esatta composizione. Le comete, essendo oggetti molto antichi, ci possono dare tante informazioni su com’era la nube da cui il Sistema Sola s’è formato. Inoltre, c’è un’affascinante teoria: l’esogenesi. È l’idea che la vita sia nata altrove (un altro pianeta, o addirittura nello spazio interstellare, secondo la teoria detta della panspermia) e in un secondo momento sia stata portata sulla terra, proprio attraverso le comete. Insomma, le comete sono tutto sommato oggetti semplici, ma molto affascinanti, che vale la pena studiare.
Rosetta ha raggiunto 67P/C-G il 6 agosto di quest’anno, e ha iniziato a inviare a terra immagini incredibili della cometa (qui ne trovate un bel po’). È la prima volta che vediamo così da vicino una cometa. Già questo semplice fatto era straordinario: Rosetta da sola è già in grado di inviare a terra una gran mole di dati di rilievo scientifico su 67P/C-G, la sua composizione, la sua natura. Philae era, tutto sommato, un di più, e una straordinaria scommessa. Perché atterrare su una cometa non è semplice per niente.
67P/C-G ha una massa di diecimilia miliardi di chili, e una lunghezza, lungo l’asse maggiore, di circa 4 km. Eccola paroganata alla città di Roma.


(http://www.esa.int/spaceinimages/Images/2014/11/Comet_over_Rome)

Capirete che, rispetto alla Terra, alla Luna, e a qualsiasi altro oggetto su quale l’uomo abbia fatto scendere una sonda, è sostanzialmente un sasso. Poca massa significa bassa gravità, bassa gravità vuol dire che è facile staccarsi dalla superficie. Nello specifico, la gravità sulla superficie di 67P/C-G è 100 000 volte inferiore a quella della Terra. Philae, che sulla Terra pesa 21 kg, su 67P/C-G pesa circa 2 grammi. La velocità di fuga di 67P/C-G (ossia la velocità necessaria per lasciare la superficie e sfuggire alla sua forza di gravità) è di 1 m/s. Per confronto, quando un tennista spara un servizio, la palla può raggiungere tranquillamente i 200 km orari, ossia 55 m/s. Basta letteralmente un niente per staccarsi dalla superficie di 67P/C-G. Per questo, al momento della discesa di Philae la cosa più probabile era che toccasse la superficie a velocità troppo elevata e rimbalzasse via. Per evitare questo, la sonda è dotata di due arpioncini che si infilano nel ghiaccio una volta toccata la superficie, e di quattro viti, una per zampetta, che la inchiodano letteralmente al ghiaccio. Ma in ogni caso era una manovra delicatissima, resa ancor più complessa da una complicazione ulteriore: la cometa 67P/C-G si trova a circa 400 milioni di chilometri dalla Terra, e questo fa sì che i segnali inviati da Terra ci mettano circa 28 minuti a raggiungere Rosetta, e altrettanti per tornare indietro. Insomma, non c’era margine di errore.
Eppure, Philae ha toccato la superficie di 67P/C-G. Pare che l’arpioncino non abbia funzionato, mentre le viti sì, per cui ancora non è chiara la stabilità della sonda sulla superficie, ma Philae pare sia ancora lì. È ha già mandato splendide immagini della sua mamma Rosetta e della superficie della cometa (questa invece è Philae vista da Rosetta). È un trionfo assoluto della tecnologia, qualcosa di impensabile. Ma la cosa che mi piace pensare di più, è che Rosetta e Philae sono un trionfo della pace. Rosetta non l’hanno fatta gli americani, come starano pensando il 90% di voi. L’hanno fatta gli europei. L’abbiamo fatta anche noi italiani; l’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, è il terzo contributore in termini economici, e l’Italia ha prodotto alcuni degli strumenti che serviranno all’analisi dati. Settant’anni fa, l’Europa era in fiamme. Per secoli è stata un luogo di guerra, incapace di stare in pace se non per brevissimi periodi. Nel corso della storia, ferite insanabili sono state inferte dall’una all’altra nazione. Settant’anni dopo, questa gente ha saputo sedersi da un tavolo, lavorare per anni, e intendo davvero decenni, se si pensa che dieci anni è durato soltanto il viaggio di Rosetta, con l’unico scopo di capire qualcosa, e capirlo per tutti. Al momento, solo la scienza può un tale miracolo. Rosetta ci insegna un’altra cosa fondamentale, della quale credo abbiamo un gran bisogno in Italia: bisogna avere una prospettiva sul futuro. Non si può continuare a guardare solo qui e ora, il nostro piccolo giardino, e con una prospettoiva temporale che non va oltre l’anno in corso. L’uomo non è fatto così. Tra tutti gli animali, siamo gli unici a poter immaginare non soltanto un progetto per la nostra vita, ma anche per la vita di quelli che verranno dopo di noi, in una prospettiva infinta sui secoli a venire. Perché non usiamo più questa straordinaria facoltà? Perché ci continuiamo a guardare la punta dei piedi? E poi bisogna osare, gettare il cuore oltre l’ostacolo. Era impossibile far atterrare Philae? Praticamente sì. Ci siamo fatti spaventare da questo? No.
Ecco. Per questo, ieri, nonostante l’umanità stesse vivendo una grande occasione di fratellanza, mi sono sentita sola in una folla che non condivideva il mio entusiasmo. E ho scritto questo pezzo (e vi assicuro che c’è voluta molta fatica e impegno) perché anche voi oggi guardiate il cielo e pensiate a cosa è riuscita a fare questa nostra specie che non è altro che un puntolino minuscolo nell’universo, eppure può esplorarlo tutto, con la forza della sua mente.

