Consigli di lettura

NICDAP chiama (il nuovo progetto top secret, ricordate?), ma due minuti per altrettanti consigli di lettura voglio ritagliarmeli. Sono due libri piuttosto diversi, ma li ho letti in successione, e mi hanno stimolato riflessioni differenti, ma accomunate da uno stesso segno: la capacità di fare entrare nelle vite degli altri.
Il primo è Yellow Birds, di Kevin Power, che, lo si può dire senza tema di smentita, è un capolavoro fatto e finito. Parla della guerra in Iraq, ed è sostanzialmente la storia di due ragazzi, poco più che bambini, in quella guerra impegnati. Uno dei due ce la farà, l’altro morirà, lasciando il primo preda del senso di colpa e dello sgomento per non essere stato in grado di salvarlo. La trama, comunque, è del tutto secondaria, perché ciò che rende Yellow Birds quel capolavoro che è, e, al contempo, un libro necessario e che resterà a lungo, è la capacità di far vivere la guerra. Roth disse che dopo Se Questo è un Uomo nessuno poteva più affermare di non essere stato ad Auschwitz; la stessa cosa vale per Yellow Birds. Leggerlo è un’esperienza di vita, ti spalanca un mondo di orrori e sistematica decostruzione dell’essere umano che spiega in modo terribilmente palpabile, vero, cosa sia in fondo la guerra. E te la fa vivere, perché non si limita a mostrarti la vicenda di Murphy e Bartle, ma ti mette letteralmente nei loro panni e nella loro testa. Nei giorni in cui lo leggi – sempre troppo pochi – vivi nella testa di un soldato, e la guerra è con te in ogni istante della tua giornata. Inutile che vi dica quanto abbiamo bisogno di un libro del genere. Per fortuna, l’ultima guerra dista dalla mia generazione quasi settant’anni. Una fortuna, certo, ma al tempo stesso stiamo dimenticando cosa sia davvero la guerra, perché anche chi poteva raccontarcelo sta morendo. Quando avremo del tutto dimenticato, saremo pronti a rivivere. Ma Yellow Birds ce lo ricorda, ce lo mostra. Non potremo più dire di non sapere. Tralascio ogni ulteriore discorso sullo stile asciutto e straordinario, perché, ancora, è subordinato alla potenza che un libro del genere è in grado di esprimere.
Il secondo è Non Dirmi che hai Paura, di Giuseppe Catozzella. È la storia di Samia Yusuf Omar, atleta somala che partecipò alle Olimpiadi di Pechino nel 2008. Samia è morta nel 2012 cercando di raggiungere il nostro paese, annegata nelle acque del Mediterrano come tanti, troppi suoi connazionali. Samia era salita agli onori delle cronache per un breve periodo proprio nel 2008: proveniva da un paese in guerra, arrivò ultima alla sua batteria, ma divenne presto un simbolo di chi lotta per i propri sogni nonostante la guerra, le avversità, l’integralismo che stava mangiando dall’interno il suo paese. Poi, scivolò nel dimenticatoio, fino alla fine della sua storia, in mezzo al mare.
Un’altra cosa che abbiamo perso, in questi anni, è la capacità di metterci nei panni degli altri, quegli altri che, fino al secolo scorso, eravamo noi. Anche noi siamo morti in mezzo al mare o sotto terra, disprezzati dai paesi in cui andavamo, disperatamente alla ricerca di un domani meno cupo, se non per noi, per i nostri figli. Ce lo siamo dimenticato, e adesso guardiamo ai migranti come ad una scocciatura, a gente che viene qui a rubarci il lavoro e che deve stare a casa propria. Dimenticando i drammi di cui ciascuna di quelle vite è portatrice. Catozzella ci fa vivere con Samia per tredici anni della sua vita, mostrandoci quale immenso spreco di vite, di sogni, di possibilità si consumi a qualche migliaio di chilometri da casa nostra, e poi direttamente nei nostri mari, sulle nostre coste. Cosa avrebbe potuto diventrare Samia se fosse riuscita ad arrivare in Italia? Cosa avrebbe potuto dare allo sport se avesse avuto un allenatore vero, avesse potuto mangiare regolarmente, fosse vissuta in un paese in pace? Nessuno può dirlo. La sua storia si è interrotta a ventun’anni, mentre cercava di scoprirlo. E accade così per migliaia di altre persone, che potrebbero dare molto alla collettività, e vivere vite felici, vite normali, e muoiono prima di poter fare alcunché. Qualche giorno fa una delle pagine più intelligenti presenti su Facebook ha postato questa foto. È una cosa che pensavo spesso da ragazzina, quando riflettevo sulla mortalità infantile nei paesi poveri. Continuo a pensarlo anche adesso. Forse è una domanda che dovremmo farci tutti più spesso.

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5 risposte a Consigli di lettura

  1. Marta scrive:

    E non dimetichiamo che gli Italiani stanno tornando ad essere migranti.

  2. Gio scrive:

    Se non l’avete letto, consiglio “Il seggio vacante” della Rowling.
    Lascia l’amaro in bocca, ma non mi era mai successo di riuscire a immedesimarmi in tutti i personaggi, tutti, dal primo all’ultimo, senza distinzione di età, sesso e condizione

  3. Nihal scrive:

    Prossimo libro da prendere, allora…:)

  4. Valberici scrive:

    Sapevo che Yellow Birds ti sarebbe piaciuto. Se hai tempo prova a leggere Il paese del male. :)

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