Le recensioni ritardatarie che non ti aspetti: Star Wars Rogue One

In ritardo di appena venti giorni sul resto dell’universo, infine anch’io oggi sono andata a vedere Star Wars Rogue One. Premetto che, come forse saprete, non ero proprio convintissima dall’idea dietro il film: raccontare una storia che tutti sanno come va a finire, per altro segando di netto la Forza dal quadro, mi sembrava una cosa un po’ azzardata. Però poi tutti hanno iniziato a parlare benissimo del film, e allora mi è salita la curiosità. E poi, è sempre Star Wars, non potevo esimermi.
La premessa è doverosa perché, per quel che riguarda me, lo stato d’animo con cui entro in sala spesso influisce sul giudizio finale, e non posso garantire che la mia opinione non sia stata influenzata dai miei pregiudizi. Ci saranno SPOILER, ma credo che della mia cerchia fossi rimasta ormai l’unica a non aver ancora visto il film, per cui non so quanto possa essere un problema.
Dunque, non è che l’abbia trovato brutto. È un bel film solido, ben scritto, ben girato, che mette pure una pezza alla più famosa delle incongruenze dei film classici di Star Wars. Il problema è che la mia impressione finale è stata quella di un compito ben svolto, ma con poca verve. Da un certo punto in poi, lo dico, ho iniziato a irritarmi.
Partiamo con le cose positive, che è meglio: nessuna voragine di sceneggiatura, una storia abbastanza lineare, e soprattutto un sacco di splendide ambientazioni diverse. In questo Rogue One corregge uno dei più evidenti difetti di The Force Awakens: lì c’era Jakku a.k.a. Tatooine 2 la vendetta e il pianeta con l’acqua. Un po’ pochino, se hai a disposizione un’intera galassia lontana lontana, soprattutto se si confronta la cosa con l’abbondanza di ambientazioni iconiche degli episodi I, II e III. La musica, invece, fa il compitino, ma non ne faccio una colpa a Giacchino: l’impressione è che gli abbiano dato tutta la discografia dei precedenti film di Star Wars dicendogli “tiè, fa copia e incolla”. Peccato, perché per il primo episodio con musica non composta da John Williams si poteva osare di più, tanto più che è uno spin-off. Buona anche la tensione narrativa complessiva: il film tiene, nonostante tutti sappiamo come andrà finire, ed è un grandissimo pregio, che mancava del tutto ai prequel. Belle le battaglie, senza però, per quel che mi riguarda, grandissimi picchi. Per me (uccidetemi pure), il vertice delle battaglie spaziali sono i primi dieci minuti di Revenge of the Sith. E con questo, finiscono per me i lati positivi. Vediamo cosa non ha funzionato con me.
Innanzitutto, in generale, non è granché di mio gusto quest’adultizzazione della saga, con quest’insistere sul fatto che la Ribellione è fatta di stronzi tali e quali all’Impero. Voglio dire, tutti i film di Star Wars – questo compreso – iniziano con “Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…” che ci fa capire chiaramente che abbiamo a che fare con una favola; e infatti della favola abbiamo tutti i topoi, magari sovvertiti (tipo la principessa che non deve essere salvata, ma salva lei gli altri), ma pur sempre presenti. Tra questi, la nettissima contrapposizione tra bene e male: Sith e Jedi, chiaro chiaro. E va bene così; la forza di Star Wars è nell’essere così seminale, archetipico, nel far riferimento alla storia delle storie, quella che ci ha formati, perché l’abbiamo sentita da bambini. Ripeto, aggiungendoci humour, esotismo, un po’ di autoironia, ma siamo là. Invece, dopo che i prequel ci hanno rovinato i Jedi, mostrandoceli come una banda di pirla che ha meritato l’estinzione, Rogue One ci rovina la Ribellione, che ammazza alleati a caso se “serve alla causa” e fa cose brutte brutte. E vabbè, ok, è la guerra, mettiamola così. Poi però la tematica non è approfondita realmente, e neppure portata a compimento: tipo, ma questi metodi tremendi con cui Saw Guerrera combatte, e che gli hanno fatto guadagnare la cacciata dall’Alleanza, quali sono? E vogliamo parlare di Cassian che risolve la questione, a due terzi del film, facendo praticamente l’esaltazione de “il fine giustifica i mezzi”? Abbiamo fatto cose tremende, ma, ahò, lo facciamo per un bene superiore. Pure i nazisti dicevano la stessa cosa, a ben guardare, eh? Lo stesso percorso di Jyn, da ragazzina tradita e disillusa, a capo Ribelle è abbastanza confusa e poco messa a fuoco. En passant, non sentivo neppure tutto questo bisogno di sentirmi spiegare perché la Morte Nera schioppa se le infili il siluro nel punto giusto; era un buco di trama che mi andava bene così, citarlo era ormai diventato un inside joke tra alcuni appassionati della saga. Ma vabbè, mi rendo conto che è un problema mio.
L’altro mio problema è che nessuno dei personaggi mi ha realmente ispirato empatia. E non l’hanno fatto perché, nonostante nel modo in cui sono tratteggiati sono tutti davvero interessanti, di loro non ci viene detto niente. Hanno un passato che intuiamo, e di cui vorremmo sapere di più, ma nessuno ce lo spiega: che legame c’è tra Saw Guerrera e Galen Erso? E tra quest’ultimo e Krennic, che in una scena vediamo intrattenersi come un amico a casa Erso? Perché Galen Erso stava con l’Impero, e perché ne è uscito? E la coppia Chirrut e Baze come si è formata? E perché Chirrut conosce palesemente le vie della Forza? Non sono domande di lana caprina. Le risposte servirebbero a dare profondità ai personaggi, personaggi che, per altro, lo sappiamo, o almeno lo immaginiamo, moriranno tutti nel finale. Se conosco i loro dilemmi, se conosco la loro storia, li amo, mi affeziono a loro, e sto male quando muoiono. La morte che m’ha coinvolta di più è il povero Bodhi, ma solo perché mi faceva simpatia. Anche alcuni snodi di trama nei rapporti tra i personaggi sono un po’ calati dal cielo: perché Cassian alla fine non uccide Galen? Perché Cassian e Jyn si avvicinano così tanto? Perché Jyn si affeziona a K-2SO? Ah, e su K2, apprezzo tantissimo la capacità di tirar fuori un droide nuovo per davvero, che non sembri una copia kawaii di quello più famoso (però ti amo lo stesso, BB8, sappilo), e questo è un grosso punto a favore, però ho trovato fuori luogo le battutine di alleggerimento che fa di tanto in tanto. È un film serio e drammatico, è inutile che ogni tanto mi metti il droide con l’Asperger per farmi ridere. Per altro, qualche giorno fa ho rivisto alcuni pezzi di A New Hope, e di ironia, di battutine ce n’erano tantissime. Era bello anche per quello, ma l’unico film che ha cercato di riprendere quest’aspetto è stato The Force Awakens, e tutto sommato in modo anche efficace.
Nota di demerito anche per il doppiaggio; se non è possibile far lavorare bene i doppiatori per far uscire prima i film, allora meglio aspettare. Per decenni abbiamo avuto un doppiaggio favoloso, adesso ci ritroviamo attori evidentemente spaesati che spesso sbagliano il tono delle battute. Non è colpa loro, lo so, ma è molto, molto brutto lo stesso.
Infine, vexata quaestio sulla resurrezione di Tarkin. Al di là dei dilemmi etici che al momento non mi interessano molto (e comunque, immagino i familiari abbiano dato il consenso), il problema è che questo Tarkin ha tre espressioni in croce. Non è tanto che sembra finto: è che recita male. Pensate a Gollum, che risale a più di dieci anni fa, a quanto incredibilmente espressivo fosse, a quanto ti dimenticassi che era finto, e adesso confrontatelo con Takin. Raga’, Weta über alles, proprio.
Insomma, per me è ni. Bel film, ma pare che il rimontaggio in extremis non gli abbia giovato neanche un po’: a parte che in certi punti il montaggio è brusco e brutto, l’impressione è che nel film ti raccontino l’1% della storia; l’altro 99 non lo conosceremo mai, perché tanto sono stirati tutti e buonanotte ai suonatori.
Tanto per non finire in bruttezza, spendo le ultime parole per la cosa in assoluto più bella e figa del film: quei tre minuti tre finali di Darth Vader. Niente, ragazzi, campiamo ancora tutti su quelle cinque idee geniali che Lucas ebbe negli anni ’70, tra tutte Darth Vader, che resta la cosa più bella di Star Wars, che probabilmente è Star Wars. Irene la saga la chiama direttamente Star Vaders, per dire. Ogni volta che entra in campo lui, tutto decolla. Quei tre minuti sono assolutamente meravigliosi, e da soli valgono il prezzo del biglietto.