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Tour promozionale

Allora, passata la sbornia di Lucca, riposati piedi e spirito, è ora di girare un po’ per la presentazione di Cronache del Mondo Emerso – Le Storie Perdute. Questo week end e l’inizio della prossima settimana saranno un po’ pieni. Eccovi i prossimi appuntamenti.

Sabato 15 Novembre – Milano
Bookcity 2014
ore 13.00
Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri
Presentazione del nuovo libro assieme a Sandrone Dazieri

Domenica 16 Novembre – Parma
ore 11.00
Auditorium del Palazzo del Governatore
Presentazione del nuovo libro. Interviene Lara Albanese.

Domenica 16 Novembre – Cuneo
Scrittori in Città
ore 18.00
Centro Incontro della Provincia
Presentazione del nuovo libro

Lunedì 17 Novembre – Torino
ore 18.30
Libreria Feltrinelli di Stazione Porta Nuova
Presentazione del nuovo libro

Martedì 18 Novembre – Roma
ore 18.00
Libreria Feltrinelli Via Appia Nuova
Presentazione del nuovo libro

Visto che me lo avete chiesto in tanti, sì, firmo anche i libri vecchi, nonché foglietti e tutto quel che volete. L’unica limitazione possibile è dovuta all’affluenza: se ci fossero troppe persone, magari firmerò un solo libro a persona, o farò la dedica su un solo libro e sugli altri solo la firma.
Infine, perché già so che anche questa domanda spunterà nei commenti: i luoghi in cui vado sono quelli in cui sono invitata. Quindi la risposta a “perché non sei venuta a Rocca Cannuccia?” è che probabilmente non mi hanno mai invitata. In molte occasioni, poi, a Rocca Cannuccia sono effettivamente venuta in passato, e non è escluso ci torni in futuro :) .

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Intervista espressa

Solito breve post informativo. Su L’espresso di questa settimana c’è una mia intervista, per altro con una foto cui sono molto affezionata: fu fatta, tre anni fa, nella libreria Bibli, che per altro recentemente purtroppo ha avuto uan storia travagliata, nell’estate del 2010. Era la prima intervista che rilasciavo dopo il parto, ricordo il caldo devastante, ma anche la soddisfazione di tornare in pista, e cambiata in meglio.
È una bella intervista, o almeno a me piace, per cui vi invito a leggerla.
Grazie!

