La Cultura ci dovrebbe ringraziare

Ho detto spesso che, secondo me, la divisione tra Cultura e cultura, con conseguente spregio della prima nei confronti della seconda, ha fatto molti danni in questo paese. Non sto dicendo che non esista una cultura pop e un’altra che si ponga obiettivi differenti dall’intrattenere un pubblico (o che fornisca un intrattenimento di tipo differente): ovvio che ci sia. Trovo però molto più artificioso e dannoso considerare monnezza a prescindere tutto ciò che è pop, bollando chi usufruisce di questo tipo di cultura come un rozzo ignorante.
La mia riflessione parte da due fatti. Il primo è che Lucca Comics & Games, che è la celebrazione del pop in tutte le sue forme, in termini di presenze fa numeri più alti del Festivaletteratura di Mantova. Attenzione, non sto dando un giudizio di merito sulle due manifestazioni, che per altro fanno mestieri diversi (almeno fino ad un certo punto; per dire, io sono stata invitata ad entrambe). Dico solo che una fiera del fumetto, nel disinteresse più o meno generalizzato dei media generalisti, che se ne parlano è solo per far commenti banali sui cospalyer fuori di testa, è il più grande evento culturale di questo paese, probabilmente d’Europa.
La seconda è che, discutendo con due mie fan straniere, mi hanno detto che il giorno seguente sarebbero andare a Firenze per vedere la città. Tra le altre cose, avevano maturato un interesse per i suoi monumenti anche grazie ad Assassin Creed. Non è la prima volta che sento qualcuno interessarsi alla Cultura con la C grande dopo aver avuto contatti con la cultura, quella “de noantri”. Gira molto su FB un meme in cui si dice proprio che Assassin Creed ha fatto avvicinare alla storia più gente di quanta non ne abbia fatto la scuola. Io stessa ho approfondito la figura storica di Maria Antonietta dopo aver letto e visto Lady Oscar, e mi sento sempre stimolata da opere di fantasia con ambientazione storica (anche quelle più fantasiose, tipo Da Vinci’s Demons).
Ecco. La cultura popolare, come dice la parola, esprime lo spirito di un popolo. Coglie lo spirito dei tempi, ci dice cose sulla reale natura di una civiltà, su cosa ama, su cosa odia, su cosa lo ossessiona. Non è meglio o peggio della Letteratura, del Grande Cinema, della Musica. Fa un lavoro diverso, e, spesso, è l’unica forma espressiva di tante persone. Sputarci sopra, rubricandola a roba vile da incolti, significa sputare sopra al sentire di un’ampia fetta di popolazione che in quei consumi culturali ritrova se stessa. Pensateci, tra parentesi, ogni volta che condividete l’ennesimo articolo “o tempora, o mores!” sulle vendite incredibili di Fabio Volo o sulle ragazzine urlanti per gli One Direction.
Inoltre, Cultura e cultura non vivono in compartimenti stagni; c’è un continuo flusso dall’una all’altra, e anzi spesso la cultura funziona come testa di ponte verso la Cultura. Recentemente, per esempio, giravano quelle liste dei dieci libri della vita su FB. In tante, come è ovvio che sia visto chi sono i miei amici, c’erano i miei libri, tranquillamente preceduti o seguiti da Grandi Classici o libri con patente di letterarietà. D’altronde, anche l’intellettuale più duro e puro si sarà visto una volta un film di Fantozzi, per dire…
Credo che bollare il pop come robaccia significhi non solo perdersi un quantitativo di belle storie che levati, ma anche creare un’insormontabile barriera che impedisce alla gente di accedere più agevolmente alla Cultura. È sempre più spesso un noi e loro, noi che ci vediamo i film polacchi coi sottotitoli in curdo, e loro che si bevono l’ennesimo colossal senza cervello, noi che leggiamo Licia Troisi, e loro che solo libri di editori minori e con massimo dieci lettori. Ecco, no. Se la cultura sta messa come sta messa nel nostro paese è anche perché i Letterati, i Cineasti e i Musicisti si sono chiusi (o spesso ci sono stati infilati dalla critica) nella torre d’avorio, e cantarsela e suonarsela tra loro, quando le loro opere meriterebbero ben altra diffusione. Io ci credo che il basso conduca all’alto, e che dall’alto si possa scendere in basso senza sporcarsi ma anzi arricchendosi. Io ci credo che ogni espressione culturale abbia una sua dignità e un suo valore. In sintesi, credo nel rispetto dell’immaginario altrui, e sulle conseguenze che questo rispetto ha sulla società tutta. Pensateci.