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Una risposta a Le recensioni ritardatarie che non ti aspetti: Star Wars Rogue One

  1. Walter scrive:

    Ciao :)

    Seguono riflessioni un po’sparse…

    Ho visto anche io il film in ritardissimo rispetto al resto del mondo universo, e quindi, per quanto ne sia immune cercavo di svicolare fra gli spoiler che vagavano liberi per internet, anche se il finale già lo conoscevo. :P

    Io l’ho amato in ogni sua parte.
    Mi è piaciuto questo dirci che la Ribellione non è composta solo di “buoni”, e che la guerra ti porta ad essere capace di ogni azione.
    Per i toni da “favola” rimane il filone principale, in questo son contentissimo di questo cambio di passo.
    Certamente diventa più difficile “capire” quale sia il bene, quale il male, e rende tutto piu’ sfumato e caotico.

    Avrei gradito una maggior “conoscenza” di alcuni personaggi, ma il tempo è limitato, e forse siamo abituati troppo bene con le serie tv.
    (Rogue One sarebbe stato PERFETTO per una serializzazione, una miniserie di una stagione, con tutto il tempo per conoscere i personaggi e le loro motivazioni)

    Per quanto riguarda la Forza. Essa è presente in tutto il film, anche se ad un livello sotterraneo, carsico, ma io l’ho percepita, ho visto la sua presenza ovviamente in Chirrut, ma anche negli altri, in persone che prima si comportano in una certa maniera (la missione ad ogni costo) e poi si ritrovano ad essere indecise (il dito che si solleva dal grilletto), o la stessa decisione di salvare la vita ad un nemico.

    Ogni film comunque ci parla del tempo in cui è stato realizzato.
    ANH ci parla dell’America degli anni ’70, di come si vedeva, di come vedeva gli altri.

    Rogue One fa esattamente la stessa cosa, solo che è cambiato il modo di vedersi dell’America, di vedere gli altri, ed i ragazzini che videro ANH negli anni ’70 adesso son degli adulti con una visione del mondo diversa da quella che avevano, necessariamente, da ragazzini.

    Ritornando su TFA per un secondo, una cosa mi ha dato fastidio del film, quell’improvviso clima di “complicità” fra Poe Dameron e Finn.
    Il dare per scontato che un assaltatore imperiale che ti viene a liberare sia venuto a liberarti sul serio e non sia una mossa per scoprire i tuoi compagni…
    Subito un clima da compagnoni di bevute…
    L’incontro fra Han e Luke fu gestito molto meglio…

    :P

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