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La Cultura ci dovrebbe ringraziare

Ho detto spesso che, secondo me, la divisione tra Cultura e cultura, con conseguente spregio della prima nei confronti della seconda, ha fatto molti danni in questo paese. Non sto dicendo che non esista una cultura pop e un’altra che si ponga obiettivi differenti dall’intrattenere un pubblico (o che fornisca un intrattenimento di tipo differente): ovvio che ci sia. Trovo però molto più artificioso e dannoso considerare monnezza a prescindere tutto ciò che è pop, bollando chi usufruisce di questo tipo di cultura come un rozzo ignorante.
La mia riflessione parte da due fatti. Il primo è che Lucca Comics & Games, che è la celebrazione del pop in tutte le sue forme, in termini di presenze fa numeri più alti del Festivaletteratura di Mantova. Attenzione, non sto dando un giudizio di merito sulle due manifestazioni, che per altro fanno mestieri diversi (almeno fino ad un certo punto; per dire, io sono stata invitata ad entrambe). Dico solo che una fiera del fumetto, nel disinteresse più o meno generalizzato dei media generalisti, che se ne parlano è solo per far commenti banali sui cospalyer fuori di testa, è il più grande evento culturale di questo paese, probabilmente d’Europa.
La seconda è che, discutendo con due mie fan straniere, mi hanno detto che il giorno seguente sarebbero andare a Firenze per vedere la città. Tra le altre cose, avevano maturato un interesse per i suoi monumenti anche grazie ad Assassin Creed. Non è la prima volta che sento qualcuno interessarsi alla Cultura con la C grande dopo aver avuto contatti con la cultura, quella “de noantri”. Gira molto su FB un meme in cui si dice proprio che Assassin Creed ha fatto avvicinare alla storia più gente di quanta non ne abbia fatto la scuola. Io stessa ho approfondito la figura storica di Maria Antonietta dopo aver letto e visto Lady Oscar, e mi sento sempre stimolata da opere di fantasia con ambientazione storica (anche quelle più fantasiose, tipo Da Vinci’s Demons).
Ecco. La cultura popolare, come dice la parola, esprime lo spirito di un popolo. Coglie lo spirito dei tempi, ci dice cose sulla reale natura di una civiltà, su cosa ama, su cosa odia, su cosa lo ossessiona. Non è meglio o peggio della Letteratura, del Grande Cinema, della Musica. Fa un lavoro diverso, e, spesso, è l’unica forma espressiva di tante persone. Sputarci sopra, rubricandola a roba vile da incolti, significa sputare sopra al sentire di un’ampia fetta di popolazione che in quei consumi culturali ritrova se stessa. Pensateci, tra parentesi, ogni volta che condividete l’ennesimo articolo “o tempora, o mores!” sulle vendite incredibili di Fabio Volo o sulle ragazzine urlanti per gli One Direction.
Inoltre, Cultura e cultura non vivono in compartimenti stagni; c’è un continuo flusso dall’una all’altra, e anzi spesso la cultura funziona come testa di ponte verso la Cultura. Recentemente, per esempio, giravano quelle liste dei dieci libri della vita su FB. In tante, come è ovvio che sia visto chi sono i miei amici, c’erano i miei libri, tranquillamente preceduti o seguiti da Grandi Classici o libri con patente di letterarietà. D’altronde, anche l’intellettuale più duro e puro si sarà visto una volta un film di Fantozzi, per dire…
Credo che bollare il pop come robaccia significhi non solo perdersi un quantitativo di belle storie che levati, ma anche creare un’insormontabile barriera che impedisce alla gente di accedere più agevolmente alla Cultura. È sempre più spesso un noi e loro, noi che ci vediamo i film polacchi coi sottotitoli in curdo, e loro che si bevono l’ennesimo colossal senza cervello, noi che leggiamo Licia Troisi, e loro che solo libri di editori minori e con massimo dieci lettori. Ecco, no. Se la cultura sta messa come sta messa nel nostro paese è anche perché i Letterati, i Cineasti e i Musicisti si sono chiusi (o spesso ci sono stati infilati dalla critica) nella torre d’avorio, e cantarsela e suonarsela tra loro, quando le loro opere meriterebbero ben altra diffusione. Io ci credo che il basso conduca all’alto, e che dall’alto si possa scendere in basso senza sporcarsi ma anzi arricchendosi. Io ci credo che ogni espressione culturale abbia una sua dignità e un suo valore. In sintesi, credo nel rispetto dell’immaginario altrui, e sulle conseguenze che questo rispetto ha sulla società tutta. Pensateci.