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18 risposte a La Cultura ci dovrebbe ringraziare

  1. Alessandro scrive:

    Nell’appendice de I Demoni di Dostoevskij (a proposito di cultura alta) si racconta di un vescovo che era considerato un tipo bizzarro perché nella sua biblioteca, accanto a serissimi saggi teologici e opere filosofiche, si trovavano anche romanzi. I libri di Hugo, Dickens o Tolstoj erano considerati da gran parte degli intellettuali dell’epoca roba poco seria, buona solo per intrattenere signorine di buona famiglia con troppo tempo libero. Insomma cultura bassa, con la c minuscola. Credo non ci sia bisogno di aggiungere altro per mostrare quanto siano ridicole queste distinzioni.

    (Che poi, comunque, mi pare che la distinzione tra le due culture di cui parli te sopravviva ormai solo nelle pagine culturali dei nostri maggiori quotidiani. Il che non è poco, ma si tratta di pagine scritte per un ristretto gruppo di iniziati o addetti ai lavori. Hai mai sentito parlare di una band che non sia già uscita dall’underground su quelle pagine? O di qualche fenomeno culturale che non abbia le radici nel ’900? E’ roba fatta da vecchi, per vecchi. Anche i pochi quarantenni che ci scrivono sono vecchi. E i settantenni che non sono vecchi ne stanno alla larga.)

    • Licia scrive:

      Invece secondo me è una differenza sentita anche dalla gente; ad esempio, dai lettori deboli, che si sentono discriminati, e dai lettori forti, che ci tendono a marcare delle linee tra loro e gli altri.

  2. Keira scrive:

    Credo sia lo stesso discorso che vale per i generi letterari; non so se notate, ma il Fantasy qua in Italia non è molto apprezzato, eppure io mi chiedo: ma cosa gli manca? Teniamo in considerazione che la letteratura è NATA con il genere fantastico, basti pensare a tutte le leggende di popolazioni che si sono perse nel tempo, alla mitologia, e anche ad altro che non sto qui a menzionare. Eppure oggi, capiti su un programma o una rubrica che consiglia libri? MAI un bel fantasy. Roba per ragazzini, per bimbi, solo perché c’è di mezzo la fantasia? la fantasia sta in TUTTO, pure nei romanzi storici, quindi proprio non capisco cos’abbia il Fantasy che non va. Tolkien ha costruito un mondo, ha fatto un lavoro assurdo che non so quante persone sarebbero in grado di replicare, e alla base ci sono state conoscenze storiche, culturali, filologiche, linguistiche. Ma non voglio dire che è da questo che si debba giudicare. Però mi irrita incontrare gente più o meno della mia età (ho 22 anni) che se nomino Harry Potter o Il Signore Degli Anelli mi ride in faccia o fa le smorfie, salvo poi scoprire che anche loro sono cresciuti con i libri della Rowling (tanto per fare qualche esempio). Poi però si rinnega. Nei corsi di Letteratura non viene neanche accennato, e si confina nell’angolo dei bimbi (stessa cosa con gli anime, sono cartoni = sono per bambini, ed ecco che parte la censura a tutto spiano – per fortuna sta cambiando). Quello che noto, non so se qualcuno è d’accordo, è che questa associazione ci è stata talmente inculcata che anche un appassionato del genere Fantasy spesso non lo ammette o si giustifica. Perché?

    Scusate lo sproloquio sul Fantasy, ma il tuo post, Licia, mi è sembrato un buono spunto per parlare anche di questo.

  3. Fulvio the cat scrive:

    Ciao Licia, bella riflessione. Aggiungo una postilla: la Cultura è un’illusione di società giovani, vedi l’Italia del dopoguerra. Se non c’è l’intrattenimento a far quadrare i conti, semplicemente non esiste.

  4. Hera scrive:

    Hai pienamente ragione. Purtroppo chi definisce male la cultura pop non ha bene chiaro il concetto che esso esprime.

