Monaco: una dichiarazione d’amore

Dieci giorni fa, il mio viaggio verso Breslavia mi ha condotta per un’ora a Monaco. Già solo l’idea mi smuoveva qualcosa dentro. Ma quando ho visto la città dal cielo, nella lenta discesa verso l’aeroporto, ho improvvisamente capito quanto mi mancasse, quanto ancora faccia parte di me.
All’aeroporto ho avuto solo il tempo di prendermi un bretzel, mentre, seduta davanti al gate del mio volo per la Polonia, consideravo che i capelli blu te li guardano anche in Germania, nella mia esperienza un po’ più aperta all’eccentricità dell’Italia, ma in quell’ora ho maturato la convizione che era ora di tornare, di immergermi di nuovo nell’atmosfera della città che più amo al mondo.
Forse non tutti voi lo sanno, ma Monaco è l’unica città nella quale abbia vissuto oltre a Roma. I lettori di vecchia data forse lo ricorderanno, perché tenni un blog (ormai temo perduto con Splinder) su quell’esperienza, ma ho vissuto per lavoro a Monaco nell’inverno del 2005, ormai quasi dieci anni fa. Fu un’esperienza straordinaria, sia perché era la prima volta che vivevo lontana dai miei, sia perché lì con me, per la nostra prima convivenza, c’era Giuliano. Forse furono le condizioni particolari in cui ci vissi, o forse no, ma di Monaco sono innamorata. Rappresenta tutto ciò che amo in una città, la sento come la mia patria d’elezione, il posto in cui mi piacerebbe essere nata.
Monaco è un posto che non mi riesce di comprendere del tutto. Pur essendo una bellissima città, ce ne sono indubbiamente di più belle, compresa ovviamente la mia città natale. Ma ha qualcosa di particolare che la rende unica, che la fa amare. Mi piace arrivare a Marienplatz, ogni volta che vado, e studiarne il profilo gotico. Mi piace andarmi a bere una birra in uno dei locali della città, e mangiarmi quelle salsicce così diverse dalle nostre. Mi piace aspirarne il profumo, un profumo caratteristico che non saprei descrivere, che a volte colgo nei posti più distanti dalla Baviera, e mi fa subito pensare a lei. Mi piace passeggiare per l’Englischer Garten, o anche solo prendere la metro. Mi piace guardarla dalla stanza d’albergo, sempre la stessa da un po’ di anni, perché ci ricorda il piccolo appartamento in cui vivevamo, o immergermi tra le strade, straniera tra stranieri.
Non capita solo a me. Chiunque conosca che ci ha vissuto ne ha un ricordo dolce. Lascia qualcosa dentro, che poi non va più via. Una mia amica, qualche giorno fa, ha detto di volerci ritornare perché le manca. E ricordo altre persone che ci hanno vissuto parlare come di un posto fantastico, in cui la gente, per strada, sorride. Ed è vero. La gente sorride. Per un romano, costretto a una vita che è uno slalom continuo tra complicazioni di affari semplici, è qualcosa di straordinario.
Io non so quale sia il segreto di Monaco. Non so cos’abbia nell’aria che la rende quella città speciale che è. So che il mio tempo sta scadendo, che presto sentirò la sua mancanza nella carne, come un bisogno fisico, e allora di nuovo prenderò l’aereo, o salirò in macchina, e arriverò fin lassù, nel cuore della Baviera. Perché è bello avere una patria d’elezione, un luogo in cui forse non si vivrà mai, ma che c’è, esiste, a qualche centinaia di chilometri da casa tua, e nel quale, quando vuoi a puoi, rifugiarsi.

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5 risposte a Monaco: una dichiarazione d’amore

  1. Sofia&Nihal scrive:

    La ragazza drago è stato un libro che mi ha appassionato e non smetterò mai di leggerlo…..

  2. SofiaxThuban scrive:

    Monaco… Che bei ricordi ❤️❤️ Non mi stancherò mai di leggere la ragazza drago…MAI!!!

  3. Hera scrive:

    Scusami, e che io non ho letto la Ragazza Drago ma pensavo di dare un suggerimento carino alla Troisi.
    Comunque, grazie della notizia.

  4. Hera scrive:

    Insomma, ti piace. Fai una cosa: scrivi un fentesy su Monaco. Magari ne esce fuori qualcosa di strambo ma magico.

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