Archivi del giorno: 2 luglio 2014

Quindici anni

1998, credo. Roma, estate.
Sono in giro con due mie amiche al centro. Ho una gonna di lino beige lunga al polpaccio e l’adorata canottiera nera coi brillantini che ho ancora (sì, ho dei vestiti feticcio). Non sono ancora rasata, ho i capelli più o meno a caschetto. Non so quanto peso, ho già smesso di usare la bilancia da un po’.
Sono ragionevolmente rilassata e contenta, è estate e sono in giro con le amiche, va tutto bene.
Ad un certo punto, un tizio poco più grande di me, in macchina, accosta, tira giù il finestrino, e mi fa: “Ahò, lo zoo e da quella parte”. Ride e sgomma via.

2014. Roma, estate.
Sono di ritorno da una presentazione, e sono in compagnia di amici. Ho i capelli rasati blu, un camicetta nera a dire il vero un po’ invereconda sulla scollatura e una minigonna nera. Ho i tacchi nonostante i sanpietrini, e le ghette di pizzo nero al polpaccio che ho preso dall’Inghilterra (siccome le adoro, pubblicità: le trovate qua). Siamo in una gelateria. Dopo una serie di scherzi col gelataio, in cui io prometto che la prossima volta comprerò il gelato lì (stavolta non l’ho preso per le solite pippe sul peso) e gli dico che mi riconoscerà dal capello, lui butta là che mi riconoscerà per altro che non sia il blu sulla testa, anche se è sposato e padre di famiglia. Esco dalla gelateria e morta là.

Non so esattamente perché vi racconti questa cosa. Un po’ è di sicuro la rivincita delle cozze: non sono mai stata bella, non credo di esserlo neppure ora, ma a quanto pare a diciotto anni ero un cesso e a trentatré mi fanno i complimenti. Ma soprattutto è che in questi quindici anni che separano i due eventi ho capito una cosa, una cosa che credo mi sarebbe stata utile capire quando ero ancora una ragazzina: che bello, brutto sono parole un po’ senza senso. Si può passare dall’una all’altra in un battito di ciglia. A parte il peso, che è l’unica reale differenza tra le me stessa del 1998 (ma ancora non pesavo 68 kg, comunque, non credo avessi addosso più di un sei chili più di ora), non sono cambiata da allora. È cambiato tutto il contorno. È cambiato che ad un certo punto della mia vita ho deciso di assomigliare più all’immagine mentale che avevo di me stessa. È cambiato che volevo star bene nella mia carne, che non avevo più intenzione di vergognarmi a mettermi una maglietta attillata, che volevo essere come mi percepivo nella mia testa. E questo è bastato a far di me, agli occhi degli altri, una persona diversa. L’ho già detto, ho trentatré anni e finalmente ho un avatar di cui non mi vergogno, e in cui mi ritrovo perfettamente. E questo credo si percepisca. Non ho più problemi a truccarmi, anzi, ne ho fatto un’ulteriore espressione di creatività (non avete idea di quanta roba cerchi di sperimentare con ombretti et similia), non ho problemi a mettermi una gonna corta, o ad andare in giro coi capelli blu, o con le ghette. Sono io, e non ne ho vergogna. Ed è questa sicurezza che mi rende forse più interessante.
Per il resto, intendiamoci, l’aspetto fisico non mi ha mai né ostacolata né aiutata. Ho conosciuto mio marito che ero piuttosto pienotta, camminavo curva e vestivo solo con jeans e magliette, e lui s’è innamorato di me per questo. Le tette mi hanno persino ostacolata in un esame, con una professoressa che era gentile coi ragazzi e un po’ più acidella con le ragazze (ma mi mise comunque 30). Ho sempre puntato su altro, ed è con altro che ho guadagnato quel che ho: la faccia tosta, la fantasia, una certa capacità (acquisita, perché da piccola ero un disastro) nei rapporti sociali. Perché allora ad un certo punto ho voluto cambiare il mio aspetto? Per star bene con me stessa, e basta. Per non sentirmi sempre il brutto anatroccolo in mezzo alle mie amiche, che mi scelgo sempre bellissime :P . Per sentirmi bene, ancora, nella mia pelle.
Il senso di questo sproloquio? Se non vi piace qualcosa in voi, cambiatelo. Si può fare. Non vi risolverà la vita, non la cambierà dall’oggi al domani, ma se vi fa sentire a disagio, forse vale la pena di cambiare. Ma fatelo soprattutto per voi. Tanto, se non state bene con voi, conterà poco essere “belli”, qualsiasi cosa significhi. Ci dobbiamo assomigliare, dobbiamo essere come vogliamo, che desideriamo essere grassi, magri, muscolosi o mingherlini, strani o uguali a tutti gli altri. Basta che sia quel che vogliamo. La verità è che la sicurezza in noi stessi è tutto.

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