  5. Valberici scrive:

    Io frequento da sempre il mondo della cultura e quello della Cultura.
    Non ci sono differenze di qualità, ci sono differenti linguaggi.
    Per apprezzare cultura e Cultura occorre conoscerli entrambi.
    Posso apprezzare le tue storie solo se rieco a comprendere il tuo linguaggio, posso apprezzare la Commedia solo se riesco a capire il linguaggio di Dante. Tutto qui.
    Poi possiamo fare un discorso estetico e oggettivo, ma sai una cosa? Chissenefrega, l’ unica cosa importante è il piacere che deriva dalla fruizione delle opere, che sia l’emozione causata da una tua storia o la meraviglia per la musica di una poesia di Diane Lockward.

  6. Ernesto scrive:

    Tutto condivisibile.
    Se può essere di consolazione di solito la storia restituisce a tutti il giusto valore (più o meno). Ricordo come 25 anni fà qualsiasi produzione d’animazione giapponese fosse bollata come immondizia da pseudo-intellettuali che probabilmente avevano visto poco e niente di ciò di cui andavano parlando, mentre ora si sbellicano a tessere le lodi, per esempio, di Hayao Miyazaki (anche lui bollato trash ai tempi di Heidi e Conan).

  7. Marianna Fumarola scrive:

    Vorrei dire moltissimo su questo argomento, ma per farlo dovrei scrivere un papiro e non mi pare il caso. Per tanto dirò solo questo: La cultura pop è ESSENZIALE. Senza la cultura pop NESSUNO PIÙ ARRIVEREBBE A LEGGERE I GRANDI CLASSICI DELLA LETTERATURA. E a questo proposito, riporto la mia esperienza personale: Ho iniziato a leggere e a collezionare libri da quando avevo nove anni, in quarta elementare, in cui lessi tutta la saga di Harry Potter e mi piacque così tanto che decisi di continuare a leggere. Non parliamo della mia elettrizzazione quando, in prima media, mi regalarono la prima trilogia del Mondo Emerso! Ne lessi metà in una notte sola.
    Adesso, a distanza di pochi anni, leggo circa tre libri a settimana, fra cui almeno un classico. Sto leggendo per conto mio sia l’Ulisse di Joyce che i Promessi Sposi. Ma sarei mai arrivata a questo punto se prima, quando ero più piccolina non avessi letto tutti quei libri pop? La risposta è un NO definitivo.
    Aggiungo solo un’altra cosa: Tutt’oggi continuo a leggere libri pop, di tanto in tanto – soprattutto aspetto con ansia i libri di Licia (ma lo sai che il T9 mi ha dato proprio Licia Troisi come opzione? Che cosa bella!) – per un semplice motivo: Mi rilasso quando li leggo. Mi sento bene. Posso dimenticare di esistere e andarmene per un po’ in un altro mondo che è un sacco più figo di questo e quando chiudo il libro mi sento ristorata, felice e soddisfatta. I classici saranno bellissimi, ma sono inevitabilmente impegnativi! Invece il pop è molto piú lieve ma non per questo meno eccitante.
    Il lettore vero, quello sano e maturo, non si fa pregiudizi e legge tutto quello che ha sotto mano, proprio perché la Letteratura con la L maiuscola comprende tutti i generi, dai più lievi e popolari ai più complessi e classici.
    E poi,intendiamoci, essere fan di scrittori vivi e simpatici come Licia, è molto piú appagante che non esserlo di scrittori morti e magari anche paranoici come William Golding

  8. Matteo scrive:

    Attenzione: e smettiamola di fare il loro gioco, possiamo a buon diritto definirci romanzieri. Non c’è serie A o serie B, ci sono solo buoni libri e pessimi libri. Naturalmente fai bene a porre la riflessione perchè in Italia siamo lontanissimi dal maturare una simile consapevolezza!

