Le storie non tradiscono

Mi ero riproposta di scrivere qualcosa, oggi. Avevo anche più o meno in testa l’argomento. Solo che sono in overdose da parole. Il mio umore è una sinusoide, ne ho già parlato tante volte, e adesso siamo nella parte discendente della curva, e forse il problema è anche questo. Ma non solo. Non sono certo in overdose da storie: continuo a raccontarne a un ritmo molto sostenuto: da questo punto di vista, questo è un periodo piuttosto felice. Sono in overdose da opinioni. Non ne posso più. Sono stanca persino di esprimere la mia.
C’era un tempo in cui la riflessione era uno spazio privato: si discuteva pubblicamente, per carità di Dio, ma c’era pure il momento in cui, nel segreto della tua stanza e della tua coscienza, ti formavi la tua opinione, plasmandola sulle tue letture, sulle tue fruizioni culturali, anche sul confronto con le esperienze di vita altrui, certo. Adesso no. Adesso si nasce con un’opinione già bella cucita addosso, pronta per essere lanciata sul prossimo a mo’ di proiettile. Adesso tutti ti devono dire come la pensano su ogni cosa, trascinandoti in infinite discussioni che non hanno alcuno scopo, se non riempire in qualche modo la pausa caffé. Tutti ti devono convincere della bontà delle loro convinzioni, perché, ehi, sei tu che non hai capito, adesso ti illumino io. In tutto ciò, lo spazio per la riflessione è zero spaccato. Non ne avanza, con tutto quello che ci prende cercare di esprimere il nostro pensiero – formatosi dove? quando? – urbi et orbi.
Ho vissuto così, esprimendo quel che pensavo ad ogni piè sospinto, per un sacco di tempo. Ho espresso la mia sui forum, sul blog, su Twitter, su Facebook. Contuinuo a farlo. Solo che improvvisamente vedo l’immensa vacuità del tutto. In un mare di parole come quello della rete, la mia quanto vale? Meno di zero? E discutere quando lo spazio per il confronto manca, visto che la discussione rapidamente degenera nelle frasi fatte e negli insulti, a che serve?
Invece le storie non mi tradiscono mai. Le storie non mi stancano. Perché le storie non ti vogliono catechizzare, non vengono lì a convincerti di qualcosa, né vengono a insultarti, a dirti che non hai capito. Le storie sono punti interrogativi. Sono domande lasciate da qualcuno, cui forse qualcun’altro risponderà, ma tutto sommato non è necessario: è il dubbio che ci forma, ci plasma, ci fa cambiare idea.
Ecco, forse, visto il mio lavoro, dovrei piantarla di esprimere la mia opinione, e raccontare invece le mie storie. Che siano per divertire, per far riflettere, per far ridere o per far piangere. Che vadano e facciano il loro cammino, che si scavino la strada che preferiscono nei cuori di chi legge. Non è più costruttivo e piacevole?

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12 risposte a Le storie non tradiscono

  1. Stefano scrive:

    Licia, io leggo le tue “storie” (ho messo le virgolette perchè definirle storie è alquanto riduttivo secondo il mio parere) da tanto ho tutti i tuoi libri e fidati quando ti dico che il tuo parere e le tue idee sono in realtà le uniche che contano veramente poichè se non ci fossero o venissero plasmate da altri i tuoi libri non sarebbero veramente TUOI e non regalerebbero a tantissime persone le emozioni che stanno dando quindi non smettere mai di darci le tue opinioni e mettere su carta quello che hai dentro di te (perchè sono cose spettacolari che perfortuna stai condividendo con noi) e non curarti tanto di opinioni di chi non sa neanche cos’è la fantasia. grazie Licia

  2. . scrive:

    Assolutamente d’accordo.
    Il web non solo è vacuo perché non porta da nessuna parte, ma permette di essere anche piuttosto sfrontati nell’esprimere le proprie opinioni, spesso c’è chi preferisce metterla sul piano dell’attacco che del dialogo, rendendo di fatto inutile anche lo spunto più interessante.
    La tendenza nella vita reale è molto più bassa rispetto a quella virtuale perché faccia a faccia non hai tempo per pensare a come trascrivere la tua opinione, e per fortuna.
    Comunque sì, esprimere la propria purtroppo è diventata una perdita di tempo (e sul web tra botte e risposte va via molto più tempo di una pausa caffè)…
    Quindi, meglio scrivere storie e lasciare libera interpretazione al prossimo o comunque cercare di farlo divertire… mica tutto deve necessariamente scaturire una reazione o stuzzicare sentimenti :P

