Archivi del giorno: 4 novembre 2014

La Cultura ci dovrebbe ringraziare

Ho detto spesso che, secondo me, la divisione tra Cultura e cultura, con conseguente spregio della prima nei confronti della seconda, ha fatto molti danni in questo paese. Non sto dicendo che non esista una cultura pop e un’altra che si ponga obiettivi differenti dall’intrattenere un pubblico (o che fornisca un intrattenimento di tipo differente): ovvio che ci sia. Trovo però molto più artificioso e dannoso considerare monnezza a prescindere tutto ciò che è pop, bollando chi usufruisce di questo tipo di cultura come un rozzo ignorante.
La mia riflessione parte da due fatti. Il primo è che Lucca Comics & Games, che è la celebrazione del pop in tutte le sue forme, in termini di presenze fa numeri più alti del Festivaletteratura di Mantova. Attenzione, non sto dando un giudizio di merito sulle due manifestazioni, che per altro fanno mestieri diversi (almeno fino ad un certo punto; per dire, io sono stata invitata ad entrambe). Dico solo che una fiera del fumetto, nel disinteresse più o meno generalizzato dei media generalisti, che se ne parlano è solo per far commenti banali sui cospalyer fuori di testa, è il più grande evento culturale di questo paese, probabilmente d’Europa.
La seconda è che, discutendo con due mie fan straniere, mi hanno detto che il giorno seguente sarebbero andare a Firenze per vedere la città. Tra le altre cose, avevano maturato un interesse per i suoi monumenti anche grazie ad Assassin Creed. Non è la prima volta che sento qualcuno interessarsi alla Cultura con la C grande dopo aver avuto contatti con la cultura, quella “de noantri”. Gira molto su FB un meme in cui si dice proprio che Assassin Creed ha fatto avvicinare alla storia più gente di quanta non ne abbia fatto la scuola. Io stessa ho approfondito la figura storica di Maria Antonietta dopo aver letto e visto Lady Oscar, e mi sento sempre stimolata da opere di fantasia con ambientazione storica (anche quelle più fantasiose, tipo Da Vinci’s Demons).
Ecco. La cultura popolare, come dice la parola, esprime lo spirito di un popolo. Coglie lo spirito dei tempi, ci dice cose sulla reale natura di una civiltà, su cosa ama, su cosa odia, su cosa lo ossessiona. Non è meglio o peggio della Letteratura, del Grande Cinema, della Musica. Fa un lavoro diverso, e, spesso, è l’unica forma espressiva di tante persone. Sputarci sopra, rubricandola a roba vile da incolti, significa sputare sopra al sentire di un’ampia fetta di popolazione che in quei consumi culturali ritrova se stessa. Pensateci, tra parentesi, ogni volta che condividete l’ennesimo articolo “o tempora, o mores!” sulle vendite incredibili di Fabio Volo o sulle ragazzine urlanti per gli One Direction.
Inoltre, Cultura e cultura non vivono in compartimenti stagni; c’è un continuo flusso dall’una all’altra, e anzi spesso la cultura funziona come testa di ponte verso la Cultura. Recentemente, per esempio, giravano quelle liste dei dieci libri della vita su FB. In tante, come è ovvio che sia visto chi sono i miei amici, c’erano i miei libri, tranquillamente preceduti o seguiti da Grandi Classici o libri con patente di letterarietà. D’altronde, anche l’intellettuale più duro e puro si sarà visto una volta un film di Fantozzi, per dire…
Credo che bollare il pop come robaccia significhi non solo perdersi un quantitativo di belle storie che levati, ma anche creare un’insormontabile barriera che impedisce alla gente di accedere più agevolmente alla Cultura. È sempre più spesso un noi e loro, noi che ci vediamo i film polacchi coi sottotitoli in curdo, e loro che si bevono l’ennesimo colossal senza cervello, noi che leggiamo Licia Troisi, e loro che solo libri di editori minori e con massimo dieci lettori. Ecco, no. Se la cultura sta messa come sta messa nel nostro paese è anche perché i Letterati, i Cineasti e i Musicisti si sono chiusi (o spesso ci sono stati infilati dalla critica) nella torre d’avorio, e cantarsela e suonarsela tra loro, quando le loro opere meriterebbero ben altra diffusione. Io ci credo che il basso conduca all’alto, e che dall’alto si possa scendere in basso senza sporcarsi ma anzi arricchendosi. Io ci credo che ogni espressione culturale abbia una sua dignità e un suo valore. In sintesi, credo nel rispetto dell’immaginario altrui, e sulle conseguenze che questo rispetto ha sulla società tutta. Pensateci.

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