Archivi del mese: luglio 2016

Brudermülstraße, inverno 2005/2006, per sempre

Quando succedono le cose brutte, io devo scrivere. In genere lo faccio solo per me, ma stavolta la cosa brutta ha una dimensione pubblica, e allora forse è giusto scrivere qui, e condividere con voi.
Ieri ero a Trastevere, ero stanca ma felice come una Pasqua: era una serata da fidanzati con mio marito, pizza e poi la prima presentazione di Zerocalcare cui riuscissi ad andare dopo Torino 2015. La cameriera mi aveva scambiata per un’araba o un’orientale, e mi aveva detto in inglese che le piaceva il mio tatuaggio dorato sulla spalla. Io avevo sorriso, le avevo risposto in inglese che era finto, e l’avevo ringraziata. Trastevere era bellissima, la mia città era bellissima, il caldo soffocante.
S’è dissolto tutto in un attimo quando ho letto la notizia: sparatoria a Monaco.
Io lo so che quando suona la campana suona per tutti, che partecipo dell’umanità e tutte le cose che si dicono in casi come questi. Ma ognuno di noi si tira dietro la valigia del proprio vissuto, e ha cose più vicine al cuore, e altre più lontane, e non è vero che tutti i dolori sono uguali.
Ho conosciuto Monaco con una gita scolastica. Nevicava quel giorno di un Marzo degli anni ’90 in cui ci ho messo piede per la prima volta. Mi è piaciuta da subito, l’ho sentita immediatamente mia. Ci ho vissuto un’inverno intero per lavoro, a cavallo tra il 2005 e il 2006, dieci anni fa. Era la prima volta che vivevo lontana dalla casa dei miei, era la prima volta che convivevo con mio marito. Sono successe tante cose importanti, sotto la neve di quell’inverno gelido: ho conosciuto un amico che non c’è più, e che mi ha lasciato molto, ho imparato a bere la weissbier, ho scoperto che esisteva un posto al mondo cui sentivo di poter appartenere, ho scoperto quant’è bella una giornata di sole dopo dieci di grigio. Ho scoperto che potevo cavarmela da sola, che potevo passare giornate intere a parlare solo inglese, che potevo fare a meno della macchina, e quasi commuovermi con una coppa di glühwien in mano, nel bel mezzo di un mercatino di Natale medievale, mentre la neve iniziava a scendere sull’albero di Natale, ho scoperto di poter fare della scrittura un mestiere. So che nell’ordine generale delle cose, sono tutti fatti assolutamente insignificanti, ma per me non è così. Non posso vedere una mappa della città dall’alto senza contare i posti che frequentavo, non posso prendere un tram senza ricordarmi quello coi finestrini enormi che mi portava al lavoro; mi vedo con le cuffie infilate nelle orecchie che sparano a palla i System of a Down, e gli occhi incollati alla città sotto la neve.
Monaco è la mia patria elettiva; prima di venire a vivere qui sul vulcano, non c’era altro posto dove avrei voluto andare. Ho provato anche a trasferirmi lì, una volta. È un posto dove non mi sono mai sentita straniera. Prima di andarci a vivere, ero terrorizzata: pagavo il pegno di tutti gli stereotipi sui tedeschi tremendi, e mi domandavo perché la mia prima esperienza di lavoro all’estero dovesse essere in una terra che per me spirava un vento di ostilità. E poi ci sono andata, e mi sono sentita così accolta…potrei raccontare decine e decine di aneddoti dei miei contatti coi bavaresi, delle volte che mi hanno aiutata, o hanno solo voluto condividere con me qualcosa: il mio collega che mi porta a sentire un concerto una sera, e si vergogna a suggerirmi qualcosa da vedere nel week end perché “tu vieni da Roma, è così bella, qui non c’è niente di paragonabile”, la signora che in ascensore mi fa notare a gesti le nostre immagini che si ripetono all’infinito negli specchi contrapposti, e mi sorride, la gente che si ferma a chiederti se vuoi indicazioni, se ti vede con una mappa in mano. D’estate, Monaco si riempie di arabi; è il primo posto dove ho visto donne con l’abaya e ricordo la scena di quattro amiche in giro per negozi, tre occidentali e una completamente velata. La comunità turca è enorme, e quella italiana non ne parliamo: se chiedi informazioni in strada, come ha fatto mia suocera, hai una possibilità su dieci di beccare un italiano, e l’italiano comunque lo parlano anche molti tedeschi.
È questo che mi fa soffrire. Che una città che mi ha dato così tanto, che nei miei riguardi è stata così aperta, paghi il prezzo di quest’intolleranza che ormai ci unisce tutti. Io non lo so chi fosse quel ragazzo che ha sparato ieri, quale storia avesse e cosa l’ha portato su quel tetto. Ora non mi interessa neppure. Ma so di chi è figlio: delle parole di odio che ogni giorno, da tutte le parti, spendiamo, per evocare la guerra invece di vedere la pace che abbiamo intorno. Perché la pace c’è ancora, io la vedo, la sento. Monaco, che ha visto scorrere per le sue strade la follia vera, che è stata rasa al suolo dalla guerra, e ha ricostruito mattone su mattone, è per me soprattutto un luogo di pace, resta un luogo di pace.
Io lo so che queste parole non significano niente: non sono un’analisi sociologica, non sono una condanna, non ci aiutano nemmeno a capire. Non servono a niente se non a me, a pagare pegno a una città cui devo tanto di ciò che sono. È solo un ricordo, un fiore appoggiato per terra, una candela accesa. E basta così.

Scemi a Brudermülstraße

2

Estate Eretina 2016

Post informativo :) .
Dunque, il 18 Luglio partecipo all’Estate Eretina 2016: ci potremo vedere alle 21.00 al Teatro Ramarini di Monterotondo: si parlerà un po’ di stelle. Vi si aspetta!

3 Tags: ,