  3. M.T. scrive:

    La potenza delle storie è innegabile: basta osservare i miti, le favole da quanto tempo durano. Non passeranno mai di moda, saranno sempre attuali.
    Per quanto riguarda quanto si dice in rete, è come una lucciola: durano poco, sono un piccolo lampo e in un mondo dove l’interiorità non ha valore, dove tutto viene messo in piazza, dove tutti vogliono parlare e nessuno ascoltare, può sembrare tutto vacuo. Ma se serve a se stessi esprimere un’idea, un’opinione, allora è un bene; magari servirà anche a qualcun altro a far riflettere.

  4. D scrive:

    Ciao Licia,
    un bel post, ma c’è un’altra differenza tra le opinioni nella rete e le storie. Le opinioni nella rete durano al massimo lo spazio di un click, mentre le storie sono immortali e restano per sempre :)

  5. Valberici scrive:

    Guarda, io esprimo la mia opinione “dal vivo”, domani la esprimerò davanti a una platea di qualche centinaio di persone. Però non rinuncio a esprimerla anche in rete, lo faccio sui miei spazi web, che riservo a pochissimi lettori, e sugli spazi di persone amiche, spazi che so ben frequentati e presidiati.
    Certo, apparentemente è inutile, però non si sa mai ;)
    Riguardo alle storie, ecco, da qualche tempo tendo a esprimermi con piccoli racconti, con delle narrazioni, anche dal vivo nell’ambito di assemblee sindacali. Credo siano molto più piacevoli e, come dici tu, sollevino più dubbi, magari anche sulla mia sanità mentale, ma almeno smuovono un po’ gli ascoltatori. :)

  6. antonio scrive:

    http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/File:Nerd.gif Questo rappresenta il mio attuale rapporto col web

  7. antonio scrive:

    Ti capisco dato che anch’io non ne posso più . Ti basti pensare che ho abbandonato quasi tutte le pagine facebook e i blog che seguivo fa un po’ te .

  8. Giada scrive:

    Credo … A dir il vero nemmeno io so più a cosa credere, sono troppe le cose che vengono dette per credere più in qualcosa.
    Diciamo che credo di credere che al giorno d’oggi nessuno venga più ascoltato e tristemente nemmeno gli scrittori:( e di questo me ne sono accorta oggi quando durante l’ora di italiano il mio compagno di banco mi fa:” che scatole a me di sta roba non me ne frega niente”… Giusto per chiarire stavamo leggendo la Divina Commedia. A quel punto lo avrei strozzato non solo perché a me Dante piace e perché sono molto interessata alle lezioni di italiano e mi sentivo un po’ insultata ma anche perché mi sono resa conto che davvero non gli interessava e ciò mi ha rattristato perché significa che davvero siamo finiti in un pozzo senza fondo e ci stiamo cadendo dentro e quando arriveremo sul quel fondo che ci sembra così lontano(ma poi tanto lontano non è) troveremo solo ingnoranza e per colpa di questa non saremo più in grado di di formulare un pensiero senza che qualcuno ci dica cosa dire:( e sono sicura che quel fondo non è poi tanto lontano come pensiamo :(