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Indimenticabile Lucca

Mi piacerebbe scrivere un lungo post in cui ringraziarvi come si deve della vostra straordinaria presenza a Lucca Comics & Games. Ci siamo fatti un paio di conti, e, in tre giorni, ho incontrato tra i 1000 e i 1200 di voi.
Vorrei raccontarvi per filo e per segno la cena del 31, con Gianluca Amprimo e Silvia Bidoli (ma i loro disegni, vincitori del contest grafico per i dieci anni del Mondo Emerso, li potete vedere qua, e sono favolosi).
Vorrei parlarvi per esteso di quanto è bello il piccolo Oarf con spada di Nihal in fimo che mi ha regalato Marinal De Gais, o del bellissimo incontro con Kimberly e Vivien Ohm, e del premio Best Writer che hanno fatto con le loro mani e mi hanno portato da Berlino.
Vorrei spiegarvi che posto fantasico sia Lucca Comics & Games, di come più di 200 000 persone invadano una città senza distruggerla e dimostrando una civiltà davvero rara al mondo, e che spesso si trova solo nelle persone che amano le storie.
Vorrei dirvi dell’emozione di incontrare ognuno di voi, di quanto le parole che ci siamo scambiati, anche se poche e rapide, hanno un grandissimo effetto su di me.
Vorrei dirvi della fatica e della soddisfazione, dei regali (il talismano del potere!) e del piacere di indossare il vestito che mi ha fatto Pamela Fornari e che mi ha regalato la mia mamma, della tesi di Valentina Isernia e di tutti gli indimenticabili momenti di questa edizione di Lucca memorabile.
Però, ieri c’ho messo cinque ore a tornare a casa, e stamattina mi sento distrutta come se avessi l’influenza, e invece sono solo stanchissima. Ma un sacco contenta :) .
Per cui vi lascio con un’unica immagine: questo è il gruppo di cosplayer che ho incontrato a Lucca. Come vedete, c’è un grosso pezzo del Mondo Emerso, quasi tutto. E non sono nemmeno tutte le persone che ne facevano parte. Esiste una foto più completa, che però purtroppo non ho. Appena me la spediranno, ve la farò vedere.
Ecco, questa foto qui riassume perfettamente le soddisfazioni che dà il mio lavoro, e riassume perfettamente perché, dopo dieci anni, mi rimbalza qualsiasi insulto, osservazione acida o commento velenoso che dir si voglia. Riuscire a colpire, divertire e appassionare queste persone è più di quanto uno scrittore possa desiderare, ed è la ragione per cui si va avanti nonostante le insicurezze, le critiche, la stanchezza e le paure. Perché scrivere è un’esigenza e un piacere, certo, ma anche perché ci siete voi.
Grazie e alla prossima.

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Riassuntone lucchese

Allora, domani parto per Lucca Comics & Games, credo ormai lo sappiano anche i sassi. Ho un programma piuttosto pieno, per cui non dovrebbero mancare occasioni per vedersi. Le sessioni di firma copie, quest’anno, sono attaccate agli eventi. Cronache del Mondo Emerso – Le Storie Perdute potrà senza problemi essere acquistato anche a Lucca.
Sicché, riepologone per i più distratti:

Venerdì 31 Ottobre 2014
ore 16.00
Auditorium San Girolamo
Premiazione contest grafico

ore 19.00
Caffetteria di Palazzo Ducale
Premiazione contest Wired

Sabato 1 Novembre 2014
ore 14.00
Spazio Multiplayer, padiglione Carducci
Incontro con Matteo Strukul per Multiplayer.it (Quest’evento sarà anche trasmesso in streaming sui canali di Multiplayer.it)

ore 16.00
Auditorium San Romano
Fantasy Reunion. Tavola rotonda con Leonardo Patrignani, Barbara Baraldi, Francesco Falconi, Emma Romero, Matteo Strukul, Vanni Santoni.

Domenica 2 Novembre 2014
ore 14.00
Auditorium San Romano
Presentazione Cronache del Mondo Emerso – Le Storie Perdute. Interviene Sandrone Dazieri.

Cercherò di tenervi aggiornati via Twitter su quel che farò, ma Lucca in quei giorni va in tilt, per cui non so se sarò in grado di twittare.
Infine, per chi se lo fosse perso l’altroieri, booktrailer.
A presto!

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