Napoli, il pop, la salvezza del mondo

Sapete che ormai non scrivo più tanto qui sopra. In linea di massima, credo che l’epoca dei blog come il mio sia finita, per cui ritorno su questi lidi solo quando ho qualcosa che ho veramente voglia di dire, o per avvisarvi di spostamenti e cose varie. Oppure per commentare qualche evento. Ecco, oggi siamo nell’ultimo caso.
Come forse saprete, sono reduce dal Napoli Comicon. Non c’ero mai stata, per due ordini di ragioni: la prima è che fino a due anni fa non ero mai stata invitata (anche perché non faccio fumetti :P ), e l’anno scorso ho declinato per impegni vari. Quest’anno, quando mi hanno proposto di fare la giurata ai Premi Micheluzzi, ho detto di sì, e sono entrata nel vortice. Adesso che ci sono stata, mi domando perché non ci sono venuta prima.
A muovermi per i padiglioni della Fiera d’Oltremare ho ritrovato sensazioni antiche, che non provavo da un bel po’, da quando, ragazzina, camminavo un po’ intimorita, col mio primo cosplay addosso, tra i corridoi del fu Expocartoon, quello di diciassette anni fa, per intenderci. Ho ritrovato quella stessa atmosfera festosa del mio primo vero contatto col mondo dei nerd, lo stesso entusiasmo, la stessa voglia di fare comunità. I ragazzi stesi al sole sul prato, i cosplayer che si muovono impacciati, i gruppi che cantano canzoni di cartoni animati sul palco…la gente cui sento di appartenere, il mondo in cui sono entrata tardi, ma nel quale mi sento a mio agio, che chiamo casa. La mia gente, come ho intitolato una foto che ho postato su Twitter.
È stata davvero davvero una bella esperienza, e anche fare il giurato per i Premi Micheluzzi, che era la cosa che mi terrorizzava di più (dover confrontare le mie idee con gli altri giurati, essere consapevole di essere comunque una che vive ai margini del mondo del fumetto, e saperne dunque molto poco, rispetto ad altri giurati), è stata davvero una bella esperienza, che mi ha permesso di perorare la causa di autori che amo da tempo, e di altri che invece ho appena scoperto, ma di cui mi sono innamorata. È stata un’esperienza formativa, bella davvero, che mi ha arricchita di storie, e cosa c’è di meglio per uno scrittore che questo.
Grazie poi alle centinaia di persone che sono venute a far la fila per un autografo, che hanno speso un’ora del loro tempo per dirmi cosa le mie storie hanno significato per loro, o che mi hanno incontrata così, per caso, tra gli stand. Lo dico sempre, perché vale sempre la pena ripeterlo: il mio è un lavoro solitario, e a volte ci si perde del tutto nelle proprie storie. Vedere scritto in faccia a qualcuno cosa quei racconti hanno significato, l’effetto che i tuoi personaggi hanno avuto su di lui, che sia sulla sua sua vita, o anche solo su un’ora del suo tempo, è la benzina che permette poi di andare avanti, di chiudersi di nuovo in solitudine davanti al computer e scrivere, perchè ne hai bisogno e ti piace, certo, ma anche sapendo che poi qualcuno leggerà davvero.
Insomma, è stato bello, e ringrazio gli organizzatori per avermi permesso di partecipare a quest’esperienza, che spero sicuramente di ripetere in futuro.
Spendo le ultime parole per un discorso più generale: mi pare evidente che ormai la cultura passa di qua, da questi eventi che in molti continuano a snobbare, per quella cultura pop, di intrattenimento, che tanta gente considera vile solo perché diverte. L’ho detto anche questo tante volte, ma lo capisco sempre meglio ogni volta che vado a Lucca, o dappertutto la gente come me si riunisca a vivere l’immaginario altrui: la divisione tra Cultura Alta e bassa che per decenni ha attraversato la nostra società ha fatto sfaceli, ha creato quel baratro che fa sì che in Italia non legga praticamente più nessuno. Ma la resistenza c’è, si riunisce a Lucca, a Napoli, in Sicilia, in mille posti in Italia. Gliela vogliamo dare una mano, o li vogliamo lasciare da soli? Vogliamo riconoscere che forse un pezzetto di salvezza di questo paese passa da qui o no? A Tempo i Libri, per dire, se ne sono accorti. Speriamo in altre epifanie.
Alla prossima, Napoli, spero.

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