  9. Matteo scrive:

    Cara Licia, sono totalmente d’accordo. Aggiugno che come dice il mio amico – e grande romanziere – Tim Willocks: “Nessuno può dire che cosa sia l’Arte, dal momento che è il tempo a stabilirlo e un simile fatto è incontrovertibile”. Ecco, è proprio questo il punto: Robert E. Howard, H.P. Lovecraft, Edgar Rice Burroughs sono stati consacrati dal tempo e dal successo dei loro libri e ora nessuno si sognerebbe di tirarli giù dall’Olimpo della Letteratura. Per anni le storie di autori straordinari come Alexandre Dumas, Robert Louis Stevenson, Edgar Allan Poe, Ferenc Molnar, Mark Twain, Emilio Salgari sono state definite con una certa sufficienza “Letteratura per ragazzi”. Pura follia! Come, fra l’altro, se l’essere per ragazzi fosse una deminutio: doppia follia! Il punto vero, e ineludibile, è che Letteratura, Arte, Cultura dovrebbero essere specchio del proprio tempo e strumenti unici e straordinari per diffondere idee, mondi, storie e personaggi capaci di inchiodarsi in un immaginario collettivo, il piu’ ampio possibile, poichè la Cultura è, in quanto tale, inscindibilmente legata alla propagazione della conoscenza. Usarla come un’arma di distinzione di classe è atto fallimentare e bugiardo. Io credo che la tua sia Letteratura, punto. Quando i personaggi che crei raggiungono milioni di lettori significa che hanno qualcosa di straordinario da raccontare. Il resto, francamente, sono solo “chiacchiere e distintivo”.

    • D scrive:

      Matteo mi hai tolto le parole di tastiera… :)

    • Matteo scrive:

      Quindi, Licia, per essere chiari: i tuoi romanzi e i tuoi libri sono una figata proprio perchè creano un immaginario collettivo! Chapeau! Gli altri che dicano quello che gli pare.

    • Licia scrive:

      Vabbeh, via, non esageriamo :) . Colpisce l’immaginario di qualcuno, e questo credo sia la massima aspirazione degli scrittori come me e come te :) .

  10. Greta scrive:

    Quoto quanto detto; la cultura polare è totalmente bistratta, anche xchè alcune persone usano la Cultura con la C maiuscola x apparire intellettuali, mentre invece sono solo dei gran saccenti e questo è un’altro aspetto di questo paese che non va

  11. Volendo proprio mantenere una divisione tanto perniciosa aggiungerei che è la cultura pop, popolare o “bassa” che dir si voglia a essere oggi vitale, incisiva e ad evolversi continuamente, riuscendo a comunicare con la gente. Basti dare un occhio al self publishing, di qualità ancora discutibile ma spesso in crescita, o al salto di qualità compiuto dalle serie televisive. Gli accademici, intanto, dormono sugli allori, dimenticando che anche Dante voleva esser compreso dalle signore al mercato.

  12. Massimo Spiga scrive:

    Posto che concordo con molto di quanto detto e la suddivisione gentiliana tra cultura alta e bassa infiniti lutti addusse all’editoria italiana, vorrei enfatizzare quanto i “corpi intermedi” (ovvero il giornalismo, ma anche le associazioni culturali, università et alia) quasi sempre non siano minimamente preparati per trattare la cultura pop in maniera decente. Da qui, l’orgia di articoli sulle “follie cosplayer” succitate e moltissimi altri casi analoghi, così come lo snobismo elitario dei dotti. Perché l’ascensore tra pop ed erudizione (e viceversa) possa funzionare, ci vogliono soprattutto mediatori intellettuali preparati, che vedano la cultura come un tutto organico e sappiano comunicarlo. Insomma, anche Gramsci sottolineava la cruciale importanza della cultura pop.
    Un’ultimo effetto collaterale di questo stato di cose è che, tra le altre cose, la cultura midbrow (ad es., un libro di fantascienza stilisticamente impegnativo) è fondamentalmente invisibile in Italia, perché non appartiene ai due ambiti ufficialmente riconosciuti (nonostante entrambi, come dicevi, siano a modo loro bistrattati).

    P.S. Ogni anno vado alla Mostra del Cinema di Venezia e la frequentazione è un centesimo di quella di Lucca.

    • Licia scrive:

      Perfettamente d’accordo. Esistono le eccezioni, ne ho incontrate svariate sul mio cammino, ma i media tendono per la maggioranza ad appiattirsi su categorie che permettono interpretazioni della realtà semplici, ma pure fuorvianti. Certa cultura pop è sostanzialmente invisibile, sebbene seguita da un pubblico numeroso, ed emerge agli onori della cronaca solo quando si fa fenomeno di costume. Alla fine anche Harry Potter, Il Signore degli Anelli, Il Trono di Spade sono arrivati su tg e giornali quando sono stati interpretati in questo senso.

  13. Antonella scrive:

    e tante volte è meglio un bravo narratore che non ha pretese di far Cultura ma avvince e cattura il lettore piuttosto che un coltissimo e barbosissimo pallone gonfiato che scrive cose incomprensibili ma molto Culturali :)

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