    Forse sono uscita dal tema del post ma sentivo il bisogno di dirlo scusatemi

  9. Nihal scrive:

    E’ quello che tento di fare, tutti i giorni. Ho appena aperto il documento word, twittato una cosa e stavo per rileggere il capitolo che aveva appena iniziato a scrivere quando ho visto che avevi pubblicato un post qui sopra.
    Il mio prof dice sempre: “ma perché uno scrittore si prende il fastidio di scrivere?” Lo chiede perché sa che gli alunni non risponderebbero.
    Poi io alzo la mano, perché scrivo e lo so perché tolgo tempo al sonno, agli amici, ai divertimenti pur di scrivere.
    E non so neppure se mai mi pubblicheranno, e se mai mi pubblicheranno chissà se mai mi leggeranno, e se mai mi leggeranno chissà se mai mi apprezzeranno. Ci sono momenti in cui mi dico che scrivo cavolate, che a nessuno interessa il mio pensiero, che non valgono nulla le mie parole, poi però quei momenti di buio passano e mi dico: Tutti i grandi scrittori hanno iniziato così.
    chiusi nella loro camera, seduti alla scrivania, a scrivere.
    Proprio come faccio io.
    Sto lavorando a questo progetto da più di due anni, ho scritto e riscritto quelle pagine perché volevo che fossero perfette, che l’effetto stilistico fosse apprezzabile e che i concetti, le scene, anche i dialoghi fossero ben strutturati, perché non potessero esserci equivoci. Mi ritengo poi una persona abbastanza obiettiva e giudico con durezza tutto quel che scrivo. Se non mi piace cancello e ricomincio daccapo, perché quella frase fuori posto non doveva esserci.
    Nessuno fa tutto questo quando pubblica un post su Facebook.
    Perché il social network ormai è concepito come l’oasi della fatuità.
    Cerco di non farmi condizionare dal web, di lasciarlo lì come una finestra aperta sul mondo.
    Mi dispiace solo che mi vengano a dire che perdo tempo a leggere, che non dovrei spendere i miei risparmi a libri, che dovrei uscire di più, invece di star lì chiusa in camera.
    E’ brutto perché ti senti accusato.
    Però sono decisa: devo farlo. Voglio dire come la penso. Non voglio essere invisibile come gli altri.
    Non desidero la fama, il lusso è un insulto alla povertà, desidero solo che qualcuno mi venga a dire che mi sbaglio, che ha letto quello che ho scritto e che non crede sia vero.
    Almeno sarebbe una critica fondata.
    Credono di conoscerti, ma come puoi conoscermi se non sai quello che penso?
    Sono troppo timida, ne ho passate troppe per dirti in faccio ciò che penso di te e del mondo, devo avere una barriera, uno scudo a proteggermi. Quello scudo sono le mie storie. Le mie storie ti raccontano tutto di me, e a te può piacere o può non piacere, puoi essere d’accordo o meno, ma qualunque parere tu abbia espresso, avevi tutte le conoscenze che ti servivano per darlo.
    Sul web questo non accade.
    Sul web si parla a vanvera, senza obiettività, col solo scopo di farsi notare nuocendo chi ha fatto qualcosa che non piace alle masse.
    E – lo ammetto – questo è una critica a chi scrive insulti e li pubblica in maniera indiscriminara.

    • Cal scrive:

      Nihal, da aspirante poco fortunato mi piacerebbe leggere qualcosa di quello che scrivi e darti un parere :) per il resto, penso che sputare sentenze non sia mai un male, fintantoché chi le sputa ha una posizione – anche sbagliata (in fondo, che cos’è il giusto e che cos’è lo sbagliato? Ciò che per me è il primo, per te può essere il secondo!) – su cui argomentare.

      Nel confronto, nella sfida dialettica, vince quello la cui posizione è più solida, come è giusto che sia (io penso) se prescindiamo dai concetti di giusto e sbagliato (che sono figli di troppe cose, prima fra tutte il tempo in cui viviamo).
      Nessuno, in ogni caso, ha mai detto che far cambiare idea a qualcuno sia facile ;)

    • Nihal scrive:

      Non so cosa abbia scritto da indurti a desiderare qualcosa di quel che scrivo, ma ne sono lusingata. Non pubblico nulla o quasi nulla sul web, anche perché sono ancora minorenne e non voglio impicciarmi in cose più grandi di me, quindi al massimo pubblico poesie o qualche passo che mi è piaciuto particolarmente scrivere su FB – l’unico uso che faccio di quel social network – ma comunque condivise sempre tra le amicizie. Per quanto riguarda le opinioni, sono d’accordo sul fatto che ognuno possa dire ciò che pensa su un argomento (chiamasi libertà di pensiero), quel che mi da fastidio è la superficialità: non conoscono quel di cui sparlano ma ne parlano. E’ quello che fanno spesso anche nei miei confronti, e quindi forse ho sempre un’antenna pronta a captare simili segnali… :)

    • Cal scrive:

      …semplice curiosità; in ogni caso non è mai troppo presto per mischiarsi col mondo e le cose più grandi di sé, io penso. Non voglio comunque rubare spazio ai commenti di questo articolo con qualcosa che è del tutto OT :) se ti va io sono disponibile a leggere e a dare un parere del tutto spassionato, trovi la mia mail nel mio blog.

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